San Benedetto ci indica le vie del bene

Il capitolo IV della Regola di San Benedetto è dedicata agli “strumenti delle opere buone”. Ogni punto meriterebbe una meditazione profonda e un confronto con la propria vita quotidiana. Chi avrà il tempo di leggerli e meditarli potrà davvero permettersi un cambio di vita profondo. In questo capitolo c’è una sintesi di vita cristiana capace di aiutare la nostra vita offrendoci la possibilità di assaporare quella pace e quella gioia che ognuno desidera veramente. E adesso scopriamo cosa ci indica San Benedetto …

  1. Prima di tutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze;
  2. poi il prossimo come se stesso.
  3. Quindi non uccidere,
  4. non commettere adulterio,
  5. non rubare,
  6. non avere desideri illeciti,
  7. non mentire;
  8. onorare tutti gli uomini,
  9. e non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.
  10. Rinnegare completamente se stesso. per seguire Cristo;
  11. mortificare il proprio corpo,
  12. non cercare le comodità,
  13. amare il digiuno.
  14. Soccorrere i poveri,
  15. vestire gli ignudi,
  16. visitare gli infermi,
  17. seppellire i morti ;
  18. alleviare tutte le sofferenze,
  19. consolare quelli che sono nell’afflizione.
  20. Rendersi estraneo alla mentalità del mondo;
  21. non anteporre nulla all’amore di Cristo.
  22. Non dare sfogo all’ira,
  23. non serbare rancore,
  24. non covare inganni nel cuore,
  25. non dare un falso saluto di pace,
  26. non abbandonare la carità.
  27. Non giurare per evitare spergiuri,
  28. dire la verità con il cuore e con la bocca,
  29. non rendere male per male,
  30. non fare torti a nessuno, ma sopportare pazientemente quelli che vengono fatti a noi;
  31. amare i nemici,
  32. non ricambiare le ingiurie e le calunnie, ma piuttosto rispondere con la benevolenza verso i nostri offensori,
  33. sopportare persecuzioni per la giustizia.
  34. Non essere superbo,
  35. non dedito al vino,
  36. né vorace,
  37. non dormiglione,
  38. né pigro;
  39. non mormoratore,
  40. né maldicente.
  41. Riporre in Dio la propria speranza,
  42. attribuire a Lui e non a sé quanto di buono scopriamo in noi,
  43. ma essere consapevoli che il male viene da noi e accettarne la responsabilità.
  44. Temere il giorno del giudizio,
  45. tremare al pensiero dell’inferno,
  46. anelare con tutta l’anima alla vita eterna,
  47. prospettarsi sempre la possibilità della morte.
  48. Vigilare continuamente sulle proprie azioni,
  49. essere convinti che Dio ci guarda dovunque.
  50. Spezzare subito in Cristo tutti i cattivi pensieri che ci sorgono in cuore e manifestarli al padre spirituale.
  51. Guardarsi dai discorsi cattivi o sconvenienti,
  52. non amare di parlar molto,
  53. non dire parole leggere o ridicole,
  54. non ridere spesso e smodatamente.
  55. Ascoltare volentieri la lettura della parola di Dio,
  56. dedicarsi con frequenza alla preghiera;
  57. in questa confessare ogni giorno a Dio con profondo dolore le colpe passate
  58. e cercare di emendarsene per l’avvenire.
  59. Non appagare i desideri della natura corrotta,
  60. odiare la volontà propria,
  61. obbedire in tutto agli ordini dell’abate, anche se – Dio non voglia! – questi agisse diversamente da come parla, ricordando quel precetto del Signore:” Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno”.
  62. Non voler esser detto santo prima di esserlo, ma diventare veramente tale, in modo che poi si possa dirlo con più fondamento.
  63. Adempiere quotidianamente i comandamenti di Dio.
  64. Amare la castità,
  65. non odiare nessuno,
  66. non essere geloso,
  67. non coltivare l’invidia,
  68. non amare le contese,
  69. fuggire l’alterigia
  70. e rispettare gli anziani,
  71. amare i giovani,
  72. pregare per i nemici nell’amore di Cristo,
  73. nell’eventualità di un contrasto con un fratello, stabilire la pace prima del tramonto del sole.
  74. E non disperare mai della misericordia di Dio.
  75. Ecco, questi sono gli strumenti dell’arte spirituale!
  76. Se li adopereremo incessantemente di giorno e di notte e li riconsegneremo nel giorno del giudizio, otterremo dal Signore la ricompensa promessa da lui stesso:
  77. “Né occhio ha mai visto, né orecchio ha udito, né mente d’uomo ha potuto concepire ciò che Dio ha preparato a coloro che lo amano”.
  78. L’officina poi in cui bisogna usare con la massima diligenza questi strumenti è formata dai chiostri del monastero e dalla stabilità nella propria famiglia monastica.

