Festa della Famiglia

La famiglia sia il nostro rifugio sicuro in questo deserto del mondo. È qui che i doni di Dio prendono forma.

Franca e Vincenzo, osb-cam 🙏🌻

Dal libro del Siràcide

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

Parola di Dio

Fuggire e Amare

Di fronte alla rabbia di Erode l’unica possibile risposta è fuggire (come fa Giuseppe portando via Gesù in Egitto) e amare. Gesù, da adulto, come i bambini innocenti fatti uccidere dalla paura e dalla rabbia di Erode, morirà sulla croce tra lo scherno e l’indifferenza del popolo. Perseguitato, processato, flagellato, viene crocifisso ma Lui risponde con l’Amore. Non reagisce Gesù, non si oppone, non giudica, non accusa, ma cerca di Amare e, anche appeso alla croce, perdona. Gesù, quindi, accetta su di sé il male del mondo quello che, a volte, si impadronisce del nostro cuore ma lo vince con il bene. In questo modo egli ci indica la via della salvezza e della pace del cuore. Anche noi possiamo conquistarla e per farlo siamo chiamati ad accogliere, per prima cosa, il nostro dolore e, se riusciamo, anche quello del mondo che ci circonda; siamo invitati a cambiare le categorie che guidano le nostre scelte; ci è chiesto, in sostanza, di godere delle tante cose belle che abbiamo e che non vediamo e a metterci a servizio degli altri.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

   Parola del Signore

Il primo martire

Santo Stefano è il primo martire. Diacono ha il coraggio della testimonianza e la forza di perdonare i suoi carnefici. È stato lapidato nel 36 d.C. dopo aver pronunciato un discorso memorabile nel quale, tra l’altro, ha avuto il coraggio di opporsi ai sacerdoti del tempio, gli stessi che avevano fatto condannare Gesù al pari dei loro predecessori che avevano ucciso tutti i profeti. È molto eloquente l’immagine che vi proponiamo. Il libro della Parola, la palma del martirio e le pietre strumento con il quale è stato lapidato. Santo Stefano, diacono, è il primo martire della Chiesa e anche il protettore dei diaconi che, ricordiamo, sono scelti per “servire”.

Di seguito, per chi lo desidera, proponiamo il testo degli Atti degli Apostoli che riporta il suo bellissimo discorso che gli è costato la vita. Ogni cristiano, ogni diacono, prenda esempio da Lui e sia pronto sempre a perdonare.

Atti – Capitolo 7

Il discorso di Stefano[1]Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?». [2]Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloria apparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran, [3]e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e và nella terra che io ti indicherò. [4]Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate, [5]ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l’orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli. [6]Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni. [7]Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo. [8]E gli diede l’alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l’ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi. [9]Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui [10]e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d’Egitto, il quale lo nominò amministratore dell’Egitto e di tutta la sua casa. [11]Venne una carestia su tutto l’Egitto e in Canaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare. [12]Avendo udito Giacobbe che in Egitto c’era del grano, vi inviò i nostri padri una prima volta; [13]la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine. [14]Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto. [15]E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri; [16]essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem. [17]Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto, [18]finché salì al trono d’Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe. [19]Questi, adoperando l’astuzia contro la nostra gente, perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero. [20]In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, [21]essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. [22]Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. [23]Quando stava per compiere i quarant’anni, gli venne l’idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, [24]e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egiziano. [25]Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. [26]Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d’accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l’un l’altro? [27]Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? [28]Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l’Egiziano? [29]Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli. [30]Passati quarant’anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. [31]Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: [32]Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. [33]Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. [34]Ho visto l’afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. [35]Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto. [36]Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d’Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant’anni. [37]Egli è quel Mosè che disse ai figli d’Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. [38]Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. [39]Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l’Egitto, [40]dicendo ad Aronne: Fà per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall’Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. [41]E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all’idolo e si rallegrarono per l’opera delle loro mani. [42]Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti: [43]Mi avete forse offerto vittime e sacrifici
per quarant’anni nel deserto, o casa d’Israele?
Avete preso con voi la tenda di Mòloch,
e la stella del dio Refàn,
simulacri che vi siete fabbricati per adorarli!
Perciò vi deporterò al di là di Babilonia. [44]I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto. [45]E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide. [46]Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe; [47]Salomone poi gli edificò una casa. [48]Ma l’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta: [49]Il cielo è il mio trono
e la terra sgabello per i miei piedi.
Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,
o quale sarà il luogo del mio riposo?
[50]Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose? [51]O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. [52]Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; [53]voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata». [54]All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.

