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Spirito buono

La lotta tra il bene e il male è lo spettacolo più antico del mondo. Gli attori sono invisibili ma mettono in subbuglio mente e cuore. I due protagonisti sono capaci di agitare l’esistenza umana per farla diventare un inferno. La lotta si fa sentire nello stomaco e, a volte, imprime ritmi veloci al battito del cuore e allo stesso respiro.

Lo spirito o gli spiriti del male iniziano a farsi sentire in sordina, si insinuano nelle pieghe della vita e una volta penetrati dentro l’esistenza si avvinghiano alla preda con tentacoli le cui ventose stringono forte impedendo di volare.

Lo spirito buono, invece, si avvicina con timore, ci accarezza e con delicatezza invita a percorrere strade che aprono la mente e il cuore su orizzonti di serenità.

Quando lo spirito buono, però, incontra gli spiriti del male la lotta ci agita, il cuore inizia a saltellare e uno strano turbamento invade il corpo e la mente rendendo la vita sempre più complicata.

Per affrontare la battaglia lo spirito buono ha bisogno di alleati potenti, di un aiuto forte, di un sostegno autorevole. Per vincere la sua battaglia sul male lo spirito buono deve, perciò, affidarsi della fonte del bene. Deve fidarsi della straordinaria Potenza del bene assoluto che ci parla con tenerezza sussurrando parole umili, piene di pazienza, dense di semplicità e cariche di pace. La Potenza del bene ha il destino di vincere sugli spiriti del male placando ogni agitazione, ogni tentazione negativa per donare vita buona.

Lo spirito buono sta alla porta del cuore e con rispetto bussa e poi aspetta che noi gli apriamo. Lo spirito buono attende con pazienza e umiltà. Non si impone con la forza ma si avvicina a piccoli passi rendendo l’azione del male sempre meno forte e mostrando che la vita buona è bella. Lo spirito buono perdona ogni cosa e lo fa sempre. Tutto crede, tutto spera, tutto perdona. Lo spirito buono vuole darci pace, vuole che la nostra vita sia bella, desidera prendere dimora nel nostro cuore perché le nostre azioni possano splendere. Cosa aspettiamo a farlo entrare nel cuore e nella mente? Cisa aspettiamo a farci aiutare a cacciare via il male?

Coraggio diamo spazio al bene e la nostra sarà una vita nuova, una vita bella, una vita intensa fatta di cose semplici, di cose vere, di cose che fanno gioire il cuore e sbocciare fiori in ogni stagione. Perché dobbiamo rinunciare a vivere la bellezza? Perché perdere la vita rincorrendo desideri impossibili che il male ci mette nel cuore per distruggerla? Liberiamo la vita da questo male, facciamolo subito, facciamolo adesso. Possiamo farlo, dobbiamo farlo e per questo preghiamo lo spirito buono di aiutarci a volerlo. Abbiamo una sola vita che è Adesso!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni».
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito.
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa.
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna».
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

   Parola del Signore

Vieni con me

L’aria era elettrica e le onde lasciavano una schiuma che subito svaniva. La riva del mare di Galilea era piena di persone ed un uomo passava osservando ogni cosa. Volti scuri, rugosi, barba incolta e sguardo assente. Poche speranze, mani callose e tanto lavoro che il sudore cercava di lenire. Difficile capire se avevano ancora sogni o speranze.

