Oltre le regole

Quale è il giorno giusto per fare il bene? Esiste un giorno dedicato a compiere buone azioni? Gesù supera tutti gli ostacoli e ogni impedimenti e si dona totalmente anche a rischio di mettere in pericolo la sua vita. Si osserva intorno e scopre i bisogni degli uomini; gli chiama ad avvicinarsi e, con coraggio e determinazione, sfidando le regole imposte dai potenti sacerdoti del suo tempo, interviene per donare vita e salute, pace e gioia a chi soffre. È noi? Siamo capaci di gettare lo sguardo fuori dalle nostre case per osservare e riconoscere i bisogni degli altri? Siamo disponibili ad agire per sostenere chi vive situazioni di difficoltà? Riusciamo a compiere azioni gratuite per farci compagni di viaggio dei poveri? Gesù agisce con libertà e ridona la funzionalità alla mano rattrappita di un uomo che stava nella sinagoga. Agisce di sabato, giorno nel quale, le regole formali impedivano qualsiasi tipo di azione. Gesù va oltre le regole formali, gli usi e le abitudini. Gesù, perciò, interviene mettendo al primo posto il bene da donare e sfida i benpensanti, sfida le regole, sfida anche la potente casta sacerdotale del suo tempo che già medita contro di Lui. Fare del bene al prossimo è, quindi, una priorità che supera ogni ostacolo. Gesù va oltre le regole.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

   Parola del Signore

Profumi

Se attraversi un campo di grano maturo puoi sentire il profumo delle spighe che si offrono libere al soffio del vento che le accarezza e le culla dolcemente. Sono le stesse spighe i cui chicchi macinati al mulino daranno la farina per il pane che accompagna le nostre tavole.

Il profumo del pane ha una fragranza che tocca i sensi e si mischia al profumo del fuoco della legna che prepara il forno per accogliere l’impasto che mani esperte hanno lavorato con semplice acqua, sale e lievito. Quell’impasto infornato diventa pane, meraviglioso pane. Sono stati necessari nove lunghi mesi di lavoro del contadino, insieme al sole e alla pioggia perché i chicchi di grano, seminati nei campi arati, potessero diventare spighe. Altro lavoro è stato necessario per mietere il grano. Ma non basta. Le spighe mature, portate nelle aie venivano battute al sole con il viglio affinché i chicchi di grano potessero essere liberati dalla spiga. Poi, messo nei sacchi di iuta il grano veniva portato al mulino e consegnato al mugnaio affinché la macina lo potesse trasformare in farina. Anche la farina ha un suo profumo. Un profumo certamente diverso da quello del grano o da quello del pane.

Il profumo del pane, infatti, è diverso da quello delle bionde spighe che la natura e l’antica sapienza dei contadini hanno coltivato con pazienza e amore.