Lapidazione di Stefano. Saulo persecutore[55]Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra [56]e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». [57]Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, [58]lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. [59]E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». [60]Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.

Il cammino dell’uomo

Lo scritto che segue è liberamente ispirato dal Cantico dei Cantici.

Cammino su sentieri bui,
ogni tanto una piccola luce,
ogni tanto una Parola
ogni tanto uno sguardo.

L’amore mi brucia dentro,
ardo dal desiderio,
aspiro alla gioia e alla pace

Immagino le sue tenerezze,
le sue carezze e i suoi baci.

Ho sete d’amore e mi perdo nei sogni,
il pensiero vaga tra fili d’erba altissimi,
sull’orizzonte fiori e cielo azzurro.

Il volto si incupisce,
il cuore lacrima,
lo sguardo assente,
l’orizzonte grigio e nuvoloso.

Ti cerco.
Dimmi dove sei,
dimmi dove riposi,
non posso più attendere.

Ti cerco.
Rispondimi presto,
rispondimi prima che il buio mi inghiotti,
non posso più attendere.

Non cerco cose grandi,
il mio tempo sta per chiudersi.
Non cerco di farmi vedere,
il mio tempo chiede pace.

Mi hai dato grazia e mirra,
sole e pioggia,
tepore e gelo
Mi hai offerto puro nardo,
Parola e silenzio,
Stelle e tenebre.

Vorrei avere lo sguardo di una colomba,
l’essenzialità del povero,
la sobrietà di un cuore che vede.

Cerco Misericordia, Amore e Grazia.

Vorrei scoprirti in ogni cosa,
vederti in ogni piccola realtà,
trovarti nell’indifeso e nell’umile.

Vorrei riposare nel Saron,
godere della tua purezza,
gustare i tuoi dolci frutti.

Vorrei riposare alla tua ombra,
rifugiarmi tra le tue mura e
confidare in te.

Mio tutto,
ti chiedo vino, passione e sapienza,
ti chiedo pace, gioia e Amore.
Sarò mite e umile e,
chiuso nella mia cella, cercherò il tuo volto splendente.

Vorrei ascoltare la tua voce,
sentire i passi del cerbiatto o del capriolo,
avvertire che mi scruti dal tuo nascondiglio e
che sussurri parole al mio cuore.

Cerco pace tra alberi e frutti,
fiori e germogli,
fiori e fili d’erba.

Intanto sto attendo alle volpi,
evito sciacalli, iene e golosi d’uva.

So che le tue promesse sono più forti,
la tua fedeltà più salda
la tua misericordia, eterna.

Non desidero lusinghe,
scaccio i vizi e,
respingo le abitudini mondane.
Via da me il mio Ego,
Via da me l’effimero, il provvisorio.
Via da me ogni gratificazione.

Non cerco il successo,
non desidero il potere.
Sono felice di ciò che già mi hai donato.

Allora ti cerco ancora,
indicami la via,
aiutami a capire ogni giorno,
Ti dono ogni istante della vita che mi hai dato.

A volte ti cerco e non ti trovo,
ti chiamo e non rispondi,
non riesco a vedere bene,
non riesco ad ascoltare
ma tu,
tu stringimi forte,
non lasciarmi nella tentazione,
fatti ascoltare nei miei silenzi e
vedere anche nell’oscurità.

Tu non sei un idolo scolpito nella pietra,
un amuleto luccicante,
un feticcio inanimato.
Tu sei vita che mi abita,
dolcezza nel cuore,
Signore della mia vita
Mio tutto !!!

Signore il mio cuore è tuo,
sono soavi le tue carezze,
intensi i tuoi profumi,
dolci le tue Parole.

Signore, tu guardi il cuore,
conosci tutto di me anche più di me.

