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Fare la volontà del Padre

Le parole di Gesù ci obbligano sempre a fare scelte chiare. O si va da una parte o si va dall’altra. Gesù non è un tiepido. Egli, oggi, ci dice con parole chiare che, per essere suoi fratelli, occorre fare la volontà del Padre suo. Non sono i legami di sangue a farci sentire fratelli in Cristo. C’è qualcosa di più forte che deve coinvolgere tutta la volontà della nostra persona. Ed è così che se ci fermiamo davvero a riflettere su queste parole possiamo comprendere meglio la distanza tra molti, nostri, modi di pensare e il pensiero di Gesù. Ma questo non ci deve abbattere anzi deve stimolarci a camminare ancora verso di Lui con la speranza che seguire Gesù, in pienezza, è davvero l’unica possibilità che ci resta per giungere ad abbracciarlo e per vivere la vita eterna iniziando fin da subito a farlo. Questa non è follia ma realismo cristiano e si sa che i cristiani per questo mondo sono pazzi. 😉

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,46-50
 
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Parola del Signore.

Ricordati di me

Oggi condividiamo la lectio divina tenuta ieri sera da Sr Michela Spera dal Monastero di Sant’Antonio Abate in Roma. Per ascoltare clicca qui

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore

Dio dei viventi

“… che ne sarà della nostra vita? Apparterrà al nulla, alla morte?
Gesù risponde che la vita appartiene a Dio, il quale ci ama e si preoccupa tanto di noi, al punto di legare il suo nome al nostro: è «il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (vv. 37-38). La vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà”.

Papa Francesco

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 20,27-40
 
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore.
 

La mia casa sarà casa di preghiera

Gesù alza la voce e mette all’indice sacerdoti e scribi che hanno trasformato il tempio in un mercato. Gesù annuncia con parole forti e chiare che al centro della vita c’è la preghiera fondata sulla sua Parola, Parola che dona vita vera. Gesù cambia totalmente le vecchie liturgie del passato e propone di avere Fede in Lui che ci ha lasciato il suo Spirito che è vera forza per la vita quotidiana. Una forza che la preghiera ci aiuta raccogliere in un clima di silenzio. Ma c’è un luogo specifico dove pregare? Ogni luogo è idoneo e, forse, è la casa domestica il posto principale. Le nostre case le dobbiamo considerare il luogo ordinario della preghiera, quello nel quale il 🔥 dello Spirito Santo deve penetrare in ogni angolo del nostro corpo e invadere il ❤️ perché anche la nostra testa sia disponibile a realizzare azioni di Amore condividendo la vita concretamente. Il frutto della preghiera infatti lo possiamo trovare solo in una vita nuova, in una vita da Risorti, in una vita donata in pienezza imitando Gesù.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,45-48
 
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Parola del Signore.

Verranno giorni

Chi è stato almeno una volta in Terrasanta quasi certamente avrà visitato la Chiesa del “Dominus flevit” luogo dall’ quale si gode una vista spettacolare di Gerusalemme. Qui la tradizione colloca l’episodio del vangelo di oggi. Gesù guarda la città, ha davanti la maestà del tempio e il brulicare frenetico delle donne e degli uomini del suo tempo. Si sofferma ad osservare e sul suo volto scendono le lacrime. Non maledice la città e i suoi abitanti come certi interpreti frettolosi hanno scritto ma è addolorato perché immagina il male che vi si compie e le conseguenze che il popolo subirà. Poche volte Gesù piange e questa è una di quelle. Qui egli esprime in maniera totalmente umana la sua compassione e così esprime il suo ennesimo appello alla conversione. Forse possiamo immaginare anche noi lo sguardo di Gesù che si posa sulle nostre città, sui nostri paesi e vedere come ci si vive e, purtroppo, non sarà difficile nemmeno immaginare il pianto di Gesù sulla nostra attuale realtà. Se pensiamo che sia così, forse possiamo ancora tentare di cambiare qualcosa. Forse possiamo aggrapparci all’offerta di salvezza che Gesù ci propone.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,41-44
 
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Parola del Signore.

Servo buono

Il Signore Gesù non ci considera servi ma ci vuol far capire che siamo figli di un Padre buono. Siamo figli, … figli amati. Non abbiamo nulla da temere, nulla di cui avere paura. Gesù ci vuole incoraggiare e spingere a costruire futuro a mettere a frutto i doni che abbiamo ricevuto e a decidere di Amare. Amare, infatti, è l’unica unità di misura per capire e valutare i frutti che un giorno potremo presentare al nostro Signore.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,11-28

In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”.
Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».

Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

Parola del Signore.

