Archivi categoria: Parole dal cuore

Saper aspettare

Dopo aver fatto tutto ciò che potevamo la vita ci chiede di saper attendere; ci chiede di saper restare nel silenzio, in un abbandono fiducioso; ci chiede di stare senza porre domande, senza chiedere oltre; ci chiede di fidarci dello Spirito che sa ma non giudica, che non cerca più niente, che sa bene come nulla più dipende da se stessi ma che è tutto nelle mani del Signore. La vita ci chiede di ardere come un fuoco 🔥 che riscalda e offre tepore e abbracci a chi li vuole.
Franca e Vincenzo, osb-cam ♥️

Piccole parole sull’Amicizia

Questo sentimento è decisivo nella vita. Lo diciamo per esperienza. Nei momenti difficili l’Amico è un balsamo capace di alleviare anche i dispiaceri profondi, le amarezza che non immaginavi di poter assaporare e le delusioni che attraversano l’esistenza. Ma, questa è la realtà. Ringraziamo Dio per il dono dell’Amicizia e ringraziamo chi, per Amicizia, e solo per Amicizia, sa dimostrarlo concretamente. L’Amicizia è un dono raro e, quando è vera, dura per tutta una vita. Se hai un amico puoi non averlo incontrato per tanto tempo oppure vivere vite diverse e distanti ma quel sentimento che ti lega non si potrà mai sfilacciare qualsiasi cosa accade. L’amico ti rassicura e ti offre tranquillità. Sai di poter contare su di lui. Lo diciamo per esperienza e condividerlo ci sembra una segno di grande speranza in un tempo così complicato come quello che stiamo tutti attraversando.

Franca e Vincenzo, osb-cam

“L’amicizia è un regalo della vita e un dono di Dio. Attraverso gli amici, il Signore ci purifica e ci fa maturare. Allo stesso tempo, gli amici fedeli, che sono al nostro fianco nei momenti difficili, sono un riflesso dell’affetto del Signore, della sua consolazione e della sua presenza amorevole. Avere amici ci insegna ad aprirci, a capire, a prenderci cura degli altri, a uscire dalla nostra comodità e dall’isolamento, a condividere la vita. Ecco perché «per un amico fedele non c’è prezzo» (Sir 6,15).

Papa Francesco

La tristezza di questi Natali

Correva l’anno 1991 e padre Turoldo viveva il suo ultimo Natale. Questa poesia è la sua ultima accorata preghiera di Natale.

“La tristezza di questi natali”

Signore, ti muova a pietà.
Luminarie a fiumane,
ghirlande di false costellazioni
oscurano il cielo di tutte le città.
Nessuno più appare all’orizzonte:
nulla che indichi l’incontro con la carovana del Pellegrino;
non uno che dica in tutto l’Occidente:
“Nel mio albergo si, c’è un posto”!
Non un segno di cercare oltre,
un segno che almeno qualcuno creda,
uno che attenda ancora colui che deve venire…
Non attendiamo più nessuno!
Tutto è immoto, pure se dentro un inarrestabile vortice!
E’ così, è Destino, più non ci sono ritorni,
né ricorsi: è inutile che venga!
Tale è questa civiltà gravida del Nulla!
Ora tu, anche se illuso di credere
o figlio dell’ateo Occidente, segui pure la tua stella così è gridato per tutta la città dai vessilli –
segui, dico, la stella e troverai cornucopie vomitare leccornie,
o non altro che spiritati manichini di mode folli in volo dalle vetrine…
Poiché falso è questo tuo donare (è Natale!),
falso perfino stringerci la mano avanti la Comunione,
e trovarci assiepati nella Notte a cantare “Gloria nei cieli … “.
Un amaro riso di angeli obnubila lo sfavillio dei nostri presepi,
Francesco cantore di perfette, tragiche letizie:
pure se un Dio continuerà a nascere,
a irrompere da insospettati recessi:
là dove umanità alligna ancora silenziosa e desolata:
dal sorriso forse di un fanciullo della casba a Daccà, o a Calcutta…
Nessuno conosce solitudine come il Dio del Cristo:
un Dio che meno di tutti può vivere solo!
Certo verrà, continuerà a venire,
a nascere ma altrove,
altrove…”

Da “Il sapore del Pane”

Il pastore della meraviglia

Oggi condividiamo con voi la gioia profonda di sentirci un po’ come il “Pastore della meraviglia” e cerchiamo di dirvi anche il perché.

Siamo a pochi giorni dal Natale e oggi, la vita ci consente di vivere un’esperienza simile a quella vissuta dal “pastore della meraviglia“.

Ma chi è questo personaggio?

Molti lo conoscono già. E’ probabilmente uno dei pastori più sconosciuti ma anche più importanti del presepe. Egli di solito è al centro della scena del presepe e sembra anche essere collocato fuori contesto. Se ci fate caso lui è l’unico pastorello del presepe che sembra non avere un mestiere. Di solito ha le braccia in alto e lo sguardo meravigliato. Sempre sta con la bocca aperta per la cosa prodigiosa che sta vivendo e vedendo.

