Silenzio, per favore

Parola e silenzio sono le due facce della stessa moneta. Perché una parola, in questo caso la parola cristiana, il seme del Verbo, arrivi al destinatario, deve essere stata preceduta da un silenzio. Quello di cui ha più bisogno la Chiesa cattolica in questo momento è la contemplazione.

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Parole, fiumi di parole invadono il nostro quotidiano e quasi nessuna lascia un segno. In questo fluire anonimo si nasconde il nulla che ci abita. Abbiamo perciò bisogno di silenzio, di ascolto, di pensieri di senso. Ed è  per questo che il 2017 sarà, per noi all’eremo, un tempo di maggior silenzio. Ridurremo fortemente le parole per cercare di dare più spazio alla Parola.

“Davanti a quanto ho visto adesso tutte le mie parole mi appaiono come paglia” ha detto San Tommaso negli ultimi giorni della sua vita. Si, ma la paglia viene dal grano (ha detto Benedetto XVI in una breve omelia pronunciata il giorno di San Bruno -6 ottobre-). Ma la “paglia porta il grano e questo è il grande valore della paglia. Porta il grano. E anche la paglia delle parole rimane valida come portatrice del grano. Ma questo è anche per noi, direi, una relativizzazione del nostro lavoro e insieme una valorizzazione del nostro lavoro. E’ anche un’indicazione, perché il modo di lavorare, la nostra paglia, porti realmente il grano della Parola di Dio.

Il Vangelo finisce con le parole: «Chi ascolta voi, ascolta me». Che ammonizione, che esame di coscienza queste parole! È vero che chi ascolta me, ascolta realmente il Signore? Preghiamo e lavoriamo perché sia sempre più vero che chi ascolta noi ascolta Cristo. Amen!”.

 

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