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Vibrazioni dell’anima

Ancora una volta c’è un uomo che prega e ha fiducia nel Signore. Un uomo che si affida alla misericordia e alla benevolenza del Signore. Un uomo che chiede protezione e poi rafforza la richiesta esprimendo il desiderio che sia Dio lo scudo che salva dai nemici che come sanguinari e ingannatori con menzogne distruggono la sua vita. L’uomo prega il Signore affinché lo guidi sulla giusta strada, affinché lo protegga e lo custodisca. Questo salmo perciò ci ricorda il valore della preghiera come dialogo con Dio. Un dialogo capace di esprimere al nostro Dio ogni nostra situazione di difficoltà e trovare in Lui lo Spirito capace di sentire la sua benedizione. L’uomo di questo salmo è un uomo che fa vibrare la sua anima con un’armonia celeste. 💫🤗

Franca e Vincenzo osb-cam

Salmo 5

Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole:
intendi il mio lamento.

Sii attento alla voce del mio grido,
o mio re e mio Dio,
perché a te, Signore, rivolgo la mia preghiera.

Al mattino ascolta la mia voce;
al mattino ti espongo la mia richiesta
e resto in attesa.

Tu non sei un Dio che gode del male,
non è tuo ospite il malvagio;

gli stolti non resistono al tuo sguardo.
Tu hai in odio tutti i malfattori,

tu distruggi chi dice menzogne.
Sanguinari e ingannatori, il Signore li detesta.

Io, invece, per il tuo grande amore,
entro nella tua casa;
mi prostro verso il tuo tempio santo
nel tuo timore.

Guidami, Signore, nella tua giustizia
a causa dei miei nemici;
spiana davanti a me la tua strada.

Non c’è sincerità sulla loro bocca,
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
la loro lingua seduce.

Condannali, o Dio,
soccombano alle loro trame,
per i tanti loro delitti disperdili,
perché a te si sono ribellati.

Gioiscano quanti in te si rifugiano,
esultino senza fine.
Proteggili, perché in te si allietino
quanti amano il tuo nome,

poiché tu benedici il giusto, Signore,
come scudo lo circondi di benevolenza.

 

Ora vedo e ti benedico

E così, a trionfare è la presenza invisibile di Dio nelle vicende del mondo. L’angelo Raffaele sa, … egli è il messaggero di Dio che suggerisce parole, azioni e pensieri. I personaggi, invece, sono persone aperte all’ascolto, donne e uomini di preghiera, capaci di benedire Dio in ogni circostanza anche quelle che umanamente ci turbano. Il Dio presente nel Libro di Tobia è un Dio che castiga e che ha misericordia e che comprenderemo come Dio-Amore solo nel nuovo testamento. Ma tornando a questo capitolo 11 vediamo emergere il vecchio Tobi che recuperando la vista, ritrova il suo ruolo di padre e scopre come tutta la sua vicen­da, compreso il suo dolore, ha avuto un senso. Il vec­chio Tobi non è più un vivo tra i morti: è di nuovo un essere umano capace di amore e di speranza. Il capitolo insiste di nuovo sull’importanza dei lega­mi familiari, celebrati all’arrivo della sposa novella nel­la sua nuova casa. Ma ciò che appare più importante, in questo capitolo, è la doppia benedizione pronunciata da Tobi: dopo aver recuperato la vista, e poi all’arrivo di Sara. Per ben otto volte ricorre il verbo greco che esprime “benedire”. Chiediamoci in quale modo noi accogliamo le vicende della vita. Quali sono le nostre reazioni? Siamo capaci di benedire anche nei momenti difficili? Buona giornata 💫🤗