Tutti questi profumi diversi permettono, ad un osservatore attento, di cogliere il senso e il valore delle piccole cose frutto del lavoro paziente di tante persone ciascuna delle quali, aggiungendo il proprio impegno e la propria arte, ha collaborato per consegnarci, alla fine del cammino, una fragrante pagnotta di buon pane. Cosa ci insegna questa piccola storia dal sapore antico? Quale è il messaggio che si nasconde dentro il silenzioso lavoro del contadino, del mugnaio, della massaia? Quale di questi profumi dei quali abbiamo, forse, perduto la memoria, è quello che ci piace di più e che più degli altri ci fa sentire a casa? Recuperare il senso di questo cammino è come recuperare il senso più profondo della vita, della nostra vita, di questa vita che merita di essere vissuta e liberata da ogni regola mondana, da ogni regola imposta, da ogni ostacolo artificiale, dai desideri indotti da un mondo che ci vuole schiavi, tristi e infelici. I discepoli di Gesù, del vangelo di oggi, hanno fame e raccolgono le spighe di grano nel giorno di sabato e le mangiano: le regole, infatti, non possono essere contro l’uomo e nessuno ha il diritto di giudicare o emarginare o maltrattare l’altro in virtù di regole che possono opprimere. Chi lo fa abusa del suo potere che, evidentemente, utilizza per interpretare male il suo ruolo. Questa persona non merita alcun rispetto e va evitata perché non “serve” il bene ma procura solo male. È un cattivo testimone, un usurpatore che utilizza potere e regole per opprimere la vita dell’altro. Di fronte a questa realtà, conservando un giusto e necessario senso della responsabilità, se abbiamo fame davvero, siamo invitati a raccoglie le spighe del campo e a mangiarle restando fedeli all’unico vero bene dell’uomo che è la fedeltà e la fiducia nel Padre di ogni grazia e di ogni bene. Nessun potere su questa terra e nessun potente di questo mondo potrà decidere di escluderci dal mangiare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita con dignità. Questo ce lo insegnano i discepoli di Gesù che, fedeli al Signore, con responsabilità, hanno saputo ignorare regole davvero prive di senso e utilizzate, dai potenti di turno, solo per esercitare il proprio potere e non certo per servire e amare. Fermiamoci oggi a sentire i profumi della natura e, nel silenzio, riusciremo, speriamo, a recuperare il senso più autentico di quell’antica saggezza umana che abbiamo perduto per rincorrere un mondo che crea falsi bisogni.

Buon cammino.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

   Parola del Signore

Vino nuovo

Oggi nulla è più uguale a ieri. Questo è un tempo nel quale le cose di prima sono davvero finite. Il mondo ha davvero preso a camminare su strade nuove dimenticando tutto il patrimonio accumulato in secoli di storia. Se questo è vero anche il cristianesimo è chiamato a leggere con grande attenzione la realtà e a trovare vie capaci di proporre il cuore della fede alle nuove generazioni. Forse, in questo momento, la via più idonea sembra essere quella di conservare il nucleo originale della fede per tempi migliori. Ma come? Forse questa possibilità passa, oggi, attraverso l’unità di persone e famiglie che decidono di creare piccole comunità di mutuo aiuto, di reciproco sostegno e di autentica solidarietà. La sfida è ardua ma se si resta soli la battaglia è gia perduta. Se si è soli, infatti, si diventa facile preda del mondo contemporaneo. Solo insieme agli altri, infatti, è possibile resistere alle mille tentazioni di questo tempo e conservare il nucleo della fede. Ed è cosi che non possiamo mettere vino nuovo in otri vecchie. Dobbiamo, perciò, mettere il vino nuovo in otri nuove, cioè decidere di vivere la nostra fede in modo nuovo (cioè più fedele a quella delle origini) costruendo e organizzando modelli nuovi di relazione capaci di ridare cuore al messaggio più autentico contenuto e trasmesso dal vangelo scrostandolo delle aggiunte non essenziali. Si tratta di fare un lavoro simile a quello che fece San Benedetto nel suo tempo, quando giovanotto andando a Roma si rese conto della corruzione che si era impadronita della Chiesa di quel tempo. San Benedetto scappò sul monte Subasio a Subiaco dove dopo un tempo di eremitaggio fondò 12 piccoli monasteri ai quali affidò il compito principale di conservare il nucleo e le tradizioni più autentiche della fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

   Parola del Signore

Il Dio che viene

Sconvolge ogni idea, scardina tutte le regole, scuote l’attenzione e cambia la storia. Dove mai si è visto un Dio che viene verso di noi, un Dio che si avvicina in umiltà e silenzio per mettersi a servizio dell’uomo? Gesù è davvero un “Dio strano”. Piccolo, indifeso, silente … per Giovanni è un agnello venuto per essere sacrificato dopo aver caricato su di sé i nostri peccati. Un Dio che si fa vittima sacrificale, il capro espiatorio della tradizione ebraica. Davvero strano. Quale Dio decide di morire per il suo popolo? Quale Dio si fa servo del popolo? Quale Dio decide di non avere una grande casa (una reggia) ? Davvero il nostro Dio è un Dio strano.