Signore salvami,
guida i miei passi
orienta il mio sguardo
indicami la via
Signore dammi il coraggio di non perdermi,
prendi tu la mia volontà e falla tua.

Signore hai bussato e non ti ho sentito
Mi hai chiamato ed ero distratto,
liberami allora allora dalla notte,
liberami dal male,
da ogni smarrimento
dal caos di questo tempo.

Signore guarisci le mie ferite,
cura la mia malattia,
coprimi con la Tua ombra,
cibami con il farmaco d’immortalità,
abbracciami e fammi riposare in Te.

Dammi luce Tu che sei la Luce
Vieni, Signore, vieni presto !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Credere all’impossibile

Credere all’impossibile è molto difficile e quando non si crede non si riesce neanche a parlare. Come Zaccaria che non avendo creduto resta muto. Solo dopo che Elisabetta avrà partorito e l’impossibile si sarà fatto possibile le cose cambiano. Al bimbo Elisabetta vuol dare il nome di Giovanni e Zaccaria che nel frattempo ha capito la lezione di Dio confermerà.

Chiediamoci, quindi, se anche noi, come Zaccaria, non siamo capaci di credere a Dio e alla sua potenza e, perciò, restiamo muti in tante situazioni della vita. Non credendo che Dio può, per esempio, far sgorgare acqua dalla roccia, o cambiare la nostra vita, restiamo muti. Non riusciamo a condividere il cuore, ad Amare, a donare. Non riusciamo ad essere felici. Non riusciamo a dare senso alla nostra vita.

La storia di Elisabetta e Zaccaria, invece, ci aiuta a sperare nell’impossibile; ci aiuta a capire che obbedire a Dio è via di salvezza; ci aiuta a condividere la vita donando la nostra senza nulla chiedere in cambio.

L’esperienza di Zaccaria ci mostra che farsi umili e obbedienti ci farà brillare agli occhi di Dio e ci mostrerà la via per essere felici appagando il nostro desiderio di senso.

Franca e Vincenzo, osb-cam

 Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

   Parola del Signore

Il mistero

Ci sono fatti ai quali non riusciamo a dare una spiegazione, eventi che ci sorprendono e altri di fronte ai quali restiamo senza parole.

Giuseppe, vive tutta questa realtà ma sente nel cuore di essere chiamato ad accoglierla e da uomo “giusto” cioè fedele alla Legge mosaica trova la via per farsi strumento capace di agevolare il “piano di Dio”.

Giuseppe sogna, e sogna in grande. Sogna cose che razionalmente appaiono impossibili ma il suo cuore crede, invece, oltre la nostra piccolezza. Ha fiducia, tanta fiducia e ha il coraggio di affidarsi pienamente. Il “mistero” trova un saggio che lo accoglie e lo accarezza nel grande silenzio di un agire quotidiano che finirà per cambiare la storia.

La Potenza di Dio entra nel grembo di Maria e si fa carne; entra nella storia del mondo per cambiare il mondo.

Mai come in questo tempo Giuseppe è modello di vita al quale ispirarsi; espressione di una semplicità disarmante; segno di una fede che supera la ragione esaltando il cuore; uomo del silenzio che vince ogni chiasso e schiamazzo; capace di sognare cose grandi vincendo la mediocrità di questo mondo; coraggioso e forte è fedele alla missione, non rinuncia al suo compito e favorisce il “mistero” cioè il piano di salvezza che Dio ha pensato per l’uomo, per ogni uomo, nessuno escluso.

Mi chiedo:

Ho accolto il piano di Dio per me, oppure perseguo miei desideri?

Ho affidato la mia vita nelle mani di Dio?

Ho fiducia in Dio che mi ama?

Guardando alla vita Giuseppe cosa debbo migliorare della mia vita?

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

   Parola del Signore

È l’ora di andare

 

Maria si alza per andare da Elisabetta,

il cuore batte forte,

il passo si fa veloce,

supera le asperità dei monti,

fino ad una città di Giuda.

Entra, saluta e si emoziona,

avverte il sussulto di un bimbo,

il cuore batte più forte.

Nella stanza irrompe lo Spirito Santo,

Spirito creatore,

Spirito rivelatore 

Spirito di consiglio.

Il mistero ha preso forma,

la verità si fa vita e

la benedizione di Dio si è fatta storia.

Anche noi siamo chiamati ad alzarci abbandonando ogni pigrizia e a camminare con entusiasmo spingendo i nostri passi tra le asperità e le fatiche di questo giorno per andare verso gli altri che ci attendono.

L’incontro sarà denso di emozioni, anche noi avvertiremo il sussulto di cuori che battono forte riconoscendo la passione del nostro fare.

Così facendo collaboreremo per costruire un mondo più umano e perciò più vero. 

Un mondo migliore.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

   Parola del Signore

Nostalgia

Mai come in questo tempo affiora nei nostri cuori una profonda “nostalgia” di Dio. Ma non è un sentire triste o, peggio, un bisogno di guardare indietro. No, assolutamente no. La nostalgia della quale parliamo riguarda il bisogno di affrontare uniti il presente e il desiderio di ricevere nel cuore la voce che ci dice: “Non temere“. È la stessa voce che raggiunge Maria per darle sicurezza sul suo presente e sul suo futuro e che la invita a stare nella gioia.

Dio interviene con potenza e Grazia, e il suo Spirito ci proteggerà. Il grande merito di Maria sta nell’aver accolto con docilità l’annuncio dell’angelo mettendosi nelle mani di Dio e lavorando senza alcuna pigrizia. Maria si è data molto da fare, ha accettato il compito affidato (accogliere un figlio, allevarlo, istruirlo e poi lasciarlo andare). Un compito che Dio, con il dono dei figli ha dato anche a molti di noi. Questo, infatti, è il nostro compito più importante. Vivere mettendo al primo posto la carriera, il successo, il denaro, la conquista delle cose materiali è fonte di grande infelicità. È, infatti, un superfluo che è vuoto, incolore e anche fonte di tristezza e inquietudine. Al cristiano che ha la gioia basta di poter lavorare con onestà e dare il meglio di se per il bene dei figli affidati. Il resto, tutto il resto, sono cose non essenziali e la cui ricerca non ci aiuta a vivere con serenità.

Se accoglieremo davvero il mandato ricevuto da Dio (crescere ed educare figli) faremo esperienza della Sua potenza e del suo grande Amore per noi.

Capiremo che “nulla è impossibile a Dio” e che la vera felicità, quella che non tramonta mai, sarà per sempre con noi. La stessa vita sarà piena di colori come i fiori di un campo a primavera e la diversità sarà per tutti bellezza del creato.

Abbandoniamo la tristezza e accoglienti e operativi agiamo per il bene dei figli affidati crescendoli con Amore.

Franca e Vincenzo, osb-cam

 Dal Vangelo secondo Luca

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

   Parola del Signore

I doni di Dio

Ci sono bisogni e desideri che portiamo nel cuore e che non trovano la strada per farsi realtà. Per la loro realizzazione eleviamo suppliche e preghiere. Lo stesso fa Zaccaria che aveva il desiderio di un figlio da Elisabetta.

Il Signore ascolta la preghiera di Zaccaria e l’angelo Gabriele è inviato per annunciare la Grazia di Dio. Elisabetta partorirà un figlio e il suo nome sarà Giovanni.

Le preghiere di Zaccaria, quindi, sono capaci di sciogliere il cuore di Dio che si muove per donargli un figlio a cui darà il nome di Giovanni che significa dono di Dio.

Ancora una volta Dio è fedele alle sue promesse, anche a quelle che appaiono impossibili. Ma noi, siamo fedeli a Dio? Crediamo nel suo aiuto? Preghiamo, cioè abbiamo un dialogo sincero con il nostro Signore?

La storia di Zaccaria, Elisabetta e Giovanni è emblematica. Noi abbiamo la loro fede?

Ci fidiamo e affidiamo realmente a Dio Padre? Crediamo nel suo Amore per noi?

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

   Parola del Signore

Oltre la Notte, una luce.

Lettera agli amici dell’eremo 2019.