Anche noi oggi di fronte ai fatti della vita abbiamo la bocca aperta di meraviglia. Ringraziamo il Signore e ringraziamo gli uomini che si fanno occhi, orecchi e mani di Dio per ascoltare il grido dei poveri. I poveri sono tanti e tutti hanno bisogno dell’aiuto di Dio che però, per aiutare ha bisogno anche Lui stesso dell’aiuto dell’uomo. Ringraziamo Dio per i doni della vita che attesi, magari per anni, arrivano all’improvviso e quando arrivano restiamo meravigliati come il pastore della foto davanti alla grotta della natività dove ha incontrato Gesù.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

PS Il pastore della foto sta nel nostro presepe casalingo.

Nuovi desideri

Questo mondo, se non si cambia qualcosa, è destinato all’autodistruzione. Negli ultimi venti anni abbiamo vissuto almeno tre pandemie: quella finanziaria del 2007, quella del terrorismo dilagante e ora quella del coronavirus. Ciò dimostra che il capitalismo ha fallito; ha fallito la politica e ha fallito la scienza. Tutto questo è il frutto della separazione che c’è stata tra i grandi saperi dell’uomo. Senza una relazione profonda tra uomo, mondo animale e vegetale, scienza e fede, arte e cultura siamo destinati a fallire. Dal 1970 ad oggi l’uomo ha distrutto senza dare la possibilità di una rigenerazione. Si è navigato a vista e gli uomini sono stressati ed esasperati, camminano senza un orientamento condivido. Sembrerebbe tutto lecito e tutto possibile. Tra le conseguenze peggiori c’è quella della distruzione dell’ambiente e, in questo ambiente, dell’uomo stesso. Continuare così è da irresponsabili. Una possibilità di svolta sta in nuove forme di desiderio capaci di creare un nuovo paradigma di felicità.

Dobbiamo fare qualcosa adesso !!!

Franca e Vincenzo osb-cam ❤️

L’olio e le lampade

Camminando da 33 anni sempre insieme condividiamo con voi la nostra gioia.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Tutti i matrimoni affrontano momenti difficili, ma queste esperienze della Croce possono rendere il cammino dell’amore ancora più forte.

Le tre parole magiche. Permesso: per non essere invadente nella vita dei coniugi. Permesso, ma cosa ti sembra? Permesso, mi permetto. Grazie: ringraziare il coniuge; grazie per quello che hai fatto per me, grazie di questo. Quella bellezza di rendere grazie! E siccome tutti noi sbagliamo, quell’altra parola che è un po’ difficile a dirla, ma bisogna dirla: scusa. Permesso, grazie e scusa“.

Papa Francesco

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: 

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. 

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore.

Clericalismo

Scrive Francesco nella sua Lettera al Popolo di Dio: “abbiamo costruito comunità, programmi, scelte teologiche, spiritualità e strutture senza radici, senza memoria, senza volto, senza corpo, in definitiva senza vita. Ciò si manifesta con chiarezza in un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa – molto comune in numerose comunità nelle quali si sono verificati comportamenti di abuso sessuale, di potere e di coscienza – quale è il clericalismo, quell’atteggiamento che non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo”.

Si prospetta un cammino sinodale (in Italia ed altrove) che solleciti in noi (in primis ai presbiteri ed ai vescovi) la consapevolezza di essere docili strumenti dello Spirito per ricostruire una dimensione di laicità ecclesiale che nel corso dei secoli il clericalismo ha mortificato. Occorre ridare personalità al Popolo di Dio, quella personalità che il clericalismo ha annullato. Occorre che il sacerdozio battesimale venga riscoperto e valorizzato, e per fare questo occorre debellare il clericalismo che ha sminuito e sottovalutato “la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente”.

Risuscitare i morti

“Come il Padre risuscita i morti e dà la vita,così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole”.

Presto saremo tutti chiamati a nuova vita. La nostra nuova nascita sarà per l’eternità e diventeremo tutti collaboratori del Padre diffondendo l’Amore, bene supremo. Intanto viviamo la comunione con chi ci ha preceduto e ci incoraggia a camminare in questo mondo donando l’Amore.

Franca e Vincenzo osb-cam ♥️

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Parola del Signore

La luna e la carezza

Certe notti … e senti che il male non potrà mai prevalere nonostante ogni sforzo dell’uomo per compierlo …

Franca e Vincenzo, osb-cam

Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera. Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. […] Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: “Questa è la carezza del Papa”. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto“. (Papa Giovanni XXII)

Come astri

Le stelle, da sempre, ispirano pensieri e parole e le serate d’estate sono quelle da preferire per decidere di alzare gli occhi al cielo e contemplarlo.

In questo cielo immenso, infinito e carico di attese è bellissimo far “naufragare” i pensieri e immaginare la presenza rassicurante del nostro Creatore che ci invita a illuminare la terra.

Stasera, allora, affacciati alle nostre finestre o dai nostri balconi solleviamo gli occhi e con lo sguardo accarezziamo il cielo sfiorando le stelle cercando di “rubare” un briciolo del loro splendore per portare buona luce sulla nostra strada.

Franca e Vincenzo, osb-cam