Giovanni, grande profeta, lo riconosce tra la folla e ne da testimonianza. Solo un profeta poteva vedere nell’uomo Gesù il Figlio di Dio. È noi? Siamo capaci di riconoscere in un piccolo uomo che viene nella nostra vita il Figlio di Dio? Siamo capaci di vedere in Gesù l’inviato del Padre? Solo lo Spirito Santo può permetterci davvero di vedere in Gesù il Figlio di Dio, solo lo Spirito Santo può suggerire al nostro cuore di credere che questo uomo, definito agnello di Dio, è il Figlio di Dio. A pensarci bene il nostro Dio è un Dio diverso che sconvolge, scardina e scuote ogni logica. Forse a noi piace un Dio potente, un Dio Forte che schiaccia il nemico, che con il suo esercito conquista il mondo. Ebbene no, Gesù Cristo è, invece, il Figlio di un Dio che per offrirci una via di salvezza è mandato dal Padre nella nostra vita quotidiana per distribuire Amore. Si, la sua arma più potente e capace di vincere ogni male è l’Amore. Strana idea. Noi, invece, crediamo che per vincere ci sia bisogno di arroganza, forza, denaro, armi potenti… Gesù cambia la storia, cambia la nostra vita. Ma per seguirlo ci vuole coraggio, ci vuole tanta fiducia. Dobbiamo avere fede in Lui e credere che umiltà, mitezza e semplicità siano le autostrade della vita nuova. Gesù ci ha dato l’esempio. Si è fatto servo per Amore.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

   Parola del Signore

Una voce nel cuore

Una voce, una voce che chiama … una voce nel cuore. Eccola la voce di Gesù che chiama. È quella voce che ci consegna la Parola che vuole guarire le nostre ferite, le nostre infermità, le nostre sofferenze, i nostri dolori. Oggi Gesù chiama Levi dal banco delle imposte dandomi la possibilità di guarire dal suo egoismo, dal suo vivere rubando agli altri. Gesù cambia i cuori e lo fa visitando i peccatori con i quali si ferma a mangiare per condividere parole, sguardi e gesti di fraternità. Stare insieme, dialogare, condividere il pane è la via per aprire porte nuove, per ricreare possibilità di relazioni autentiche, per vivere la vita è scoprire il senso della nostra vita.

Dove passa Gesù ed è accolto si guarisce, si riprende vita, si ha la possibilità di essere dono per gli altri scoprendo il vero senso alla propria vita.

La bellezza dell’incontro con gli altri è la forza della nostra esistenza, è l’unica vera via, il senso più autentico dell’esistenza. Non siamo nati per noi stessi ma per donarci agli altri, per essere a servizio degli altri (famiglia, vicini di casa, amici, concittadini) … per crescere e lasciare questo mondo meglio di come lo abbiamo trovato. Gesù ci chiama … accogliamo la sua voce nel cuore e la nostra vita prenderà vita.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

   Parola del Signore

Perdonare

L’esperienza del perdono è la più imponente e grandiosa possibilità che abbiamo per trovare, nella pace, una via d’uscita alla/e paralisi che ci legano nella vita quotidiano. Se non riusciamo a perdonare per prima cosa noi stessi non riusciremo a vivere un’esistenza davvero bella, grande e piena.

Il perdono è l’inizio del nostro riscatto. Potremo fare tutto ciò che vogliamo ma se non ci perdoniamo non riusciremo mai ad avere pace. L’esperienza del perdono donato e accolto, infatti, è l’unica via per ridare colore ai nostri giorni. Gesù ci sta aspettando ed è pronto ad accoglierci e a donarci il perdono di cui abbiamo bisogno per poi dirci “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”.

