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C’è bisogno di Pace!!! ❤️

Cari amici, la Pasqua bussa alle nostre porte come un raggio di sole che illumina i vicoli del borgo (di ogni borgo) portando con sé il profumo della terra che si risveglia e la dolcezza di una promessa finalmente compiuta.
Oggi siamo chiamati a guardare il mondo (in fiamme a causa della esplosione di guerre a pezzi) con gli occhi di chi compone un presepe: con pazienza, cura e il desiderio profondo di veder sbocciare la vita in ogni angolo, anche in quelli più nascosti e silenziosi del nostro quotidiano.
​Lasciamo che il passato resti un solco fertile in cui abbiamo seminato, senza che diventi un peso, ma piuttosto la linfa che alimenta la nostra serenità presente.
In questa festa di luce, il nostro augurio è che ognuno possa riscoprire la bellezza della libertà autentica, quella che non alza muri ma spalanca finestre sul bene comune.
Sogniamo una comunità che sappia farsi unità, dove ogni parola detta sia un mattone per costruire ponti e ogni gesto un abbraccio che ricuce le distanze.
​Restiamo fuori da ciò che divide; cerchiamo invece ciò che ci rende fratelli, custodendo le nostre radici e i racconti che ci rendono orgogliosi di questa terra.
Che la Risurrezione non sia solo un istante, ma il respiro costante dei nostri giorni, un’armonia che trasforma ogni incontro in un’occasione di gioia e di rispetto.
A ciascuno di voi, alle vostre famiglie e ai cuori che cercano pace, giunga l’augurio più sincero per una Pasqua sognante, luminosa e profondamente unita.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

«Andò, si lavò e tornò che ci vedeva»

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 9,1.6-9.13-17.34-38

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

È un gesto quasi scandalo quello di Gesù: un Dio che si china, che raccoglie la polvere e la impasta con il proprio fiato, con la propria linfa. C’è una sacralità carnale in quel fango, un’eco lontana della Genesi, come se il Creatore volesse ripassare le dita su una scultura rimasta incompiuta, o forse ferita dal buio. Non usa parole altisonanti, non invoca fulmini; sceglie l’umiltà della terra, il calore della saliva, il tocco ruvido di una carezza che inizialmente sembra sporcare, appesantire, accecare ancora di più.

​​Il cieco si ritrova addosso il peso di quell’impasto, una promessa umida che preme sulle palpebre chiuse. E poi, quell’invito a camminare: «Va’ a lavarti». È qui che inizia il sogno del movimento, il passaggio dal buio statico alla ricerca dell’acqua. Sìloe non è solo una vasca, è una destinazione dello spirito; è il luogo dove il “fango” del limite umano incontra l’acqua dell’“Inviato”. Immagino il cieco che cammina a tentoni, sentendo il fresco del fango che si asciuga al sole, un paradosso di speranza che brucia sulla pelle.

​E, infine, il miracolo del ritorno. Non è solo un uomo che riacquista la vista, è un uomo che “torna che ci vedeva”, un uomo nuovo che cammina in una luce che prima poteva solo immaginare. Il mondo, per lui, smette di essere un rumore o un odore per diventare colore, profondità, orizzonte. In quel lavacro, non è scivolata via solo la terra, ma il velo che separava la sua anima dalla bellezza del creato. Resta la meraviglia di una luce che non ferisce, ma che accoglie, facendogli scoprire che il fango di Dio è, in realtà, la materia di cui sono fatti i sogni che diventano realtà.

Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia

«Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 4,5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». 

Parola del Signore.

C’è un’ironia dolcissima in questo incontro, una danza tra l’infinito che si fa piccolo e l’umano che prova a misurare l’eterno con il metro di un secchio. Immaginiamo la scena: il sole a picco, il silenzio della controra e quel pozzo che divide due sete opposte. Da una parte Gesù, che nasconde l’oceano dietro labbra arse dal desiderio di un contatto; dall’altra la Samaritana, che ha imparato a fidarsi solo di ciò che può toccare, pesare e sollevare con la forza delle braccia.

​Il contrasto è tutto qui: nella profondità del pozzo contro la vastità del dono.

​La donna ragiona con la logica della terra. Guarda le mani vuote di quell’uomo e pensa: “Non hai un secchio”. È la nostra stessa obiezione quotidiana. Spesso diciamo alla vita che non può sorprenderci perché non vediamo gli strumenti, perché le circostanze sono troppo scoscese o perché il nostro “pozzo” interiore è così buio che nessuna corda sembra abbastanza lunga per attingere sollievo. Ci siamo abituati a pensare che la grazia debba seguire le leggi della fisica, dimenticando che chi ha creato l’acqua non ha bisogno di recipienti per offrirla. L’acqua che non scava, ma zampilla.

