Turbato dalla tristezza

Un fratello chiese all’Abate Poemen: Che dovrei fare, o padre, giacché sono turbato dalla tristezza? Il vecchio gli disse: Non stimare nessuno una nullità, non condannare nessuno, non sottrarre nulla a nessuno, e Dio ti darà la pace.

La saggezza del deserto: “Detti dei Padri” scelti per gli amici dell’eremo Aquila e Priscilla.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Liberare i pensieri

L’Abate Pastor disse: Se una cassa piena di abiti viene abbandonata per lungo tempo, gli abiti contenuti in essa marciscono; così sono anche i pensieri nel nostro cuore. Se non li metteremo in atto concretamente, nel tempo si deformeranno e marciranno.

La saggezza del deserto: “Detti dei Padri” scelti per gli amici dell’eremo di famiglia camaldolese Aquila e Priscilla.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Il lavoro è vita

Si raccontava che l’Abate Giovanni il Nano una volta disse a un suo confratello più anziano: Vorrei essere tranquillo come gli angeli, che non fanno nulla e servono Dio senza sosta; e, spogliandosi delle vesti, se ne andò in solitudine. Trascorsa una settimana, tornò dal confratello, e, mentre batteva alla porta, quello prima di aprire gli rispose dicendo: Chi è? E quello disse: Sono Giovanni. A sua volta il confratello gli ribatté dicendo: Giovanni è diventato un angelo e non è più fra gli uomini. Ma quello continuava a battere alla porta dicendo: Sono io. L’altro non gli aprì ma lo lasciò battere. Poi aprendo gli disse: Se sei uomo, hai bisogno di darti da fare ancora per vivere; se invece sei un angelo perché chiedi di entrare in una cella? Quello pentendosi disse: Perdonami, o fratello, perché ho peccato.

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Franca e Vincenzo

La preghiera di Gesù

Uno dei Padri raccontò che un vecchio stava nella sua cella lavorando con impegno, e indossava una stuoia di giunco. Poiché si era recato dall’Abate Ammone, l’Abate Ammone gli vide indossare la stuoia di giunco e gli disse:

Questo non ti serve a nulla. Il vecchio gli disse: Tre pensieri mi tormentano: uno che mi spinge ad allontanarmi da qualche parte in solitudine; l’altro, che mi induce a cercare una terra straniera dove nessuno mi conosca; il terzo, che mi spinge a rinchiudermi nella mia cella, per non vedere nessuno, e a mangiare dopo due giorni. L’Abate Ammone gli disse: Non ti serve fare nessuna di queste tre cose; piuttosto stai nella tua cella, mangia poco ogni giorno, e tieni sempre in mente le parole di quel pubblicano che si leggono nel Vangelo [Lc 18, 13]: così potrai salvarti. “Signore, abbi pietà di me peccatore! “è la base della “preghiera di Gesù”, ripetuta più volte e recitata da tutti nell’ambito del monachesimo orientale.

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Il perdono

Un giorno a Sceta si scoprì che un confratello aveva peccato; gli anziani si riunirono e mandarono a chiamare l’Abate Mosè, dicendogli di venire; ma quello non volle andare. Allora il presbitero lo mandò a chiamare dicendo: Vieni, poiché la comunità dei confratelli ti attende. E quello, levatosi, andò.

Tuttavia portando con sé una cesta vecchissima, la riempì di sabbia e se la trascinò dietro. Quelli gli andarono incontro dicendo: Che significa, o Padre? E il vecchio rispose loro: I miei peccati scorrono a profusione alle mie spalle e io oggi sono venuto a giudicare i peccati altrui? Allora essi, sentendolo, non dissero nulla al confratello, e anzi lo perdonarono.

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Franca e Vincenzo

Il peccatore

Un confratello aveva peccato e il presbitero gli ordinò di uscire dall’assemblea. Allora Bessarione si alzò e uscì con lui dicendo: Anch’io sono un peccatore.

