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Terra e seme

Nascosta in un piccolo seme c’è tutta la forza e la potenza necessaria a far nascere un grande albero. Ma c’è bisogno di tempo, di impegno, di pazienza contadina, di umiltà vera e profonda. C’è bisogno di verità e di amore per noi e per gli altri. C’è bisogno di restare stupiti di fronte a questo meraviglioso creato. Questa è la grande ricchezza che il Signore ci consegna dandoci il potere di contemplarlo per essere davvero felici. Quando lo capiremo potrebbe essere troppo tardi!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

   Parola del Signore

Il seminatore

Questa mattina abbiamo pensato di non commentare il vangelo del giorno ma di elevare, con voi tutti, un inno di lode al Signore per ringraziarlo del dono della sua Parola. Per farlo condividiamo un inno di lode che ciascuno di noi proclamera’ per ringraziare Dio dei tanti doni ricevuti e dei quali spesso non ci accorgiamo.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Venite, applaudiamo al Signore, *
  acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
  a lui acclamiamo con canti di gioia. (Ant.)

Poiché grande Dio è il Signore, *
  grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
  sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
  le sue mani hanno plasmato la terra. (Ant.)

Venite, prostràti adoriamo, *
  in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
  il gregge che egli conduce. (Ant.)

Ascoltate oggi la sua voce: «Non indurite il cuore, *
  come a Merìba, come nel giorno di Massa
  nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri: †
  mi misero alla prova, *
  pur avendo visto le mie opere. (Ant.)

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
  e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
  non conoscono le mie vie;
perciò ho giurato nel mio sdegno: *
  Non entreranno nel luogo del mio riposo». (Ant.)

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

   Parola del Signore

Spirito buono

La lotta tra il bene e il male è lo spettacolo più antico del mondo. Gli attori sono invisibili ma mettono in subbuglio mente e cuore. I due protagonisti sono capaci di agitare l’esistenza umana per farla diventare un inferno. La lotta si fa sentire nello stomaco e, a volte, imprime ritmi veloci al battito del cuore e allo stesso respiro.

Lo spirito o gli spiriti del male iniziano a farsi sentire in sordina, si insinuano nelle pieghe della vita e una volta penetrati dentro l’esistenza si avvinghiano alla preda con tentacoli le cui ventose stringono forte impedendo di volare.

Lo spirito buono, invece, si avvicina con timore, ci accarezza e con delicatezza invita a percorrere strade che aprono la mente e il cuore su orizzonti di serenità.

Quando lo spirito buono, però, incontra gli spiriti del male la lotta ci agita, il cuore inizia a saltellare e uno strano turbamento invade il corpo e la mente rendendo la vita sempre più complicata.

Per affrontare la battaglia lo spirito buono ha bisogno di alleati potenti, di un aiuto forte, di un sostegno autorevole. Per vincere la sua battaglia sul male lo spirito buono deve, perciò, affidarsi della fonte del bene. Deve fidarsi della straordinaria Potenza del bene assoluto che ci parla con tenerezza sussurrando parole umili, piene di pazienza, dense di semplicità e cariche di pace. La Potenza del bene ha il destino di vincere sugli spiriti del male placando ogni agitazione, ogni tentazione negativa per donare vita buona.

Lo spirito buono sta alla porta del cuore e con rispetto bussa e poi aspetta che noi gli apriamo. Lo spirito buono attende con pazienza e umiltà. Non si impone con la forza ma si avvicina a piccoli passi rendendo l’azione del male sempre meno forte e mostrando che la vita buona è bella. Lo spirito buono perdona ogni cosa e lo fa sempre. Tutto crede, tutto spera, tutto perdona. Lo spirito buono vuole darci pace, vuole che la nostra vita sia bella, desidera prendere dimora nel nostro cuore perché le nostre azioni possano splendere. Cosa aspettiamo a farlo entrare nel cuore e nella mente? Cisa aspettiamo a farci aiutare a cacciare via il male?

