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Cercare il Silenzio

Agli amici e a tutti gli interessati comunico che  “Cercare il Silenzio” è disponibile anche presso Pubblidea a San Lorenzo, a Gaeta presso Alges, a Formia presso Il Sacro D’amelio, a Minturno presso Edicola e Libreria Ciufo e a Fontana Perrelli presso l’edicola Le 3c di Paolo Capuano, a Sessa Aurunca presso GiupaCartobook e a Cassino presso la Mondadori. Inoltre può essere richiesto in formato libro o eBook su tutte le maggiori piattaforme on line: IBS, Feltrinelli, San Paolo store, Amazon, Il Libraccio.

CHANUKKA’

Chanukkà è iniziata il 10 Dicembre 2020, e prosegue ogni sera per sette sere. Ogni sera si accende la chanukiyà.

Chi accende?

Sia uomini che donne hanno l’obbligo di accendere la chanukiyà o di partecipare all’accensione. Single e studenti che vivono da soli devono accenderla in casa loro. È buon uso incoraggiare i bambini ad accendere la chanukkià, anche per motivi educativi.

Dove Mettere la Chanukiyà

La chanukkià viene posta sul davanzale della finestra oppure accanto allo stipite sinistro della porta, di fronte alla Mezuzà, per essere così circondati da mitzvòt. Se lo si piazza sul davanzale esso non dovrebbe esssere a un’altezza superiore i 20 cubiti, circa 29 piedi dal livello della strada.

Preparare la Chanukiyà

Il modo migliore per osservare la mitzvà è di usare stoppini di cotone e olio d’oliva oppure candele di cera d’api, anche altri tipi di candele vanno bene. I lumi devono avere abbastanza combustibile al momento d’accensione da durare almeno mezz’ora dopo il crepuscolo. I lumi devono essere disposti alla stessa altezza e su una riga unica, mentre lo shamash, la candela usata per accendere gli altri lumi, deve essere posizionata ad un’altezza diversa.

I lumi si accendono da sinistra verso destra, la prima sera si accende un lume sul lato destro della chanukkià, la seconda si accende il nuovo lume per prima e così via.

Quando Accendere

I lumi di Chanukkà vengono accesi di sera. Alcuni usano accenderli poco dopo il tramonto mentre altri li accendono dopo il crepuscolo. Se ciò non è possibile si possono accendere i lumi anche più tardi.

Istruzioni per Accendere Prima e Dopo Shabbat

Siccome è proibito accendere una fiamma di Shabbat, venerdi 11 Dicembre la chanukiyà deve essere accesa prima dell’accensione dei lumi di Shabbat ed è bene aggiungere più olio di modo che i lumi durino fino a mezz’ora dopo il crepuscolo. Durante Shabbat è proibito maneggiare o preparare la chanukiyà. Di sabato sera si accendono i lumi di Chanukkà solamente dopo il termine dello Shabbat, dopo che è stata recitata la havdalà.

Le benedizioni:

La prima sera di Chanukkà si recitano tutte e tre le benedizioni, le successive sere si recitano solo le prime due. Si accende lo Shamash e tenendolo in mano si recitano le seguenti benedizioni:

1. Baruch Attà Ado-nai Eloh-einu Melech ha’olam asher kideshanu bemitzvotav vetzivanu l’ehadlik ner Chanukkà.

Benedetto sii Tu, o Sign-re nostro D-o, Re dell’universo, che ci ha santificato con i Suoi comandamenti e ci ha comandato di accendere i lumi di Chanukkà.

2. Baruch Attà Ado-nai Elo-heinu Melech ha’olam sheasà nissim laavoteinu bayamim hahem bizman hazè.

Benedetto sii tu o Sign-re nostro D-o, Re dell’universo, che compì miracoli per i nostri padri nei tempi passati, durante questa stagione.

3. Baruch Attà Ado-nai Elo-heinu Melech ha’olam shehecheyanu vekimanu vehighiyanu lizman hazè.

Benedetto sii Tu, o Sign-re nostro D-o, Re dell’universo, che ci ha tenuto in vita, e ci ha preservato e ci ha permesso di raggiungere questa stagione.

Dopo aver acceso i lumi si recita Haneròt Hallalu, e dopo averli accesi si canta Mizmor Shir Chanukkàt e l’inno Maoz Tzur.

ULTERIORI NORME E USANZE

L’utilizzo dei lumi

È proibito utilizzare i lumi della chanukkià come fonte di luce, quindi è buon uso accendere la luce nella stanza dove bruciano i lumi. É usanza sedersi vicino ai lumi mentre bruciano e raccontare storie inerenti alla festa. Alcune donne usano non svolgere i lavori domestici durante questo tempo per onorare le diverse donne coraggiose che hanno avuto un ruolo importante negli eventi di Chanukkà.