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Questa è la porta

Il discepolo di un filosofo aveva peccato e poiché voleva essere perdonato, il filosofo gli disse: Non ti perdono se per tre anni non porterai i pesi degli altri. Quando ritornò dopo tre anni dopo aver scontato la sua colpa, il filosofo gli disse: Non ti perdono ancora, se per altri tre anni non pagherai coloro che ti oltraggiano e ti insultano. Una volta che il giovane ebbe adempiuto anche a questo, e gli furono rimesse le sue colpe, il maestro gli disse: Ora vieni ed entra in Atene, per impararvi la sapienza. Là c’era un vecchio saggio, che sedeva presso la porta e insultava tutti quelli che entravano per metterli alla prova. Ma quando fece la stessa cosa con il giovane che entrava in quel momento, questi si mise a ridere fragorosamente. Allora il vecchio gli disse: Che fai? Io ti insulto e tu ridi? Il giovane gli rispose: Non vuoi che rida, dopo che per tre anni ho pagato la gente per subire quel che oggi subisco da te gratuitamente? Allora il vecchio gli disse: Entra dunque in città, poiché ne sei degno. L’Abate Giovanni era solito raccontare questa storia e vi aggiungeva di suo: Questa è la porta di Dio, attraverso la quale, fra molte tribolazioni e oltraggi, i nostri Padri sono entrati lietamente nella Sua città.

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Vendetta e Perdono

Uno dei confratelli, essendo stato offeso da un altro, andò dall’Abate Sisois e, raccontandogli l’offesa subita, aggiunse: Voglio vendicarmi, o padre.

Il vecchio iniziò a chiedergli di lasciare a Dio la vendetta. Ma quello disse: Non desisterò se prima non sarò stato vendicato adeguatamente. Il vecchio gli rispose: Poiché hai deciso questo una volta per tutte nel tuo animo, preghiamo ancora; e alzandosi in piedi iniziò a pregare: Dio, ormai non ci serve più che tu ti occupi di noi, perché, come dice questo fratello, vogliamo e possiamo vendicarci da soli. Avendo udito ciò, quel fratello, gettatosi ai piedi del vecchio, chiese perdono, promettendo che non avrebbe mai litigato con colui contro il quale era in collera.

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Tra Marta e Maria

Un fratello forestiero andò dall’Abate Silvano, sul monte Sinai, e vedendo che i confratelli lavoravano, disse loro: Perché vi occupate di un cibo che perisce? Maria infatti ha scelto la parte buona [Lc 10, 38-42]. Allora il vecchio disse al suo discepolo Zaccaria: Dagli un libro da leggere e prima di tutto mettilo in una piccola cella. Ma all’ora nona quel fratello guardava nella strada se per caso il vecchio lo mandasse a chiamare per mangiare. E dopo che fu trascorsa l’ora nona andò dal vecchio dicendogli: Forse oggi i confratelli non hanno pranzato, padre? Quando il vecchio rispose di sì quello disse: Perché non mi hai fatto chiamare? Allora l’Abate Silvano gli rispose: Tu sei un uomo       spirituale e non hai bisogno di questo cibo; noi invece, in quanto fatti di carne e ossa, abbiamo bisogno di mangiare e perciò lavoriamo, mentre tu hai scelto la parte buona. Infatti tu leggi tutto il         giorno e non vuoi ricevere il cibo materiale.       Dopo aver udito queste parole, quello iniziò a pentirsi e a dire: Perdonami, padre.

Allora Silvano gli rispose: Dunque Marta è necessaria a Maria, infatti grazie a Marta anche Maria viene lodata.

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Il vecchio monaco

Un giorno un giudice della provincia sentì parlare dell’Abate Mosè e si recò a Sceta per vederlo; quando annunciarono al vecchio il suo arrivo, egli si levò per fuggire in una palude; quel giudice con i suoi lo incontrò e gli chiese: Dicci, o vecchio, dov’è la cella dell’Abate Mosè? Ed egli rispose loro: “Perché volete cercarlo? E’ stolto ed eretico”. Il giudice, quando giunse alla chiesa, disse ai chierici: Sentendo parlare dell’Abate Mosè, sono venuto a vederlo; ed ecco che mi venne incontro un vecchio diretto in Egitto al quale domandai dov’è la cella dell’Abate Mosè; ed egli ci disse: “Perché lo cercate? E’ stolto ed eretico”. Ma i chierici ascoltandolo si rattristarono e dissero: Com’è il vecchio che vi ha parlato in questi termini di quel santo? Ed essi risposero: Porta un abito vecchissimo, è alto e scuro. E i chierici dissero: E’ proprio l’Abate Mosè poiché non voleva che lo vedeste, per questo vi ha parlato così di sé. Il giudice se ne andò rafforzato nella fede.

La saggezza del deserto: “Detti dei Padri’ scelti per gli amici dell’eremo di famiglia camaldolese Aquila e Priscilla

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