Coraggio diamo spazio al bene e la nostra sarà una vita nuova, una vita bella, una vita intensa fatta di cose semplici, di cose vere, di cose che fanno gioire il cuore e sbocciare fiori in ogni stagione. Perché dobbiamo rinunciare a vivere la bellezza? Perché perdere la vita rincorrendo desideri impossibili che il male ci mette nel cuore per distruggerla? Liberiamo la vita da questo male, facciamolo subito, facciamolo adesso. Possiamo farlo, dobbiamo farlo e per questo preghiamo lo spirito buono di aiutarci a volerlo. Abbiamo una sola vita che è Adesso!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

   Parola del Signore

Spirito buono

Gli spiriti impuri sono sempre presenti e con scaltrezza tendono ad impadronirsi di noi e delle nostre vite. Lo fanno con furbizia e con abilità. Ma una volta entrati nelle nostre vite se ne impossessato giustificando ogni nostra azione compiuta sotto la loro subdola guida. Man mano che conquistano i nostri pensieri e le nostre azioni, le nostre vite si trasformano e, progressivamente, la rendono un inferno. Possiamo difenderci da questa invasione? Si che possiamo. Come? Possiamo farlo restando fedeli alla correttezza della vita, dando valore al bene contro ogni male, assumendo la vita quotidiana come il terreno nel quale offrire il nostro tutto. Si tratta di rinunciare al nostro “io”, al nostro desiderio di dominio (costi quel che costi), al desiderio del successo e a quello dell’accumulo del denaro (sterco del mondo).

La vita ci offre ogni giorno l’occasione di accogliere lo Spirito di Dio facendoci guidare da Lui. È nella concretezza delle nostre scelte quotidiane per il bene dell’altro che misuriamo la qualità del nostro ascolto dello Spirito di Dio. Lui è l’unico capace di guidarci sulle strade della vita buona e donarci pace.

Ecco perché Gesù, ripieno dello Spirito di Dio aveva autorità e con la sua Parola è capace di cacciare dal nostro cuore e dai nostri pensieri di scacciare gli spiriti impuri.

Ascoltiamo la sua Parola e avremo, finalmente, Pace!!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

   Parola del Signore

Uomo che salva

Discendente di Abramo e Davide, Gesù è colui che da senso alle promesse di Dio.

E oggi, il passo del Vangelo ce lo attesta molto bene tanto che in quello che appare uno sterile elenco di nomi (la genealogia di Gesù) si celano le storie di uomini e (perfino) di donne che hanno “collaborato” a scrivere il percorso che ci ha consegnato Gesù, il figlio di Dio che sta per venire.

Nella storia degli avi di Gesù sono nascoste le vicende liete e tristi di tante persone che meritano di essere conosciute e che ci danno il senso di un cammino nel quale le promesse di Dio sono consegnate di generazione in generazione fino al suo compimento in Cristo.

Anche ciascuno di noi è un anello di questa catena che racchiude in se storie antiche che, di generazione in generazione, si sono svelate e che siamo chiamati a consegnare a chi verrà dopo di noi come ideale testimone di un progetto d’Amore che per primo, però, dobbiamo avere il coraggio di saper riconoscere.

Ogni nostra scelta piccola o grande che sia, infatti, può incidere ed incide oltre che sulla nostra storia personale, anche su quella della famiglia e perfino su quella collettiva, in maniera forte. Di queste scelte siamo davvero responsabili e il solo pensiero ci deve aiutare a riflettere sulle conseguenze di ciò che facciamo. Dobbiamo pensare al meglio non solo e non tanto per noi stessi ma, soprattutto, per chi viene dopo di noi. Questo perché chi ci seguirà possa realizzare un progetto di vita migliore e possa, anche grazie al nostro impegno e al nostro sacrificio, “essere salvezza” per sé e per gli altri. Se ci riflettiamo questo è sempre stato il motore che ha spinto tutte le generazioni dell’umanità ad impegnarsi per chi veniva dopo … Buon cammino.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.,
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

   Parola del Signore

Nessuno si perda

Perdere qualcosa è sempre fastidioso se poi ciò che si perde è qualcosa di prezioso ai nostri occhi il dispiacere ci assale e, soprattutto in questo secondo caso facciamo di tutto per ritrovarlo.