Preghiamo, perciò, gli uni per altri affinché ciascuno riesca, con un atto di coraggio decisivo, a perdonare se stesso, la propria vita e quella degli altri. Questo è il segno che abbiamo cominciato a cambiare vita facendone il capolavoro che il Signore ha pensato per ciascuno di noi. È a questo punto che tra la meraviglia di tutti sentiremo la gioia di ringraziare Gesù che ci ha ridato vita scoprendo le straordinarie meraviglie di Dio.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

   Parola del Signore

Se vuoi, puoi …

Affacciati alla finestra scopriamo le prime luci del giorno. Il cielo s’illumina e il cuore si apre sull’infinito. Il chiarore del mattino ha il potere di dare forza alla vita, di dare coraggio alla speranza … questo nuovo giorno sarà migliore di ieri. Le cose vecchie sono finite, ne sono nate di nuove. Oggi tutto sarà diverso, tutto rinnovato, tutto più bello.

Quest’alba è degna di un Re; la sua luce, infatti, illumina il piccolo prato che appare un tappeto pieno di gemme mentre l’edera disegna arazzi sui muri di pietre che fanno da contorno al giardino e i primi raggi del sole si infilano tra i rami pieni di foglie di un grande albero.

La lebbra, il peccato e la colpa sono vinti, purificati e scomparsi. La Luce, quella vera, illumina l’universo e il cuore e, finalmente, la pace, prende dimora in noi spingendo i nostri passi su sentieri nuovi, belli, pieni di speranza. Siamo persone nuove se riusciamo a cogliere questi grandi misteri della vita. “Se vuoi, puoi…”.

Franca e Vincenzo, osb-cam

 Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

   Parola del Signore

Tutti ti cercano

Il “Cercare” è la dimensione più autentica della vita. L’uomo che cerca è l’uomo che vive, che crede, che spera, che fa della sua vita qualcosa di così speciale e di unico che lo rende totalmente Uomo.

Non è tanto importante raggiungere la meta che ci siamo prefissati secondo i nostri disegni personali. Ciò che è importante è il viaggio con i suoi percorsi, le sue incertezze, le sue prove, i suoi fallimenti, con le sue gioie, con le cose belle che abbiamo e non apprezziamo , con le persone che abbiamo ricevuto in dono e non riusciamo a vedere e alle quali non diamo valore (pensiamo al nostro sposo/a, ai figli, agli amici più cari). Ciò che rende il nostro andare avvincente è lo stile con il quale affrontiamo il nostro oggi, il coraggio con il quale ogni giorno spingiamo i nostri passi oltre gli ostacoli, la forza che mettiamo nelle cose concrete. Ciò che rende i nostri giorni pieni di senso è il desiderio di viverlo in pienezza affrontando a testa alta il nostro quotidiano, le prove e le difficoltà.

Oggi l’evangelista Marco ci racconta di come tutti cercano Gesù per ascoltare una Parola e/o essere guariti e questa è una indicazione proprio per noi che, spesso, siamo smarriti, impauriti, pieni di dubbi, di desideri, di pensieri. Marco ci mostra che il cercare Gesù nella nostra vita quotidiana è già segno che siamo sulla via della guarigione, di chi cerca di perdonare la propria vita, di chi desidera pace vera, di chi, finalmente, finisce di combattere guerre interiori e inizia a vivere una vita per gli altri. Quando ci decidiamo a farlo. Cosa stiamo aspettando?

Oggi Gesù ci chiama a cercarlo, ad ascoltare la sua Parola a chiedere di essere guariti (segno questo che abbiamo imbroccato la via buona). Tutti abbiamo bisogno di essere risanati, di essere liberati dal o dai mali che ostacolano all’amore di trovare la via della vita.

