Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,8-15
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino a oggi.
Parola del Signore
Immagina un’alba che non ha nulla di ordinario. Non è solo il sole che sorge, è il confine tra il visibile e l’invisibile che si fa sottile, quasi trasparente. Nel brano di Matteo (28,8-15), ci troviamo in quel limbo sospeso tra il “timore e la gioia grande”: un sentimento misto, simile a quando ci si sveglia da un sogno bellissimo e si ha paura di aprire gli occhi per non farlo svanire, eppure si sente il cuore battere con una forza nuova.
Le donne corrono. I loro piedi sollevano la polvere di una terra che sembrava aver inghiottito ogni speranza, e invece, all’improvviso, l’incontro. Gesù è lì. Non è un fantasma, non è un ricordo sbiadito; è una presenza che chiede di essere toccata, adorata. Ma è nelle sue parole che il sogno si fa promessa e orizzonte:
L’appuntamento dell’anima
“… là mi vedranno.”
Questa frase non è solo un’indicazione geografica. La Galilea è il luogo degli inizi, dove tutto era cominciato tra reti da pesca e sguardi di stupore. Dire “andate in Galilea” significa invitare a tornare al primo amore, ma con occhi nuovi.
- La Galilea come spazio del quotidiano: Gesù non dà appuntamento nel Tempio solenne o in un luogo astratto tra le nuvole. Promette di farsi trovare là dove la vita accade, tra le fatiche di tutti i giorni e le strade polverose della nostra esistenza.
- La visione come promessa: Quel “mi vedranno” ha il sapore di un risveglio collettivo. È la fine del buio, la certezza che la morte non ha l’ultima parola e che la Bellezza ha un volto che ci aspetta, poco più avanti sulla strada.
Il contrasto del silenzio
Mentre le donne corrono portando la luce di questa visione, il mondo “dei palazzi” cerca di soffocare il sogno. Le guardie, i soldi, la menzogna: è il tentativo maldestro della realtà cinica di spiegare l’inspiegabile. Ma il sogno di Dio è più resistente della corruzione umana.
Mentre il buio cerca di comprare il silenzio, il profumo della risurrezione viaggia già verso la Galilea.
Una piccola sosta riflessiva
In questa Pasqua che profuma di futuro, quella frase risuona come un sussurro per ognuno di noi: non cercare l’Assoluto lontano da te. Torna alla tua “Galilea” — a ciò che ami, alle tue radici, alla semplicità dei tuoi gesti — perché è esattamente lì, nel cuore della tua vita normale, che Lui ha preparato l’incontro. Non è un’illusione notturna, ma la realtà più vera: Lui ci precede sempre, cammina un passo avanti a noi, aspettando solo il momento in cui i nostri occhi si alzeranno per dire: “Sì, eccoti”.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️