Mio Dio in te confido

Le nostre parole corrono veloci ma è nei momenti complicati della vita che dovremmo riuscire a pronunciare velocemente parole di vera fiducia in Dio e solo in Dio. Questo non è facile. Il primo impulso sarà quello di metterci nelle mani di uomini potenti, salvo poi verificare che abbiamo mal posto la nostra fiducia in loro. Il salmo 117 ci ricorda che “E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. E’ meglio rifugiarsi nel Signore, che confidare nei potenti”.

Il Signore è l’unico che può liberarci davvero dal male e da chi tenta di farci del male. Il Signore è l’unico nel quale abbiamo un rifugio sicuro, è l’unica vera possibilità che abbiamo per superare gli ostacoli. Il salmo che segue ci aiuta a ricevere la pace e a darci quella libertà che ci fa donne e uomini come Dio ha pensato per ciascuno di noi.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Salmo 90

Mio Dio, in te confido.
Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui.

Lo libererò e lo renderò glorioso.
Lo sazierò di lunghi giorni
e gli farò vedere la mia salvezza».

Anch’io mando voi

Gesù invia ogni battezzato (Sacerdote, Re e Profeta) a portare la buona notizia nel mondo. Egli, il Maestro, invia nel mondo tutti noi, nessuno escluso, come suoi messaggeri. Per questo ci dona lo Spirito Santo che, con i suoi sette doni, ci mette in condizione di testimoniare che noi lo abbiamo incontrato. Si, ciascuno di noi, è chiamato a testimoniare di aver avuto esperienza della sua presenza. Questa sarà la forza che ci consentirà di esprimere, con la vita, la nostra fedeltà al suo Amore. Nessuno mai potrà impedirci di essere suoi amici, nessuno mai potrà escluderci dal suo Amore e nessuno mai potrà chiudere la nostra bocca.

Gesù è in noi e noi siamo il “vero” tempio … Quale casa gli potrà costruire l’uomo?

Forti di questa certezza andiamo avanti nella libertà dello Spirito … Cosa potrà farci l’uomo? Niente e nessuno al mondo fermerà la nostra missione e vani saranno i tentativi di bloccarci che i potenti metteranno in campo per fermarci.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

   Parola del Signore

Chi è che ti tradisce?

C’è una domanda che Giovanni ebbe il coraggio di fare a Gesù: “Signore, chi è che ti tradisce?”. È una domanda cruciale. Una domanda che avrebbe irritato chiunque ma non Gesù. Egli accoglie il suo percorso e lo vive con dignità come continua a fare anche adesso di fronte ai nostri piccoli e grandi tradimenti. Questa realtà ci attraversa tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, potenti e uomini della strada. Quante volte abbiamo tradito Gesù. Quante volte anche potendo dire una parola di conforto o di speranza abbiamo fatto finta nulla; quante volte abbiamo abusato della fiducia e della disponibilità dell’altro e poi lo abbiamo mollato …

Anche noi, come Giuda, abbiamo tradito Gesù e dobbiamo saperlo riconoscere. Quello che, però, non va proprio bene è che continuiamo a sbagliare costruendoci attorno false giustificazioni per non sentirci in colpa.

Per Grazia di Dio, Gesù, sceglie gli imperfetti, i deboli, i semplici … Gesù sceglie ciascuno di noi per come siamo e poi ci invita a seguirlo.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

   Parola del Signore

Seguimi

Ancora una volta tutto si gioca sulla capacità di amare. Per ben tre volte Gesù chiede a Pietro, che lo aveva rinnegato per ben tre volte, se lo ama e per tre volte Pietro gli risponde affermativamente e aggiunge “tu lo sai che ti voglio bene“. Si, Gesù conosce il nostro cuore e conosce anche le nostre fragilità. Gesù conosce le nostre povertà e le nostre debolezze. Nonostante ciò il Maestro affida la Chiesa a Pietro e lo invita a seguirlo sulla sua strada. Quale strada? La via della testimonianza e del martirio. La via dell’amore che non si piega alle “regole” del mondo … Un amore che è servire l’uomo nella concretezza della vita con gesti autentici. Proprio quei gesti che, purtroppo, mancano e che né vediamo né, peggio ancora, noi stessi, riusciamo a praticare perché ingabbiati dentro schemi o pregiudizi. Manchiamo, ed è questa l’amarezza, di accoglienza della libertà dello Spirito e non riusciamo a fare quei passi concreti che Gesù ci chiede e lo Spirito ci suggerisce.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

   Parola del Signore

Il sentiero

La speranza mentre si è nella prova è segno della fede che portiamo nel cuore. La fiducia che, ancora una volta, il Signore interverrà esprime la coscienza di chi sa di aver fatto tutto ciò che poteva e, ora, si consegna nelle mani del Padre affinché il Padre possa ridare forza e coraggio.

È nel cuore che si avverte la certezza di non poter essere abbandonato. Il bene può venire solo da Dio a cui siamo chiamati a dare Gloria restando a Lui fedeli. Il cuore sente la presenza che salva e intravede la realizzazione della Promessa che non mancherà di vedere la luce. Abbiamo fiducia.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Sal 15

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Una cosa sola.