Le Preghiere

Durante gli otto giorni di Chanukkà si aggiunge il brano ve’al hanissim nella preghiera dell’Amidà e nel Birkat Hamazòn (la benedizione dopo il pasto), si recita l’hallel completo nella preghiera del mattino e si tira fuori il Sefer Torà per leggere una piccola parte ogni mattina.

Tzedakà

È usanza incrementare la quantità che si dà in tzedakà, la vigilia di Shabbat si dà il doppio.

Dmei Chanukkà-Doni di Soldi

È usanza dare doni di soldi ai bambini dopo aver acceso i lumi, per ricordare i bambini che al tempo dei Maccabei che studiavano la Torà in segreto mettendo le loro vite in serio pericolo. Si può usare questa usanza come spunto per incoraggiare i bambini a dare tzedakà – insegnandoli a donare una parte dei soldi ricevuti – e anche come incentivo a migliorare negli studi e nell’osservanze delle mitzvòt.

Sevivòn-Trottola

Si usa giocare con un sevivon per ricordare la furbizia dei bambini al tempo dei Maccabei, che fingevano di giocare con la trottola, se i soldati siriani arrivavano mentre studiavano la Torà.

Eremo in festa

Oggi la Chiesa ci fa vivere la memoria dei Santi Aquila e Priscilla che hanno donato la propria vita a servizio dei fratelli. Collaboratori di San Paolo sono per noi modello e fonte di ispirazione. Abbiamo voluto dedicare il nostro piccolo eremo di famiglia camaldolese alla loro memoria e, oggi 8 luglio, viviamo la nostra giornata di festa pregando per quanti sono nel bisogno materiale e spirituale. Come spesso amiamo ripetere ” ogni famiglia vive in un eremo ed è eremo di presenza del Cristo risorto, dimora e luogo nel quale e dal quale l’unità concreta può esprimersi in una testimonianza credibile nonostante la fragilità umana”. Se e come potete unite, in questo giorno, le vostre preziose preghiere alle nostre guardando il cielo e cercando di camminare sulle strade di questo mondo da fratelli in Cristo.

Buona giornata e che Aquila e Priscilla interceda per noi è per ogni nostra necessità.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Santi Aquila e Priscilla 

Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo – cristiani, molto cari all’apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Ponto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla (o Prisca).L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi, quando chiese di essere ospitato nella loro casa a Corinto. I due lo seguirono anche in Siria, fino ad Efeso. Qui istruirono nella catechesi cristiana Apollo, l’eloquente giudeo – alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla fecero in modo di battezzarlo prima che partisse per Corinto. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono citazioni bibliche. Alcuni identificano Priscilla con la vergine e martire romana Prisca e Aquila con qualcuno della gens Acilia, collegata con le Catacombe, perciò i due sarebbero martiri per decapitazione.  

Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita.

Festa di San Romualdo

Cari Amici dell’eremo buongiorno. Oggi la Chiesa ci propone la memoria di San Romualdo e per i camaldolesi, in tutto il mondo, è giornata di festa. Qui, all’eremo di Aquila e Priscilla, faremo festa con voi e lo faremo in maniera semplice ed in comunione con tutta Chiesa celebrando i Vespri della festa di San Romualdo. San Romualdo ci protegga tutti insieme ai nostri cari. 😊💫

Franca e Vincenzo, osb-cam

S. Romualdo nacque a Ravenna dalla nobile famiglia degli Onesti: i costumi del casato però non corrispondevano al nome. Il duca Sergio, padre del nostro Santo, uomo irascibile e per nulla religioso, venuto in lite con un parente per il possesso di un podere, lo sfidò a duello. Romualdo sebbene aborrisse lo spargimento di sangue, costretto dal padre, dovette assistere a quell’atto irragionevole che terminò coll’uccisione dell’avversario. A quella vista il suo cuore inorridì e corse a nascondersi nel monastero di Classe presso Ravenna, per riparare, con quaranta giorni di penitenza, l’omicidio commesso dal genitore. 

Finita quella quaresima, si sentì mutato; le esortazioni di un frate laico e di due visioni di S. Apollinare, lo decisero a vestire l’abito religioso in quel monastero. 

Trascorsi tre anni, abbandonò il paese natio e recatosi in una solitudine vicino a Venezia, si pose sotto la direzione di un celebre eremita chiamato Marino. Dopo vent’anni di tirocinio, Romualdo in compagnia del maestro e di alcuni nobili veneziani, passò in Francia. fermandosi nei dintorni di S. Michele di Cusa.


Colà prese a progredire mirabilmente di virtù in virtù, superando lo stesso Marino, e molti, ammirando il suo tenore di vita, venivano a mettersi sotto la sua guida. Ivi pure dovette sostenere terribili lotte col demonio, che gli dipingeva in mille modi le difficoltà della vita religiosa, la fragilità della nostra debole natura e l’enorme fatica che ci vuole per giungere a piacere davvero al Signore. Il Santo tutto vinse con la mortificazione e la preghiera. 

Dalla Francia tornò nuovamente in Italia ed ebbe la consolazione di constatare la conversione del duca suo padre. 

Avuto intanto notizia che il suo discepolo Brunone di Querfurt era stato coronato del martirio in Russia, bramando anch’egli di versare il suo sangue per la fede, s’incamminò verso quelle regioni. Ma una grave malattia lo arrestò nell’Ungheria ed egli, scorgendovi un segno della volontà divina, fece ritorno in Italia. 

Riprese quindi le fondazioni e le visite ai monasteri. Un giorno ad Arezzo s’incontrò con un conte aretino di nome Maldolo, padrone di una casa e di una magnifica selva che dal suo nome si chiamava CaMaldoli. Il conte, conosciuto chi fosse quel venerando pellegrino, gli manifestò una visione avuta e gli donò casa e selva. Romualdo, giudicando quella località adattissima per i suoi, ridusse la casa ad ospizio e vicino costruì un eremo per i religiosi contemplativi. Diede loro, con qualche modificazione, la regola benedettina e dal nome del luogo li denominò Camaldolesi. 

Il santo vegliardo fondò ancora un altro cenobio nella valle di Castu, e vicino a questo si costruì una cella romita per passarvi gli ultimi anni. Quivi, affranto, mori il 19 giugno 1027 a 120 anni. La festa odierna ricorda la traslazione delle sue reliquie nella chiesa di Fabriano. 

PRATICA. Imitare S. Romualdo in questo suo bel consiglio: «Presto a letto e presto fuor di letto». 

PREGHIERA. Dela! Signore, ci renda accetti l’intercessione del beato abate Romualdo, affinchè quel che non possiamo coi nostri meriti, lo conseguiamo per il suo patrocinio.

Un albero in più

Una nostra amica monaca camaldolese ci ha chiesto di divulgare il messaggio che segue
“Cari amici,
Vi preghiamo di pubblicare e di aiutarci a inoltrare questo messaggio in modo che venga diffuso il più possibile. Grazie.

Presto inizia la stagione dei frutti: susine, pesche, nespole, ciliegie, albicocche etc

La nostra richiesta è di NON gettare i semi nel cestino della spazzatura, ma INVECE di lavarli, asciugarli (al sole) e conservarli in una busta di carta e tenerli in macchina. Ogni volta che esci e vai in campagna, o mentre sei in viaggio e le campagne sono vuote lancia questi semi.

Se con questo semplice atto, possiamo contribuire con un solo albero ogni stagione, la nostra missione di rendere verde questo mondo avrà successo. 🌿🌱💕

(Il governo thailandese lo ha promosso a tutti i suoi cittadini negli ultimi anni.
Molti dei loro distretti hanno condotto questa campagna in modo forte e l’idea ha avuto molto successo. Il numero di alberi da frutto in natura si è moltiplicato molte volte soprattutto nei distretti settentrionali della Thailandia. I malesi si sono uniti ai thailandesi in questa brillante iniziativa per diffondere l’abbondanza nella natura e in questo modo semplice ma efficace si contribuire a dare futuro alle nostre prossime generazioni.)

Per favore condividi con gli altri …
(Franca e Vincenzo, osb-cam, eremo di famiglia camaldolese, Aquila e Priscilla).

Ancora in viaggio

Niente rimorsi.
Niente rimpianti.
Niente tristezza.

Tanta voglia di andare.
Tanto coraggio di essere.
Tanta forza per continuare.

La memoria registra l’indifferenza e il cuore  dona ancora più forza. Così il cammino prosegue e sostenuti dal soffio di un “vento” gagliardo si continua a dire il nostro: “Si”, ci siamo e non ci fermiamo.

E allora:
porte aperte alla “Parola”;
porte aperte a parole di speranza;
porte spalancate all’accoglienza.

Nessuno potrà fermare questo viaggio che iniziato da lontano, molto lontano è “chiamato” a raggiungere altre mete.

Franca e Vincenzo, osb-cam