La Giustizia che va oltre!

Dal Vangelo secondo Matteo 5, 5-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Parola del Signore

Leggendo queste pagine del Vangelo di Matteo, si ha l’impressione di aprire una finestra segreta su un mondo capovolto, dove la logica del cuore sostituisce finalmente la dura legge della terra. Gesù parla sul monte e le sue parole volano leggere come polline nel vento, accarezzando i passi dei miti, di coloro che non gridano, che non calpestano, e che proprio per questo erediteranno il mondo profumato di domani. È un invito a guardare oltre la nebbia del presente, dove la sete di giustizia non è un tormento, ma una promessa di sorgenti limpide che estingueranno ogni ferita. Poi la melodia del discorso scende nei sentieri più riposti dell’anima, là dove nascono i pensieri e si annidano le vecchie ombre dei rancori umani. Gesù non chiede solo di non uccidere, ma suggerisce il sogno più audace: disarmare lo sguardo, ripulire le parole dai veleni sottili dell’ira, fino a riscoprire ogni uomo come un fratello da abbracciare prima del tramonto. È la visione di una terra riconciliata, un invito a lasciare l’offerta sull’altare per correre a stringere una mano tesa, trasformando la vita quotidiana in una liturgia di pace. In questo sussurro antico e sempre nuovo, la giustizia si veste di misericordia e il perdono diventa l’unica vera chiave per spalancare le porte del cielo.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesyb

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