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Tobia – Capitolo 11

[1]Quando furono nei pressi di Kaserin, di fronte a Ninive, disse Raffaele:[2]«Tu sai in quale condizione abbiamo lasciato tuo padre. [3]Corriamo avanti, prima di tua moglie, e prepariamo la casa, mentre gli altri vengono». [4]Allora s’incamminarono tutti e due insieme. Poi Raffaele gli disse: «Prendi in mano il fiele». Il cane li seguiva. [5]Anna intanto sedeva a scrutare la strada per la quale era partito il figlio. [6]Le parve di vederlo venire e disse al padre di lui: «Ecco viene tuo figlio con l’uomo che l’accompagnava». [7]Raffaele disse a Tobia prima di avvicinarsi al padre: «Io so che i suoi occhi si apriranno.[8]Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà come scaglie le macchie bianche dai suoi occhi. Così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce». [9]Anna corse avanti e si gettò al collo del figlio dicendogli: «Ti rivedo, o figlio. Ora posso morire!». E pianse. [10]Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. [11]Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Spalmò il farmaco che operò come un morso, [12]poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. [13]Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». [14]E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Benedetto il suo grande nome su di noi e benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito ma poi ha avuto pietà ed ecco, ora io contemplo mio figlio Tobia».[15]Tobia entrò in casa lieto, benedicendo Dio con quanta voce aveva. Poi Tobia informò suo padre del viaggio che aveva compiuto felicemente, del denaro che aveva riportato, di Sara figlia di Raguele, che aveva presa in moglie e che stava venendo e che si trovava ormai vicina, alla porta di Ninive.[16]Allora Tobi uscì verso la porta di Ninive incontro alla sposa di lui, lieto e benedicendo Dio. Quando la gente di Ninive lo vide passare e camminare con tutto il vigore di un tempo, senza che alcuno lo conducesse per mano, fu presa da meraviglia; Tobi proclamava davanti a loro che Dio aveva avuto pietà di lui e che gli aveva aperto gli occhi. [17]Tobi si avvicinò poi a Sara, la sposa di suo figlio Tobia, e la benedisse: «Sii la benvenuta, figlia! Benedetto sia il tuo Dio, perché ti ha condotta da noi, figlia! Benedetto sia tuo padre, benedetto mio figlio Tobia e benedetta tu, o figlia! Entra nella casa che è tua in buona salute e benedizione e gioia; entra, o figlia!». [18]In quel giorno ci fu una grande festa per tutti i Giudei di Ninive [19]e Achikar e Nadab suoi cugini vennero a congratularsi con Tobi. [20]E si festeggiarono le nozze di Tobia con gioia per sette giorni.

La scena del ritorno è dominata dalla descrizione della guarigione del vecchio Tobi; qui si incrociano tre diversi elementi. A prima vista, l’azione di Tobia nei confronti del padre sembra un normale atto terapeuti­co, condotto secondo i canoni del tempo. Ma il fatto che Tobia segua i consigli di Azaria mette in rilievo la presenza nascosta e discreta di Dio. Infine, il terzo ele­mento è il tema del figlio che cura il padre. Così la gua­rigione del vecchio Tobi è un’opera umana guidata da Dio, ma è anche il frutto della raggiunta maturità del figlio che ora è in grado di rendere la vista al padre. Per questo motivo diviene di grande valore simbolico l’e­sclamazione del v. 14: “ora vedo mio figlio Tobia!”.

Lo voglio, sii purificato!!!

Gesù ebbe compassione. Riusciamo a capire? Gesù ebbe compassione. E poi annunciava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di malattie e infermità nel popolo.
Alleluia.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

   Parola del Signore

Povero Giuda

Questa mattina sentiamo il bisogno di condividere una delle tante citazioni che don Andrea Gallo fa di don Primo Mazzolari.

“C’è un passaggio -scrive don Gallo- che è fondamentale: “Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella passione del Signore. Non cercherò -scrive don Primo Mazzolari- neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!” Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa anche capire  -conclude- perché io l’ho chiamato in questo momento fratello”.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

 

 

Oltre ogni orizzonte c’e’ Dio

Oltre le nuvole c’è il sole,
Oltre ogni confine c’è altro da scoprire,
Oltre ciò che siamo c’e ciò che possiamo,
Oltre la Legge c’è l’amore.

Oltre ogni silenzio c’è un fiume di parole,
Oltre il male c’è il bene,
Oltre l’urlo rabbioso c’è una carezza,
Oltre il presente c’è un futuro.

