Ho lasciato passare qualche giorno dal mio ritorno a Castelforte dopo una settimana di Servizio ad Assisi e ho scritto questo breve messaggio
A chiunque senta il peso di questo tempo,
Vi scrivo con il cuore ancora colmo del silenzio e dei volti incontrati ad Assisi. Ho trascorso una settimana come volontario, un piccolo ingranaggio in un meccanismo di accoglienza, e sono tornato con una certezza che vorrei gridare: Servire è l’unico modo autentico di abitare questo mondo.
In un’epoca che ci vuole isolati, pronti a giudicare o chiusi nel recinto delle nostre paure, ho visto l’esatto opposto. Ho visto giovani coppie, uomini, donne e anziani — un mosaico di generazioni diverse — uniti non da un interesse, ma da un gesto: tendere la mano.
La Speranza non è un’illusione
Spesso pensiamo che la Speranza sia un sentimento fragile, un desiderio astratto che tutto vada bene. Ma dopo questa esperienza, posso testimoniare che la Speranza è concreta.
È negli occhi di chi arriva stanco e trova un sorriso.
È nella pazienza di chi serve senza chiedere nulla in cambio.
È nel capire che, nonostante le guerre che feriscono la terra e le gelosie che avvelenano i rapporti, esiste una “corrente di bene” che non fa rumore, ma che è inarrestabile.
Perché servire ci rende liberi?
Servire ci guarisce dall’invidia. Quando ti metti a disposizione dell’altro, il tuo “io” smette di essere un peso e diventa un dono. Le difficoltà della vita non spariscono, ma cambiano di segno: diventano sfide da affrontare insieme, non ostacoli che ci schiacciano.
”Servire è bello.” Non è uno slogan, è una scoperta. È accorgersi che la gioia più grande non deriva da ciò che accumuliamo, ma da ciò che lasciamo circolare.
A chiunque stia vivendo un momento di buio, a chi pensa che non ci sia più nulla di buono in cui credere, vorrei dire: non chiuderti. Esci, offri un’ora del tuo tempo, guarda un estraneo negli occhi. Scoprirai che la Speranza è viva, è presente, ed è nelle tue mani.
Sì, c’è tanta Speranza da vivere. E inizia da un piccolo, semplice “eccomi”.
Poche ossa consumate dal tempo ma in possesso di una forza di attrazione enorme sembra essere quello che resta di Francesco un piccolo uomo morto 800 anni fa. Questo è l’inizio di una storia incredibile, di una chiamata a Servire del tutto imprevedibile. Ebbene, la scrivo nel cuore della notte tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo 2026 quando manca poco più di due ore dalla mia partenza per rientrare a casa dopo sette giorni di Servizio nella Basilica di Assisi in occasione della ostensione delle spoglie di Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia e amico degli uomini, l’alter Christus.
Parto con il groppo in gola, con un’esplosione di emozioni che fanno vibrare il cuore e balbettare le parole dentro il desiderio di restare per continuare un Servizio e quello di tornare per riabbracciare la mia sposa Franca e la mia famiglia.
Ma cosa mi è capitato?
Il racconto inizia qualche settimana fa, quando attratto da un appello interiore mi sono sentito trascinato a scrivere ai frati di Assisi per offrire una settimana del mio tempo a Servizio della Basilica. Con un rapido scambio di mail l'”affare” si concludeva: ero ammesso a servire dal 21 febbraio al 2 marzo proprio in occasione della ostensione delle spoglie di San Francesco..
I giorni sono trascorsi ordinariamente tra qualche impegno di famiglia, il mio servizio di diacono nella Parrocchia di Santa Maria del buon rimedio in Suio di Castelforte e il mio hobby di presepista (costruisco presepi tutto l’anno per poi portarli in mostra in varie città italiane).
Intanto i giorni sono trascorsi ed eccomi qui in Assisi nel pomeriggio del 21 febbraio dopo aver trascorso la mattinata a Massa Martana con Ennio Passera Direttore del piccolo grande Museo italiano del presepe dove porterò una mia creazione per dicembre 2026.
Ad Assisi vengo accolto in semplicità ed essenzialità da frate Rafael, un brasiliano con uno spiccato senso dell’humor ma profondamente rassicurante. Lo trovi ovunque ci sia un volontario. Silenzioso osserva, scruta organizza e riorganizza il Servizio dentro e fuori dalla Basilica. Appare e scompare in un batti baleno e quando ne hai bisogno compare sempre. Incredibile.
