La sofferenza dei Profeti

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 17,10-13

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Parola del Signore.

Gesù svela, come sempre, ciò che è nascosto tra le pieghe delle vicende. Egli spiega ai discepoli il ruolo di Giovanni l’ultimo dei profeti venuto a preparare la via del Signore e a rivelare ciò che accadrà. Anche Giovanni, come ben sappiamo, morirà come tutti i profeti. Allo stesso modo anche Gesù dovrà soffrire ed infatti sappiamo cosa ha dovuto sopportare e quali sofferenze fisiche ha subito. Ma è dentro queste esperienze che la Verità, non gradita ai potenti di ogni tempo, entra nel mondo per scuotere le coscienze e per delineare sentieri possibili per salvare le vite di chi, credendo, si fa figlio di Dio ricevendo il suo bacio di accoglienza.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Il respiro del silenzio

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,11-15
 
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore.

Commento di Mirella Muia, eremita di Gerace in Calabria.

Questo primo versetto fa parte del vangelo della domenica, ed è bene intenderlo come un invito a discernere di quale grandezza e di quale piccolezza intende parlare Gesù…
In questo ci aiutano i versetti successivi:

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”.

È un’affermazione sconvolgente: come può il regno dei cieli diventare preda dei violenti di questo mondo? Non è forse vero che ci aspettiamo che avvenga il contrario…?
La nostra fede fa tuttora fatica a distaccarsi dall’immagine troppo umana della potenza di Dio, da cui attendiamo segni di supremazia…
Ma non accade cosi: perché il regno dei cieli è venuto in mezzo a noi, incarnandosi nella persona di Gesù, che ha risposto alla violenza degli uomini portando a noi l’umiltà infinita di Dio.

“Tutti i Profeti e la Legge hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire…”

Giovanni, riconoscendo e annunciando in Gesù il Messia atteso, ha portato a compimento la profezia biblica.
Cosa intende Gesù affermando che egli è l’Elia che deve venire? Non intende certo parlare di reincarnazione della figura storica di Elia – ma del suo carisma che attraversa la storia umana: quello di manifestarsi nella vita di quei testimoni che riconoscono e trasmettono la presenza nel mondo di quella “voce del silenzio sottile” che si manifesta a chi davvero ascolta…

“Chi ha orecchi, ascolti!”.

Stiamo attenti a questo ammonimento: è molto concreto e deve coinvolgerci. Gli orecchi indicati qui non sono quelli della carne, ma del cuore: come Elia ha imparato, nella sua esperienza di esule e perseguitato, a non cercare la voce di Dio nel rumore delle forze del mondo, così siamo chiamati a tendere il nostro ascolto a quella Voce che non fa rumore, ma è il vero respiro del silenzio…

Venite a me …

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

Commento di Mirella Muia, eremita a Gerace

“Come non immaginare la moltitudine che il Signore vede intorno a sé? E non solo quella folla che lo seguiva strada facendo, mentre passava da un villaggio a un altro – ma proprio quella moltitudine incalcolabile che è tutta la condizione umana, e che solo lui può abbracciare con lo sguardo.
Stanchi per le fatiche di ogni giorno, ma forse ancora più stanchi per le delusioni e le amarezze che ci accompagnano sempre, nell’esperienza quotidiana della solitudine che ci circonda per la chiusura di ciascuno su sé stesso…Ecco il vero peso, perché ci fa sentire impotenti e senza voce…
Di quale ristoro ci parla Gesù, se non di quello che solo lui ci può dare: la comprensione che quel peso lo porta lui per noi, perché è il primo a sperimentarlo e ad assumerlo, sapendo che proprio questa è la sorgente della vera comunione: abbracciare nella com-passione la solitudine del mondo…

“…Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita…”

Questa è la via: riconoscere che quel peso diventa un giogo condiviso, nella misura in cui impariamo da lui a portarlo come egli fa, e riconosciamo in questo suo invito l’unica via concreta di condividere la povertà di Dio che in Gesù si svuota per amore…

“…Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.”