Zaccheo, scendi subito …

Fa riflettere che Zaccheo per vedere Gesù decide di salire su un albero. Lui, osserva l’evangelista Luca, è piccolo di statura e con questo particolare forse ci vuole comunicare che non è all’altezza di Gesù. Quindi, Zaccheo pensa che per vedere Gesù deve salire ma, sorpresa, quando Gesù arriva vicino alza lo sguardo e gli dice: “Zaccheo, scendi subito, …”. Sembra che Gesù stia dicendo che per incontrare davvero il Figlio di Dio non serve elevarsi e vedere da lontano o dall’alto ma che al contrario occorre scendere e vivere l’umiltà dell’incontro nel quotidiano, tra la gente, in un a tu per tu che si vive nell’ordinario. Gesù, infatti, gli dice: “oggi devo fermarmi a casa tua”. Gesù ci raggiunge dove siamo e ci chiede di entrare a casa, ci chiede di essere accolto nel cuore, ci chiede di dialogare con discrezione e intimità. Zaccheo non solo accoglie Gesù ma decide di dare metà dei suoi beni ai poveri e se ha rubato a qualcuno vuole ridare quattro volte di più. Ora Zaccheo è felice davvero. Non è più un uomo ricco (non è neanche povero) ma è felice per aver incontrato Gesù nel suo cuore e aver cambiato la sua vita. E Gesù sottolineerà questo incontro e la decisione di Zaccheo con queste parole: “Oggi per questa casa è venuta la salvezza”.

Ci chiediamo cosa insegna questo episodio della vita di Gesù alla nostra? Forse anche noi siamo chiamati a scendere dai nostri piedistalli per incontrare davvero Gesù nel cuore e per cambiare la nostra vita con gesti concreti?

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 19,1-10
 
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore.

La tua fede ti ha salvato

“Signore che io veda di nuovo!”. Il cieco vuole vedere. Lo chiede a Gesù. Gesù. Allora, Gesù gli ridona la vista e mentre lo fa gli dice: “La tua fede ti ha salvato“. Ecco la verità di ogni guarigione e di ogni vita che riprende il cammino verso la felicità. Si tratta di avere fede. Di credere in un Dio che ci ascolta sempre e ci accompagna con Amore in ogni passo della vita anche nei nostri piccoli passi.

Spesso la vita ci obbliga a salire, ci fa attraversare il deserto o ci spinge a varcare nuove frontiere. Da soli non possiamo fare nulla ma chiedere a Gesù di accompagnarci ci fa sentire più forti condividendo i pesi e la fatica. Gesù non risolve i nostri problemi però con Lui non siamo più soli e le difficoltà sono ridotte alla metà.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,35-43
 
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore.

Salvare la vita

In un mondo che ogni giorno sembra crollare, devastato da guerre, carestie, violenze, terremoti, pestilenze e catastrofi naturali nemmeno un capello del capo dell’uomo sarà toccato. Perseverando nella fede avremo salva la vita.

Noi crediamo che la vita da salvare è quella oltre questo mondo, è la vita eterna, la vita promessa dopo questa che stiamo vivendo ed è vero. Il nostro Dio, infatti, ci attende e ci accoglierà. Ma siamo anche convinti che “perseverando” nella fede la vita da salvare è anche questa, quella quotidiana, ordinaria, semplice e attuale che il Signore ci ha donato con la nascita. Perseverando nella fede, nella speranza e nella carità/amore avremo la parola e la sapienza necessaria a camminare sicuri cosicché tutti i nostri avversari non potranno resistere né controbattere al bene. Certo appare paralizzante apprendere che saremo traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e che tenteranno perfino di “ucciderci”. E, infine, è avvilente la profezia che saremo odiati da tutti a causa del nome di Gesù. Tutte queste cose aprono la possibilità di cadere nell’abisso ma non sarà questo il nostro destino. Il Signore, prendendosi cura di ciascuno, salverà questa umanità impedendo al male di distruggere il bene. A noi spetta di conservare la fede, la speranza e specialmente l’Amore che resta l’unica risposta possibile al male.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Se vuoi cliccando qui potrai ascoltare anche lectio tenuta ieri sera al Monastero camaldolese Antonio Noce nostro fratello oblati.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 21,5-19
 
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.

Dio farà giustizia

C’è una priorità che spesso ci sfugge. C’è un’urgenza che non si può dimenticare. C’è un bisogno che è profondamente vero. Si tratta della necessità di pregare e di farlo sempre. C’è chi dice che è inutile, che è per i deboli, i rassegnati e per chi non sa più cosa fare. È falso. Non credete a questi seminatori di morte. La vita, quella vera, è abitata dalla preghiera che, nel silenzio, si fa contemplazione. La verità della fede supera ogni arroganza, ogni presuntuoso che crede di potere tutto, che ritiene di essere grande. Nulla di più sciocco, nulla di più vuoto e niente di buono può venire da chi nega il senso e il valore della preghiera nella vita di una persona. Il credente prega per avere la forza di fare del bene; prega per avere il coraggio di affrontare il male; prega per amare profondamente tutti ed in particolare chiunque gli fa del male. La preghiera è la più potente azione silenziosa capace di smuovere le migliori energie. L’uomo di preghiera è un vero uomo di Dio che si fida e affida e che non teme il male. L’uomo di preghiera sa di essere Amato ed egli stesso Ama.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,1-8
 
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.
In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.