No alla tristezza: è l’arma del male. Si alla Gioia, potenza di Dio.

Lo scritto che segue non è nostro ma è ripreso da un sito “No al satanismo” https://noalsatanismo.wordpress.com/ Si tratta di una serie di consigli dei Santi su come conservare la Gioia. Lo condividiamo perchè ci è parso molto interessante.

Franca e Vincenzo, osb-cam

S.Giovanni Bosco: IL DEMONIO HA PAURA DELLA GENTE ALLEGRA. Il Signore ama che quello che si fa per Lui, si faccia con allegria…Sta allegro!

I santi, mentre vivevano in questo mondo, erano sempre allegri, come se stessero sempre celebrando la Pasqua (Sant’Atanasio, Lettera, 14, 1-2)

San Basilio scrisse un’intera Omelia sulla Gioia : “Sarai sempre allegro e contento, se in tutti i momenti rivolgi a Dio la tua vita, e se la speranza del premio addolcisce e allevia le pene di questo mondo” (San Basilio Magno, Omelia sulla gioia, 25)

La Gioia facilita tutte le virtù, perchè è un atto di fiducia in Dio e tiene il demonio a distanza.Chi mantiene lo sguardo dell’anima rivolto alla Gioia di Gesù Risorto e si mantiene fedele ai Suoi insegnamenti ,vince i propri difetti, permette a Gesù di guarire le ferite del suo cuore e vede entrare miracoli nella propria vita. L’unica condizione per camminare verso la santità che San Domenico Savio chiedeva ai suoi coetanei era:mantenersi nella Gioia. Fidarsi di Dio in ogni momento e circostanza: perchè Gesù ci ha promesso che è sempre con noi e Lui sa volgere ogni situazione a nostro favore, specialmente quelle che non comprendiamo, che ci feriscono o che temiamo di più. Dunque : “La tristezza, è il ricordo di me stesso; la Gioia è il ricordo di Te Signore”(S.Agostino).

La tristezza è l’arma di Satana ! Ecco ciò che scrive San Francesco di Sales nella Filotea:

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“Il maligno gode nella tristezza e nella malinconia, perché lui stesso è, e lo sarà per l’eternità, triste e malinconico, separato da Dio per sempre; per cui vorrebbe che tutti fossero così. La cattiva tristezza turba l’anima, la mette in agitazione, le dà paure immotivate, genera disgusto per l’orazione, assopisce e opprime il cervello, priva l’anima di consiglio, di proposito, di senno, di coraggio e fiacca le forze. In conclusione,è come un duro inverno che cancella tutta la bellezza della terra e manda in letargo gli animali; infatti la tristezza toglie ogni bellezza all’anima e la rende quasi paralizzata e impotente in tutte le sue facoltà. Il nemico si serve della tristezza per portare le sue tentazioni contro i buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori nei loro peccati, e dall’altro cerca di rendere tristi i buoni nelle loro opere buone; e come non gli riuscirebbe di attrarre al male se non presentandolo in modo piacevole,cosi non potrebbe distogliere dal bene se non facendolo trovare sgradevole…..

S.Francesco di Sales ci indica i RIMEDI
1)Dice S.Giacomo: se qualcuno è triste, PREGHI: la preghiera è il rimedio più efficace perché innalza lo spirito a Dio, nostra unica gioia e consolazione; nella preghiera poi, serviti di affetti e parole interiori ed esteriori,che portano alla fiducia e all’amore di Dio.
2)COMBATTI con forza la tendenza alla tristezza; e anche se hai l’impressione che tutto quello che stai facendo in quel frangente rimanga distante e freddo,triste e fiacco, non rinunciare a farlo; il nemico vuole per mezzo della tristezza far morire le nostre buone opere, ma vedendo che non sospendiamo di farle, e che compiute con sforzo valgono di più, cesserà di tormentarci.
3)CANTA dei canti spirituali; spesso il maligno abbandona il campo di fronte a questa arma. Un esempio ci viene dallo spirito maligno che assediava e possedeva Saul,la cui violenza era dominata dalla recita dei SALMI della Bibbia.
4)E’ cosa buona occuparsi in atti esteriori e variarli più che possiamo,per distrarre l’anima dall’oggetto della tristezza,purificare e riscaldare gli spiriti;questo perché la tristezza è una passione fredda e arida.
5)Compi atti esteriori di fervore,anche se non ci trovi alcuna attrattiva; abbraccia il Crocifisso stringendolo al cuore, baciagli le mani e i piedi, alza gli occhi e le mani al cielo, indirizza tutta la tua voce a Dio con parole di amore e fiducia.
6)La frequenza alla S.COMUNIONE  è ottimo rimedio; perché questo Pane celeste darà forza al cuore e gioia allo spirito.
7)Manifesta tutti i tuoi sentimenti, affetti, i pensieri al SACERDOTE CONFESSORE, con umiltà e sincerità. Rimettiti tra le mani di Dio, e preparati a sopportare con pazienza questa fastidiosa tristezza,come giusta punizione per le tue stupide gioie; e sii certa che Dio,dopo averti messa alla prova, ti libererà da questo male e ti ricompenserà CON LA VERA GIOIA!

LA GIOIA DEI CRISTIANI
Tutti i cristiani fin dalle prime comunità ,vivevano nella Gioia di GESU’e nella certezza del Suo Amore vivo e presente nelle pagine della storia di ogni giorno,  specialmente quelle più difficili.  E i primi cristiani, come oggi, erano molto perseguitati, eppure non vivevano nel timore di ciò che poteva o non poteva accadere, perchè SI FIDAVANO DELLE PROMESSE DI CRISTO. Nel suo libro “Il Pastore”, Erma – fratello di papa Pio I –, a metà del II secolo, offre ai cristiani una serie di raccomandazioni sull’importanza di evitare la tristezza e di essere allegri.

Lungi da te la tristezza e non angustiare lo Spirito Santo che abita in te, perché non si rivolga a Dio contro di te e si allontani da te. Lo Spirito di Dio dato a questa carne non tollera né tristezza né angustia “(Erma, Il Pastore, Comandamenti, 10, 2-4)

“Rivestiti, dunque, di gioia che è sempre gradita a Dio e Gli è accetta. In essa si diletta. Ogni uomo allegro opera bene, pensa bene e disprezza la mestizia.Invece l’uomo triste si comporta sempre male. Prima agisce male perché contrista lo Spirito Santo che fu dato gioioso all’uomo, poi, contristando lo Spirito Santo, compie l’ingiustizia di non supplicare Dio e di non confessarsi a Lui.”  (Erma, Il Pastore, Comandamenti, 10, 2-4)

Chi pratica la misericordia – dice l’Apostolo Paolo– lo faccia con gioia”: questa prontezza e questa diligenza raddoppieranno il premio della tua elargizione. Perché ciò che si offre malvolentieri e per forza non risulta in alcun modo gradevole o bello (San Gregorio Nazianzeno, Dissertazione sull’amore per i poveri, 14).

PADRE PIO GIOIA

L’Apostolo Paolo diceva: “RALLEGRATEVI NEL SIGNORE SEMPRE ” (Fil 4, 4), la carità di Dio, o fratelli carissimi, ci chiama, per la salvezza delle nostre anime, alle gioie della beatitudine eterna. Le gioie del mondo vanno verso la tristezza senza fine. Invece le gioie rispondenti alla volontà del Signore portano alle gioie durature ed intramontabili coloro che le coltivano assiduamente. (Sant’Ambrogio, Trattato sulla Lettera ai Filippesi, 1).

Le parole dei primi cristiani fanno eco all’esempio dei Santi di ieri e di oggi ,come Padre Pio ,che riguardo alla tristezza diceva: Sii sempre allegramente in pace con la tua coscienza, riflettendo che ti trovi al servizio di un Padre infinitamente buono, che per sola tenerezza scende fino alla sua creatura, per elevarla e trasformarla in Lui Suo Creatore.E fuggi la tristezza, perché questa entra nei cuori che sono attaccati alle cose del mondo.  Guardati dalle ansietà ed inquietudini, perché non vi è cosa che maggiormente impedisca il camminare nella perfezione. Poni, figliuola mia, dolcemente il tuo cuore nelle piaghe di nostro Signore…Abbi una gran confidenza nella Sua misericordia e bontà, ch’Egli non ti abbandonerà mai, ma non lasciare per questo di abbracciare bene la Sua Santa Croce.”

Questo dobbiamo essere noi cristiani di oggi: seminatori di pace e di gioia, della pace e della Gioia che ci ha donato Gesù (San Josemaría Escrivá, Es Cristo que pasa, 30).

”La Gioia è il segno distintivo del cristiano”(S.Giovanni Paolo II 1980).”Non cedere mai alla sfiducia e allo scoraggiamento che il diavolo ci offre ogni giorno”(Papa Francesco) .

IO HO VINTO IL MONDO

GESU’ CI HA DONATO LA SUA GIOIA, CE LA DONA CONTINUAMENTE PERCHE’ LA SUA GIOIA DURA PER SEMPRE. NON FACCIAMOCELA RUBARE, richiudendoci in noi stessi ,nei rimuginamenti, nel rancore verso chi ci ha fatto o ci fa soffrire, nella paura del futuro, tutto ciò diventa come un cancro dell’anima: UN VERO CRISTIANO VIVE NELLA GIOIA DI GESU’ RISORTO,nella fedeltà e nella fiducia in Lui, si pente sinceramente dei propri errori, li confessa e va avanti rinnovato nella pace di Gesù, vivendo UN GIORNO ALLA VOLTA.

La vera Gioia, quella che solo Gesù ci dona, non dipende dallo stato d’animo, né dalla salute o da qualsiasi altra causa umana, ma dalla fiducia nelle promesse dell’Amore di Cristo, che è il motivo della nostra dignità di figli di Dio e della vera felicità profonda e senza paragoni, che alimenta in noi la speranza e l’amore. E quindi ci dona la pienezza della vita,nella condivisione della gioia e dell’amore con il prossimo. La gioia è contagiosa: trasmetterla è il tesoro più prezioso che possiamo offrire a quanti ci circondano e che, a sua volta, ci torna a riempire della eterna Gioia di Cristo. Quando il demonio ti insinua il triste pensiero: “Non ce la faccio più…è tutto perduto”, tu rispondigli con la Parola di Dio :”Tutto posso in Colui che mi dà forza”! 

Nostalgia di Dio

Quanta distanza c’è tra le Parole di Gesù e la nostra vita quotidiana? A noi sembra che la vita ordinaria che conduciamo tenga sempre meno conto di Lui e della sua presenza. È come se la nostra vita, le nostre parole, i nostri gesti siano compiuti come se Lui non ci fosse. Desideriamo le cose di questo mondo e non seguiamo Lui (addirittura non crediamo nella sua presenza) e inseguiamo sogni che non solo non ci aiutano a vivere bene ma ci provocano addirittura tristezza e sofferenza perché non riusciamo a realizzarli. E non riusciamo a realizzarli perché non vengono da Dio. Questi desideri non buoni finiscono così per farci precipitare nella depressione. Ebbene a noi pare e ci crediamo che avendo perso la fede in Dio abbiamo anche smarrito il buono e il bello che viene da Lui. A nostro modesto modo di vedere c’è una soluzione. Si, esiste un modo per superare la tristezza e riacquistare la gioia di vivere. La soluzione a nostro parere sta nello scoprire o meglio riscoprire la nostalgia di Dio che abita dentro di noi. Se riuscissimo a riconquistare il desiderio di Dio; se riuscissimo a recuperare il senso della sua presenza nel nostro cuore; se fossimo capaci di dare una VERA svolta alla nostra vita gettando a mare i nostri desideri (che probabilmente ci sono stati messi nel cuore da forze che ci vogliono lontani da Dio e che ci rendono, quindi, tristi affaticati e oppressi) … se solo riuscissimo a rientrare in noi abbandonando al loro destino i falsi progetti di felicità, siamo sicuri che proprio in quel momento noi riacquisteremo la gioia di vivere, la spinta a fare cose buone e belle perché tutto ci viene da Dio e che a Lui e solo a Lui dobbiamo dire grazie. La vera soluzione ad ogni nostra paura, insicurezza, tristezza, dolore, sofferenza e quindi al nostro male di vivere sta in Dio e nell’aver per davvero nostalgia di Lui. In questo modo tutto il resto di questa vita perde importanza e diventa un inutile orpello. Se iniziamo questa rivoluzione di vita improvvisamente tutto cambia e il tempo riacquista pienezza perché ci concentriamo su di Lui unico nostro bene. Il resto sono solo trappole che il maligno mette sul nostro cammino per farci vivere tristi. A pensarci bene abbiamo ricevuto tante cose ma queste non ci hanno fatto felici … perché ? Semplice perché non sono le cose la ragione della nostra vita. La vera unica meta della nostra vita è Amare Dio sopra ogni altra cosa e vivere avendo Lui nel nostro cuore. ❤️

Franca e Vincendo, osb-cam

VANGELO DEL 15 LUGLIO 2019
Mt 10,34-11,1
Sono venuto a portare non pace, ma spada.

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Parola del Signore

Un uomo

La conosciamo tutti questa parabola di Gesù. Fin da bambini ce ne hanno parlato al catechismo e a distanza di anni continua a mantenere viva tutta la sua potenza evocativa. Ci parla del bene possibile che siamo invitati a fare; ci presenta una situazione concreta nella quale persone diverse con ruoli e compiti diversi fanno scelte tra loro diverse mentre un proprio simile giace a terra nel bisogno. A terra c’è un “uomo” e vorrei sottolineare più volte questa parola di Gesù: “un uomo”. Cioè uno come me, come te, come noi che ha bisogno di essere aiutato. Dei tre passanti uno solo si ferma e si abbassa a terra per aiutare questo “uomo” che sta rannicchiato a terra dolorante … si, solo uno dei tre passanti ha il coraggio e la forza di fermarsi. I primi due hanno fretta, hanno cose importanti da fare, hanno un ruolo da interpretare non possono perdere tempo. Direi che il comportamento di queste persone è scioccante. Nella loro vita mettono non il bene possibile che sono invitati a fare dalle circostanze della vita ma scelgono il proprio ego, scelgono se stessi, scelgono di farsi i fatti propri. Questo è quello che accade, purtroppo, nella vita di tutti giorni. Siamo sicuri che tutti potremmo raccontare fatti ed episodi nei quali siano stati testimoni e protagonisti di eventi simili o situazioni analoghe. Io credo che questa parabola di Gesù non ci dovrebbe lasciare indifferenti, sarebbe terribile, è terribile … che Dio ci dia davvero la forza e il coraggio di essere veri uomini in grado di amare concretamente il nostro simile … noi stessi, il nostro prossimo chiunque esso sia al di là delle regole di questa società che, a volte, mi sembrano davvero quelle dell inferno. 😘

Franca e Vincenzo

VANGELO DI DOMENICA 14 LUGLIO 2019
Lc 10,25-37
Chi è il mio prossimo
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

Luci del mondo

C’è chi vorrebbe ricacciare la fede nel privato. Questa forza sta operando per eliminare ogni simbolo della fede dal nostro quotidiano e lo fa con ogni modo sia legale che, in tanti casi, sempre più numerosi, in maniera anche violenta. Di fronte a questa realtà il cristiano è invitato a intensificare la propria testimonianza pubblica. Il Signore ci incoraggia, ci sprona a non aver timore di manifestare pubblicamente, nella nostra vita quotidiana, la nostra fede. Egli ci proteggerà e nessuno potrà cadere nelle mani dei nostri oppositori; ci spinge così a non aver paura. Il cristiano deve essere luce per il mondo; deve, con la vita illuminare le tenebre; è chiamato a portare il bene dove regna il male. Il Signore ci sostiene e ci accompagna con la sua forza capace di vincere ogni male. A volte sembra che non ce la facciamo a seguire Gesù ma è proprio LUI l’unico che può dare senso e forza alla nostra vita. Il resto, tutto il resto, è la vanità di questo mondo.

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DI SABATO 13 LUGLIO 2019
Mt 10,24-33
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo
Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

L’unico Maestro

Oggi la parole di Gesù ci mettono di fronte una realtà complicata. Egli annuncia la persecuzione per i suoi discepoli. Una realtà che, indubbiamente, non è né bella da vivere, né desiderabile. E allora ci chiediamo perché metterci alla sua sequela e perché farci suoi discepoli. La risposta a questi dubbi può essere data solo con il cuore. Solo il cuore può dare una risposta appagante a queste domande. Nel frattempo, Gesù ci da un esempio: “insultato non rispondeva con insulti e maltrattato non minacciava vendetta” (1Pt 2,23). Questa è la vera via del cristiano; questa è la strada che porta alla pace e alla gioia; questa è la via che il Maestro ci invita a percorrere.
È Lui l’unico Maestro per noi.

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DI VENERDI 12 LUGLIO 2019
Mt 10,16-23
Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

Uomini forti.

Lasciare tutto è una richiesta forte e potente che risuona davanti a noi e vuole toccare cuore e testa per dare alla vita il ritmo della fedeltà e della fiducia in Dio. È un ideale alto? Forse si ma ci rendiamo conto di come sia sempre più urgente e necessario abbracciare questa fedeltà e questa fiducia. Due piste ideali che abbiamo smarrito in questo nostro tempo così carico di incertezze, di solitudine, di tristezze e di amarezze che affogano la vita in un mare sempre più agitato e sempre più privo di punti di riferimento.
Questi versetti del Vangelo nel giorno nel quale facciamo festa per San Benedetto, patrono d’Europa, suonano come l’ennesimo campanello d’allarme che vuole richiamare la vita alla bellezza e alla bontà delle indicazioni del Vangelo. Ebbene, è proprio in mezzo alla confusione di questo tempo che Gesù ci invita, ancora una volta, a tornare a Lui per ridare pace alle nostre esistenze. Spetta a noi accettare l’invito, ridare ordine alle nostre giornate, riappropriarci delle nostre vite e camminare seguendo Lui. Possiamo farlo se riusciamo ad avere il coraggio cambiare. Ma cambiare è una possibilità per UOMINI FORTI. Coraggio !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DI GIOVEDI 11 LUGLIO 2019

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 19,27-29

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Parola del Signore

Chiamati a vita nuova

Gesù tra i suoi discepoli sceglie dodici apostoli e concede loro il potere sugli spiriti impuri, cioè il potere di guarire chi avrà il coraggio di seguirlo guardando il il malessere che ha dentro. Gesù e i suoi discepoli, quindi, non solo annunciano, non solo predicano la buona notizia, ma guariscono, tolgono il male dal cuore e donano la vera gioia. Lui e i suoi discepoli scacciano il male dall’uomo e ridanno vita e speranza. Gesù e i discepoli curano chi è malato e lo risanamo. Gesù e i suoi discepoli si avvicinano ai malati e a tutti coloro che avevano ed hanno una sofferenza, un bisogno non per dire parole o lasciare regole, comandi, precetti, ma per guarirli. Anche noi possiamo e dobbiamo fare altrettanto. Dobbiamo mostrare la bontà di Dio a chi è lontano, incredulo o indifferente. Chi sta male se vuole guarire però deve collaborare e deve saper ascoltare il bene che ha nel cuore e abbracciare una vita nuova, nuovi sogni e, soprattutto, deve accogliere l’offerta di gioia che viene da Gesù. Lui ci ama e ogni giorno ci offre la possibilità di cambiare vita e di vivere la pace e la gioia.
Ci sono pensieri e desideri, invece, che ci portano alla tristezza, ci sono progetti di vita che ci allontanano da Dio e dal suo Amore e ci portano a vivere nell’angoscia, nella tristezza, nella corsa continua verso falsi obiettivi. Tutto questo viene dal genio del male che opera per rendere la nostra vita un inferno e, purtroppo, spesso, ci riesce. Basta guardarci intorno. Siamo presi da una folle corsa per aggrappate sogni e mete che provocano solo stress, solo ansia, solo tristezze infinite. Il demonio ci mette nel cuore non la vita semplice, buona e naturale ma una agitazione continua, falsi miti e desideri di cose che non ci fanno bene o la frenesia di accumulare denaro. Tutte cose che ci opprimono. Oggi, invece, il Signore ci richiama a non sciupare la vita ma a saper riconoscere i veri tesori e la bellezza di questa vita; ci invita a riconsiderare le cose belle che abbiamo già avuto: per esempio il dono dei figli, il dono di una sposa che ci ama, la possibilità di mangiare. Accontentiamoci del tanto che abbiamo è cerchiamo di vivere questa vita nella pace vera che non ha bisogno di cose materiali ma di relazioni e di contemplare il bello e il buono che c’è. Che Dio ci dia la forza e il coraggio di essere suoi discepoli e di abbandonare le tentazioni che ci provocano tristezza, agitazione e sofferenza continua.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Vangelo di mercoledì 10 luglio Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Parola del Signore

Eremo in festa

Oggi la Chiesa ci fa vivere la memoria dei Santi Aquila e Priscilla che hanno donato la propria vita a servizio dei fratelli. Collaboratori di San Paolo sono per noi modello e fonte di ispirazione. Abbiamo voluto dedicare il nostro piccolo eremo di famiglia camaldolese alla loro memoria e, oggi 8 luglio, viviamo la nostra giornata di festa pregando per quanti sono nel bisogno materiale e spirituale. Come spesso amiamo ripetere ” ogni famiglia vive in un eremo ed è eremo di presenza del Cristo risorto, dimora e luogo nel quale e dal quale l’unità concreta può esprimersi in una testimonianza credibile nonostante la fragilità umana”. Se e come potete unite, in questo giorno, le vostre preziose preghiere alle nostre guardando il cielo e cercando di camminare sulle strade di questo mondo da fratelli in Cristo.