Prepariamoci ad uscire dal buio. Nella notte di Natale decidiamo di cercare Cristo, luce della nostra vita.

E’ nelle notti buie che il cuore in ansia sussulta. E’ in quelle notti buie che il respiro pulsa al ritmo di un cuore impazzito. E’ nelle notti buie che le lacrime fanno fatica a trovare la via. E’, sempre in quelle notti buie che le mani si stringono e il corpo si irrigidisce assumendo forme contorte tra le lenzuola stropicciate.

In questo buio una domanda: “Che cerchi?”.

Dare una risposta “vera” a questa domanda è come dare inizio ad una svolta. E’ come iniziare a spolverare le macerie, a ripulire la casa, a fare spazio di accoglienza ad un ospite speciale.

Cercare il senso è la via per ritrovare luce e nella luce la serenità e nella serenità la pace. Questo è il cammino dell’uomo. Un continuo, costante desiderio di raggiungere la pace.

L’Amata del Cantico dei Cantici (3,1-5) vive il dramma dell’assenza di Dio. Lo cerca nel suo giaciglio ma non lo trova. Si gira e si rigira nel letto ma è tutto inutile. Gli occhi sbarrati, la mente in confusione, le mani che si agitano, il respiro che si fa ansioso … basta non ce la fa più. Esce, esce di notte in cerca dell’Amato del suo cuore. Attraversa la città, i luoghi del piacere, del divertimento, si immerge nel mondano, nei vizi, magari si fa anche attrarre da facili surrogati ma del suo Amato non c’è traccia.

Poi va oltre, incontra le guardie che fanno la ronda. Incontra una guida spirituale, uno psicologo, un saggio … chiede loro ma non li ascolta, non ascolta la loro risposta. L’Amata è già oltre di loro. Non percepisce il senso dei loro consigli. Lei passa oltre. Cammina ancora ed ecco all’improvviso l’Amato si fa incontrare. L’Amata lo stringe a se, lo stringe forte, lo stringe con grande intensità. Questa volta, pensa, non mi sfuggirà e lo porterò al sicuro.

E’ brutta la notte buia, la notte oscura ma questo è anche il tempo nel quale maturano le sorprese dello Spirito, è il tempo nel quale prende consistenza quella luce nuova che apre ad una vita nuova. Occorre, però, attraversare il tempo dell’aridità, lo spazio dello smarrimento, vivere la prova che umilia. Questo tempo prezioso che impoverisce e svuota è anche il tempo nel quale abbiamo l’occasione di ridare colore alla vita. Quando il tempo nuovo arriverà uno stupore grande ci invaderà il cuore e, finalmente l’Amante e l’Amato si abbracceranno con intensità.

La notte buia e nera diventa il tempo della purificazione, dell’abbandono dell’Ego, della scoperta della gratuità. Fino a che questo buio profondo non ci avrà invaso davvero il cuore non saremo riusciti a purificarci, non saremo riusciti a gettare la maschera del falso che rischia di coprire il nostro vero volto fino alla fine dei nostri giorni.

In questo tempo natalizio allora possiamo chiederci: chi stiamo aspettando? Chi cerchiamo? Chi sto cercando? Riesco ad uscire fuori ad attraversare la città mondana senza conseguenze e decidere di abbandonarmi con fiducia in Dio? Sono consapevole che tutto ciò che ho è un dono, un dono gratuito dell’Amore di Dio?

E’ Cristo, l’Amato per me? Se così non è, con la nostra libertà, possiamo decidere e fare altro. Possiamo negare Cristo, possiamo attaccarci al nostro Ego credendo che senza Dio siamo capaci vincere la notte. Certo, nessuno ci impedisce di fare questa scelta e in tanti l’hanno già fatta. Guardando questo mondo, scrutando questo tempo nel nostro piccolo spazio non sembra che il risultato sia buono e bello.

Noi preferiamo uscire dalla notte cercando l’Amato per poterlo abbracciare e vivere di Lui e per Lui abbandonando la nostra vita nelle sue mani sante.

Buon cammino verso il Natale di Gesù Cristo

                                                                            Franca e Vincenzo, osb-cam

Aquila e Priscilla