È mattina alta e Gesù passa e vede il senso di rassegnazione che abita alcuni di loro che di mestiere erano pescatori. Cerca persone che vogliono seguirlo. Il suo sguardo incontra quello di Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni e li chiama a se. Non aspettavano altro. Erano stanchi della loro vita. Accettano la sfida e seguono il Maestro. Lasciano la loro vita ordinaria per vivere un’altra vita, per iniziare una storia nuova. Tutto avviene nella semplicità di un incontro che cambia la vita. Possibile? Si, quando la fatica è tanta, quando la tristezza ci corrode l’esistenza, quando i sogni sono svaniti come la schiuma delle onde sulla riva sabbiosa, l’unica possibilità è quella di cambiare vita, di farsi abitare da nuovi sogni, dal desiderio di seguire l’unico Maestro, quello che non tradisce e riempie l’esistenza di sogni nuovi, speciali, straordinari. Seguire Gesù è l’ultima possibilità che abbiamo per fare della nostra vita un capolavoro. Ma ci vuole coraggio. Lui ci sta già chiamando e il nostro cuore lo sa … la sua luce, infatti, può illuminare per sempre le nostre oscurità e farci brillare di luce nuova.

Se accettiamo l’invito ci scopriremo capaci di fare cose che non abbiamo mai immaginato di fare. Non dobbiamo aver paura di cambiare vita, perché quella alla quale ci invita Gesù è la vita vera. Lui ci chiama ad uscire dal film nel quale siamo imprigionati e che ci da solo tristezza e dolore per vivere la realtà e riempirla di Amore. Si dell’Amore che abbiamo nascosto nel cuore, liberando le tante energie di bene che desideriamo condividere e donare. Gesù ci libera dalle catene dell’odio, del rancore, di una vita perduta per farci entrare, finalmente, nella potente luce dell’Amore che guarisce ogni malattia e ogni infermità.

Coraggio accettiamo la sfida e facciamo della nostra vita il capolavoro che Gesù ha pensato per noi.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore.

Mandati per Amare

Ci sono momenti nella vita nei quali avere fede è l’unica possibilità che abbiamo per vivere. Nel vangelo di oggi Gesù lo dice con chiarezza: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”.

Mi chiedo se ho fede; mi chiedo se credo che Gesù è accanto a me nella vita quotidiana; mi chiedo se riesco a fidarmi e ad affidarmi a Lui oppure se continuo a vivere secondo i miei desideri personali.

Facciamoci queste domande. Non è mai troppo tardi per cominciare una vita nuova, una storia nuova. Abbiamo ancora una possibilità di vivere pienamente. Il Signore ci ha donato tutto ciò di cui abbiamo bisogno per essere persone capaci di vivere realizzando la missione che ci è stata affidata.

La Parola che, ogni giorno, ci è donata è come un “cartello direzionale” e ci mostra la strada, ci aiuta a fare scelte responsabili, scelte per il bene nostro e per le persone che ci sono state affidate (coniuge, figli, nipoti). Non sempre le scelte giuste corrispondono ai nostri desideri, non sempre i bisogni che crediamo di avere sono veri bisogni. Ci siamo mai interrogati in merito?

Questo tempo e questo mondo ci spingono, spesso, a perseguire falsi obiettivi che, poi, ci rendono la vita triste, complicata, difficile.

Lungo la nostra strada abbiamo incontrato tanti segnali stradali e ce ne sono anche altri pensiamo al vangelo di oggi. Sono segnali che ci mostrano la strada buona eppure sembra che noi scegliamo di ignorarli, continuiamo a camminare su strade sulle quali incontriamo solo fatica, dolore, tristezza. E, invece, la vita è adesso e non riusciamo a viverla. La vita ci chiama ad affrontarla sapendo di avere con noi un aiuto grande e capace di farci affrontare ogni ostacolo. Questo aiuto si chiama Gesù. Eppure ignoriamo questa unica vera possibilità di riscatto che abbiamo e, sembra quasi, che lo stiamo facendo di proposito. Non riusciamo a guarire le nostre ferite e le nostre piaghe si fanno sempre più grandi e sembra proprio che non riusciamo ad uscire dall’incertezza, dall’immobilismo, dall’indecisione continuando a fare scelte sbagliate. In questo modo siamo noi stessi a rovinarci la vita.

Preghiamo gli uni per gli altri affinché l’illuminazione che viene da Dio ci mostri la via e, se riusciamo a cambiare vita (l’unica vera alternativa al dolore), saremo anche capaci di vivere la Pace del Signore e la gioia vera, quella che solleva il cuore da ogni fatica e assicura una vita davvero piena.

