Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,1-8
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Parola del Signore.
Immagina una notte sospesa, dove il silenzio di Gerusalemme si fa denso e il buio sembra quasi voler proteggere i dubbi di un uomo che cerca. Nicodemo avanza tra le ombre, portando con sé il peso di una sapienza che sente improvvisamente stretta, insufficiente a contenere il mistero. Davanti a lui, una voce non offre definizioni, ma orizzonti: parla di una rinascita che non passa per la carne, ma per il soffio leggero e indomabile dello Spirito.
È qui che la riflessione si fa rarefatta e sognante, toccando il cuore del brano:
«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
In queste parole c’è il profumo della libertà assoluta. Lo Spirito non si lascia recintare dai nostri schemi, non abita le rassicuranti geometrie della nostra logica. È come quella brezza improvvisa che ti accarezza il volto in un pomeriggio d’estate: non puoi afferrarla, non puoi chiuderla in una stanza, puoi solo lasciarti spettinare.
Rinascere dall’alto significa smettere di essere polvere statica per diventare vela. È accettare di non avere sempre la rotta tracciata, confidando nel fatto che quel soffio divino conosce direzioni che i nostri occhi non sanno ancora vedere. Siamo chiamati a essere come il vento: leggeri, imprevedibili, portatori di una melodia che non appartiene a noi, ma che risuona attraverso di noi. In questa notte di Nicodemo, impariamo che la vera vita inizia quando smettiamo di chiedere “come?” e iniziamo semplicemente a respirare l’Infinito.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️