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Ritorno in Galilea

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PENSIERO DELLA 33° DOMENICA

“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”.

Sentiamo nel cuore che oggi, come nella domenica di Pasqua, Gesù invita i discepoli a tornare in Galilea, dove tutto è cominciato. 

Anche per ognuno di noi c’è una “Galilea” all’origine del cammino con Gesù. 

Tornare in Galilea significa anzitutto tornare lì, a quel punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi ha toccato all’inizio del cammino. E’ da quella scintilla che posso accendere il fuoco per l’oggi, per ogni giorno, e portare calore e luce ai miei fratelli e alle mie sorelle. Da quella scintilla si accende una gioia umile, una gioia che non offende il dolore e la disperazione, una gioia buona e mite.

Signore, aiutami: dimmi qual è la mia Galilea; sai, io voglio ritornare là per incontrarti e lasciarmi abbracciare dalla tua misericordia.

Eremo di famiglia camaldolese

Lc 21, 5-19

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

   Parola del Signore

Preghiera e servizio

Pregare, pregare sempre senza mai fermarci e aver fede che il Signore non ci abbandona mai. Secondo la sua volontà, nel rispetto dei suoi tempi ma sempre per il nostro bene Egli non potrà mai farci mancare il suo aiuto e il suo sostegno.

Pregare è anche il modo migliore per servire i fratelli. La forza della preghiera, infatti, nella sua apparente debolezza è capace di vincere ogni male e superare ogni barriera. Leggera come una piuma si insinua tra le pieghe della vita, accarezza i cuori e soprattutto i cuori feriti, quelli spezzati dal dolore e dalla fatica dell’esistenza. La preghiera è medicina di guarigione, occasione di rinascita, speciale segno di fiducia e affidamento. Concludiamo con un pensiero di Chiara Lubich:

“Non posso aver la pretesa che il fratello contraccambi il mio servizio, che si converta al mio modo di pensare e neanche che riconosca la mia buona intenzione.L’eroicità dell’amore sta nel fatto che sia totalmente gratuito.Il servo che fa solo ciò che gli compete non è un servo perfetto perché fa solo il suo dovere. Dobbiamo andare oltre il dovere e servire tutti, tutte le persone che incontriamo.
Chi ama con amore gratuito è colui che serve tutti”. (Chiara Lubich)

Eremo di famiglia💫

Lc 18,1-8

In quel tempo Gesù 1 diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: «Fammi giustizia contro il mio avversario». 4Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi»». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Servi inutili

Riteniamo che il passo del Vangelo di oggi abbia e debba sempre più avere un rilievo importante nella nostra vita. Il Signore che ci ha offerto il dono della chiamata a servirlo è, infatti, il nostro “premio”. Che altro desideriamo? Essere al suo servizio è già motivo di grande gioia. Essere suoi servi è grazia che Egli dona a piene mani e che ciascuno di noi è chiamato ad accogliere. È già appagante riconoscersi semplicemente servi. Tutto ciò ci chiede di non avere alcuna pretesa e alcun merito. Siamo invitati a non crederci decisivi e a non credere di essere indispensabili. Nulla è merito nostro e niente dobbiamo rivendicare mai ed in nessun caso. I servi, cioè noi, non abbiamo bisogno di riconoscimenti da parte di nessuno ma siamo già beati nel Signore. La sua vicinanza, la sua presenza e il suo Amore è la ricompensa più grande e anche più immeritata.

Ogni giorno, perciò, costi quel che costi siamo chiamati a gioire nel mettere in pratica il comandamento dell’Amore e siamo chiamati a perseverare anche quando non siamo compresi e perfino quando c’è chi ci osteggia o peggio ci esclude, ci attacca o ci emargina. L’Amore è più grande di ogni male e vince sempre. Questa è la chiamata del cristiano.

Il Signore ci dia la forza e il coraggio di essere sempre suoi testimoni credibili.

Che Dio ci aiuti!!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Lc 17,7-10

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«7Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? 8Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? 9Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? 10Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»».