Sono ospitato in una casa dei frati che chiamano “casa del contadino”. E qui inizia il tempo dello sconvolgimento interiore. Entro in un vortice di amicizie con i volontari che, come me, svolgono questo servizio e inizio a conoscere Maurizio di Prato, Matteo e Virginia (sposi da due anni in Assisi, lui polacco e lei argentina, entrambi dell’Associazione Laudato sii), Mario di Milano che ha l’hobby del trenino, Nicola sardo, in formazione per il diaconato, Giuseppina calabrese ma trasferita in Toscana per lavoro, Rita casalinga pugliese, Rossella infermiera dell’Ospedale Sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, Gabriele uomo dell’Arma di Taranto, Francesca anche lei pugliese ma insegnante a Bologna e poi il marito Daniele finanziere, bravo e mancato atleta di pallacanestro, Giancarlo l’uomo che mi ha registrato e consegnato le chiavi dell’alloggio e i pass e poi ancora Enzo sport e il suo amico Luigi, Giuseppe preciso e professionale, un gruppetto di volontarie siciliane di Ragusa. Potrei continuare ancora per molto. Da ognuno ho ricevuto molto, … uno sguardo, una parola, un gesto che ha trovato posto nel cuore ma ciò che mi ha letteralmente sconvolto è stato l’incontro con l’Uomo Francesco. Un piccolo, immenso, incredibile Uomo davvero Vivo. Io sono qui per Lui. Sono stato chiamato da Lui, mi ha chiesto di essere qui e nell’ordinario della mia vita di sposo, di nonno di Davide, Maria e Ginevra Lidia, di padre di Domenico e Lucia, di figlio di Lucia (mio padre è in cielo dal 2005), di diacono della diocesi di Gaeta e presepista mi ha voluto qui. È stata una chiamata fatta con la voce di un soffio leggero, una carezza appena sussurrata … Raccolta dal mio cuore e fatta mia ho pensato di venire e con tranquillità ho cercato di essere utile curando i dettagli del mio servizio e cercando di assolvere al mio compito come meglio mi è stato possibile. Domenica 22 febbraio, il mio primo giorno di servizio, Assisi è stata invasa dal popolo di Francesco. Forse 20000 persone sono state qui … Tutto è andato bene. Un gran numero di volontari (non solo noi ma tanti altri gruppi) hanno collaborato, garantito il controllo, la sicurezza, l’assistenza medica ecc. Poi la folla immensa, un fiume ordinato, rispettoso e commosso è sfilato nella basilica per pregare, piangere, consegnare una richiesta, il nome di una persona cara, … qualcuno ha scritto l’essenziale in un foglietto che ha lasciato accanto a Francesco. Non c’era solo commozione ma un groviglio di sentimenti, un concerto di battiti cardiaci, gemiti, singhiozzi, lacrime, volti modellati dalla dolcezza di Francesco e molto altro ancora che le parole non sanno raccontare. Il cielo che illumina le spoglie di Francesco è stato dipinto da Giotto e Cimabue e la sua vita ha affrescato le pareti della Basilica. Percorrendo la navata della Basilica inferiore gli occhi delle persone si sono riempiti di bellezza e hanno vissuto una reale immersione nella viva storia del piccolo, grande Francesco.
Si, lo so, ora la notte sta per lasciare spazio ad una nuova alba e come vorrei che da qui (Assisi) possa germogliare il seme di una nuova umanità solida e solidale, tenera e forte, pacifica e pacificante, laboriosa e mite, umile e coraggiosa. L’Umanità che il nostro creatore ci ha donato e che ogni giorno è attaccata dalle forze del male che però non riusciranno mai a vincerla perchè il bene avrà inevitabilmente la parola finale su ogni cosa.
Qualche raggio di luce, riflesso di questa nuova alba già filtra dal vetro della mia stanzetta, la borsa è già quasi pronta. Prometto di tornare. Tornerò a Servire Francesco e lo farò presto con la mia sposa Franca che oggi mi aspetta con il resto della famiglia per l’ora di pranzo.
Desidero anche ringraziare per due incontri speciali. Il primo con la carissima amica eremita Cristina e il secondo con l’amico Stefano che con la sua sposa vivono in un eremo di famiglia a Rimini.