Ed è così che quel giogo diventa dolce: entrando nell’umiltà del suo cuore vi troviamo l’unica vera risposta ad ogni nostra domanda e l’unico sollievo ad ogni stanchezza…

Essere segno dell’umiltà di Dio non è facile : molti cristiani infatti si attendono sempre da lui segni di potenza, e non comprendendo il suo apparente silenzio, se ne allontanano…
La vera gioia di chi crede è nella condivisione della povertà del Signore, ed è questa la vera testimonianza che egli ci affida. Perché sua è la povertà dell’amore…

Buona giornata

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Dio non vuole che i piccoli si perdano

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Parola del Signore.

Condividiamo la riflessione dell’eremita Mirella Muia di Gerace in Calabria

Gesù ci descrive un pastore attento non solo al gregge come un insieme di pecore, ma soprattutto ad ogni pecora in quanto creatura libera nei suoi movimenti, al punto di correre il rischio, allontanandosi, di smarrirsi…
Il pastore Gesù segue con lo sguardo ogni pecora, lasciando a ciascuna la libertà di muoversi come vuole – perché sa che non sarà mai abbandonata a sé stessa.

“In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite”.

Di fronte all’immagine della pecora che si allontana da quel gregge che noi siamo, alcuni potrebbero reagire giudicandola come ribelle – e spesso così accade nelle nostre comunità dalla mentalità ristretta – ma non è questo l’esempio di Gesù.
Solo il pastore è in grado di ricercare la pecora smarrita, che ai suoi occhi vale quanto tutto il gregge, e solo lui può trovarla – ma nello stesso tempo al resto delle pecore è chiesto di comprendere ciò che muove il pastore, per essere in comunione con lui nella sua cura di chi si è smarrito…

“Così è la volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda”.

Buona giornata

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Convertitevi!

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Parola del Signore.

A parlare con forza, oggi, è Giovanni Battista, l’ultimo profeta della prima alleanza e il primo della nuova alleanza. La parola di Giovanni sarà ripresa da Gesù che dice di essere venuto per salvare i peccatori. Egli vuole riconquistare i cuori smarriti e diventati preda del mondo. Vuole che ogni persona “porti frutto”. E così per dare forza e coraggio ad un’umanità dispersa e lontana dal bene scende lo Spirito Santo che offre sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Sono questi i doni che aiutano ad essere e restare fedeli per vivere da veri figli di Dio. Per questo ciascuno di noi si lasci avvolgere dall’amore e dalla misericordia del Padre buono che attende e scruta da lontano il nostro ritorno a Lui per abbracciarci e fare festa.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Non per il potere ma per Servire

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,35-3810,1.6-8

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore.

Commento di Mirella Muià, eremita di Gerace.

Gesù percorreva città e villaggi, annunciando la buona notizia del regno che viene e guarendo i malati che si rivolgevano a lui.

“Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore…”

Questa immagine del suo viaggio attraverso le realtà umane di allora non dovrebbe essere intesa come limitata a quel tempo: essa riflette una dimensione sempre attuale, non solo della condizione umana, ma anche della presenza di Gesù in mezzo ad essa – anche se sempre più ignorata…

In quel tempo, lo smarrimento del popolo aveva radici storiche e religiose che conosciamo – ma ora, nel nostro tempo, perché…?

“La messe è abbondante ma sono pochi gli operai ! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!”

La messe, che è la storia umana e il valore stesso della vita che ci è data, ha bisogno di chi sa vederla, riconoscerla, curarla e coglierne i frutti – ma dove sono, e soprattutto chi sono, questi operai che se ne dovrebbero prendere cura…?

“Chiamati a sé I suoi dodici discepoli…li inviò ordinando loro:
‘…Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino…gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’ “.