Quali sono le priorità della mia vita? Quali sono i valori ai quali mi ispiro? Quali sono le cose della vita che devo cambiare per essere felice? Dove sta la vera felicità? Nel possedere cose o nell’amare le persone che ho accanto? Cosa significa amare? Gesù ha dato la sua vita per noi e noi siamo capaci di amare l’altro (cioè almeno le persone piu vicine: moglie, marito e figli)? Vogliamo essere felici? A cosa siamo disposti a rinunciare per essere felici?

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-18

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Parola del Signore

Salire sul monte

Dopo aver tanto camminato arriva per tutti il tempo di salire sul monte. La montagna, infatti, è simbolo di solidità, luogo di silenzio la cui cima permette di toccare il cielo. Decidere di salire sul monte è come decidere di raggiungere uno spazio nel quale è più facile incontrare Dio e trovare ispirazione per le scelte davvero importanti per la vita.

Stamattina Gesù sale sul monte, spinge i suoi passi su antichi sentieri avendo nel cuore il desiderio di chiedere consiglio al Padre. Una volta raggiunta la meta avrà certamente gettato lo sguardo sull’orizzonte e alzato le mani al cielo per chiedere di essere guidato in una delle scelte più importanti della sua vita.

Tra i suoi discepoli ne scelse dodici a cui diede due compiti. Il primo, stare con Lui, condividendo il quotidiano. Gesù sceglie il suo team per affrontare il resto del suo compito. Anche Gesù ha bisogno di essere aiutato, ha bisogno di collaboratori, di persone sulle quali contare per proseguire nella sua esperienza nel mondo. Il secondo compito che affida loro è quello di andare per le strade del mondo a predicare e da loro anche il potere di scacciare i demoni. È un compito davvero importante. Vuole che i dodici portino la buona notizia nel mondo e da loro il potere di vincere il male.

Sappiamo come andrà a finire. Nel momento decisivo qualcuno lo tradirà, altri fuggiranno e altri diranno di non averlo mai conosciuto. Gesù morirà solo sulla croce.

E oggi? Anche oggi, Gesù chiama e sceglie persone che invita ad andare per le strade del mondo. Anche oggi, purtroppo, ci sono coloro che tradiscono il compito affidato e lasciano/lasciamo Gesù solo. E noi cosa stiamo facendo? Gesù chiama tutti. Chiama ciascuno di noi a portare la buona notizia del vangelo. Sembra strano ma è proprio così. Cerchiamo anche noi, allora, di salire sul monte con Gesù e chiedere di essere guidati nelle scelte quotidiane, cerchiamo di non tradire la fiducia che egli ha riposto in noi, cerchiamo di essere capaci di restare sotto la croce con Lui vivendo il nostro tempo con pazienza e umiltà fiduciosi che possiamo vincere il male che ci circonda impedendogli di prendere possesso delle nostre esistenze.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

   Parola del Signore

Toccare il cielo

I primi raggi di sole filtrano tra i rami degli alberi e così l’alba scioglie il buio aprendo la vista sull’orizzonte. Lo sguardo scopre il cielo e vorremmo tanto allungare la mano per toccarlo. Toccare il cielo almeno con un dito è un sogno che, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto tutti.

Toccare il cielo è come toccare l’infinito, l’eterno, … è come toccare il lembo delle vesti di Gesù e accogliere la sua infinita tenerezza; è come sfiorare un altro mondo mentre siamo ancora in viaggio sulla terra; è come sentire il tepore di un amore che ci vuole avvolgere e guidare i nostri passi.