Il giorno che riusciremo a vincere contro il male, contro il male di vivere, noi, saremo, finalmente liberi dai mostri che ci oscurano la vista e ci strappano l’ascolto del Padre e che ci rendono sordi allo Spirito di Dio che desidera parlare al nostro cuore. Decidiamo allora di seguire Gesù e avremo la Pace che meritiamo, che sogniamo e alla quale aspiriamo. Lo dobbiamo alla nostra vita e a quella dei nostri cari con i quali condividiamo le piccole e grandi cose di ogni giorno. Gesù è l’unica via vera per affrontare gli ostacoli della vita, l’aiuto sicuro, l’unico sostegno, l’autentico e vera Amico dell’esistenza per ogni Uomo. Quando noi, infatti, crediamo che non possiamo fare qualcosa la nostra mente si blocca, quando noi, invece, cerchiamo la via con Gesù le nostre migliori doti si attivano e Lui ci sostiene ed incoraggia. Provare per credere.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

   Parola del Signore

Spirito buono

Gli spiriti impuri sono sempre presenti e con scaltrezza tendono ad impadronirsi di noi e delle nostre vite. Lo fanno con furbizia e con abilità. Ma una volta entrati nelle nostre vite se ne impossessato giustificando ogni nostra azione compiuta sotto la loro subdola guida. Man mano che conquistano i nostri pensieri e le nostre azioni, le nostre vite si trasformano e, progressivamente, la rendono un inferno. Possiamo difenderci da questa invasione? Si che possiamo. Come? Possiamo farlo restando fedeli alla correttezza della vita, dando valore al bene contro ogni male, assumendo la vita quotidiana come il terreno nel quale offrire il nostro tutto. Si tratta di rinunciare al nostro “io”, al nostro desiderio di dominio (costi quel che costi), al desiderio del successo e a quello dell’accumulo del denaro (sterco del mondo).

La vita ci offre ogni giorno l’occasione di accogliere lo Spirito di Dio facendoci guidare da Lui. È nella concretezza delle nostre scelte quotidiane per il bene dell’altro che misuriamo la qualità del nostro ascolto dello Spirito di Dio. Lui è l’unico capace di guidarci sulle strade della vita buona e donarci pace.

Ecco perché Gesù, ripieno dello Spirito di Dio aveva autorità e con la sua Parola è capace di cacciare dal nostro cuore e dai nostri pensieri di scacciare gli spiriti impuri.

Ascoltiamo la sua Parola e avremo, finalmente, Pace!!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

   Parola del Signore

Venite dietro a me

Nulla è più forte, in questo mondo, che la chiamata di Gesù a seguirlo. Andare dietro di Lui è davvero qualcosa che sconvolge la piatta vita che spesso conduciamo. È sconvolgente come le nostre vite possono acquistare senso. Quello che prima appariva un castigo, quello che ci sembrava assurdo, quello che abbiamo rifiutato per anni d’improvviso appare una predilezione. Toccare la terra, sfiorare le foglie secche, accarezzare con gli occhi un fiore e ascoltare il rumore del silenzio può per miracolo riempire di colori le nostre stanche giornate. Con Gesù nel cuore e seguendo i suoi passi tutto prende vita, forza, sostanza. La sofferenza si colora di senso, il dolore si tramuta in gioia e noi prendiamo vita fino al punto di sognare cieli nuovi e terra nuova.

Il mistero che si cela dietro la nostra decisione di accogliere la chiamata di Gesù è davvero grande. Se accogliamo il suo invito a lasciare le nostre fantasie che spesso ci procurano dolore e sofferenza, insoddisfazione e frustrazione faremo l’esperienza della resurrezione. Finalmente avremo una vita nuova, rinnovata, piena e capace di godere di ogni più piccola cosa che abbiamo che saremo, finalmente, capaci di apprezzare e di godere.

La chiamata di Gesù è per tutti non solo per i discepoli ma per me, per te, per ogni donna e ogni uomo. Gesù non fa preferenza di persona. Gesù ci ama e desidera che noi lo seguiamo perché Lui vuole darci vita e felicità. Questo è il più grande miracolo della vita. Il resto è il male che vuole rendere il nostro viaggio terreno un inferno. A volte il male riesce a portare a compimento il suo malvagio disegno ma noi con la Grazia di Dio possiamo impedirlo. Possiamo farlo. Accogliamo l’invito di Gesù a seguirlo e avremo pace e gioia come nemmeno riusciamo ad immaginare. 💞

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

   Parola del Signore

Aquila e Priscilla