I dodici apostoli sono inviati, non a esercitare un potere come quello delle caste del tempio, chiuse sui propri privilegi, ma a operare un servizio di annuncio e di testimonianza – e questo riguarda ogni cristiano.
Infatti l’annuncio della vicinanza del regno in mezzo a noi non si esprime solo a parole, ma soprattutto vivendo la sua presenza come la dimensione della vita di ogni giorno, qualunque sia la sua forma.
Ogni cristiano, nella misura in cui è veramente discepolo in ascolto del Maestro, è chiamato e inviato a essere, attraverso il suo vissuto pieno di compassione e di vera fede, un riflesso del regno di Dio in mezzo a noi…

Perché dunque questo riflesso, oggi sempre di più, risulta così pallido e sbiadito, al punto da risultare quasi invisibile…?

” Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date…”.

Buona giornata

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ♥️

E’ tutta una questione di fiducia

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,27-31

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Parola del Signore.

Anche oggi il commento è dell’amica Mirella Muià dell’Eremo dell’Unità di Gerace in Calabria che ringraziamo per la sua condivisione:

È davvero sorprendente come, fin dall’inizio, questi due ciechi si comportino come se già ci vedessero.
Il loro grido di supplica esprime il loro bisogno d’aiuto per uscire da quella notte che li isola e li esclude – eppure i loro movimenti sono sicuri e ben orientati…

“Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono, e Gesù disse loro:’ Credete che io possa fare questo?’.
Gli risposero:’ Sì, o Signore!’ “.

Essi credono che Gesù può guarirli, e ne hanno già una conferma: lo seguono come se ci vedessero, non indugiano né esitano nel muoversi in mezzo alla folla, e si trovano davanti a lui come se conoscessero la strada per raggiungerlo…

“Allora toccò loro gli occhi e disse:’ Avvenga per voi secondo la vostra fede!’ “.

Ecco l’insegnamento che ci è rivolto sempre: la nostra fede compie in noi l’opera che è di Dio, ma che dipende da noi.
La fiducia di questi due ciechi li ha guidati fino alla meta – e questa è l’incontro tra il desiderio di Dio di rispondere alla povertà umana, e la nostra fede nel credere che la sua compassione è la potenza stessa del suo amore in atto…

Buona giornata

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Come comprendere la volontà del Padre?

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore.

Il breve commento è della nostra amica eremita Mirella Muia di Gerace in Calabria …

“Questo ammonimento di Gesù non lascia dubbi: la preghiera, come ogni altra pratica rituale, se non corrisponde a un autentico impegno di vita, resta sterile.

Come comprendere la volontà del Padre?
Ogni creatura ha la sua via da percorrere, ma tutti partiamo da un’unica sorgente: quella che ci chiama a riconoscerci partecipi della sua vita, e del suo flusso vivificante che ci porta…
Questo significa che la nostra esistenza ha in sé i segni di quella Vita da cui veniamo, e che spetta a noi seguirne le orme – non le nostre, che corrispondono a desideri di protagonismo e di interessi personali, ma le sue – quelle che costituiscono il regno dei cieli sulla terra: il dono di essere a immagine e somiglianza di Colui che dona sé stesso da sempre e per sempre…

“Perciò chiunque ascolta le mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia…”

La roccia è quella somiglianza con l’immagine di Dio che dona la sua Vita, la sua Parola e il suo Respiro da sempre e per sempre – e questo appare come una follia secondo la mentalità del mondo in cui viviamo, e che purtroppo prevale anche in tanti comportamenti di chi si definisce cristiano…
Su questa roccia la vita umana non può venire meno, nonostante le tempeste e i terremoti che ci circondano…
Ma abbiamo davvero il coraggio di vivere secondo la somiglianza con quella roccia…?

“Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia…”

La sabbia degli interessi personali fine a sé stessi, dove tutto vacilla al minimo cambiamento, reale o temuto, ci allontana dal regno che ci è già donato, ma che spesso ignoriamo, o riteniamo lontano – mentre siamo noi ad allontanarci così dalla nostra vera identità…

“Chiunque ascolta le mie parole e le mette in pratica…”: questa è la strada…”.