Grazie Francesco per questa chiamata sorprendente, per tutte le persone che ho incontrato e con le quali ci siamo scambiati non solo il telefono ma con le quali ho avuto una relazione viva e vera, un segno di grande Umanità che dobbiamo sempre avere nel cuore affinché le nostre parole e i nostri gesti siano sempre pieni di bellezza e di gioia.
Pace e bene, fratelli amati, che Dio vi benedica tutti e che per intercessione di Francesco regni ovunque la Pace.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
Stiamo vivendo Simchat Torah (Festa della Legge): il 14 e 15 ottobre 2025 … è noto come la “Gioia della Torah” (letteralmente).
Ieri sera gli Ebrei hanno letto Deuteronomio 33:1-34:12 Genesi 1;1-2-3 e Numeri 29:35-30:1 e Giosuè 1:1-18. In questo periodo dell’anno leggeranno la fine del rotolo della Torah e poi lo “riavvolgeranno” per leggere l’inizio Genesi 1:1. La prima lettura della Torah, cioè Parashat Bereshit quest’anno sarà sabato 18 ottobre.
In questo contesto è interessante notare che la prima lettera della Torah è Beit nella parola Bereshit e l’ultima lettera della Torah è Lamed nella parola per Israele. Mettendole insieme abbiamo la parola Lev (cuore). Questa parola composta ci suggerisce che l’intera Torah, dalla prima lettera all’ultima, è una questione del cuore.
(Cosa c’è scritto nella Torah: La Torah è il “Pentateuco”, i primi cinque libri della Bibbia ebraica (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio), che contengono la narrazione della Creazione, la storia del popolo d’Israele dalla partenza dall’Egitto all’ingresso nella Terra Promessa, e le leggi (i 613 comandamenti) che regolano la vita del popolo e la relazione con Dio. La parola “Torah” significa “insegnamento” e indica una guida per vivere rettamente, non solo un insieme di dottrine).
Per la festa dell’Assunta, desideriamo condividere una frase significativa di David Maria Turoldo:
“Vergine, cattedrale del silenzio, anello d’oro del tempo e dell’eterno, tu porti la nostra carne in paradiso e Dio nella carne”. Questa frase, scritta nel 1958, esprime la bellezza cosmica della Madre di Dio e il significato profondo della sua Assunzione”.
Il tempo scorre veloce, una settimana passa in fretta, troppo in fretta … ma i volti, le parole dette e quelle che avresti voluto dire e che hai evitato di pronunciare per pudore, rispetto e senso del dovere, … i sorrisi e qualche smorfia di dolore danno corpo al vissuto davvero intenso di questo Servizio volontario al Giubileo 2025. Tornerò, torneremo (forse) per offrire ancora un pò di tempo per questo Evento e dare un piccolo ulteriore contributo ad un’organizzazione che sta accogliendo milioni di persone provenienti da ogni continente. Ci sono famiglie, giovani (tantissimi) … donne e uomini di ogni età e poi, quei gruppi che “sfilano” su via della conciliazione con quelle croci che sono segno e simbolo a livello planetario dei sobbalzi della vita e che accolgono il pianto e le preghiere che si alzano da corpi raccolti da un solo Spirito capace di mostrarsi con profili umani e con parole diversissime. Qui ti rendi conto dell’immane lavoro organizzativo che uomini semplici come Ciarlie o Pino o … stanno coordinando. Ogni giorno i volontari sono divisi in piccole pattuglie e raggiungono le varie postazioni ruotando con il loro servizio per rendere il cammino dei pellegrini il più ordinato e comodo possibile. Tra i volontari tu immagini di trovate solo giovani o giovani adulti ed invece ti sbagli. Tra i volontari ci sono anche tanti anziani … Giuseppina di 82 e il marito di 88, Rita di 78 e il marito di 82 … Ma che ci fanno starai pensando? E invece ti sbagli. Anche loro con uno spirito che non immagini sono sempre presenti e puntuali e con precisione fanno il loro servizio prima di tornare alla “Domus spei” o in una Caserma che offre vitto e alloggi ad una parte dei volontari. Ci sono poi, Paola, Teresa, Francesca, Rosaria … Si, l’esercito dei volontari é un mix che rappresenta tutto il popolo di Dio e realizza un servizio davvero importante. Mi piacerebbe condividere cosa fanno i volontari quando non sono di turno. Scrivo che semplicemente visitano Roma e le sue straordinarie bellezze. É in questo frangente che prendono corpo e si consolidano le conoscenze offrendo l’occasione per far nascere relazioni piú solide e piú forti… Forse, tra qualche giorno, proverò ancora a dire qualche altra parola … Per ora mi fermo qui facendo parlare le immagini che, più delle parole, raccontano cosa significa fare servizio al Giubilio 2025. Ora sono le 23.16 ed é il momento di mettermi a letto e riposare.