L’eternità è già qui

Quanto spazio c’è da qui all’eternità ? Siamo tanto lontani quanto intimi. Siamo lontani perché ancora impelagati con la realtà di questo mondo. Presi da un quotidiano incapace di sollevare lo sguardo e banalmente immerso negli ingranaggi di una locomotiva che, sbuffando, continua a correre nella prateria. Basterebbe un po’ di buon senso a rimettere tutti sulle strade giuste ed invece bloccati da mille “veti” mentali restiamo incatenati e non riusciamo ad ascoltare lo Spirito. Chiusi nei nostri gusci, credendo di proteggerci, rifiutiamo l’eternità che è la realtà vera. Tutto ciò ci impedisce di costruire il nostro domani tanto da essere come quei sadducei che, nel vangelo di domani, domenica 10 novembre 2019, cercano di mettere in difficoltà Gesù con domande provocatorie. Cercando di oltrepassare la lettera di questo tempo, invece, dobbiamo tentare di penetrare oltre il presente e immaginare la nostra condizione futura. Gesù ci offre un panorama nuovo: nulla sarà più come ora perché il cuore della vita sta tutto nell’Amore che supera tempo e spazio.

Chi non sa amare oggi non ci riuscirà neppure dopo e, nel presente, si smarrisce in inutili perdite di tempo restando indifferenti di fronte ai pericoli del giorno per giorno. Gli ostacoli maggiori hanno i seguenti nomi: paura, gelosia, egoismo, indifferenza, brama di potere, desiderio di successo, voglia di accumulare tesori.

È una battaglia dura; resistere alle tentazioni non è cosa da poco e per fare qualcosa occorre coraggio.

Aiutiamo gli altri e noi stessi a vincere i nostri limiti e affrontiamo questo presente cercando di trovare modalità umane centrate sull’Amore capace di superare ogni ostacolo .

Franca e Vincenzo,osb-cam

Lc 20,27-38
  Dio non è dei morti, ma dei viventi.

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

Convertirsi

Cari Amici, chissà quante volte abbiamo ascoltato questa parola e chissà quante volte ci siamo imposti di viverla e poi non siamo stati capaci di farlo. Certamente questa è esperienza comune a tanti di noi e avremo anche notato che non essendo riusciti a convertirci all'”Amore” siamo rimasti come eravamo. Stessi sbagli, stessi errori, stessa tristezza, stessa delusione e uguale possibilità di essere felici davvero.

Possiamo fare qualcosa? Si.

Possiamo “convertirci” che significa cambiare modo di pensare, agire e vivere. Per farlo occorre quel coraggio che non abbiamo, quella voglia di essere felici che, di fatto, non vogliamo. A volte ci piace restare come stiamo, ci piace commiserarci, ci piace mostrare agli altri il volto triste.

Possiamo cambiare. Si possiamo farlo.

Anche noi abbiamo un sogno, tutti ne abbiamo almeno uno. Il nostro è quello di conquistare la felicità. E il tuo?

Cosa ci impedisce di realizzarlo?

I veri ostacoli siamo noi; certe gabbie dalle quali non riusciamo ad uscire e nelle quali ci siamo rinchiusi noi stessi. Per liberarci occorre, per prima cosa, affrontare la realtà. Quale? Quella che non possiamo cambiare se non cambiano noi. Occorre avere la consapevolezza che non possiamo avere tutte le cose che la mente è capace di pensare. Ci sono falsi sogni frutto di falsi miti; falsi bisogni che creano attese di felicità che, al contrario, sono la fonte della nostra infelicità. Se vogliamo essere felici davvero la prima cosa da fare è quella di essere sinceri con noi stessi e ricalibrare la vita rispetto alla realtà che ci circonda e rispetto alle concrete possibilità di vita. Fatto questo primo, decisivo ed imperdibile passo (molto coraggioso ma assolutamente indispensabile e necessario) possiamo iniziare a vivere una dimensione nuova nella quale l’aria, l’acqua, il cielo, le nuvole, un fiore, l’erba, il canto di un uccellino ecc. sono le gemme della vera realtà, dove il lavoro, qualsiasi lavoro, è fonte di felicità, dove le cose di prima non ci possono più condizionare. Ora possiamo iniziare ad essere persone nuove capaci di apprezzare l’alba e il tramonto come vera ricchezza.

