Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 5, 13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore
Immagina di svegliarti una mattina e scoprire che la tua anima ha il sapore del mare e la brillantezza di una stella nascente. Le parole di Matteo non sono un semplice dovere, ma un invito a danzare sulla cresta del mondo, portando quel pizzico di sapidità che accende i giorni spenti e guarisce le ferite dell’anima. Siamo invitati ad essere sale, dice il sussurro divino, una polvere magica capace di preservare la bellezza dal logorio del tempo e di dare un senso profondo anche alle pieghe più grigie del quotidiano. E poi, improvvisamente, lo sguardo si poggia su una lucerna che non vuole e non può restare nascosta sotto il moggio dei nostri timori quotidiani. Siamo anche spinti a diventare fari che squarciano il buio, capaci di orientare i naviganti smarriti nella notte e di riscaldare i cuori infreddoliti dall’indifferenza. La nostra luce non deve essere un vanto solitario, ma un riflesso d’infinito che sale verso il cielo, una melodia luminosa che danza sui tetti del mondo per raccontare che la notte non ha l’ultima parola. Guardando quelle opere buone, che brillano come lucciole in una notte d’estate, chiunque cammini sulla terra alzerà gli occhi, grato, per lodare quel Padre invisibile che ha dipinto di eterno la nostra fragile, splendida umanità.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️