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Mostraci Signore il tuo volto

Scoprire il volto del Signore è un desiderio che ci appartiene e che, certamente, sollecita l’attenzione di ogni cristiano in cammino sulle strade e i sentieri del Regno di Dio.

Da domenica scorsa il giornalista di Avvenire Roberto Zanini ha iniziato a cercare tracce e segni che possono aiutarci a scoprire il volto del Signore.

La sua prima intervista è stato un colloquio con Grazia Ruotolo, nipote di don Duolindo, sacerdote napoletano e considerato uno dei grandi mistici del ‘900. Oggi, invece, il giornalista pubblica su Avvenire una seconda intervista sul tema. Al centro del colloquio troviamo Padre Cesare Falletti, Priore del monastero cistercense di Pra ‘d Mill.

Domenica prossima Zanini ci proporrà l’incontro con qualche altro testimone che potrà aiutarci a leggere il volto del Signore. È di grande interesse per noi e lo proponiamo anche a voi seguire questo itinerario che Avvenire ci permette di scoprire. È davvero un bel momento per fare comunione e sentirci uniti. Ne abbiamo, tutti, un grande bisogno.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Servitori

  DALLA CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO.

 O Dio, che hai chiamato san Bruno a servirti nel silenzio e nella solitudine, per la sua intercessione e il suo esempio donaci di conservare, nella dispersione della vita quotidiana, una continua unione con te. Per il nostro Signore Gesù …  

Dove sei?

Cercare, cercare sempre e poi trovarti in un alito d’aria che accarezza la pelle mentre il cuore sente che Tu sei lì, accanto a noi e ci parli con cura e premura.

La Tua è una presenza discreta, un esserci sempre, anche quando non riusciamo a sentirti, anche quando sordi alle Tue parole ci perdiamo in valli oscure.

Oggi grati per questo Tuo stile di presenza soffice, vellutato ma autorevole volgiamo lo sguardo in alto per continuare a cercarti e stringerti al cuore dove Tu abiti e ci aspetti per meglio orientare i nostri passi.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal primo libro dei Re

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

   Parola di Dio

Quale è la STRADA?

Oggi condiviamo una piccola riflessione di uno dei profeti del Novecento: Carlo Carretto.

Franca e Vincenzo, osb-cam

“Ricordatevi che al mondo tutto è problema, meno una cosa: la carità, l’amore. L’amore solo non è un problema per chi lo vive. Ebbene vi dico: vivete l’amore, cercate la carità. Essa vi darà la risposta volta per volta a ciò che dovete fare.
La carità, che è Dio in noi, vi suggerirà la strada da percorrere; vi dirà: “ora inginocchiati” oppure “ora parti”.
È la carità che dà valore alle cose, che giustifica “l’inutilità di restare ore e ore in ginocchio a pregare mentre tanti uomini hanno bisogno della mia azione, e la inutilità della mia povera azione dinanzi alla considerazione che la morte distruggerà tutte le civiltà”.
È la carità che gerarchizza le intenzioni degli uomini e che uniforma ciò che è diviso.
La carità è la sintesi della contemplazione e dell’azione, è il punto di sutura tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio.
Ripeto ancora, dopo aver conosciuto l’azione più sfrenata e la gioia della vita contemplativa nel quadro più sfolgorante del deserto, le parole di S. Agostino: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Non preoccuparti, fratello, di che cosa fare; preoccupati di amare. Non interrogare il Cielo con ripetuti e inutili: “Qual è la mia strada?”; studiati invece di amare.
Amando, scoprirai la tua strada; amando ascolterai la Voce; amando, troverai la pace”.


(Carlo Carretto, Lettere dal deserto)

Il sentiero

La speranza mentre si è nella prova è segno della fede che portiamo nel cuore. La fiducia che, ancora una volta, il Signore interverrà esprime la coscienza di chi sa di aver fatto tutto ciò che poteva e, ora, si consegna nelle mani del Padre affinché il Padre possa ridare forza e coraggio.