Buona giornata e che Aquila e Priscilla interceda per noi è per ogni nostra necessità.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Santi Aquila e Priscilla 

Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo – cristiani, molto cari all’apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Ponto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla (o Prisca).L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi, quando chiese di essere ospitato nella loro casa a Corinto. I due lo seguirono anche in Siria, fino ad Efeso. Qui istruirono nella catechesi cristiana Apollo, l’eloquente giudeo – alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla fecero in modo di battezzarlo prima che partisse per Corinto. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono citazioni bibliche. Alcuni identificano Priscilla con la vergine e martire romana Prisca e Aquila con qualcuno della gens Acilia, collegata con le Catacombe, perciò i due sarebbero martiri per decapitazione.  

Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita.

Curare le ferite

Cari amici Gesù ci chiama. Si chiama anche noi, chiama anche te che, in questo momento stai leggendo. Non aver paura, liberati dai preconcetti.
Gesù ti chiama ad andare con Lui per le strade del mondo (il tuo mondo,dove vivi) per Amare, per Condividere e per fare comunione.
Gesù ti/ci chiede di salvare le persone. Ci/ti chiede di aiutare le persone a vincere il male che hanno dentro. È Lui che ci/ti darà la forza e il coraggio di portare il suo Amore capace di vincere ogni male.
Per compiere questa opera sarà Gesù il nostro bastone, il nostro sostegno. Noi, però, dobbiamo stare attenti a cosa c’è nella nostra sacca. Dobbiamo capire cosa ci spinge a seguire Gesù. Cosa “mangiamo”? Che cosa è che ci da soddisfazione.
L’unico pane di cui abbiamo bisogno è quello che ci da il Signore.
Non abbiamo bisogno di denaro. Se cerchiamo quello non possiamo seguire Gesù. Se vogliamo seguire Gesù non possiamo essere incatenati e vincolati alla ricerca del denaro o alle cose. Anzi ci sono cose o desideri di cose che ci rendono schiavi e non ci fanno vedere il vero lato bello della vita. Se, davvero vogliamo essere felici, dobbiamo liberarci dalla schiavitù dei desideri e dei sogni che rendono la vita un inferno.
Siamo chiamati a vestirci con il saio sull’umiltà, a non essere arroganti o prepotenti. Ad essere semplici figli di un Dio che ci vuole liberi e forti. Ad avere il coraggio di entrare nella vita degli altri e a condividere il loro dolore, le loro fatiche e le loro sconfitte. Siamo chiamati ad entrare nelle loro case per curare le loro ferite, le loro piaghe e a portare il balsamo di Cristo nella loro vita.
Se non siamo accolti cerchiamo di mostrare il volto buono di Gesù. Cerchiamo di offrire loro un’occasione. Occorre togliere il male che si portano dentro, un male che li corrode e che li distrugge.
È cosi che possiamo lavare le loro piaghe e risanare le nostre.
Che Dio ci benedica e ci custodisca nel suo Amore.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Vangelo di domenica 7 luglio 2019
Lc 10,1-9

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi quelli che vi lavorano! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi chi lavori nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Parola del Signore

Non tentare Dio

Se i tuoi costumi non sono degni di Dio non chiedergli cose eccelse, per non apparire come un uomo che tenta Dio. La preghiera corrisponde strettamente ai costumi. L’uomo non può desiderare con ardore le cose del cielo, finchè è legato dai lacci che frenano la sua volontà a causa del corpo. E nemmeno può chiedere le cose di Dio, finchè è occupato in quelle della terra.

  • sant’Isacco il Siro (asceta ortodosso-siriano e professore del deserto – VI/VII° sec.)

Franca e Vincenzo, osb-cam

Vangelo di sabato 6 luglio 2019
Mt 9,14-17
Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?

                       Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Parola del Signore