Oltre il reale c’è l’immaginazione,
Oltre il deserto c’è un prato verde,
Oltre la superbia c’è l’umiltà,
Oltre ogni lacrima c’è un sorriso.

Oltre la malattia c’è la guarigione,
Oltre la condanna c’è il perdono,
Oltre la morte c’è la salvezza,
Oltre la pena c’è la misericordia.

Oltre c’è sempre qualcosa che vale la pena scoprire e in questo oltre troviamo Dio.

Franca e Vincenzo osb-cam

Vangelo secondo Luca

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

Parola del Signore

La paura impedisce la vita

“Fai quello che hai paura di fare”.

Semi di speranza.
Il cuore dell’uomo custodisce semi di speranza capaci di far germogliare i fiori più belli che possiamo immaginare. Questi piccoli semi, a volte invisibili, se curati saranno capaci di dare colore al mondo che ci circonda donando a chi ci sta intorno gioia e serenità.
Ma per essere luce occorre il coraggio di sperare, di abbandonare l’egoismo, di essere traghettatori di umanità, dispensatori di parole buone, … questo stile fa bene a noi e fa bene all’altro,
Tutti sappiamo bene cosa fare e come fare per seminare gioia e se abbiamo fatto qualcosa che non dovevamo basterà avere il coraggio di tornare sui nostri passi e riabbracciare il prossimo. Non è mai troppo tardi.
Se avrai questo coraggio, questo mondo, questo intrigato mondo, ricomincerà ad essere un giardino splendido dove la fraternità sarà di nuovo, per davvero, lo stile di vita più praticato e la terra tornerà ad essere quella che Dio ha immaginato quando l’ha creata.
Coraggio allora, inizia fin da subito ad innaffiare i semi del bene che porti nel cuore, metti da parte l’orgoglio, chiama quella persona che sai, chiamala e dille ciò che sai bene devi dirle e poi abbracciala forte. Solo cosi ricomincerai a vivere. Non aver paura di avere coraggio. Ascolta il tuo cuore e anche la tua vita sarà più bella.

Franca e Vincenzo osb-cam

Beati coloro che ascoltano la parola di Dio
e la osservano. (Lc 11,28)

Tentativi di recupero dei monaci ribelli

Leggendo il capitolo 28 c’è il forte rischio di concentrare l’attenzione solo sull’aspetto delle pene corporali ma se guardiamo con maggiore attenzione possiamo notare che la ragione vera è il recupero del monaco, la sua salvezza e, anche, la salvezza degli altri che vivono nel monastero.

C’è poi il capitolo 29 nel quale la logica è sempre la stessa, il recupero del monaco che ha la possibilità per ben tre volte di essere riammesso. Solo dopo quest’ultima riammissione se fallita quel monaco non potrà più rientrare. San Basilio proibiva anche la riammissione solo di passaggio.

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La misericordia dell’abate verso gli scomunicati

Quanto sia dovuto pesare a San Benedetto sentirsi obbligato a elaborare un codice penale cosi` severo, appare chiaramente da questo capitolo 27, uno dei piu` belli della Regola. Il testo, quasi senza parallelo nella Regola Monastica, tutto pervaso di pieta` e misericordia, tratta degli scomunicati, ma e` interamente dedicato all’abate. Si nota la preoccupazione e  l’enorme interesse per la salvezza delle anime e la ricerca di tutti i rimedi possibili. All’inizio l’abate e` visto come un medico (la metafora risale a Origene, Ambrogio, Cassiano) che si occupa dei malati, secondo la frase di Gesu` in Mt.9,12. Ora, questo medico saggio, esperto, usera` ogni industria perche` la “medicina” della scomunica abbia il migliore effetto. E San Benedetto ne indica una che, mentre salva l’autorita` dell’abate, esercita anche lo spirito di carita` fraterna: mandera` dei monaci anziani ed assennati i quali “quasi di nascosto” (dagli altri confratelli) lo consolino nell’afflizione e lo spingano a riconciliarsi umilmente dando la dovuta soddisfazione.

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Neanche io ti condanno

Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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