Dal Vangelo secondo Giovanni 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore
C’è un respiro che attraversa il buio di Nicodemo, un soffio leggero che dischiude i segreti del cielo. Nessuno è mai salito fin lassù, se non Colui che dal cielo è disceso, intrecciando la sua divinità con la polvere della nostra terra. In questo passaggio d’ombre e di stelle, Gesù ci invita a sollevare lo sguardo oltre il limite delle nostre paure. Come il serpente di rame che balenava nel deserto per guarire gli sguardi feriti, così il Figlio dell’uomo si lascia innalzare, librandosi tra il suolo e l’infinito. Quello sulla croce non è un naufragio, ma il trono impalpabile di un Amore che non sa e non vuole trattenersi. Un abbraccio spalancato verso l’universo, sospeso nel punto esatto in cui il dolore si trasforma in luce pura. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare le nostre fragilità o per condannare le nostre ombre, ma per attirarle a sé e trasfigurarle in pura meraviglia. È un’eccedenza d’amore che travalica ogni calcolo, un dono totale che fa tremare il cuore ed elargisce una vita che non conosce tramonto. Chiunque guarda a Lui non vede un supplizio, ma scorge la porta di casa, la promessa mantellata di grazia che ci sussurra che siamo, da sempre e per sempre, infinitamente amati. In questo sguardo sollevato, la terra ritrova finalmente il suo cielo.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️