La speranza tra “Bariona” e “l’opera”

Cari amici, anche stasera la legna arde nel nostro caminetto. Rientriamo verso le 22,00 e troviamo Lucia e Giulio anche loro appena tornati. Franca prepara in fretta qualcosa  per cena e scambiamo qualche parola sulla giornata. Tra una bruschetta condita con il nostro olio e l’origano di Roccamonfina ci accorgiamo che i due appuntamenti serali ai quali abbiamo partecipato avevano al centro tutti e due la stessa cosa: la speranza.

 

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Si, c’era la speranza al centro dei dialoghi della rappresentazione teatrale messa in scena stasera dalla compagnia teatrale “La scaletta” nella Congrega della Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo e l’abbiamo percepita con emozione anche nel fluire delle note durante il “Concerto donne all’opera”  organizzato dall’ Associazione Plotino nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria del Buon Rimedio a Suio. Si, la speranza era nelle parole del testo teatrale di Sartre, nelle note musicali e nelle voci dei cantanti al concerto. Di speranza ha parlato con parole cariche di significato don Luca Macera a Minturno e anche don Francesco Guglietta a Suio al termine del Concerto. Una speranza semplice vera, profonda che scaturisce dal “Verbo incarnato” venuto ad abitare in mezzo a noi.

Mentre parliamo la fiamma nel camino  sembra prendere improvvisamente più forza quasi volesse partecipare anche lei a questo desiderio  di speranza che deve abitare il quotidiano dei giovani che studiano o cercano un lavoro; delle famiglie che, nonostante tutto, continuano a restare un presidio sociale indispensabile; della Chiesa chiamata a mostrare davvero il Creatore che si è  fatto creatura e che chiama tutti a “servire”; di chi è malato e soffre e cerca di guardare oltre ogni male; dei poveri che desiderano una vita migliore; dell’immigrato che ha rischiato la vita per tentare ancora una volta … La speranza si fa strada e apre la via.

Intanto la cenetta si conclude e ci capita tra le mani il testo di un breve discorso di papa  Francesco pronunciato qualche giorno fa è che mette al centro proprio la speranza. … Ve lo lasciamo …

In Aula Paolo VI il Papa ha iniziato una nuova serie di catechesi, sul tema della speranza cristiana. “Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli”, ha proseguito Francesco: “Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire”.

“Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi, non ci lascia soli, e il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita”, ha assicurato il Papa.

Poi, ancora a braccio: “Io spero perché Dio cammina con me, accanto a me: possiamo dirlo tutti noi. Cammina e mi porta per mano”. “E allora, in particolare in questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa, in cui ci prepariamo ad accogliere ancora una volta il mistero consolante dell’Incarnazione e la luce del Natale, è importante riflettere sulla speranza”, la tesi di Francesco.

“La vita è spesso un deserto, è difficile camminarci dentro, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto”.

È l’incoraggiamento del Papa, che ha costellato la catechesi di numerosi interventi a braccio.

E proprio fuori testo ha raccontato: “Quando noi ci troviamo un bambino, ci viene da dentro il sorriso: ci troviamo davanti alla speranza, un bambino è una speranza. E così dobbiamo vedere nella vita la speranza di trovare Dio, Dio che si è fatto bambino per noi. E ci farà sorridere, ci darà tutto”.

 

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