Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».
Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.
Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.
Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».
Parola del Signore
C’è un banchetto pronto, imbandito con amore, ma i primi invitati hanno preferito i loro campi, i loro affari, le loro piccole certezze quotidiane. Il padrone di casa, però, non si arrende al silenzio di una sala vuota; il suo cuore desidera festa, condivisione e volti intorno alla tavola. Allora spalanca le porte e manda i suoi servi fuori, nei luoghi dove nessuno guarda, là dove la vita è più dura e polverosa. “Esci per le strade e lungo le siepi”, dice, chiamando i poveri, gli storpi, i ciechi, gli ultimi della terra, chi si sente escluso da tutto. Non cerca i meritevoli, ma chi ha sete di accoglienza, chi non ha mai ricevuto un invito bello nella propria vita. Quel “costringili ad entrare” non è violenza, ma la forza irresistibile di un amore che non si rassegna a lasciarci soli nel buio. È l’insistenza tenera di Dio che ci strappa alle nostre solitudini e alle nostre paure, per ricordarci che c’è sempre un posto per noi. La sua casa si riempie così, non di perfezione, ma di stupore, di gratitudine e di misericordia ritrovata. E la mensa diventa il luogo dove nessuno è straniero, dove ogni ferita trova balsamo e ogni cuore si sente finalmente a casa.
Franca e Vincenzo, Eremo di famiglia