Dal Vangelo secondo Matteo 9, 14-17
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
Parola del Signore
C’è un profumo di festa che precede i passi del Maestro, un’eco di calici colmi e danze stese sotto il cielo di Galilea. Come possono gli invitati vestirsi di sacco e piangere nel buio, se il mattino stesso cammina al loro fianco? La terra intera sembra trattenere il respiro, cullata dal ritmo di una promessa antica che ora ha il volto dello Sposo: finché Egli è qui, ogni digiuno si scioglie in un banchetto di luce. Non c’è spazio per la polvere del rimpianto sui vestiti delle nozze, né per il vecchio lamento di otri ormai consunti dal tempo. Le sue parole cadono come vino nuovo, ardente e vivo, troppo impetuoso per le vecchie abitudini del cuore che pretenderebbero di trattenerlo senza cambiare. Bisogna farsi culla nuova, spazio vergine e spalancato, per accogliere questo mistero che sposta i confini del pianto e trasforma l’attesa in un presente capovolto d’amore. È il tempo della gioia che non chiede permesso, un risveglio dorato in cui l’anima scopre che il senso del viaggio non è la rinuncia, ma l’abbraccio infinito con la vita che le cammina accanto.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️