​L’“acqua viva” di cui parla Gesù non è un liquido che si raccoglie con fatica, ma un flusso che abita chi lo riceve. È un’inversione di gravità spirituale: non siamo più noi a dover scendere nell’abisso della nostra stanchezza per risalire con qualche goccia di speranza; è la sorgente stessa che sale verso di noi.

​Quell’incontro trasforma il pozzo di Giacobbe in uno specchio. La Samaritana non vede più solo la profondità della sua fatica, ma inizia a scorgere, nel riflesso di quell’uomo senza secchio, la possibilità di una pienezza che non dipende dal braccio, ma dal cuore. È l’invito a smettere di misurare Dio con la nostra povertà di mezzi e a lasciarci allagare da una presenza che è, essa stessa, il dono.

Franca e Vincenzo Testa, oblati camaldolesi ❤️

La riflessione come tutte le domeniche è pubblicato anche sul sito diocesano https://www.facebook.com/share/p/1CPkUM1NLg/

Francesco “alter Christus”

Non solo ossa!!!
Oltre questo segno fragile, oltre le parole, oltre noi stessi c’è la Fede … Da volontario ho visto persone piangere, inginocchiarsi, chiedere perdono, … ho visto malati piccoli e grandi vere icone della sofferenza che con la grazia di fili d’erba nella bufera si sono piegati e implorato, hanno chiesto senza una parola ma con gli occhi illuminati e illuminanti si sono offerti, loro stessi, come “segno”.
Qui, ad Assisi in questi giorni, c’è il mondo intero. Francesco chiama tutti da ogni parte, il “suo volto” ora scarnito e consumato dal tempo (solo fragili ossa) dopo 800 anni è tornato ed è stato riconsegnato a questo tempo per un periodo corto ( appena un mese, un solo mese) … È un evento straordinario che attrae. Francesco, uomo piccolo e gracile vissuto nella semplicità e nella sobrietà continua ad indicare la Via ad un mondo che sembra averla smarrita.

San Francesco d’Assisi è definito alter Christus (un altro Cristo) per la sua straordinaria conformazione alla vita, alle sofferenze e all’amore di Gesù, culminata con l’impressione delle stimmate. Icona vivente del Vangelo, Francesco ha incarnato la povertà, la fraternità e la croce, rendendosi immagine terrena del Maestro.

Vincenzo da Assisi ✨

PS Nei prossimi giorni continuerò a raccontare qualcosa condividendo storie, immagini e impressioni.

«Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato»

Nella solitudine del deserto, mentre viveva l’esperienza della relazione profonda con il Padre, Gesù viene tentato. Il demonio gli propose il successo, il denaro e il potere e a ogni tentazione Gesù rispose rifiutando e scegliendo la via dell’umiltà. Digiunò, dice Matteo, per quaranta giorni e quaranta notti. In questo contesto di debolezza, il Maligno si insinua e si presenta a Gesù per suggerirgli di trasformare le pietre in pane. Gesù rifiuta la tentazione del demonio per affidarsi alla volontà di Dio. Poi il Maligno prova ancora una seconda volta. Anche stavolta Gesù rifiuta di seguire il demonio. Non pago, il Maligno fa un altro tentativo e gli propone il potere sul mondo se lo avesse adorato. Gesù rinuncia ad ogni potere terreno e rinnova la fedeltà al Padre.

Quante volte, invece, il denaro, il successo e il potere sono per gli uomini tentazioni accolte. Il desiderio di ricchezza da accumulare è la molla che spinge a compiere azioni fraudolente. L’aspirazione al successo è, allo stesso modo, la molla che suggerisce di porre in essere azioni di esaltazione personale o che inducono a mettersi in mostra per ottenere l’ammirazione degli altri. E, infine, la ricerca del potere determina comportamenti di prevaricazione o di denigrazione degli altri per il solo desiderio di comandare e sentirsi grandi e riveriti.

Gesù ci indica una strada diversa. La via dell’umiltà, della povertà, dell’essenzialità e della sobrietà. Allo stesso tempo chiama, da un lato, a fidarci e affidarci alla volontà del Padre e, dell’altra, a opporci alle “sirene” dei potenti, ma anche a perseguire il bene opponendoci con coraggio, forza e determinazione a chi ha venduto la sua vita al Maligno. Questi sono coloro che ogni giorno, cercano con tutti i mezzi leciti e, a volte, anche illeciti la ricchezza, il potere e il successo a danno degli altri determinando situazioni di sudditanza e/o conflitto che distruggono la pace.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Guardatevi dal lievito dei farisei

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Parola del Signore.

Ascolta e/o leggi la riflessione

Gesù oggi ci richiama ad essere Veri. Ci invita a non essere ipocriti; a non praticare una religiosità esteriore; ad obbedire alla coscienza che vive in una Fede radicale. È questa vita che da senso alla vita. I farisei e gli scribi del nostro tempo, invece, ci allontanano da Cristo. Ma cos’è il “Lievito dei Farisei”?

