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La Chiesa e’ il popolo di Dio riunito attorno alla mensa

Che cosa vuol dire essere “Popolo di Dio”?

Cominciamo con il dire che  la Chiesa siamo tutti noi insieme riuniti nel nome di Gesù Cristo. Un popolo di battezzati che fa dell’amore la sua unica legge e che amando porta speranza e salvezza per costruire qui è adesso il Regno di Dio. Questo e non altro ci ha detto il Concilio Vaticano II. Se qualcuno vi dirà o farà capire che nella Chiesa c’è chi comanda e chi ubbidisce dice cose non vere. Nella Chiesa c’è la partecipazione di tutti alla costruzione del Regno secondo la legge dell’amore e chi ama e ama davvero non comanda ma ama appunto. Ogni mancanza d’amore è  un tradimento del Signore e della sua unica e vera Legge (“Vi do un comandamento nuovo che vi amiate gli uni gli altri come vi ho amato io … – cioè fino alla morte e alla morte di croce-). Chi esercita il suo servizio in modo autoritario tradisce il Vangelo, tradisce Cristo; chi impedisce all’altro di svolgere il suo servizio è un traditore di Cristo e della legge dell’amore; chi crede di essere migliore dell’altro abusa del suo stato e offende il Signore. Si potrebbe continuare ma lasciamo la parola a papa Francesco e rileggiamo cosa dice Lui a questo proposito.

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E fu cosi che prete e pololo di Dio si guardarono …

Il Concilio fu davvero una grande svolta. Con la Costituzione sulla liturgia i fedeli non furono più considerato spettatori ma divennero soggetti attivi. Si cominciò a pregare in modo nuovo e a vivere la stessa fede in modo nuovo … Le discussioni furono aspre ma alla fine si decise l’uso delle lingue nazionali. La Sacrosanctum Concilium fu approvata con soli quattro voti contrari.

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La grande svolta. Si torna alle origini.

Con il Concilio Vaticano II ed in particolare con la Lumen gentium, la Chiesa cambiava la sua immagine e ritornava alle origini. Si riscopriva che la Chiesa prima che sull’autorità era fondata sulla comunione fra tutti i membri del popolo di Dio. Era una grande novità, una vera svolta che coinvolgeva il modo di vivere la comunità, il modo di pregare, di santificare, di evangelizzare. Il Concilio rivoluzionava la concezione di libertà religiosa, i rapporti con le altre Chiese cristiane, con le religioni non cristiane, soprattutto con l’ebraismo e portava ad un radicale cambio di mentalità. La Chiesa iniziava cosi un grande processo di conversione.

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Il discorso alla luna

La sera dell’apertura del Concilio Giovanni XXIII ha davanti una  piazza San Pietro stracolma di persone. Non aveva intenzione di parlare ma davanti alle luci delle fiaccole che davano una vista ancora più suggestiva della piazza decise di parlare e pronunciò quel grandioso discorso alla luna che ancora oggi emoziona e commuove.

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Lo zelo del monaco

Con ragione il capitolo 72 e` stato considerato sempre come una delle pagine piu` preziose della Regola. E` certamente il capitolo piu` soave del codice monastico, sintesi del suo contenuto, compendio della perfezione monastica. Chiudendo la Regola San Benedetto non sa meglio sintetizzare il suo insegnamento se non nella parola con cui Gesu` compendia e corona la sua dottrina: la CARITA`.

Questo capitolo e` stato chiamato il “testamento spirituale” di S.Benedetto. Si presenta in effetti con le caratteristiche di un capitolo conclusivo: esortazione, sentenze spirituali, frase finale in forma di augurio e di preghiera; vermanete appare chiaro che ci troviamo di fronte alle “ultime parole” <ultima verba> del Santo Padre.

Le ultime frasi che uscirono dalla penna di San Benedetto possiamo ritenerle queste sullo “zelo buono“. E` stato scritto: “La cosa piu` importante di questo capitolo e` il fatto di offrire la prospettiva in cui si deve leggere la Regola. Appare come San Benedetto , dopo essere vissuto per lungo tempo con i suoi monaci in una vita di preghiera e di osservanze monastiche, sia giunto a questa convinzione: la dimensione della carita`, lo zelo buono; che ne e` il segno e il risultato, e` la cosa piu` importante per il monaco” (J.E.Bamberger).

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Le obbedienze impossibili

  1. Anche se a un monaco viene imposta un’obbedienza molto gravosa, o addirittura impossibile a eseguirsi, il comando del superiore dev’essere accolto da lui con assoluta sottomissione e soprannaturale obbedienza.
  2. Ma se proprio si accorgesse che si tratta di un carico, il cui peso è decisamente superiore alle sue forze, esponga al superiore i motivi della sua impossibilità con molta calma e senso di opportunità,
  3. senza assumere un atteggiamento arrogante, riluttante o contestatore.
  4. Se poi, dopo questa schietta e umile dichiarazione, l’abate restasse fermo nella sua convinzione, insistendo nel comando, il monaco sia pur certo che per lui è bene così
  5. e obbedisca per amore di Dio, confidando nel Suo aiuto.

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Il priore del monastero

L’organizzazione del cenobio prevista da San Benedetto e` quella di tipo pacomiano con i decani: in seguito San Benedetto si sara` dovuto adattare alla tradizione forse piu` corrente nell’ambiente italiano; ma e` chiaro che lo fa di malavoglia, costretto dalle circostanze e scrive questa pagina che irrompe nella Regola violenta e inaspettata, subito dopo il c.64 sull’elezione dell’abate, cosi` carico di umanita` e di delicatezza. La comunita` e` gia` stata organizzata in decanie; il nome stesso di preposito appare solo di sfuggita in 21,7 – che e` chiaramente un’aggiunta – e in 62,7 (anche qui pare un’aggiunta). Invece ora dedica al preposito un capitolo intero abbastanza lungo.

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