A pensarci bene questo dispiacere è ciò che spinge il pastore che ci presenta Matteo a cercare la pecora smarrita. Egli fa di tutto per ritrovarla. Lascia perfino il resto del gregge per ritrovarla e ci riesce.

Che bella storia!!!

Forse tutti noi ci siamo sentiti pecore smarrite, tutti nel nostro cuore abbiamo atteso un Pastore buono che venisse a cercarci, forse è venuto davvero e forse, diciamo forse, ci siamo nascosti e lo abbiamo rifiutato oppure lo abbiamo abbracciato e abbiamo anche pianto tra le sue braccia oppure non è mai venuto a cercarci nessuno o non ce ne siamo accorti.

Oggi, il Vangelo, ci invita a meditare su questa storia a lieto fine carica d’amore e di speranza. Se riusciamo facciamolo forse ci può aiutare a recuperare un po’ di quella umanità che abbiamo perso camminando corazzati del nostro immenso Ego …

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

   Parola del Signore

Genitori e figli

Cari amici, questa sera abbiamo avuto occasione di animare un incontro al quale hanno partecipato un gruppo di genitori. È stato il primo dei tre incontri programmati. Stasera, quindi, abbiamo cercato di mettere al centro la vita delle prime comunità con i loro valori, le loro abitudini e i loro sogni cercando anche di mostrare similitudini e differenze rispetto al nostro tempo. All’inizio abbiamo anche cercato di porre in evidenza l’importanza di dare valore al “tempo”, di servirci del “tempo” che ci viene donato in maniera responsabile con l’intenzione di offrirlo, in maniera generosa, anche per l’educazione dei nostri figli. L’incontro lo abbiamo concluso ponendo in rilievo la “Lettera a Diogneto” che offre uno spaccato realistico della vita dei cristiani del II secolo.

A noi sembra che nella sua semplicità e spontaneità l’incontro sia la base per costruire un cammino.

Nel prossimo incontro desideriamo mettere al centro l’attuale famiglia “cristiana”. Nell’ultimo, incontro, infine, cercheremo di riflettere con il contributo di tutti su come essere testimoni credibile per trasmette ai figli la fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Tra le altre cose abbiamo condiviso un passo della Lettera a Diogneto.

“Il mistero cristiano

V. 1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio.

Felice chi sa amare

L’Amore e la felicità, camminano o possono camminare insieme oppure sono, tra loro indifferenti?

Per cercare di trovare una risposta ci facciamo aiutare da alcune parole di Hermann Hesse che riportiamo qui sotto.

Il breve scritto ci è sembrato davvero molto interessante e così abbiamo pensato di condividerlo con voi sul nostro sito. Proviamo a leggerlo e, magari, a condividere, se desideriamo, qualche commento.

Buon cammino.

Franca e Vincenzo

“Quanto più invecchiavo, quanto più insipide mi parevano le piccole soddisfazioni che la vita mi dava, tanto più chiaramente comprendevo dove andasse cercata la fonte delle gioie della vita. Imparai che essere amati non è niente, mentre amare è tutto, e sempre più mi parve di capire ciò che da valore e piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di sentire.

Ovunque scorgessi sulla terra qualcosa che si potesse chiamare ‘felicità’, consisteva di sensazioni. Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano molti che avevano sia l’uno che l’altro ed erano infelici. La bellezza non era niente: si vedevano uomini belli e donne belle che erano infelici nonostante la loro bellezza. Anche la salute non aveva un gran peso; ognuno aveva la salute che si sentiva, c’erano malati pieni di voglia di vivere che fiorivano fino a poco prima della fine e c’erano sani che avvizzivano angosciati per la paura della sofferenza. Ma la felicità era ovunque una persona avesse forti sentimenti e vivesse per loro, non li scacciasse, non facesse loro violenza, ma li coltivasse e ne traesse godimento. La bellezza non appagava chi la possedeva, ma chi sapeva amarla e adorarla.

