Scoprirsi amati

Ci sono momenti nella vita nei quali sei “chiamato” a cambiare. Ma come si fa? Perché dovremmo cambiare? Stiamo così bene così? Oppure, stiamo male, anzi, malissimo ma non vogliamo cambiare. Sembrano domande strane. Per qualcuno inutili e fuori dalla realtà. Non è così. Sono queste le domande da porsi nei momenti cruciali della vita.

Ci sono momenti della vita nei quali occorre prendere il coraggio tra le mani e assumere quelle decisioni, fare quelle scelte che abbiamo sempre rimandato e alle quali non abbiamo mai risposto.

E’ questo il tuo momento? Nessuno più di noi stessi può saperlo. Nessuno.

Fin da bambini abbiamo sentito parlare di Gesù. Conosciamo un po’ della sua storia, vediamo in giro preti, suore, monaci e monache. A volte ci prendiamo gioco di loro. Li critichiamo, partecipiamo alla “giostra” di quelli che li denigrano (anche se a volte le cronache, purtroppo, ci raccontano brutte storie) ma, tant’è. Non possiamo fare di tutt’erba un fascio. Vale per il clero e vale per i laici (noi). E allora?

Allora quelli che noi crediamo essere “casi difficili, complicati, irrisolvibili” forse non lo sono. Ognuno di questi casi ha una soluzione. Per ogni problema, infatti, dovrà trovarsi una via d’uscita. Ma da dove partire?

Forse uno dei punti cruciali dai quali partire è il nostro presente. Non certo il passato. Quello non c’è più, è andato via, ha scritto la sua storia. Ora dobbiamo scrivere il presente e il futuro della nostra vita partendo da dove stiamo a da come stiamo. Stiamo male lo so? Quindi vogliamo stare bene. Non crediamo che ci sia chi vuole continuare a stare male. Almeno lo speriamo. Ma noi crediamo e ne siamo sicuri che nessuno vuole stare male.

La prima cosa che ci viene in mente, quindi, è che abbiamo bisogno di un aiuto, di un sostegno. E allora ci chiediamo: c’è qualcuno che mi ama? Cosa rispondo? Se c’è qualcuno che ci ha mostrato amore (se c’è) ci chiediamo: abbiamo meritato questo amore? Cosa abbiamo fatto per meritarcelo? Ebbene c’è una persona che forse non ci è venuta in mente e che, invece, ci ama senza che noi lo meritiamo. Chi è? Si chiama Gesù. Si, Lui ci ama senza che noi lo abbiamo meritato. Lui non ci giudica, non ci condanna, non ci umilia. Gesù ci ama e basta. Ci ama al punto da starci accanto sempre, in ogni istante della nostra vita qualsiasi cosa abbiamo fatto e qualsiasi cosa pensiamo di Lui. Incredibile !!!

Sapete una delle ragioni per le quali ci ama? Perché non può fare a meno di noi. Ci vuole con Lui ad ogni costo. A qualsiasi prezzo. Anche al costo della sua stessa vita. Infatti ha accettato la morte in croce. Gesù ha accettato di morire per attirarci a Lui, per mostrarci la via. La Santa croce, infatti, è la nostra luce. La Santa Croce, inoltre, ci allontana dal male e dal maligno e ci mostra l’unica via possibile per vivere una vita pacificata.

Gesù per averci vicino non ci chiede pentimenti, non ci chiede di cambiare vita, non ci chiede nulla. Si mostra così come lo vediamo ancora oggi nei mille crocifissi appesi ai muri delle nostre case o camminare per le strade. Gesù è quel povero, quel diseredato, quell’uomo o quella donna che nella vita hanno sbagliato tanto e che ancora adesso stanno sbagliando. Gesù è quella mamma che eviti, quel parente che rifiuti, quel figlio che hai abbandonato, quell’amico che non hai curato, quel vecchio del quale ti sei vergognato. Gesù, invece, vuole stare con noi, gli piace ed è felice se noi lo contempliamo appeso alla croce. Ci chiede di stare con noi, di condividere la nostra sofferenza e il nostro dolore, le nostre gioie e le nostre ansie, di stare con noi in quelle notti buie e oscure nelle quali tremiamo e gemiamo, … ed è così che Lui ci ama. Ci ama profondamente, veramente, pienamente. Egli ci accoglie così come siamo, con le nostre povertà e la nostra miseria, con i nostri peccati e i nostri sbagli. Ci accoglie in ogni modo.

Se riusciamo a comprendere questo ci scopriremo amati e, se lo scopriamo davvero, la nostra vita cambierà, anzi, è già cambiata. Lui ci ama., ci vuole liberi e responsabili, capaci di guidare la nostra vita per il meglio. Ed infatti, per donarci questo, Lui ci ha amato come nessun altro: “Nessuno ha un amore più grande, dare la vita per i propri amici”.

Scopriamoci amati da Gesù e la nostra vita cambierà. Tutto quello che prima ci sembrava impossibile, inutile, sbagliato sarà, invece, il fondamento della nostra vita.

Scopriamoci amati e riusciremo a dare una svolta alla vita, riusciremo a vivere quella santità nel quotidiano che è la fonte della Pace e della Gioia che abbiamo sempre cercato a mai trovato.

Buon festa dei santi (gli amati e innamorati di Cristo).

franca e vincenzo, oblati osb-cam

Fede e Miracoli

“Dov’è la vostra fede?” ci chiede Gesù. E’ una domanda cruciale. Una domanda dalla quale dipende la nostra relazione con Lui. Non siamo capaci di “ascoltarlo”, non siamo capaci di “seguirlo”, non siamo capaci di “fidarci” e questi sono i segni che la nostra fede è davvero povera e piccola. Forse, allora, una delle richiesta da fare al Signore è proprio quella di farci aiutare nella nostra incredulità. Nella preghiera di richiesta, infatti, è importante credere e fidarsi”. E’ un passaggio decisivo e che non possiamo non fare. In questa ricerca di senso, oggi, ci facciamo aiutare da Papa Francesco che, parlando, appunto, della necessità di pregare e della sua importanza ha raccontato un fatto avvenuto in Argentina anni fa …

“Una bimba di 7 anni si ammala e i medici le danno poche ore di vita. Il papà, un elettricista, uomo di fede, prende un autobus per andare al Santuario mariano di Lujan, lontano 70 km.

Egli arriva tardi: i cancelli sono già sbarrati.

Continua il racconto di Papa Francesco:

“E lui ha incominciato a pregare la Madonna con le mani nella cancellata di ferro.

E pregava e pregava, piangeva e pregava, e così, così è rimasto tutta la notte.

Ma questo uomo lottava con Dio e lottava proprio con Dio per fare la guarigione della sua fanciulla.

Poi dopo le 6:00 del mattino al terminale per prendere il bus, è arrivato all’ospedale alle 9:00, più o meno, e ha trovato la moglie pingente.

Ha pensato il peggio.

Cosa succede? – non capisco non capisco- (rispose la moglie).

Cosa è successo?

-Ma… sono venuti i dottori, mi hanno detto che la febbre se n’è andata, che respira bene e non c’è niente, la lascieranno due giorni in più ma non capiscono loro cosa è successo…-

Questo succede ancora!

I miracoli ci sono!

Una preghiera coraggiosa che lotta per arrivare a quel miracolo!”

E conclude Papa Bergoglio:

Bisogna non solo limitarsi a pregare Signore fallo, ma dire: Signore, aiuta la mia incredulità che anche viene nella preghiera.

“Facciamo questo oggi!”

Prego per te

Pregare è necessario. Pregare per gli altri è vera vita. La cosa più potente che possiamo fare per l’altro è, appunto, pregare perché sia salvato e anche perché sappia fare e faccia concretamente le scelte buone per la vita in Cristo.

Un vero cristiano prega ogni giorno per l’altro. Questo è il modo più autentico di volergli bene; è il modo più bello per dimostrare che lo amiamo. L’amore è pregare perché lui sappia fare e le faccia subito e con coraggio le scelte giuste.

Amare qualcuno vuol dire pregare che la sua vita possa essere vissuta in modo da essere ricolma di frutti di giustizia.

La preghiera riconosce e da valore all’altro, gli da forza, coraggio e determinazione per vincere l’apatia, per abbattere il mostro della depressione. La preghiera per l’altro dice che noi lo amiamo, lo apprezziamo, lo consideriamo molto importante per noi.

Pregare per l’altro è un vero grande atto d’amore.

Che bello quando amiamo, e siamo amati. Il più grande amore è l’amore di Dio. La nostra gioia è legata a quanto amiamo.

Ogni persona è nata per amare, però, ognuno di noi ha il peccato nel cuore, che ci ostacola ad amare veramente.

Però grazie a Dio, in Cristo Gesù, possiamo essere perdonati, e possiamo ricevere un cuore nuovo. E in Cristo, possiamo imparare ad amare veramente.

Ricordate che il vero amore è un profondo desiderio per il vero bene di un’altra persona, un desiderio così profondo che spinge ad impegnarsi per ottenere quel bene. E allora, carissimi, preghiamo per gli altri è facciamolo tutti i giorni. La preghiera è potente:

. “Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato” (Mc 11, 24).

Un”ultima raccomandazione.

Ricordate che il vero amore è un profondo desiderio per il vero bene di un’altra persona, un desiderio così profondo che spinge ad impegnarsi per ottenere quel bene.

Allora come possiamo noi, deboli come siamo, come possiamo noi promuovere il vero bene di un’altra persona? Certamente, a volte, ci sono cose che possiamo fare per produrre il bene nella vita di qualcuno. Possiamo essere strumenti nelle mani di Dio, per portare il vero bene agli altri.

Però, spesso, possiamo fare poco o niente per fare davvero la differenza nella vita di qualcuno. Però, anche in quei casi, possiamo fare qualcosa di estremamente importante. Possiamo pregare. Noi possiamo pregare Colui che è Sovrano dell’Universo. Non capisco come e perché, eppure, Dio risponde alle preghiere che sono fatte con fede, e secondo la sua perfetta volontà. Quindi, pregare così è un grande atto di amore.

Convertirsi

Cari Amici, chissà quante volte abbiamo ascoltato questa parola e chissà quante volte ci siamo imposti di viverla e poi non siamo stati capaci di farlo. Certamente questa è esperienza comune a tanti di noi e avremo anche notato che non essendo riusciti a convertirci all'”Amore” siamo rimasti come eravamo. Stessi sbagli, stessi errori, stessa tristezza, stessa delusione e uguale possibilità di essere felici davvero.

Possiamo fare qualcosa? Si.

Possiamo “convertirci” che significa cambiare modo di pensare, agire e vivere. Per farlo occorre quel coraggio che non abbiamo, quella voglia di essere felici che, di fatto, non vogliamo. A volte ci piace restare come stiamo, ci piace commiserarci, ci piace mostrare agli altri il volto triste.

Possiamo cambiare. Si possiamo farlo.

Anche noi abbiamo un sogno, tutti ne abbiamo almeno uno. Il nostro è quello di conquistare la felicità. E il tuo?

Cosa ci impedisce di realizzarlo?

I veri ostacoli siamo noi; certe gabbie dalle quali non riusciamo ad uscire e nelle quali ci siamo rinchiusi noi stessi. Per liberarci occorre, per prima cosa, affrontare la realtà. Quale? Quella che non possiamo cambiare se non cambiano noi. Occorre avere la consapevolezza che non possiamo avere tutte le cose che la mente è capace di pensare. Ci sono falsi sogni frutto di falsi miti; falsi bisogni che creano attese di felicità che, al contrario, sono la fonte della nostra infelicità. Se vogliamo essere felici davvero la prima cosa da fare è quella di essere sinceri con noi stessi e ricalibrare la vita rispetto alla realtà che ci circonda e rispetto alle concrete possibilità di vita. Fatto questo primo, decisivo ed imperdibile passo (molto coraggioso ma assolutamente indispensabile e necessario) possiamo iniziare a vivere una dimensione nuova nella quale l’aria, l’acqua, il cielo, le nuvole, un fiore, l’erba, il canto di un uccellino ecc. sono le gemme della vera realtà, dove il lavoro, qualsiasi lavoro, è fonte di felicità, dove le cose di prima non ci possono più condizionare. Ora possiamo iniziare ad essere persone nuove capaci di apprezzare l’alba e il tramonto come vera ricchezza.

Coraggio. Possiamo cambiare. Possiamo convertire le nostre vite apprezzando il tanto che abbiamo e vivere, finalmente, una vita da Risorti !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

   Parola del Signore

Pregare sempre

Pregare è uno stile di vita nel quale cuore, ragione e azione sono in armonia. Le preghiere-spot viaggiano e appartengono ad uno stile di vita diverso anche se, e non c’è dubbio, aiutano a “costruire” il vero stile di vita del cristiano nel quale la preghiera è continua e incessante perché la vita stessa è preghiera.

In questo modo comprendiamo meglio l’alzare le mani al cielo di Mosè e la “vittoria” nei combattimenti della vita; comprendiamo meglio l’aiuto che Aronne e Cur danno ad Mosè nel continuare a fare della preghiera uno stile di vita e, comprendiamo anche l’insistenza della vedova che chiede Giustizia e che riesce ad ottenerla da questo giudice che non temeva Dio. E allora:

Se mantieni le mani alzate al cielo, Vincerai !

Se insisti nel chiederla avrai Giustizia !

Se preghi con insistenza, sarai Ascoltato !