Buona giornata

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Sento compassione

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 15,29-37

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Parola del Signore.

Questa mattina condividiamo la riflessione dell’eremita Mirella Muià:

“Egli sale sul monte perché anche noi impariamo a salire, portando i pesi delle nostre povertà e di quei limiti che ci impediscono di aprirci a Dio e fra di noi.
Le infermità fisiche di cui parla il vangelo trovano corrispondenza nelle infermità e nei limiti della nostra condizione umana. Salire verso il Signore portando i nostri pesi è già un cammino di guarigione, perché corrisponde a una consegna delle nostre povertà…

“Sento compassione per questa folla…”
Gesù sa che essi sono indeboliti e affamati perché sono lì da tre giorni, e interpella i discepoli per coinvolgerli nella sua compassione…

Ed ecco la loro risposta :
“Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?”

È la giusta confessione della loro impotenza – e nello stesso tempo, identificando quel luogo con un deserto, esprime anche la loro incomprensione dell’opera che Gesù ha appena compiuto: di che deserto si tratta, dopo quello a cui hanno appena assistito… ?

Ed ecco come Gesù li coinvolge direttamente nella sua stessa opera, chiedendo loro di portare quel poco che hanno con sé: perché, attraverso la sua offerta, diventerà un bene per tutti…

“Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla”.

Egli prende ciò che gli viene consegnato, e proprio a partire da questa consegna – e solo se questa avviene – ecco la trasformazione di quel poco in un cibo per tutti.

Dio trasforma l’insufficienza umana che gli viene consegnata per essere condivisa – ed è così che i gesti e la preghiera di Gesù, che richiamano quelli dell’ultima cena, fa di noi, proprio nelle nostre povertà, i suoi ministri, testimoni di quella eucaristia, che significa ‘rendimento di grazie’ – ed è il nostro grazie a Colui che ci rende partecipi della consegna della sua stessa vita…

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ♥️

Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,21-24

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola di Dio.

Oggi riflettiamo su questo passo del Vangelo recuperando un commento del grande San Giovanni Paolo II …

”Particolarmente fortunati furono quanti, vivendo al tempo di Gesù, ebbero la gioia di stargli accanto, di vederlo, di ascoltarlo. Gesù stesso li chiama beati: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono” (Lc 10, 23-24).

La formula “vi dico” fa capire che l’affermazione va al di là d’una semplice constatazione del fatto storico. Quella che Gesù pronuncia è una parola di rivelazione, che illumina il senso profondo della storia. Nel passato che lo precede Gesù non vede soltanto gli avvenimenti esterni che preparano la sua venuta; Egli guarda alle aspirazioni profonde dei cuori, che sottostanno a quegli avvenimenti e ne precorrono l’esito finale.

I contemporanei di Gesù, in gran parte, non si rendono conto del loro privilegio. Vedono e sentono il Messia senza riconoscerlo come il Salvatore sperato. Si rivolgono a lui senza sapere di parlare con l’Unto di Dio annunciato dai profeti.

Dicendo: “ciò che voi vedete”, “ciò che voi udite”, Gesù li invita a cogliere il mistero, andando oltre il velo dei sensi. In questa penetrazione Egli aiuta soprattutto i suoi discepoli: “A voi è stato confidato il mistero del Regno di Dio” (Mc 4, 11).

In questo cammino dei discepoli alla scoperta del mistero si radica la nostra fede, fondata appunto sulla loro testimonianza. Noi non abbiamo il privilegio di vedere e di sentire Gesù come era possibile nei giorni della sua vita terrena, ma con la fede riceviamo la grazia incommensurabile di entrare nel mistero di Cristo e del suo Regno”

Buona giornata

Franco e Vincenzo, oblati camaldolesi ♥️

Aquila e Priscilla