Coraggio. Possiamo cambiare. Possiamo convertire le nostre vite apprezzando il tanto che abbiamo e vivere, finalmente, una vita da Risorti !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

   Parola del Signore

Pregare sempre

Pregare è uno stile di vita nel quale cuore, ragione e azione sono in armonia. Le preghiere-spot viaggiano e appartengono ad uno stile di vita diverso anche se, e non c’è dubbio, aiutano a “costruire” il vero stile di vita del cristiano nel quale la preghiera è continua e incessante perché la vita stessa è preghiera.

In questo modo comprendiamo meglio l’alzare le mani al cielo di Mosè e la “vittoria” nei combattimenti della vita; comprendiamo meglio l’aiuto che Aronne e Cur danno ad Mosè nel continuare a fare della preghiera uno stile di vita e, comprendiamo anche l’insistenza della vedova che chiede Giustizia e che riesce ad ottenerla da questo giudice che non temeva Dio. E allora:

Se mantieni le mani alzate al cielo, Vincerai !

Se insisti nel chiederla avrai Giustizia !

Se preghi con insistenza, sarai Ascoltato !

Se la tua vita si fa preghiera, avrai Pace !

Vittoria, Giustizia, Ascolto e Pace

sono il vero sogno 

e il vero successo della vita !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

   Parola di Dio

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

   Parola del Signore

Ascoltare

“Maria ha scelto la parte migliore” Lc 10,42

Seduta ai piedi di Gesù,

abbraccia il silenzio,

ascolta la Parola.

Maria,

si fa testimone dell’amore,

segno dell’essenziale,

umile custode,

accogliente dimora.

Insegnaci ad ascoltare,

incoraggia la fiducia,

mostraci la via del silenzio e

sostieni la nostra fede.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Lc 10,38-42
  Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

                           Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

   Parola del Signore


Com-passione

Ci è capitato di leggere una preghiera (che riportiamo qui sotto) nella quale un Padre della Chiesa Armena, Nerses Snorhali, ci racconta con grande forza la compassione ricevuta e con la quale condivide l’emozione per l’amore che Cristo ha avuto per lui (per noi in qualche momento della sua/nostra vita e, forse, anche in questo momento e della quale, a volte, nemmeno ci accorgiamo). La preghiera ci ha molto colpito e, letta nel contesto del vangelo di questa mattina Luca 10, 25-37 (la parabola del samaritano), ci aiuta a rispondere alla domanda: “Chi è il prossimo?”.

Franca e Vincenzo, osb-cam

TU HAI AVUTO COMPASSIONE DI ME
(Nerses Snorhali, padre della chiesa armena)

“Mentre percorrevo le strade del mondo
sono caduto nelle mani dei briganti.

Mi hanno spogliato della luce
mi hanno strappato l’innocenza:
le piaghe dei miei peccati bruciano
le mie colpe mi opprimono.

Molti sono passati accanto a me
e sono andati oltre:
hanno visto le mie ferite
ma non mi hanno curato.

Ma tu, Signore Gesù
tu che sei stato chiamato ‘samaritano’ (cf. Gv 8,48)
tu passando accanto mi hai guardato
e hai avuto compassione di me.

Ti prego, mio Signore:
versa sulle mie ferite olio e vino
versa l’olio dell’unzione, lo Spirito santo
donami la coppa del vino della Nuova Alleanza.

Portami con te sulla cavalcatura della croce
conducimi all’albergo, la tua chiesa
dona la parola dell’Antico e del Nuovo Testamento
e io sarò guarito e vivrò!

Tu sei stato accanto a me, Signore
ti sei fatto mio prossimo:
fa che io sappia farmi prossimo all’altro
e sappia aver compassione di chi è nel bisogno”.

La lampada

La notte fa paura. Il buio ci impedisce di vedere. Quando non sappiamo prendere o non riusciamo a capire cosa e come fare, siamo nel buio. Le tenebre ci avvolgono e la tristezza si impadronisce di noi. È il male che prende possesso delle nostre persone e trasforma la vita in un inferno.