Mentre Gesù calpesta la polverosa terra della Galilea la folla si accalca per chiedere la guarigione dai mali fisici o spirituali. Gesù ne aveva già guariti molto e tutti coloro che avevano un male volevano toccarlo. Davanti a Lui ogni spirito maligno fugge via; il male non può resistere al bene. Questo vale anche nella nostra vita. Se, infatti, riusciamo a riempire le nostre azioni di bene e di pensieri buoni il male di questo mondo dovrà per forza cedere il passo è allontanarsi. Il bene ha una Potenza così forte che è capace di sconfiggere ogni male. Se abbiamo fede, ci ha promesso Gesù, potremo fare cose più grandi di Lui. È la fede, infatti, la chiave che apre la vita alla gioia; è la fede ciò che cambia il corso della vita perché apre prospettive inedite; è la fede che dona la Speranza e spinge, con fiducia, i nostri passi.

Stamattina possiamo provare ad alzare lo sguardo al cielo, allungare la mano, stendere il dito e toccare l’infinito perché la sua carica di fiducia e di Speranza ci riempia fino all’orlo caricando di energia i nostri passi e i nostri pensieri.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

   Parola del Signore

Oltre le regole

Quale è il giorno giusto per fare il bene? Esiste un giorno dedicato a compiere buone azioni? Gesù supera tutti gli ostacoli e ogni impedimenti e si dona totalmente anche a rischio di mettere in pericolo la sua vita. Si osserva intorno e scopre i bisogni degli uomini; gli chiama ad avvicinarsi e, con coraggio e determinazione, sfidando le regole imposte dai potenti sacerdoti del suo tempo, interviene per donare vita e salute, pace e gioia a chi soffre. È noi? Siamo capaci di gettare lo sguardo fuori dalle nostre case per osservare e riconoscere i bisogni degli altri? Siamo disponibili ad agire per sostenere chi vive situazioni di difficoltà? Riusciamo a compiere azioni gratuite per farci compagni di viaggio dei poveri? Gesù agisce con libertà e ridona la funzionalità alla mano rattrappita di un uomo che stava nella sinagoga. Agisce di sabato, giorno nel quale, le regole formali impedivano qualsiasi tipo di azione. Gesù va oltre le regole formali, gli usi e le abitudini. Gesù, perciò, interviene mettendo al primo posto il bene da donare e sfida i benpensanti, sfida le regole, sfida anche la potente casta sacerdotale del suo tempo che già medita contro di Lui. Fare del bene al prossimo è, quindi, una priorità che supera ogni ostacolo. Gesù va oltre le regole.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

   Parola del Signore

Profumi

Se attraversi un campo di grano maturo puoi sentire il profumo delle spighe che si offrono libere al soffio del vento che le accarezza e le culla dolcemente. Sono le stesse spighe i cui chicchi macinati al mulino daranno la farina per il pane che accompagna le nostre tavole.

Il profumo del pane ha una fragranza che tocca i sensi e si mischia al profumo del fuoco della legna che prepara il forno per accogliere l’impasto che mani esperte hanno lavorato con semplice acqua, sale e lievito. Quell’impasto infornato diventa pane, meraviglioso pane. Sono stati necessari nove lunghi mesi di lavoro del contadino, insieme al sole e alla pioggia perché i chicchi di grano, seminati nei campi arati, potessero diventare spighe. Altro lavoro è stato necessario per mietere il grano. Ma non basta. Le spighe mature, portate nelle aie venivano battute al sole con il viglio affinché i chicchi di grano potessero essere liberati dalla spiga. Poi, messo nei sacchi di iuta il grano veniva portato al mulino e consegnato al mugnaio affinché la macina lo potesse trasformare in farina. Anche la farina ha un suo profumo. Un profumo certamente diverso da quello del grano o da quello del pane.

Il profumo del pane, infatti, è diverso da quello delle bionde spighe che la natura e l’antica sapienza dei contadini hanno coltivato con pazienza e amore.

