Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 17, 1-11aa
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni e’ssere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Parola di Dio
Viviamo in un’epoca sospesa tra la poesia del passato e un futuro che accelera a ritmi vertiginosi. Di giorno camminiamo tra le piazze storiche, immersi in un quotidiano sempre più complesso e complicato e siamo chiamati a superare sfide prima non immaginabili, eppure basta un soffio di vento per ricordarci la bellezza fragile del nostro pianeta. Sognare oggi non significa fuggire dalla realtà dei telegiornali o dalle risonanze dell’intelligenza artificiale che riscrive il nostro quotidiano, ma trovare un punto di equilibrio nel caos. C’è una strana magia nel vedere l’umanità che dibatte di algoritmi e viaggi su Marte, mentre sotto lo stesso cielo un poeta anonimo stringe ancora un libro di carta in metropolitana. Forse il vero sogno contemporaneo è proprio questo: non perdere la nostra capacità di stupirci, di cercare la bellezza nelle crepe di un mondo iperconnesso ma spesso distratto. Le luci delle città brillano come costellazioni terrestri, e in questo intreccio continuiamo a cercare il nostro senso profondo, sospesi su un filo di speranza che nessuna crisi globale potrà mai spezzare, finché avremo la forza di guardare verso l’alto e continuare a chiamare: “Padre … “.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️