Tutti gli articoli di eremo

La porta stretta

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7, 6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Parola del Signore.

Trave e pagliuzza

Né Gesù né gli apostoli hanno cercato d’abolire i tribunali. Il loro appello riguarda la vita quotidiana. Se i discepoli di Gesù scelgono d’amare, continuano tuttavia a commettere errori dalle conseguenze più o meno gravi. La reazione spontanea è allora di giudicare colui che – per sua negligenza, le sue debolezze o dimenticanze – causa dei torti o fallimenti.

Gesù, conosce il cuore umano. A volte anche noi possiamo cercare gli errori degli altri per esaltare le nostre qualità e gonfiare il nostro amor proprio e, peggio, credere che noi valiamo più degli altri. Altre volte si è severi con gli altri per nascondere le nostre insicurezze e la paura di essere giudicati.

Stiamo attenti, quindi: chi giudica il suo prossimo si eleva a maestro, e usurpa, di fatto, il posto di Dio. Ma non possiamo neanche essere ciechi e/o sordi. Dobbiamo, invece, camminare in un equilibrio complicato e vigilare costantemente sul nostro cuore sapendo che il nostro impegno è quello di “servire” gli altri.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Parola del Signore.

Perché avete paura?

Siamo naviganti e ci è chiesto di guidare la nostra barca da una riva all’altra. Quando tocchiamo terra siamo tentati di restare fermi in qualche luogo sicuro e protetto. Ma la vita, invece, ci spinge a proseguire il viaggio e a rischiare. A volte incontriamo la tempesta ed è in questi momenti che siamo messi alla prova. È in queste situazioni di precarietà che una folla di domande bussa alla porta e ci chiediamo perché stiamo rischiando. Sappiamo però che non possiamo fare diversamente e che la vita, tutta la vita, è un viaggio nel quale non possiamo non accettare di attraversare il mare e di affrontare la tempesta. All’imbarco siamo anche chiamati a condividere il viaggio con l’equipaggio e altri compagni di avventura. Alcuni ci aiuteranno altri, magari stanchi e delusi, o impegnati nei loro affari e interessi, non ci saranno di aiuto o, peggio, potrebbero restare addirittura indifferenti. Ma noi sappiamo bene che non possiamo evitare di viaggiare affrontando la realtà.

Siamo chiamati a resistere e a lottare con il coraggio e la fiducia in Gesù che di certo ci accompagna e ci mostra che se si è stanchi nonostante il pericolo ci si può e deve riposare. È in queste circostanze che scopriamo quale è l’immagine che abbiamo di Dio. Magari vogliamo un Dio sempre presente, pronto a soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri e non accettiamo un Dio che è stanco e dorme. Sono questi i momenti nei quali siamo chiamati a raccogliere le nostre forze e inventarci qualcosa per evitare che l’acqua possa affondare la barca. Siamo chiamati ad agire anche nella tempesta per battere il male e trovare una via.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Marco
(Mc 4, 35-41)
 
In quel tempo, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
 
Parola del Signore.

Non PREOCCUPATEVI del domani

Oggi è San Romualdo, fondatore dei camaldolesi che con la sua “Piccola regola” continua ad ispirare i pensieri e le parole di tante persone. Anche il nostro piccolo Eremo di famiglia camaldolese trova in lui il punto di riferimento.

Romulado ha lasciato una “Piccola Regola” semplice ma profonda, che può aiutarci nella nostra vita di preghiera e portare alla pace interiore:

1 Siedi nella tua cella come in paradiso.

2 Scaccia dalla memoria il mondo intero e gettalo dietro le spalle.

3 Vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci.

4 Unica via, il salterio: non distaccartene mai. Se non puoi giungere a tutto, dato che sei venuto qui pieno di fervore novizio, cerca di cantare nello spirito e di comprendere nell’intelligenza ora un punto ora un altro; e quando leggendo comincerai a distrarti, non smettere, ma correggiti subito cercando di comprendere.

5 Poniti innanzitutto alla presenza di Dio in timore e tremore, come chi sta al cospetto dell’imperatore.

6 Annullati totalmente e siedi come un bambino contento solo della grazia di Dio e incapace, se non è la madre stessa a donargli il nutrimento, di sentire il sapore del cibo e anche di procurarsene

Insieme alla “Piccola regola” di San Romualdo vi uniamo, come ogni giorno, il vangelo di oggi che ci invita a vivere il nostro tempo con la fiducia e la speranza degli uccelli del cielo e i gigli del campo accogliendo con serenità i fatti della vita senza preoccuparci troppo di tante cose.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 6, 24-34

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?

Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore

Cuore e tesoro

«Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore», dice Gesù. Sarà molto interessante per ciascuno di noi rispondere a questa semplice domanda: Dov’è il nostro cuore, e quindi dov’è il nostro tesoro? Cosa cerchiamo davvero nella nostra vita; che cosa desideriamo e per che cosa ci diamo da fare?

Sono domande importanti per comprendere meglio noi stessi, per capire cosa ci rende tristi o felici e perché a volte siamo tristi e in altre felici. E cosa è la felicità?

