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Dio solo può

Solo Dio può sconfiggere il male. Fino a quando non riconosciamo che Dio solo può vincere il maligno continueremo a soffrire per il male che ci abita.

Per scacciare il male occorre affidarsi alla forza della preghiera. È la preghiera che può aprire un varco al bene e mandare via il male che rende le nostre vite un inferno. Abbiamo bisogno di fidarci del Signore e di affidare a Lui il compito di liberarci da ogni male che ci abita. Il male che abita dentro di noi, infatti, per essere scacciato via deve essere estirpato dalla forza della preghiera umile che sa riconoscere l’insufficienza e l’impotenza di questo mondo. Solo la potenza del Creatore riuscirà, quindi, a sconfiggere il male e a darci un cuore nuovo.

Solo Dio, perciò, libera il cuore dal male e dona il “potere” di “essere bene” che contagia e diffonde pace, gioia e luce.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

   Parola del Signore

Amare e pregare

Gesù ci chiede di amare i nemici e pregare per chi ci perseguita. È l’esatto contrario di quello che ci consiglia il mondo. Queste due, però, sono le coordinate del cristiano. E per vivere secondo questo stile abbiamo una risorsa di cui dobbiamo imparare a servirci. Si tratta dello stesso Spirito di Dio che il mondo rifiuta e che, invece, il cristiano è chiamato ad ascoltare.

Per ascoltare bene occorre fare silenzio e lasciare i pensieri per entrare nel cuore dove lo Spirito di Dio si è rifugiato e dove ci attende per suggerirci le parole e i gesti della rivoluzione cristiana.

È nel cuore che troviamo la forza di porgere l’altra guancia; di non opporci a chi pretende anche ingiustamente il nostro mantello; di accompagnare anche chi ci costringe a farlo; di dare a chiunque ci chiede cose o un prestito. Questo fanno i veri figli di Dio e questo li distingue dai figli di questo mondo. Questo è lo stile che distingue il cristiano dai pagani.

Nella preghiera di oggi chiediamo proprio questa Grazia. Possiamo vincere le nostre fragilità e superare gli ostacoli che ci impediscono di essere e vivere come il Padre ci vuole.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

   Parola del Signore

Beato sei tu

Vedere con gli occhi del cuore ci permette di scoprire le verità profonde. È come avere la possibilità di vedere oltre le fredde e troppo razionali cose che guardiamo con gli occhi della mente. Vedere con il cuore ci mette in contatto con una verità che supera i sensi e ci fa entrare in una dimensione di realtà più vera e più autentica. È proprio questa dimensione profonda e che appartiene ad una conoscenza che supera quella scientifica che ci mette in contatto con l’Infinito mondo del creatore del cielo e della terra.

In questa realtà profonda inscritta nel cuore dell’uomo vive lo Spirito di Dio ed è Lui che ci fa vedere l’autentica realtà che ha una spiegazione che supera di gran lunga ogni esperienza scientifica. È cosi che Pietro riconoscerà in Gesù il Cristo, il Figlio di Dio vivente.

Il cristiano è chi, come Pietro, ascoltando la voce profonda che abita il suo cuore è capace di leggere la realtà attraverso questa “lente” che ne scruta la verità. Chi riesce a compiere questa rivoluzione non morirà perché vive già il Regno di Dio, vive già da beato, vive già avendo nel cuore e nella mente la visione del creatore che scopre in ogni cosa: un fiore, un bimbo, una famiglia, … qualsiasi persona che incontra.

Ascoltiamo la voce dello Spirito e vivremo da beati (visionari della vera realtà) capaci di “toccare” Dio e di chiamarlo Padre.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore

Portare la croce

Ognuno di noi ha sogni, desideri e progetti di futuro tutti belli e importanti. Difficile credere che ci possa essere qualcuno che volontariamente scelga di portare la croce. Eppure Gesù invita la folla e i discepoli a prendere la propria croce e a seguirlo. È una richiesta impegnativa che, diciamoci la verità, sconvolge i nostri sogni, i nostri desideri e i nostri progetti. È una richiesta che, però, ci mette nel cuore un sogno speciale, grande, immenso: il sogno di Dio per noi. È un sogno che va oltre questa vita e ci permette di entrare nel progetto di Dio che dura per sempre. Purtroppo il mistero del male ci assale, mostrandoci altre vie, indicandoci sentieri mondani ed effimeri. Gesù, comunque, non ci abbandona, ci difende e, per farlo, ci invita ad abbracciare croce. Ci invita a percorrere le vie del mondo seguendo il suo esempio.

Le cose di questo mondo, infatti, sono effimere, durano poco e si scolorano in fretta. Ciò che resta per sempre, invece, è qualcosa che vive nel cuore e che da “senso” alla nostra vita.