Tutti questi profumi diversi permettono, ad un osservatore attento, di cogliere il senso e il valore delle piccole cose frutto del lavoro paziente di tante persone ciascuna delle quali, aggiungendo il proprio impegno e la propria arte, ha collaborato per consegnarci, alla fine del cammino, una fragrante pagnotta di buon pane. Cosa ci insegna questa piccola storia dal sapore antico? Quale è il messaggio che si nasconde dentro il silenzioso lavoro del contadino, del mugnaio, della massaia? Quale di questi profumi dei quali abbiamo, forse, perduto la memoria, è quello che ci piace di più e che più degli altri ci fa sentire a casa? Recuperare il senso di questo cammino è come recuperare il senso più profondo della vita, della nostra vita, di questa vita che merita di essere vissuta e liberata da ogni regola mondana, da ogni regola imposta, da ogni ostacolo artificiale, dai desideri indotti da un mondo che ci vuole schiavi, tristi e infelici. I discepoli di Gesù, del vangelo di oggi, hanno fame e raccolgono le spighe di grano nel giorno di sabato e le mangiano: le regole, infatti, non possono essere contro l’uomo e nessuno ha il diritto di giudicare o emarginare o maltrattare l’altro in virtù di regole che possono opprimere. Chi lo fa abusa del suo potere che, evidentemente, utilizza per interpretare male il suo ruolo. Questa persona non merita alcun rispetto e va evitata perché non “serve” il bene ma procura solo male. È un cattivo testimone, un usurpatore che utilizza potere e regole per opprimere la vita dell’altro. Di fronte a questa realtà, conservando un giusto e necessario senso della responsabilità, se abbiamo fame davvero, siamo invitati a raccoglie le spighe del campo e a mangiarle restando fedeli all’unico vero bene dell’uomo che è la fedeltà e la fiducia nel Padre di ogni grazia e di ogni bene. Nessun potere su questa terra e nessun potente di questo mondo potrà decidere di escluderci dal mangiare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita con dignità. Questo ce lo insegnano i discepoli di Gesù che, fedeli al Signore, con responsabilità, hanno saputo ignorare regole davvero prive di senso e utilizzate, dai potenti di turno, solo per esercitare il proprio potere e non certo per servire e amare. Fermiamoci oggi a sentire i profumi della natura e, nel silenzio, riusciremo, speriamo, a recuperare il senso più autentico di quell’antica saggezza umana che abbiamo perduto per rincorrere un mondo che crea falsi bisogni.

Buon cammino.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

   Parola del Signore

Vino nuovo

Oggi nulla è più uguale a ieri. Questo è un tempo nel quale le cose di prima sono davvero finite. Il mondo ha davvero preso a camminare su strade nuove dimenticando tutto il patrimonio accumulato in secoli di storia. Se questo è vero anche il cristianesimo è chiamato a leggere con grande attenzione la realtà e a trovare vie capaci di proporre il cuore della fede alle nuove generazioni. Forse, in questo momento, la via più idonea sembra essere quella di conservare il nucleo originale della fede per tempi migliori. Ma come? Forse questa possibilità passa, oggi, attraverso l’unità di persone e famiglie che decidono di creare piccole comunità di mutuo aiuto, di reciproco sostegno e di autentica solidarietà. La sfida è ardua ma se si resta soli la battaglia è gia perduta. Se si è soli, infatti, si diventa facile preda del mondo contemporaneo. Solo insieme agli altri, infatti, è possibile resistere alle mille tentazioni di questo tempo e conservare il nucleo della fede. Ed è cosi che non possiamo mettere vino nuovo in otri vecchie. Dobbiamo, perciò, mettere il vino nuovo in otri nuove, cioè decidere di vivere la nostra fede in modo nuovo (cioè più fedele a quella delle origini) costruendo e organizzando modelli nuovi di relazione capaci di ridare cuore al messaggio più autentico contenuto e trasmesso dal vangelo scrostandolo delle aggiunte non essenziali. Si tratta di fare un lavoro simile a quello che fece San Benedetto nel suo tempo, quando giovanotto andando a Roma si rese conto della corruzione che si era impadronita della Chiesa di quel tempo. San Benedetto scappò sul monte Subasio a Subiaco dove dopo un tempo di eremitaggio fondò 12 piccoli monasteri ai quali affidò il compito principale di conservare il nucleo e le tradizioni più autentiche della fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