I Farisei di ieri e di oggi sono coloro che fanno opere per essere visti dagli altri, cercano i primi posti e si ergono a maestri cercando di condizionare la vita degli altri. Cercano di imporsi con la menzogna e la finzione.

I peggiori cercano anche di ricattare in maniera subdola esercitando il loro potere. I farisei di ieri e di oggi erano e sono attenti alle forme, disprezzano e deridono gli altri. Questo atteggiamento, ci avverte Gesù, può inquinare e corrompere la Fede.

Nel Vangelo di oggi emerge l’incomprensione dei discepoli che, sbagliando, credono che Gesù stia parlando del pane materiale che avevano dimenticato.

E il Lievito di Erode? Il lievito di Erode è, appunto, il potere mondano, quello dei potenti o che si credono tali; il compromesso e la ricerca di sicurezza di chi accumula denaro e, peggio ancora, lo fa rubando. Gesù rimprovera la mancanza di fede e la durezza di cuore, invitandoci a ricordare i miracoli della moltiplicazione dei pani, simbolo della grazia divina che supera le logiche umane.

In sintesi, il lievito dei farisei è la tentazione di una fede formale e poco autentica. Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Fa udire i sordi e fa parlare i muti!

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.

La guarigione è il gesto che apre il cuore e la mente all’ascolto della Parola di Dio e dona la capacità di proclamarla.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Guarì molti

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, andò subito nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

Puoi Ascoltare o leggere la meditazione

L’indole di Gesù è sempre quella di preferire il bene dell’uomo alla Legge. In questo inizio di predicazione ne abbiamo già due esempi. Nella sinagoga di sabato, infatti, aveva liberato un uomo da uno spirito impuro cioè lo aveva liberato dal suo modo di pensare fondato sul rispetto della Legge per la Legge mostrando che, invece, si fa la volontà di Dio Amando. Il secondo esempio avviene a casa di Simone dove la trasgressione della Legge è addirittura doppia: prima di tutto si avvicina ad una donna ammalata e questo era proibito perchè, secondo la Legge chi si avvicina ad una donna (considerata una nullitá) assume su di se la stessa impurità; la seconda trasgressione è che la guarisce di sabato e anche questa azione è proibita di sabato. Insomma Gesù preferisce Amare più che rispettare formalmente le Leggi. Egli sconvolge gli schemi imposti dalle forme del passato e offre strade nuove per condividere l’Amore di Dio. Infine rifiuta il potere e il successo e quando intuisce che tutti lo vogliono e lo cercano Lui lascia Cafarnao per andare altrove e i suoi discepoli lo ritroveranno in un luogo deserto in preghiera. È così che Gesù ci da l’esempio e ci invita a seguirlo nel quotidiano sfuggendo alle tre tentazioni più subdole di cui si serve il demonio per trasformare la vita in un inferno: denaro, successo e potere.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Lo Spirito di Dio su Gesù

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,13-17

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

I cieli chiusi dal male sono costretti a squarciarsi perché lo Spirito possa ridare forza all’umanità. Giovanni vede Gesù in fila tra i peccatori e questo non può essere perché Lui è la strada nuova che apre alla libertà. L’egoismo, l’indifferenza, il male, il potere che prevarica, i potenti che ne abusano sono costretti a fare un passo indietro perché l’amore è più forte della morte, l’amore è più grande di ogni dolore, l’amore è più contagioso di ogni male.

Gesù, l’amato, anche se offeso, rifiutato e tradito si fiderà e affiderà al Padre e di questo ci darà l’esempio. Lo Spirito gli darà la forza e il coraggio della testimonianza. Dal luogo dal quale Mosè aveva condotto il popolo dopo averlo guidato nell’esodo, Gesù lo riprende per liberarlo definitivamente da ogni forma di schiavitù. È Lui che offre la nuova ed eterna alleanza che libera per sempre l’Umanità dal giogo del maligno.

Gesù, però, non vuole fare tutto da solo e chiede a ciascuno di noi di collaborare a mostrare il Regno di Dio. È una corresponsabilità che richiede disponibilità a servire e a portare pace e speranza nel nostro quotidiano. È nella vita ordinaria, infatti, che Gesù chiede a noi di essere suoi testimoni credibili per medicare, curare e risanare le ferite dei fratelli. Ci chiede, però, non di sostituirci ma di farci compagni di viaggio di tutti ed in tutti i luoghi nei quali viviamo. Per questo, con il battesimo abbiamo ricevuto anche in dono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per portare la Parola e la vita nel nostro tempo e nei nostri luoghi.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Se vuoi puoi ascoltare la meditazione clicca o scarica il link qui sotto

Pubblicato anche sul sito dell’Arcidiocesi di Gaeta