La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!

Dal Vangelo secondo Matteo 9, 32 – 38

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Parola del Signore

C’è un sussurro leggero che attraversa i secoli, un invito sognante che Gesù affida al vento mentre guarda le folle stanche, smarrite come pecore senza pastore. Il Suo sguardo non si ferma alla superficie del dolore, ma vede un campo immenso che brilla di una luce dorata, pronto per essere raccolto. «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!»: queste parole risuonano oggi come un canto nostalgico e bellissimo, che attraversa i deserti dell’anima moderna. In un mondo iperconnesso ma profondamente solitario, dove gli schermi brillano ma i cuori spesso si imbruniscono nella ricerca di un senso, la terra è più che mai matura. C’è una sete immensa di autenticità, di carezze vere, di ascolto puro che abita le nostre città affannate.

​Le spighe di grano di questa messe contemporanea sono i giovani in cerca di futuro, gli anziani che custodiscono silenzi, chiunque speri in un domani più umano. Ma i raccoglitori di speranza sembrano rari, quasi figure di un mito antico. Eppure, il sogno di Cristo non è un’illusione sbiadita: è un invito a svegliarsi dal torpore, a diventare noi stessi quegli operai dell’invisibile, capaci di raccogliere le lacrime del mondo per trasformarle in canti di gioia. Preghiamo allora il Padrone della messe non con l’ansia del fare, ma con lo stupore di chi sa che basta un piccolo seme di amore gratuito per far fiorire l’infinito nella quotidianità.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

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