È nel cuore che si avverte la certezza di non poter essere abbandonato. Il bene può venire solo da Dio a cui siamo chiamati a dare Gloria restando a Lui fedeli. Il cuore sente la presenza che salva e intravede la realizzazione della Promessa che non mancherà di vedere la luce. Abbiamo fiducia.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Sal 15

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

La ginestra

In queste settimane di fine maggio, se ci giriamo attorno e gettiamo lo sguardo sulle nostre colline le vediamo puntellate di ginestre in fiore. La ginestra è, nel tempo, diventata simbolo di modestia, di umiltà e di forza. Essa ha la capacità di fiorire in terreni aridi e bruciati dal sole. Ha fiori che emanano profumi intensi e un colore che illumina. Ha ispirato scrittori, poeti, artisti e filosofi. Oggi, riflettendo su certe situazioni politiche, sociali ed ecclesiali nelle quali siamo immersi credo che la ginestra, ancora una volta, sia un buon simbolo al quale ispirarsi per offrire un segno di vitalità autentico e di reazione forte verso gli uomini che “ornano” e infiocchettano il loro dire o il loro fare con maschere che celano il loro arido cuore.

Allo stesso tempo prendo in prestito il rimprovero di Tonino Bello: “Ce l’ho con voi, uomini della cultura, che intuite il precipitare delle cose, ma siete lenti. Avete coscienza che stiamo vivendo la notte di un grande «passaggio», ma vi attardate a lasciar fermentare la pasta nella madia. Percepite il passaggio dell’angelo sterminatore, ma ve la prendete con calma. Distinguete meglio degli altri il clamore degli oppressi, ma ne rallentate l’avventura di liberazione. E invece che accelerare l’esodo verso la terra promessa con accenti profetici, ne frenate la corsa con le vostre prudenze notarili”.

Dall’eremo di famiglia.

Paolo, Aquila e Priscilla

All’inizio della vita della Chiesa gli Apostoli abitavano nelle case dei cristiani dove condividevano il lavoro e incontravano i “fratelli”. Il caso più eclatante è quello di Paolo che ha vissuto per tanto tempo a casa di Aquila e Priscilla. È un modello di Chiesa che meriterebbe un recupero anche attraverso una concreta sperimentazione.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto. Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.
Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì in casa loro e lavorava. Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.
Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani».
Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

   Parola di Dio

Pieni della tua gloria

Guardare il cielo e toccare la terra, ascoltare il canto degli uccelli e lo scorrere dell’acqua del ruscello, sfiorare l’erba del prato e accarezzare le spighe del grano che biondeggiano nei campi, respirare l’aria del mare e fare un giro in barca ci aiutano a “sentire” la Tua confortante presenza.

Gli occhi si perdono nelle meraviglie del creato mentre il male del covid19 devasta la terra e sconvolge la vita.

La Tua stupenda creazione è attaccata e noi tuoi figli siamo qui ad implorare la fine della pandemia ma anche a lodarti e ringraziarti per la vita che ci hai donato e che non abbiamo apprezzato e non apprezziamo ancora come dovremmo fare.

Questo tempo ci invita a cambiare radicalmente la nostra vita. Signore dacci la forza di comprenderlo e di ridare valore alla terra, al lavoro fisico, al sudore dopo aver zappato l’orto, ad abbandonare per sempre i vecchi progetti che, oggi, non hanno, per davvero, più senso.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Sal 148

I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell’alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.

I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
i giovani e le ragazze,
i vecchi insieme ai bambini
lodino il nome del Signore.

Perché solo il suo nome è sublime:
la sua maestà sovrasta la terra e i cieli.
Ha accresciuto la potenza del suo popolo.
Egli è la lode per tutti i suoi fedeli,
per i figli d’Israele, popolo a lui vicino.

Credi e sarai salvo

Nell’ora più buia, quando le tenebre ci avvolgono gridiamo a Dio di guardare la nostra realtà. Ed è proprio in quest’ollora che Dio decide di intervenire e far sentire la sua confortante presenza.

Questo è il momento nel quale Dio interviene: spalanca le porte e spezza le catene del male che ci opprimono. Accade qualcosa di simile a Paolo e a Sila che stavano in carcere ma i due non scappano. Non è la prigione il male peggiore. Al carceriere, servo del male, infatti, si aprono gli occhi del cuore e chiede di essere salvato. Paolo e Sila “Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia»”.

Ognuno di noi se vuole può passare dal male al bene e ottenere la salvezza se crederà nel Signore Gesù. Lui non ci lascerà mai soli. Mai.

Il suo Spirito ci guiderà a fare le giuste scelte e salverà la nostra vita dal male che ci tiene prigionieri.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia. Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi.
Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli. D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.
Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui». Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?». Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.
Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

   Parola di Dio