 

L’Abate consulta tutti e poi decide in autonimia

Prendere una decisione, fare una scelta, stabilire una cosa da fare, come e quando farla dipende tutto da chi ha la responsabilita di guidare la comunità e cioè dall’ Abate che non è un ” capo ” dispotico ma un Padre che fa discernimento dopo aver ascoltato tutti, anche i più giovani ai quali, spesso, lo Spirito rivela la soluzione migliore.

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L’Abate insegni con l’esempio

Un Abate è chiamato ad essere un uomo vero, un uomo capace di autorevolezza e di grande attenzione per i suoi monaci. È molto interessante leggere e meditare questo primo capitolo della Regola dedicato alla figura dell’ Abate al quale si richiede una grande cura e un grande amore verso i suoi fratelli.

 

  1. , quando uno assume il titolo di Abate deve imporsi ai propri discepoli con un duplice insegnamento,
  2. mostrando con i fatti più che con le parole tutto quello che è buono e santo: in altri termini, insegni oralmente i comandamenti del Signore ai discepoli più sensibili e recettivi, ma li presenti esemplificati nelle sue azioni ai più tardi e grossolani.
  3. Confermi con la sua condotta che bisogna effettivamente evitare quanto ha presentato ai discepoli come riprovevole, per non correre il rischio di essere condannato dopo aver predicato agli altri
  4. e di non sentirsi dire dal Signore per i suoi peccati: “Come ti arroghi di esporre i miei precetti e di avere sempre la mia alleanza sulla bocca, tu che hai in odio la disciplina e ti getti le mie parole dietro le spalle?”
  5. e ancora: “Tu che vedevi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, non ti sei accorto della trave nel tuo”.
  6. Si guardi dal fare preferenze nelle comunità:
  7. non ami l’uno piò dell’altro, a eccezione di quello che avrà trovato migliore nella condotta e nell’obbedienza:
  8. non anteponga un monaco proveniente da un ceto elevato a uno di umili origini, a meno che non ci sia un motivo ragionevole per stabilire una tale precedenza.
  9. Ma se, per ragioni di giustizia, riterrà di dover agire così lo faccia per chiunque; altrimenti ciascuno conservi il proprio posto,
  10. perché, sia il servo che il libero, tutti siamo una cosa sola in Cristo e, militando sotto uno stesso Signore, prestiamo un eguale servizio. Infatti, “dinanzi a Dio non ci sono parzialità”
  11. e una cosa sola ci distingue presso di lui: se siamo umili e migliori degli altri nelle opere buone.
  12. Quindi l’abate ami tutti allo stesso modo, seguendo per ciascuno una medesima regola di condotta basata sui rispettivi meriti.
  13. Per quanto riguarda poi la direzione dei monaci, bisogna che tenga presente la norma dell’apostolo: “Correggi, esorta, rimprovera”
  14. e precisamente, alternando i rimproveri agli incoraggiamenti, a seconda dei tempi e delle circostanze, sappia dimostrare la severità del maestro insieme con la tenerezza del padre.
  15. In altre parole, mentre deve correggere energicamente gli indisciplinati e gli irrequieti, deve esortare amorevolmente quelli che obbediscono con docilità a progredire sempre più. Ma è assolutamente necessario che rimproveri severamente e punisca i negligenti e coloro che disprezzano la disciplina.
  16. Non deve chiudere gli occhi sulle eventuali mancanze, ma deve stroncarle sul nascere, ricordandosi della triste fine di Eli, sacerdote di Silo.
  17. Riprenda, ammonendoli una prima e una seconda volta, i monaci più docili e assennati,
  18. ma castighi duramente i riottosi, gli ostinati, i superbi e i disobbedienti, appena tentano di trasgredire, ben sapendo che sta scritto: “Lo stolto non si corregge con le parole”
  19. e anche: “Battendo tuo figlio con la verga, salverai l’anima sua dalla morte”.
  20. L’abate deve sempre ricordarsi quel che è e come viene chiamato, nella consapevolezza che sono maggiori le esigenze poste a colui al quale è stato affidato di più.
  21. Bisogna che prenda chiaramente coscienza di quanto sia difficile e delicato il compito che si è assunto di dirigere le anime e porsi al servizio dei vari temperamenti, incoraggiando uno, rimproverando un altro e correggendo un terzo:
  22. perciò si conformi e si adatti a tutti, secondo la rispettiva indole e intelligenza, in modo che, invece di aver a lamentare perdite nel gregge affidato alle sue cure, possa rallegrarsi per l’incremento del numero dei buoni.
  23. Soprattutto si guardi dal perdere di vista o sottovalutare la salvezza delle anime, di cui è responsabile, per preoccuparsi eccessivamente delle realtà terrene, transitorie e caduche,
  24. ma pensi sempre che si è assunto l’impegno di dirigere delle anime, di cui un giorno dovrà rendere conto
  25. e non cerchi una scusante nelle eventuali difficoltà economiche, ricordandosi che sta scritto :”Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in soprappiù”
  26. e anche: “Nulla manca a coloro che lo temono”.
  27. Sappia inoltre che chi si assume l’impegno di dirigere le anime deve prepararsi a renderne conto
  28. e stia certo che, quanti sono i monaci di cui deve prendersi cura, tante solo le anime di cui nel giorno del giudizio sarà ritenuto responsabile di fronte a Dio, naturalmente oltre che della propria.
  29. Così nel continuo timore dell’esame a cui verrà sottoposto il pastore riguardo alle pecore che gli sono state affidate mentre si preoccupa del rendiconto altrui, si fa più attento al proprio
  30. e corregge i suoi personali difetti, aiutando gli altri a migliorarsi con le sue ammonizioni.

L’ Abate tiene il posto di Cristo

 

Iniziamo oggi a scoprire la figura dell’Abate che, come vedremo, non è un “capo” ma un vero Padre che ha la responsabilità di guidare i monaci del suo monastero e ne è responsabile. Il suo è un compito di grande impegno e coinvolgimento del quale è chiamato a dare conto a Dio proprio come un padre di famiglia nei confronti dei figli. L’Abate, perciò, svolge un servizio bello e coinvolgente da esercitare con premura e amore senza risparmiarsi per il bene dei monaci affidati dal Signore alle sue cure.

  1. Un abate degno di stare a capo di un monastero deve sempre avere presenti le esigenze implicite nel suo nome, mantenendo le proprie azioni al livello di superiorità che esso comporta.

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Rinunciare alla propria volonta

Il prologo della Regola prosegue chiarendo che essa si rivolge a chi ha deciso di rinunciare alla propria volontà. In particolare chi vuole seguire la Regola di San Benedetto si sottopone alla volontà del Signore Gesù Cristo.

È una scelta di campo molto netta che per essere seguita necessita di molta preghiera. Ed è così che il prologo prosegue con queste parole …

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Viaggio nella Regola di San Benedetto

Ascolta, o figlio, gl’insegnamenti del maestro, e piega l’orecchio del tuo cuore; accogli volentieri i consigli dell’affettuoso padre e ponili vigorosamente in opera: perché tu possa per la fatica dell’obbedienza ritornare a Colui dal quale ti eri allontanato per l’inerzia della disobbedienza. ( inizia oggi un viaggio nella Regola di San Benedetto che durerà per 50 giorni).

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Donne diacono e non solo

Di donne “diacono” o collaboratrici nell’evangelizzazione, di donne profetesse o comunque con ruoli importanti nelle prime comunità cristiane è piena la Scrittura e non saremo certo noi a dirimere il nodo che il papa ha affidato alla commissione vaticana che sta studiando il diaconato femminile. Ciò che in questo momento a noi sta a cuore è quello di ridare visibilità ad una Chiesa profondamente evangelica capace di mostrare nel quotidiano un desiderio di partecipazione e di corresponsabilità che, purtroppo, da più parti manca o viene solo fintamente sbandierata.

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