C’erano moltissimi sentimenti, all’apparenza, ma in fondo erano una cosa sola. Si può dare al sentimento il nome di volontà, o qualsiasi altro. Io lo chiamo amore. La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita. Ma amare e desiderare non è la stessa cosa. L’amore è desiderio fattosi saggio; l’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.
(Hermann Hesse, Sull’amore, ed. Mondadori, 1988.)

Scegliere

Abbiamo voluto titolare queste nostre semplici riflessioni “scegliere”. Lo abbiamo fatto perché convinti che sia questo il nodo più importante da sciogliere. Si tratta, come sempre nella vita, di capire come vogliamo vivere. Si tratta di capire se vogliamo mettere al primo posto la relazione con Dio, oppure, scegliamo la ricchezza (cioè i nostri desideri, i nostri egoismi, le nostre cose, le nostre passioni, … noi stessi).

La furbata del servo disonesto, per esempio, (leggi il vangelo qui sotto), con la quale egli utilizza la ricchezza del suo padrone, pur essendo un’azione in se stessa qualcosa di riprovevole, nel concreto incide sulla vita di tante persone che avevano accumulate situazioni debitorie.

Di fronte a questo dato di fatto, il padrone finisce per lodare il servo disonesto per aver allevato le situazioni precarie di vita alcune persone pur avendo utilizzato le sue sostanze.

In questo modo il padrone (Dio-Padre) mostra quale è il metro con il quale giudica le nostre azioni. Egli dimentica i nostri errori ed esalta le cose buone che riusciamo a fare ai poveri. Non sembra essere attento nemmeno alle ragioni della povertà ma guarda l’azione concreta con la quale vengono alleviare le sofferenze dei poveri.

Oggi, insomma, riceviamo una nuova importante e significativa indicazione per la vita quotidiana da tener presente nelle nostre piccole e/o grandi scelte di ogni giorno.

Se scegliamo la ricchezza, se privilegiano i nostri egoismi, se viviamo difendendo i nostri esclusivi interessi trascurando gli altri o facendo finta di non vederli allora il padrone (Dio-Padre) al momento opportuno ci toglierà l’amministrazione dei beni e non sapremo a chi rivolgerci per trovare accoglienza.

È tempo di scegliere da che parte stare; è tempo di fidarsi di Dio-Padre che ci ama e non vuole perdere nessuno dei suoi figlio e tra questi ci siamo noi tutti, nessuno escluso.

Ora i ricchi o i loro amministratori (cioè noi tutti) sanno cosa fare dei loro beni, sanno che donare a chi non ha o a chi ha bisogno è la strada maestra. E, anche i poveri, sanno che accogliere i doni ricevuti con umiltà è gia via di salvezza.

Quando questo viaggio terreno avrà termine chi ha donato sarà accolto proprio da quei poveri che ha avuto la possibilità e la sensibilità di sostenere in questo mondo.

Questa è la via stretta che Gesù ci chiama a percorrere. Coraggio !!!

Mi raccomando non aspettiamo la richiesta del povero, se sappiamo o lo abbiamo conosciuto o ce lo hanno detto, spetta a noi prendere l’iniziativa. CORAGGIO !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DEL 22 SETTEMBRE 2019

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore

Come bambini

Mettere un bambino al centro. Diventare come bambini. Farsi piccoli e lasciarsi condurre per mano dove il Signore vuole. Restare innocenti, semplici. Emozionarsi, ridere, piangere, giocare … è questo il mistero della vita che come adulti rifiutiamo. E opponendoci al disegno di Dio viviamo i nostri giorni inseguendo le ardite costruzioni della nostra mente. Menti che con la ragione ci portano spesso sull’infelicità. Sono i nostri ragionamenti infatti, che sono all’origine delle nostre insoddisfazioni, delle nostre delusioni … se, invece, fossimo rimasti semplici e puri come i bambini, forse, non avremmo provato dolore e avremmo attraversato la vita con molta meno fatica. 💕

Franca e Vincenzo, osb-cam

Vangelo del 13 agosto 2019

Mt 18,1-5.10.12-14
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.

                       Dal Vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:
«In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Parola del Signore