Ecco perché abbiamo bisogno di luce e di vedere bene se vogliamo camminare senza il rischio di cadere. Abbiamo bisogno di qualcuno che indirizzi le nostre scelte di vita quotidiana e sappia indicarci la strada. Gesù è la luce più potente, l’unica in grado di illuminare le nostre oscurità. Inutile cercare altrove. È Gesù che svela ogni cosa e che ci permette di guardare bene davanti a noi, di rischiarare l’orizzonte e offrirci una possibilità per scrutare in profondità il nostro quotidiano. È Lui l’unico capace, attraverso la Parola, di darci indicazioni sicure su come cercare strade giuste per sciogliere i nodi della vita.

Gesu ci chiama, quindi, ad ascoltare la sua Parola e a meditarla con costanza affinché siamo più capaci di fare le scelte giuste ed essere strumento di salvezza per noi e occasione per gli altri per intraprendere la via della salvezza.

Ma dove trovare Gesù? Due sono i luoghi certi: l’Eucarestia e la Parola. Ma ci sono anche altre opportunità che possiamo cogliere e che ci offrono la concreta possibilità di accarezzare le Sue piaghe o di asciugare il suo sudore o di profumare il suo corpo. Queste opportunità sono le occasioni che la quotidianità ci fa vivere ogni volta che incontriamo i fratelli che hanno bisogno e che ci chiedono aiuto o che, pur avendone necessità, non lo fanno per pudore, per vergogna o per qualsiasi altra ragione.

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DI LUNEDI 23 SETTEMBRE 2019

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

   Parola del Signore

Seguimi !!!

Seguimi !!! Lasciare tutto e seguire Gesù è la vera rivoluzione della vita. Fare un cambiamento totale e lasciarsi dietro ogni cosa. Non si tratta di una fuga dalla propria realtà ma è, invece, una scelta di vita decisiva, di qualcosa di veramente profondo. Si tratta di iniziare una strada nuova capace di coinvolgerci radicalmente. Forse ci saranno diffidenze; qualcuno manifesterà la propria contrarietà, altri magari saranno sorpresi o perplessi. Ci sarà anche chi tenterà di dissuaderci ma se il Signore chiama e noi avvertiamo nel cuore e nella mente la sua voce non possiamo più fare a meno di seguirlo. Non ci sono età, situazioni, eventi, persone che potranno bloccare questo percorso. Rispondere alla voce del Maestro che ci invita a seguirlo è necessario. Tutti siamo chiamati ad evangelizzare ma non tutti siamo chiamati a farlo allo stesso modo: c’è chi è chiamato ad evangelizzare in terra di missione, chi nella parrocchia, chi servendo nelle opere di carità, chi, invece, è chiamato a portare la sua testimonianza nella preghiera e nel silenzio. Ogni chiamata ha una sua ragione di essere, ogni vocazione è per contribuire a costruire il Regno di Dio secondo il progetto del Signore. Il vangelo di oggi ci racconta di come Matteo, il pubblicano, riceve la chiamata mentre è seduto al banco delle imposte e lui lascia tutto, un buon lavoro e la sicurezza economica e sociale per seguire Gesù sulle strade della Galilea.

Questa scelta di Matteo lascia pensare. È una scelta forte. Lascia una situazione sicura, una posizione invidiabile, delle certezze per seguire una strada che non ha sicurezze, che lo porta a vivere in maniera precaria e complicata. Matteo fa una scelta radicale, un cambiamento totale della propria vita. Non cambia per scalare il successo, non cambia per sete di potere, non cambia per maggiore guadagni. Anzi, la sua è una scelta controcorrente. Matteo lascia tutto e va con Gesù. Segue Gesù senza riserve. Sente nel cuore che questa è la via giusta.

Una bella testimonianza che ci spinge a uscire tutti dalle abitudini e dal perbenismo nel quale siamo stati abituati a camminare e dare una scossa di verità alla nostra vita. Possiamo farlo, anzi, dobbiamo farlo e vogliamo farlo !!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

VANGELO DEL 21 SETTEMBRE 1019

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,9-13

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore