Sono venuto a chiamare i peccatori

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,13-17

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore.

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Allora è vero! Si, è proprio vero. Gesù lo dice chiaramente: “io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Ed è così che Ascoltando con il cuore queste parole ci siamo sentiti sollevati, leggeri, protetti e l’emozione ci ha fatto ricordare una canzone di qualche anno fa ma molto emozionante: Su ali d’aquila. “Su ali d’aquila”, infatti, significa essere sollevati, protetti e guidati da Dio con amore e tenerezza, come nell’Esodo, simboleggiando liberazione, elevazione spirituale, forza e protezione divina, spesso richiamando l’idea che Dio precede e protegge il suo popolo, a volte anche a costo di “subire” per loro, come nel detto “l’aquila porta i figli sulle ali per proteggerli dalle frecce, e così ha fatto Dio con Israele”.  E così fa con ogni uomo, con ogni donna, con ogni bambino e con ogni bambina, con ogni vecchio e con ogni vecchietta. E allora? Allora oggi facciamoci trasportare nel cielo e voliamo alto dove lo sguardo incontra finalmente l’infinito. Sentiamoci liberi, semplici, protetti, leggeri e lasciamo che a volare siano anche i nostri pensieri senza mettere freno alle emozioni. Bello, bellissimo…

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

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