Forse abbiamo bisogno davvero di capire meglio noi stessi e questa vita che abbiamo ricevuto in dono. Fermiamoci un attimo a pensare e facciamo della vita un inno alla felicità e alla gioia vivendo tutto, ma proprio tutto, cercando l’unico tesoro che non perde mai valore e che da senso alla nostra vita. Tutto ha un senso e tutto concorre in un modo misterioso a costruire la nostra felicità se il nostro cuore sta in Dio.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6, 19-23
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Parola del Signore

Padre nostro

Gesù ci insegna a pregare in maniera semplice, diretta, essenziale. Egli ci conferma che non saremo ascoltati a forza di parole. Il Padre nostro sa già di cosa abbiamo bisogno prima di ogni nostra richiesta. Ringraziamo il Padre che non ci abbandona mai e accogliamo l’invito a perdonare per essere perdonati.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6, 7-15
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore

Non siate iPOCRITI

Cosa sono, in questo tempo, per me elemosina, preghiera e carità? Come vivo queste tre indicazioni che il Signore mi offre?

Stiamo attenti perché è molto facile parlare o agisce con ipocrisia. È molto facile fingere di essere virtuodi, mostrare buone qualità e buoni sentimenti. A volte si è tentato di ostentare delle false devozioni o amicizia. Spesso si fa nascondono le proprie qualità negative, e i proprî sentimenti di avversione e di malanimo. Oggi guardiamoci dentro per evitare di essere ipocriti.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 6, 1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore

Amerai

Ancora una volta Gesù ci indica il modo di cambiare strada rispetto al passato, ci dice come cambiare vita e cambiare il mondo. Amare i nemici; pregare per chi ci perseguita. È questo il nuovo sentiero che traccia una strada nuova rispetto alla vecchia che proponeva l’odio per l’odio.

Gesù dopo le beatitudini, cuore della buona notizia, continua ad offrire indicazioni molto impegnative per la vita quotidiana per essere e vivere da veri figli di Dio.

Il Dio di Gesù Cristo non da secondo i meriti ma offre sole, acqua e cibo a tutti, sia ai giusti che agli ingiusti. Gesù, insomma, rinnova e approfondisce ancora di più la distanza dall’antica Alleanza e dagli insegnamenti dei sacerdoti e degli scribi che sono i difensori di un passato che vorrebbero continuare a rinnovare. Gesù cambia e ci invita a cambiare per vivere da uomini nuovi e per cambiare davvero questo mondo costruendo relazioni nuove. Il suo insegnamento era valido allora e lo è oggi ancora di più. Non lasciamoci sfuggire l’occasione di Amare e di farlo con cuore libero. Siamo sicuri che ogni giorno abbiamo l’occasione per mettere in pratica queste nuove ed esaltanti indicazioni di Gesù.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,43-48
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore

Non opporti al malvagio

Spezzare le catene del male e respingere ogni provocazione da qualunque parte giunca è uno dei frutti del cristiano che segue il Maestro. Non si tratta, come si potrebbe intendere ad una lettura superficiale del vangelo di oggi, di fare la parte del debole o di chi accetta supinamente ogni cosa. L’insegnamento di Gesù intende mostrare che questo mondo può cambiare e può cambiare in meglio garantendo libertà e partecipazione, carattere forte e risposte ragionate capaci di suscitare domande nuove da parte di chi persegue logiche antiche e violente.

Chi segue il Maestro, invece, saprà rispondere con gesti e parole nuove alle prepotenze e lo farà senza reagire con la stessa violenza ma con l’equilibrio di chi, forte delle proprie ragioni, replica con coraggio senza chinare il capo. La vita di Gesù è l’esempio che ci viene mostrato per conservare la pace e la dignità. Ad ogni discepolo spetta il compito di ascoltare la voce dello Spirito e rispondere al male con il bene, alle provocazioni con pazienza, alla violenza con la non violenza.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,38-42
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Parola del Signore

Un granello di senape

Tanti o pochi che siano stati o sono i piccoli semi gettati sul terreno germogliano, crescono e portano frutto. Come questo accade non lo sappiamo e non possiamo prevederlo e/o immaginarlo. A distanza però possiamo vedere come i semi piantati da Gesù (i suoi discepoli) nel tempo hanno iniziato a seminare a loro volta altri piccoli semi che nel tempo hanno fatto crescere la Chiesa.

Tutto è iniziato con un grande gesto d’amore di Gesù e tutto è proseguito con altrettanti gesti d’amore che, donne e uomini, nel quotidiano dei giorni, condividono con gli altri. Si tratta, anche in questo caso, di piccoli e/o piccolissimi gesti che rinnovano la foresta delle belle relazioni nella quale la Chiesa vive e che nel Regno di Dio sostengono la vita e la crescita del buono e del bello.

Sappiamo che il Re di questo Regno è Gesù e noi tutti siamo i membri chiamati a vivere in questo Regno offrendo gesti di accoglienza, di carità e di condivisione per dare profumo ai fiori e rendere l’aria che respiriamo nelle comunità nelle quali viviamo bella e fresca. Siamo contadini impegnati a seminare e curare germogli d’amore anche quando il tempo è agitato, il vento soffia forte e il cielo è coperto di nubi minacciose. Siamo chiamati a sfidare ogni avversità credendo e sperando sempre che il granello di senape possa attecchire e diventare un alberto capace di offrire riparo e protezione a chi è nel bisogno.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore