Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12,35-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Parola del Signore.
Il filo conduttore di questo passo evangelico è il “Servizio”. Servire, infatti, è il segno distintivo di Gesù e quello di ogni suo autentico seguace. Ma perchè Gesù chiede di essere pronti “con le vesti strette ai fianchi”? In effetti l’abito abituale ai suoi tempi era una tunica lunga che era scomoda per lavorare o camminare, quindi, per “Servire” era necessario stringere le vesti per rendere i movimenti più agevoli. E perchè “le lampade accese”? Probabilmente è un richiamo alla tenda che nell’Esodo ci racconta della presenza di Gesù in una lampada che doveva restare sempre accesa. Insomma “veste stretta ai fianchi” e “lampada accesa” sono i segni distintivi del cristiano che “Serve”. E il modello di colui che “Serve” è proprio Gesù che capovolge l’idea del “padrone”. Per prima cosa, Egli non apre la porta d’autorità ma “bussa”. È un segno di grande e profondo rispetto. In secondo luogo, (e qui sta la rivoluzione cristiana), Gesù proclama “beati” quei servi che al suo ritorno (di notte o all’ alba) troverà ancora svegli perchè Egli “si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Ricordiamoci che Gesù nell’ultima cena dirà: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”.
Buon giornata
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️