Se la tua vita si fa preghiera, avrai Pace !

Vittoria, Giustizia, Ascolto e Pace

sono il vero sogno 

e il vero successo della vita !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

   Parola di Dio

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

   Parola del Signore

Genitori e figli

Cari amici, questa sera abbiamo avuto occasione di animare un incontro al quale hanno partecipato un gruppo di genitori. È stato il primo dei tre incontri programmati. Stasera, quindi, abbiamo cercato di mettere al centro la vita delle prime comunità con i loro valori, le loro abitudini e i loro sogni cercando anche di mostrare similitudini e differenze rispetto al nostro tempo. All’inizio abbiamo anche cercato di porre in evidenza l’importanza di dare valore al “tempo”, di servirci del “tempo” che ci viene donato in maniera responsabile con l’intenzione di offrirlo, in maniera generosa, anche per l’educazione dei nostri figli. L’incontro lo abbiamo concluso ponendo in rilievo la “Lettera a Diogneto” che offre uno spaccato realistico della vita dei cristiani del II secolo.

A noi sembra che nella sua semplicità e spontaneità l’incontro sia la base per costruire un cammino.

Nel prossimo incontro desideriamo mettere al centro l’attuale famiglia “cristiana”. Nell’ultimo, incontro, infine, cercheremo di riflettere con il contributo di tutti su come essere testimoni credibile per trasmette ai figli la fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Tra le altre cose abbiamo condiviso un passo della Lettera a Diogneto.

“Il mistero cristiano

V. 1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio.

Felice chi sa amare

L’Amore e la felicità, camminano o possono camminare insieme oppure sono, tra loro indifferenti?

Per cercare di trovare una risposta ci facciamo aiutare da alcune parole di Hermann Hesse che riportiamo qui sotto.

Il breve scritto ci è sembrato davvero molto interessante e così abbiamo pensato di condividerlo con voi sul nostro sito. Proviamo a leggerlo e, magari, a condividere, se desideriamo, qualche commento.

Buon cammino.

Franca e Vincenzo

“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire.

Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare ‘felicità’, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.

C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.
(Hermann Hesse, Sull’amore, ed. Mondadori, 1988.)

Ascoltare

“Maria ha scelto la parte migliore” Lc 10,42

Seduta ai piedi di Gesù,

abbraccia il silenzio,

ascolta la Parola.

Maria,

si fa testimone dell’amore,

segno dell’essenziale,

umile custode,

accogliente dimora.

Insegnaci ad ascoltare,

incoraggia la fiducia,

mostraci la via del silenzio e

sostieni la nostra fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Lc 10,38-42
  Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

   Parola del Signore


Com-passione

Ci è capitato di leggere una preghiera (che riportiamo qui sotto) nella quale un Padre della Chiesa Armena, Nerses Snorhali, ci racconta con grande forza la compassione ricevuta e con la quale condivide l’emozione per l’amore che Cristo ha avuto per lui (per noi in qualche momento della sua/nostra vita e, forse, anche in questo momento e della quale, a volte, nemmeno ci accorgiamo). La preghiera ci ha molto colpito e, letta nel contesto del vangelo di questa mattina Luca 10, 25-37 (la parabola del samaritano), ci aiuta a rispondere alla domanda: “Chi è il prossimo?”.

Franca e Vincenzo, osb-cam

TU HAI AVUTO COMPASSIONE DI ME
(Nerses Snorhali, padre della chiesa armena)

“Mentre percorrevo le strade del mondo
sono caduto nelle mani dei briganti.

Mi hanno spogliato della luce
mi hanno strappato l’innocenza:
le piaghe dei miei peccati bruciano
le mie colpe mi opprimono.

Molti sono passati accanto a me
e sono andati oltre:
hanno visto le mie ferite
ma non mi hanno curato.

Ma tu, Signore Gesù
tu che sei stato chiamato ‘samaritano’ (cf. Gv 8,48)
tu passando accanto mi hai guardato
e hai avuto compassione di me.

Ti prego, mio Signore:
versa sulle mie ferite olio e vino
versa l’olio dell’unzione, lo Spirito santo
donami la coppa del vino della Nuova Alleanza.

Portami con te sulla cavalcatura della croce
conducimi all’albergo, la tua chiesa
dona la parola dell’Antico e del Nuovo Testamento
e io sarò guarito e vivrò!

Tu sei stato accanto a me, Signore
ti sei fatto mio prossimo:
fa che io sappia farmi prossimo all’altro
e sappia aver compassione di chi è nel bisogno”.

Aquila e Priscilla