Per sempre sono le azioni di bene che ogni giorno mettiamo in campo guidati dall’amore. Sono quelle piccole attenzioni verso gli altri con le quali dimostriamo affetto e vicinanza; sono i gesti semplici di umanità che ci fanno gioire, soffrire e/o stare accanto al nostro prossimo.

Portare la Croce al seguito di Gesù è, insomma, accettare la vita, questa meravigliosa vita con la gioia nel cuore di saperlo sempre con noi e di sentirlo presente in ogni momento di questo straordinario viaggio che non ha bisogno di effetti speciali ma di una vita piena di gesti d’amore.

Se riusciremo a cogliere il senso delle indicazioni di Gesù non moriremo senza aver visto giungere il regno di Dio e la sua Potenza 😉.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

   Parola del Signore

Paure

La sofferenza ci fa paura e la paura ci rende fragili. Cerchiamo certezze, desideriamo sicurezza, forza e tanta pace. Quando qualcuno o qualche cosa mette a rischio le nostre cose più personali si scatenano i nostri istinti di conservazione. Ma per quanti sforzi facciamo a volte non abbiamo possibilità di incidere molto in certe situazioni. Facciamo di tutto per evitare di attraversare alcuni “deserti” ma in certe occasioni ciò non è possibile perché non tutto dipende da noi. Ci manca la pazienza e la forza della sopportazione. Soprattutto ci manca il coraggio di testimoniare il vangelo la cui logica interiore segue percorsi distinti e distanti da quelli di questo mondo. Quella del vangelo, infatti, è una logica che il mondo rifiuta. Al mondo piace il potere, il successo e il denaro. Sono tre tentazioni che ci allontanano dalla vita evangelica.

Gesu, infatti, venuto ad annunciare la buona notizia si scontra con il potere religioso del suo tempo e ha ben intuito quale sarà il percorso della sua vita. Più volte lo annuncia ai suoi discepoli. Pietro reagisce e in disparte rimprovera Gesù che con questo suo modo di fare scoraggia i seguaci che lo vedono come un leader perdente. Pietro non ha ancora capito. Gesù lo allontana e lo apostrofa chiamandolo “Satana”. Quella di Gesù è una reazione forte con la quale cerca di scuotere Pietro.

E noi cosa pensiamo? Siamo anche noi come Pietro? Accettare la nostra croce, invece, appare via di salvezza, strada capace di offrirci la felicità fin da subito. Rifiutare la nostra croce, ora lo sappiamo, ci getta in una sofferenza maggiore e distrugge il dialogo con Gesù e la vita fatta di speranza e di relazione autentica con il mistero.

Coltivare la speranza, invece, è come camminare nella vita portando con sé la valigia delle cose semplici ed essenziali e un grappolo di palloni colorati che danno gioia al cuore e forza per spingere i nostri passi anche nel grigiore di certi tempi. Il sole è dietro l’angolo!!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

   Parola del Signore

Occhi che vedono

Ci sono ciechi capaci di vedere cose che anche chi ha una buona vista non vede. Ciechi capaci di ascoltare le profondità nascoste nell’esistenza di chi ha la “fortuna” di incontrarli. Ciechi capaci di indicare percorsi di senso in grado di far “gustare” la vita. Ciechi capaci di guardare oltre la propria vita perché hanno incontrato Cristo che da la possibilità di leggere l’esistenza in maniera chiara e distinta.

La forza dell’uomo è tutta racchiusa nel dono che Cristo fa a chi lo accoglie come l’unico Re, l’unico Signore, l’unico Dio.

Gesù dona la possibilità di vedere con gli occhi del cuore, purifica ed elimina tutte le nostre sporcizie dando trasparenza ai nostri pensieri.

Facciamo toccare dalla sua Parola e saremo davvero capaci di guardare con occhi purificati questo mondo e i nostri fratelli.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

   Parola del Signore

Cuore indurito

Questo mondo per vivere davvero ha bisogno di un cuore nuovo, ha bisogno di sogni nuovi, ha bisogno di lasciare le cose vecchie. Tre cose difficili da realizzare quando a guidare i nostri pensieri sono le cose passate, quando continuiamo a pensare secondo vecchi modelli, quando siamo diffidenti e la paura ci assale.

Gesù ci mette in guardia dagli specchietti dei farisei che iniettano nel mondo egoismo, invidia, maldicenze e passione per il possesso delle cose.

Gesù, invece, ci libera da questo veleno e dalla paura … molti di noi lo sanno bene eppure continuano a vivere ignorando questa verità. Si continua a pensare e a vivere senza speranza, senza una prospettiva di futuro, senza la gioia di poter cambiare il mondo partendo da noi.

Gesù ci invita a lasciare i nostri vecchi modi di pensare e a cambiare mentalità. Ci incoraggia a farci guidare dallo Spirito Santo su sentieri di libertà, a spingere i nostri passi su strade nuove, piene di senso autentico e di verità che toccano la vita vera e la plasmano donandoci il pane della vita. Dobbiamo essere attenti alle tentazioni del possedere che distruggono le nostre vite e ci fanno schiavi di desideri che ci illudono e ci rendono infelici. Dobbiamo scacciare il demonio che ci spinge ad accumulare denaro, il desiderio di essere ammirati, la voglia di comandare. Queste tentazioni ci rovinano la vita e ci allontanano dalla felicità. Non possiamo permettere al lievito della malizia di distruggere la nostra esistenza. Solo noi possiamo respingere il male e scegliere bene.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

   Parola del Signore

Oltre la legge

La Legge è stata un dono di Dio, una guida da seguire, una via che Dio ha suggerito al suo popolo. Dieci Parole scritte su tavole di pietre sono state sufficienti ad indirizzare il popolo sulla strada buona.

Gesù va oltre, egli supera la “buona verità della Legge” e con parole di profonda verità scrive nel cuore dell’uomo una verità così intensa e profonda che coinvolge tutta la persona e la coinvolge in un eterno gioco nel quale non si finge.

Le formalità, il perbenismo, le facciate esterne non hanno più senso, Gesù va all’essenziale, al nucleo originale, al profondo più vero e autentico della persona e scava nell’intimo di ciascuno perché il fiore custodito possa esplodere in azioni vere e concrete che non hanno paragoni.

Nel seguire quel “ma io vi dico” c’è una grandezza straordinaria, c’è la verità profonda dell’umanità pura e non corrotta che fa dell’uomo un autentico Figlio di Dio chiamato a manifestare la presenza misericordiosa del Padre nel quotidiano della storia.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore.

Piccoli e poveri

Se li vede davanti. È una massa sconfinata. Sono stanchi e affamati. Gesù ha compassione. Sembra di vederla oggi questa scena. Attorno a noi c’è questa massa umana. Venuti da lontano, hanno fame. Gesù ha compassione. Noi, purtroppo, a volte no.

I discepoli chiedono a Gesù che fare? Gesù agisce. Raccoglie ciò che c’è e lo “condivide” lo mette in comune.

Le ricchezze del mondo non appartengono a chi le detiene. Non è umano tenere per noi il superfluo e lasciare morire chi non ha nulla. Gesù ci da un esempio.

Non possiamo far finta di nulla o continuare a costruirci un alibi con i soliti ragionamenti egoistici … Troppi muoiono di fame, troppi si girano dall’altra parte; troppi gridano aiuto davanti alle nostre case e troppe porte restano chiuse; troppi chiedono di avere un pezzo di pane, un po’ di lavoro, un tetto … e troppi sono ignorati, evitati e lasciati soli.

Stiamo bene attenti alle nostre “giustificazioni”. Il Signore ci chiederà conto di come abbiamo agito. La pagina evangelica del giudizio finale è molto eloquente e non si presta ad interpretazioni diverse.” Avevo fame, avevo sete, ero nudo, … “. 😉

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

   Parola del Signore

Il tempo è adesso

Non abbiamo altro da attendere o da sperare. Siamo già, dice Gesù, vicini al Regno di Dio. Cristo, infatti, è già venuto ed il mondo è già salvo. Questo è l’annuncio che viene fatto ai discepoli inviati a due a due per portare la buona notizia. Possiamo, infatti, già toccare con mano, adesso, la bellezza della presenza di Gesù e ascoltare il suo Spirito che ci sussurra le giuste indicazioni al fine di farci fare, nel quotidiano, scelte giuste. Questa rivelazione di Gesù è molto bella e deve aiutarci a vivere la gioia di saperlo con noi ogni giorno. Anche se non lo vediamo, anche se non sentiamo la sua voce con l’orecchio, Egli c’è. Dobbiamo imparare: a trovarlo nella Parola che è sua presenza autentica (per questo leggere tutti i giorni il vangelo ci permette di ascoltare la sua voce); a trovarlo dell’Eucaristia che è sua presenza reale; a scoprirlo nei piccoli e nei poveri, in chi ha fame e sete, in chi è solo, malato, anziano e affamato.

Oggi giorno, perciò, abbiamo la possibilità di incontrarlo, di stare con Lui, di ricevere il suo affetto e sentirci amati nonostante le piccole o grandi cose che nella vita non vanno secondo i nostri desideri. Il desiderio più grande, forse, l’unico che dovremmo coltivare è proprio quello di cercarlo nella Parola, nell’Eucaristia e in ogni persona che incontriamo e che ci da l’opportunità di metterci al suo servizio. “C’è più gioia nel dare che nel ricevere“. Concludiamo con una massima di Tagore, filosofo indiano nato nel 1861 a Calcutta, che dice così: “Dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire e vidi che servire era gioia”.

Buona vita di servizio a tutti.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa!. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: È vicino a voi il regno di Dio».

Parola del Signore