Nel momento conclusivo Gesù chiede al Padre di custodire i suoi discepoli dal maligno. Invoca per loro l’unità, “perché siano una sola cosa”. Questo tempo, invece, a noi riserva di assistere a divisioni e a lotte interne. Preghiamo perché la verità e l’amore possano tornare a dare pienezza e gioia. La Parola ci aiuti in questo cammino.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

   Parola del Signore

Dio salva

Nessuna donna e nessun uomo sarà lasciato solo. il Padre attraverso il Figlio ci salverà . Ci chiediamo, giustamente, dove sta scritto? Questa verità è scritta nello stesso nome di Gesù che, in ebraico, significa “Dio salva“. Inoltre proprio il nome di Gesù è il fondamento della preghiera del cuore che si è sviluppata e diffusa tra i cristiani orientali che la chiamano anche Preghiera di Gesù.

Lo stesso San Paolo, nella Lettera ai Filippesi scrive che “nel nome di Gesù, si pieghi ogni ginocchio, degli esseri celesti, dei terrestri e dei sotterranei e ogni lingua proclami, che Gesù Cristo è Signore, a gloria di Dio Padre”. Ma non basta. Infatti è stato proprio Gesù a dire: “Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io lo farò” (Gv, 14, 14).

Pertanto al nome di Gesù è legata una parte molto significativa della spiritualità cristiana e molte Chiese, infatti, sono dedicate al suo Potente nome. Il solo pronunciare il nome di Gesù, infatti, ci infonde coraggio e ci dà forza. Quel coraggio e quella forza di cui abbiamo bisogno, tutti, e, tutti i giorni. Pertanto, preghiamo tutti, l’uno per l’altro, affinché il Potente nome di Gesù sia con noi tutti i giorni della nostra vita.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Sal 67
Benedetto il Signore, Dio della salvezza.

Pioggia abbondante hai riversato, o Dio,
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio.

Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza.
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte.

Abbiate coraggio!

I discepoli e noi come loro ci illudiamo di aver capito ma Gesù, mosso a compassione, ancora una volta mette in guardia. Non basterà una intera vita, infatti, per diventare un “vero” cristiano ma Lui, in questo cammino pieno di tribolazioni, non ci abbandonerà. Ci invita ad avere coraggio e ci rassicura: con Lui accanto a noi possiamo andare avanti, possiamo vivere e affrontare le difficoltà.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

   Parola del Signore

La ginestra

In queste settimane di fine maggio, se ci giriamo attorno e gettiamo lo sguardo sulle nostre colline le vediamo puntellate di ginestre in fiore. La ginestra è, nel tempo, diventata simbolo di modestia, di umiltà e di forza. Essa ha la capacità di fiorire in terreni aridi e bruciati dal sole. Ha fiori che emanano profumi intensi e un colore che illumina. Ha ispirato scrittori, poeti, artisti e filosofi. Oggi, riflettendo su certe situazioni politiche, sociali ed ecclesiali nelle quali siamo immersi credo che la ginestra, ancora una volta, sia un buon simbolo al quale ispirarsi per offrire un segno di vitalità autentico e di reazione forte verso gli uomini che “ornano” e infiocchettano il loro dire o il loro fare con maschere che celano il loro arido cuore.

Allo stesso tempo prendo in prestito il rimprovero di Tonino Bello: “Ce l’ho con voi, uomini della cultura, che intuite il precipitare delle cose, ma siete lenti. Avete coscienza che stiamo vivendo la notte di un grande «passaggio», ma vi attardate a lasciar fermentare la pasta nella madia. Percepite il passaggio dell’angelo sterminatore, ma ve la prendete con calma. Distinguete meglio degli altri il clamore degli oppressi, ma ne rallentate l’avventura di liberazione. E invece che accelerare l’esodo verso la terra promessa con accenti profetici, ne frenate la corsa con le vostre prudenze notarili”.

Dall’eremo di famiglia.

Non saremo mai soli

Nel giorno dell’Ascensione (oggi) Gesù sale al Padre ma con il Suo Spirito continua a restare accanto a noi, fino alla fine. Sappiamo bene che prima di andare aveva invitato i suoi a fare unità, a farsi carico dell’altro e ad essere donne e uomini di servizio. Ma come?

Ha chiesto di portare l’altro con se in maniera concreta, vera, autentica. Le parole sono importanti ma i gesti silenziosi lo sono anche di più. Essere “servi” è la vera missione che Gesù ci affida. Ma essere “servi” non significa servili che è, invece, una forma di annullamento. Essere “servi” significa mettersi, con rispetto, a disposizione cercando di essere un aiuto serio, concreto, responsabile e mai sciocco. Servire è sentire l’altro come un pezzo di se stesso guardando l’altro come un altro Gesù.

Non è facile vivere questo stile di servizio, anzi, è molto complicato, eppure, con l’aiuto dello Spirito Santo possiamo provare, ogni giorno, ad essere “servi” senza essere servili. Rischiamo di non essere compresi, cammineremo ogni giorno su un filo sospeso in un equilibrio sempre precario ma questa è la Via.

Franca e Vincenzo , osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

   Parola del Signore

Aquila e Priscilla