Siamo in tanti a fare un’esperienza di volontariato al Giubileo 2025. Molti sono qui da mesi (sono i “fissi”), alcuni, come me (i “mobili”) per alcuni giorni. Viviamo insieme alla Domus spei a pochi passi dal Vaticano. Abbiamo colazione, pranzo e cena in mensa e un turno di almeno sei ore di servizio. In breve vi racconto qualcosa. Per ora sono stato impiegato alla Porta di Bronzo (qui c’é un crocevia di persone che si incrociano e occorre “regolare” il traffico) mentre ieri sono stato impiegato all’infopoint su Via della Conciliazione. Tra sabato e domenica sono transitate quasi 20000 persone (iscritte) ma forse erano in più. Tanti volti, tante lingue, i più diversi colori della pelle, … facce curiose, sorrisi (tanti), richieste di informazione e storie … Ma é soprattutto tra i volontari che nascono relazioni e ci si scambia non solo il telefono ma si creano conoscenze e ci si racconta. É abbastanza facile aprirsi e stabilire un feeling emotivo e per certi versi di reciproca simpatia. Paola, Valentina, Emanuela, Francesca, Teresa, Carlo, Giuseppina, … Ogni nome una storia, mille storie, tanta sofferenza ma anche gioia e sorrisi pieni di Speranza (e non potrebbe essere che così in un Grande evento di popolo che davvero coinvolge il mondo) … Poi ci sono gli incontri che non ti aspetti e che ti sorprendono … C’é la semplicità di chi come Mons. Fisichella (Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, il dicastero che ha il compito di organizzare il Giubileo) viene di persona a salutare i volontari con uno stile di sobrietà, di Servizio e di autorevolezza che ti apre il cuore. É bello essere qui anche se ho 63 anni e sto con tantissime/i ragazze/i pieni di entusiasmo e voglia di fare. Davvero una grande opportunità di crescita … Un’esperienza da vivere per poterla comprendere. Beh credo di essermi allungato un pò ma in questi giorni proverò ancora a raccontare qualcosa di questo straordinario momento che sto vivendo nel cuore della cristianità. Sono le 5,13 e tra poco mi alzerò per fare colazione … Alle 7 in punto devo essere con gli altri volontari all’Infopoint per cominciare il mio terzo turno … A presto.
Siamo a Bagnara Calabra famosa non solo per il Pesce Spada e perché proprio di qui è partita la famiglia Florio per “conquistare” la Sicilia con il Marsala e le saline. Ma Bagnara Calabra è anche il luogo che accoglie la Cittadella dell’Immacolata dove vive una fraternità di Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata. È una comunità, come scrivono nel loro sito, di fratelli e sorelle consacrati a Dio.
Al cancello d’ingresso ci accoglie sorella Adele …
Sorride, sorride sempre sorella Adele che da sette anni è uno dei circa 50 tra fratelli e sorelle che vivono, come in una famiglia, nella Fraternità. Mentre ci accompagna nei viali e ci racconta di Maria, del miracolo o, meglio, dei miracoli che Maria rende possibile nei cuori e per anime che la cercano esprime gioia. Non è qualcosa di scontato, in questi nostri tempi, incontrare persone come Adele.
“Ogni cosa nel nostro giardino –dice con il coraggio e la forza del credente- ha un senso. Ogni angolo di questi spazi che da oltre 25 anni la Fraternità sta vivendo e traformando è voluto da Lei, Maria“.
Non c’è frase o esperienza che ci offre e ci dona che non hanno al centro l’Immacolata. Non è difficile farsi rapire dalla sete di conoscere e sperimentare questa gioia infinita che le donne e gli uomini di Dio portano nel cuore e sanno trasmettere con una sapienza semplice ed essenziale. Mentre camminiamo alla scoperta della Cittadella
L’ingresso
L’angolo dedicato a San Michele Arcangelo
Facciamo sosta nella Chiesa della Divina misericordia per una preghiera
Uno scorcio del giardino dove ogni angolo evoca passi del Vangelo o santi testimoni.
Il nostro cammino esplorativo prosegue tra i viali, le immagini di Santi, via Crucis e spicchi di cielo azzurro che sembrano illuminare ogni più piccola dettaglio.
L’angolo della Samaritana e il pozzo dal quale davvero spunta uno zampillo di acqua fresca.
Sorella Adele è molto attenta nel suo racconto e ascolta anche qualche nostro feedback… Camminiamo ancora tra i vialetti
Questa è l’area scelta dove sarà costruita la nuova Chiesa capace di ospitare i tanti amici e pellegrini della Fraternità che la portano nel cuore e la sostengono.
Uno sguardo sul Tirreno e oltre
Siamo quasi alla conclusione della visita e ci raggiunge sorella Angiola, romana d’origine e con il volto illuminato da splendidi occhi pieni di luce.
Con Lei, prima di entrare in Chiesa, raggiungiamo un’altro angolo del giardino
Lo spazio piccolo custodisce la devozione al Cuore di Gesù
Ecco ora ci accingiamo ad entrare in Chiesa. Sul presbiterio c’è Gesù e Maria e sul lato destro una reliquia di Padre Massimiliano Kolbe, martire in un lager nazista. Ed è qui che ci svelano l’ultimo particolare della fraternità:
“Il nostro carisma – spiegano nel sito- si ispira a San Massimiliano Maria Kolbe, martire di Auschwitz e “patrono dei nostri difficili tempi” (San Giovanni Paolo II). Dalla sua vita e dalla sua spiritualità attingiamo in modo particolare l’ideale della Cittadella dell’Immacolata: un centro di evangelizzazione interamente consacrato alla Vergine Maria”.
È quasi mezzogiorno ed è l’ora della preghiera della Fraternità. Prima di lasciare sorella Adele e sorella Angiola preghiamo anche noi con loro. Confessiamo che siamo riusciti, insieme, ad instaurare una bella sintonia e armonia. Torneremo da queste parti e certamente torneremo alla Cittadella dell’Immacolata e ricordiamo che il dogma dell’Immacolata fu ispirato a Pio IX a pochi chilometri da casa nostra: la Cappellina d’Oro a Gaeta. Invitiamo la Fraternità a pensare di farci una visita e ci offriamo per accompagnarli.
Crediamo profondamente che la famiglia sia il cuore e i futuro dell’umanità. Dio ha voluto un padre e una madre per dare vita alla vita. Ha donato all’umanità una Terra da abitare e ha scelto una famiglia perché il Figlio entrasse nel mondo. Il progetto di Dio è chiaro, semplice e buono. In questa domenica chiediamoci cosa possiamo fare noi per vivere questo progetto e sostenere il futuro di questa umanità. Il disegno di Dio per potersi dispiegare ha sempre bisogno di essere accolto e sostenuto, di essere vissuto in profondità e verità. E non c’è più dubbio che la famiglia sia sempre più il segno profetico di un mondo che appare impegnato e affaccendato in altro. Non si tratta di difendere la famiglia, no! Abbiamo bisogno di vivere la famiglia, di costruire nuove famiglie e rafforzare quelle che ci sono perché lo si viglia o no, il futuro vero di questa umanità è dentro la famiglia. Non dobbiamo avere paura di esserne testimoni credibili. Coraggio e Speranza!!!
L’immagine della Luna è stata una di quelle che più hanno colpito nel corso dell’omelia pronunciata dal Vescovo Luigi Vari (il nostro Vescovo) nella Messa Crismale di quest’anno. La luna, infatti, non vive di luce propria. Allo stesso modo la Chiesa, se vuole essere se stessa, deve riflettere la Luce di Cristo che è la vera Luce.
Quando, infatti, anche ciascuno di noi perde di vista che l’unica vera possibilità che abbiamo per Essere è cercare di riflettere un semplice raggio della Luce di Cristo perdiamo il senso dell’esistenza.
Siamo così chiamati a raccontare con la vita, più che con le parole, il nostro incontro con Gesù; a trasmettere gioia proprio nei luoghi dove il dolore è più marcato; Speranza dove se ne è smarrita la memoria; Amore nelle relazioni interpersonali. Così e solo così potremo tentare di riflettere, almeno un po’, lo splendore della Luce di Cristo.
Se, invece, come spesso accade, mettiamo noi al primo posto ci illudiamo di essere luce ed entriamo dentro il “palcoscenico del mondo” nel quale volendoci dare gloria resteremo, invece, sempre ombre senza mai essere vere luci.