   Parola del Signore

Il Dio che viene

Sconvolge ogni idea, scardina tutte le regole, scuote l’attenzione e cambia la storia. Dove mai si è visto un Dio che viene verso di noi, un Dio che si avvicina in umiltà e silenzio per mettersi a servizio dell’uomo? Gesù è davvero un “Dio strano”. Piccolo, indifeso, silente … per Giovanni è un agnello venuto per essere sacrificato dopo aver caricato su di sé i nostri peccati. Un Dio che si fa vittima sacrificale, il capro espiatorio della tradizione ebraica. Davvero strano. Quale Dio decide di morire per il suo popolo? Quale Dio si fa servo del popolo? Quale Dio decide di non avere una grande casa (una reggia) ? Davvero il nostro Dio è un Dio strano.

Giovanni, grande profeta, lo riconosce tra la folla e ne da testimonianza. Solo un profeta poteva vedere nell’uomo Gesù il Figlio di Dio. È noi? Siamo capaci di riconoscere in un piccolo uomo che viene nella nostra vita il Figlio di Dio? Siamo capaci di vedere in Gesù l’inviato del Padre? Solo lo Spirito Santo può permetterci davvero di vedere in Gesù il Figlio di Dio, solo lo Spirito Santo può suggerire al nostro cuore di credere che questo uomo, definito agnello di Dio, è il Figlio di Dio. A pensarci bene il nostro Dio è un Dio diverso che sconvolge, scardina e scuote ogni logica. Forse a noi piace un Dio potente, un Dio Forte che schiaccia il nemico, che con il suo esercito conquista il mondo. Ebbene no, Gesù Cristo è, invece, il Figlio di un Dio che per offrirci una via di salvezza è mandato dal Padre nella nostra vita quotidiana per distribuire Amore. Si, la sua arma più potente e capace di vincere ogni male è l’Amore. Strana idea. Noi, invece, crediamo che per vincere ci sia bisogno di arroganza, forza, denaro, armi potenti… Gesù cambia la storia, cambia la nostra vita. Ma per seguirlo ci vuole coraggio, ci vuole tanta fiducia. Dobbiamo avere fede in Lui e credere che umiltà, mitezza e semplicità siano le autostrade della vita nuova. Gesù ci ha dato l’esempio. Si è fatto servo per Amore.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

   Parola del Signore

Una voce nel cuore

Una voce, una voce che chiama … una voce nel cuore. Eccola la voce di Gesù che chiama. È quella voce che ci consegna la Parola che vuole guarire le nostre ferite, le nostre infermità, le nostre sofferenze, i nostri dolori. Oggi Gesù chiama Levi dal banco delle imposte dandomi la possibilità di guarire dal suo egoismo, dal suo vivere rubando agli altri. Gesù cambia i cuori e lo fa visitando i peccatori con i quali si ferma a mangiare per condividere parole, sguardi e gesti di fraternità. Stare insieme, dialogare, condividere il pane è la via per aprire porte nuove, per ricreare possibilità di relazioni autentiche, per vivere la vita è scoprire il senso della nostra vita.

Dove passa Gesù ed è accolto si guarisce, si riprende vita, si ha la possibilità di essere dono per gli altri scoprendo il vero senso alla propria vita.

La bellezza dell’incontro con gli altri è la forza della nostra esistenza, è l’unica vera via, il senso più autentico dell’esistenza. Non siamo nati per noi stessi ma per donarci agli altri, per essere a servizio degli altri (famiglia, vicini di casa, amici, concittadini) … per crescere e lasciare questo mondo meglio di come lo abbiamo trovato. Gesù ci chiama … accogliamo la sua voce nel cuore e la nostra vita prenderà vita.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

   Parola del Signore