Archivi categoria: Vita all’eremo

Un dono speciale: la reliquia di Romero

E così oggi all’eremo abbiamo accolto la visita speciale delle Monache della Rupe condividendo l’amicizia e l’affetto che fanno prefigurare l’eternità. A fine giornata ci hanno donato l’immagine e una reliquia di Oscar Romero, vescovo e martire in San Salvatore che sarà presto proclamato Santo dopo il riconoscimento del miracolo da parte di papa Francesco. Il dono di una sua reliquia è davvero qualcosa di speciale che custodiremo insieme all’immagine e alla reliquia di San Giovanni Paolo II che abbiamo ricevuto alcuni anni fa direttamente dal Vaticano.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Il Beato Romero è stato ucciso da un colpo di pistola al cuore mentre celebrava la Messa il 24 marzo 1980. I paramenti che indossava erano intrisi di sangue. La sua camicia grigia clericale ha avuto un posto prominenente nella beatificazione di Romero a maggio a San Salvador. La camicia è stata portata in processione cerimoniale fino all’altare dove è stato incensata e venerata. Dopo la beatificazione, la camicia è stato inviata a varie chiese in El Salvador per la venerazione.  (La camicia è vista nel lato destro della imagine di testata di questo blog.)

Foto San Francisco Te Ve.
A causa di preoccupazione per la sua integrità, la camicia è stato recentemente sostituita con un pezzo molto inferiore di stoffa con il sangue di Romero che è stata posta in una nuova teca da inviare intorno in El Salvador. Questo tessuto non è da paramenti di Romero, ma dal panno di lino bianco (chiamato il corporale), su cui il calice eucaristico era stato posto durante la Messa finale di Romero. La nuova teca contiene anche un mitra (abito di testa vescovile) indossato da Romero. La Chiesa salvadoregna intende inviare queste reliquie di ogni parrocchia in El Salvador, e alle cattedrali delle altre capitali dell’America centrale.  Il pellegrinaggio durerà tre anni.
Purtroppo, c’era molto sangue di Romero prodotta in quel fatidico Lunedi sera a marzo 1980. Il proiettile killer ha colpito il cuore di Romero, innescando abbondanti emorragie attraverso il foro d’entrata nel petto di Romero, così come attraverso la sua bocca e le narici, dopo che i suoi polmoni divennero pieni di sangue. Alcune delle fotografie più inquietante della scena mostrano le suore che lavoravano nell’ospedale di cui cappella Romero fu ucciso pulendo il sangue dopo il suo corpo è stato sottrato. Sembravano essere consapevole della sua sacralità, raccogliendolo in lenzuola bianche, anziché lavandolo con attrezzature per la pulizia ordinaria. Frammenti di quei fogli sono stati dati come reliquie preziosi ai devoti Romero per molti anni.

Il nostro eremo e il carisma camaldolese

Dal nostro piccolo eremo di famiglia cerchiamo, da oblati camaldolesi del Monastero di Sant’Antonio Abate in Roma, di far conoscere e diffondere il carisma camaldolese. Di che si tratta? Abbiamo scelto, sulla scia di San Romualdo (fondatore del Monastero di Camaldoli) di mettere al centro della nostra vita la Parola di Dio, il silenzio all’eremo, l’accoglienza e il camminare con quanti lo desiderano nella piena comunione con la Chiesa. Abbiamo anche scoperto, grazie al dialogo con dom Innocenzo Gargano, allievo di Benedetto Calati e Madre Michela Porcellato (Badessa del monastero di Sant’Antonio Abate in Roma),  come la bella intuizione del Conclio Vaticano II, di contemplare la Parola, quale fondamento del dialogo con Dio, sia la dimensione di vita più vicina alla nostra sensibilità. Con il desiderio di fuggire ogni trionfalismo desideriamo vivere questo carisma accogliendo e accompagnando, nel silenzio e nella discrezione della nostra casa-eremo, chi lo desidera e chi ci sta. Tutti sono i benvenuti. Che Dio vi benedica.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Dom Innocenzo Gargano parla di Padre Benedetto Calati e del carisma camaldolese.

 

L’olivo, l’olio e l’amicizia

Guardala, ammirala, se puoi ascolta il sussurro delle sue foglie cullate dal vento, osserva il suo tronco, scruta i suoi rami, e non sarà difficile trovare pace.
Segno di saggezza, simbolo di pace, l’olivo è, per davvero, il principe degli alberi: da lui riceviamo il dono dell’olio, per noi l’olio dell’amicizia .

Da ieri mattina abbiamo dato il via alla raccolta delle olive e in settimana gusteremo il primo olio 2017. Lo faremo sulla classica e tradizionale bruschetta insieme ad un buon bicchiere di vino dell’eremo. Lo faremo con gli amici di passaggio che vengono a trovarci e con i quali condividiamo anche il buono che la terra ci dona. Una condivisione e un’accoglienza che è la prima missione dell’eremo, la prima testimonianza di fede e fiducia, il primo e  più eloquente segno che abbiamo da comunicare. 

Cose semplici, cose vere, cose piccole ma piene di verità, saggezza e pace. A questo non rinunciamo perché questo e non altro è ciò che l’eremo di famiglia è e continuerà ad essere. Un caro saluto e se passi di qui e ti fermi dopo i vespri gusteremo una bruschetta condita con l’olio dell’amicizia.

Ti aspettiamo

Franca e Vincenzo osb-cam

 

Piccola storia dei miti e delle leggende dell’olio.

Sull’olivo e sulla sua origine ci sono miti e leggende. L’olivo e i suoi generosi raccolti sarebbero stati fatti conoscere all’umanità dalla dea dell’antico Egitto, Iside. La mitologia romana attribuisce ad Ercole l’introduzione dell’olivo dal Nord Africa; la dea romana Minerva avrebbe insegnato l’arte della coltivazione dell’olivo e del suo olio. Secondo un’altra leggenda l’olivo risalirebbe al primo uomo e sarebbe cresciuto sulla tomba di Adamo.

Gli antichi Greci narrarono di una gara fra il dio del mare Posidone e la dea della pace e della sapienza Atena. La vittoria sarebbe stata assegnata a chi avesse prodotto il dono più utile per la città recentemente costruita nella regione greca dell’Attica. Posidone colpì una roccia col suo tridente e ne scaturì una sorgente.

L’acqua cominciò a fluire e, dalla sorgente, apparve il cavallo, simbolo di forza e potenza e aiuto prezioso in guerra. Quando venne il turno di Atena, la dea conficcò nel terreno la lancia, che trasformò in un olivo, simbolo di pace e fonte di cibo e di combustibile. Il dono di Atena fu considerato il più grande e la nuova città fu chiamata in suo onore Atene. L’olivo è tuttora considerato un dono divino e un olivo cresce ancora sull’acropoli di Atene.

L’importanza dell’olio d’oliva per i popoli del Mediterraneo si riflette nei loro scritti e addirittura nelle loro leggi. Il poeta greco Omero lo chiamò “oro liquido”. Il filosofo greco Democrito pensava che una dieta a base di miele e olio d’oliva potesse permettere a un uomo di vivere cento anni, un’età estremamente avanzata in un’epoca in cui la speranza di vita oscillava intorno ai quarant’anni. Nel VI secolo a.C. il legislatore ateniese Solone introdusse leggi per la protezione dell’olivo. Da un oliveto si potevano rimuovere ogni anno solo due olivi e la violazione di questa legge comportava sanzioni gravi, fra cui la pena di morte. Nella Bibbia ci sono più di cento riferimenti alle olive e all’olio d’oliva.

E l’enciclopedista romano Plinio il Vecchio, nel I secolo a.C., nella Naturalis historia, scrisse che l’Italia aveva il migliore olio d’oliva del Mediterraneo.
Virgilio elogiò l’olivo così:
E tu però, se saggio sei, provvedi,
che ne’ tuoi campi numeroso alligni
questo varo alla pace arbor fecondo.

Racconti del caminetto

Il centro del nostro eremo è il camino. Da trentanni, infatti, per riscaldarci ci affidiamo al tepore della sua fiamma. Ed è così che in attesa del prossimo inverso abbiamo gia preparato la legna. Quest’anno ce l’ha portata Carmine con il suo trattore. L’altro ieri ha scaricato nel cortile ben trenta quintali di legna di quercia che abbiamo già accatastato al suo posto.

Certo, con questo caldo, l’idea di accendere il camino non ci sfiora ma, come sempre, ci prepariamo ad affrontare il freddo e non solo.
Per noi due, infatti, vedere ardere la legna nel caminetto è fonte di grande ispirazione. Quella fiamma viva che svolazza e sale su, come se stesse portando in alto le attese e le visioni di due sognatori incalliti, è compagna delle serate d’inverno da soli o con gli amici. Quella fiamma che anima, incoraggia e sostiene la vita serale è anche un simbolo che ci lega al mondo contadino. Un mondo fatto di lavoro, sudore e cibi genuini nel quale tutto era semplice ed essenziale.
Tra qualche settimana torneremo a rivivere quelle antiche atmosfere e i nostri cuori potranno, ancora una volta, giocare con la memoria per costruire un domani vero, autentico e sobrio.

Di certo, come spesso è accaduto, sarà proprio accanto al camino che prenderanno forma pensieri e parole e nasceranno piccole storie, racconti e fiabe capaci di accompagnare le nostre vite e quella degli ” Amici” che condividono gioie e speranze.

Ed ora, nell’attesa del freddo, godiamoci questi ultimi scampoli di sole.

Franca e Vincenzo osb-cam

PS Carissimo è proprio in questo angolo così particolare dell’eremo che le parole nata dall’ascolto della Parola fanno viaggiare il pensiero che, qui, si fa più capace di immaginare strade sempre nuove e difficili da percorrere. Non sai cosa perdi della vita se non eserciti l’immaginazione che è uno dono, davvero speciale che Dio ha concesso a tutti i suoi figli. Un Dio (ma questo è un piccolo segreto) che vediamo nascosto proprio in quella fiamma viva che disegna mille forme ognuna delle quali ispira un pensiero ed evoca fatti e persone. Nel camino, per noi, c’è davvero vita e la legna che brucia assomiglia tanto a quelle passioni che accompagnano il nostro cammino sulla terra e ne fanno un capolavoro.

Il camino è, perciò, segno di vita e luogo che accompagna la rivelazione. Luogo nel quale la Parola arde (come nel roveto). Ancora un dettaglio: se ti siedi accanto al camino e resti in silenzio puoi davvero ascoltare la Sua voce che ti guida e ti suggerisce strade, pensieri e parole. Se credi questo lo “vedrai” e non potrai più rinunciare a questi dialoghi quotidiani.

Zia Mariuccia e le castagne della Rocca

In un bosco di castagno che avvolge un vulcano dormiente trovi un antico borgo dove c’è una strana scuola con una sola “maestra” di nome zia Mariuccia.

Zia Mariuccia ha un vestito nero, uno scialle di pizzo bianco, il fazzoletto nero in testa e tanta, ma tanta voglia di raccontare il suo “amore” per la sua terra e più ancora per la castagna.
Se vuoi vederla, parlarci e ascoltare le sue “lezioni d’amore” per la castagna la trovi a Roccamonfina una cittadina da fiaba che sorge in mezzo ad un bosco di castagno.
Minuta nel fisico, zia Mariuccia, ti accoglie nella sua scuola con fare gentile e simpatico. Ti mette a tuo agio e poi ti scruta con curiosità. Ha uno stile accattivante, una mimica attraente e le sue parole catturano anche i distratti (come Vincenzo) che dopo qualche incertezza ne resta ammaliato.
Zia Mariuccia, al secolo Anna Izzo, poeta, giornalista,  ma anche appassionata innamorata della sua terra e ancora di più della castagna attira gli “studenti” adulti o bambini che siano per trasmettere l’amore per la castagna.
Con ironia ma anche con grande maestria e competenza ne illustra le varietà, la bontà, le caratteristiche e cosi facendo la mette al centro di storie e leggende.
La castagna è per davvero la sua passione più intensa e più coinvolgente e finisce per farla amare a chiunque ha la gioia di ascoltare le sue lezioni d’amore.
Grande zia Mariuccia. Da oggi in poi ogni volta che ci metteremo a sedere sul terrazzo dell’eremo e guarderemo la montagna di Roccamonfina Zia Mariuccia riemergera’ dalla memoria come un fiore profumato per ricordarci di lei e ritroveremo il desiderio di accoglierla qui, magari in una serata d’inverno, mentre nel caminetto dell’eremo  il ciocco di legno, con la sua brace, ci aiuterà a preparare le caldarroste da gustare con un bicchiere di vino.
È stato bello averti incontrato Zia Mariuccia e ti aspettiamo davvero all’eremo di famiglia insieme agli amici per vivere una bella serata di fraternità.

Franca e Vincenzo osb-cam

Ma perché abbiamo raccontato questa storia apparentemente semplice e banale? Perché dietro vi è l’amore per la terra, la passione per la vita, il desiderio della semplicità … perché dietro il fare di Zia Mariuccia vi è tutto “quel mondo” che questo tempo sembrerebbe voler dimenticare e la cui memoria, invece, è necessaria ed indispensabile per continuare ad essere donne e uomini liberi e appassionati amanti del creato. Un creato che siamo stati chiamati a custodite e che, di fatto, stiamo distruggendo. Zia Mariuccia con questa sua splendida iniziativa tenta di compiere una grande, forte e potente  azione di contrasto alle multinazionali e ai potenti che stanno provando a omologare la vita sulla terra sulla base della loro convenienza e cioè di un unico governo mondiale. Ma finché ci saranno delle zie Mariuccia non vinceranno. Grazie di esserci Zia Mariuccia.

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Ed eccoci con alcuni Amici dell’eremo insieme a Zia Mariuccia

 

E’ nato “Encomio”

Tempo di vendemmia, tempo di vino. Anche all’eremo come in tante altre case si è ripetuta la “magia” della vendemmia e della pigiatura e poi eccolo “il nettare degli dei”.
Quest’anno all’eremo il vino lo abbiamo estratto da uve di Aglianico, Merlot e Sangiovese e ieri dopo alcuni giorni lo abbiamo raccolto nelle damigiane … È nato “ENCOMIO”.
Lo abbiamo battezzato con questo nome perché ogni vino che produciamo ricorda un evento importante per la famiglia. L’anno scorso abbiamo prodotto “Nutritesta” e quest’anno “ENCOMIO”. Il primo è stato dedicato a Lucia e all’inizio della sua vita professionale e il secondo ad un evento importante della carriera di Domenico che ha ricevuto un encomio solenne.
Intanto la vita quotidiana prosegue per tutti e anche per noi all’eremo che vogliamo brindare in l’allegria con voi tutti accompagnati da un calice del nostro “ENCOMIO”. Auguri a tutti di buona vita sempre in compagnia di Gesù.

Franca e Vincenzo osb-cam

Gesù alle nozze di Cana, come racconta il vangelo secondo Giovanni, trasformò l’acqua in vino. Durante l’Ultima Cena, come riporta il Vangelo secondo Matteo, Gesù prese un calice colmo di vino e disse: ‘Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati’.

Marta, Matteo e la speranza

Feeling, questione di feeling. Si solo questione di feeling … Anche ieri sera all’eremo si è ripetuta la “magia’ dell’incontro tra cuori che si impegnano per vedere e costruire insieme qualcosa di bello dando senso alla vita. Una coppia di sposi Marta e Matteo (nomi di fantasia) provati dalla sofferenza ma con una grande voglia di vivere sono venuti per trascorrere una serata con noi. Con Marta e Matteo abbiamo pregato i vespri della festa di San Matteo e subito ci siamo accorti del feeling che si era creato. Gli sguardi e le parole hanno avvolto i pensieri e a più riprese le emozioni hanno attraversato i nostri cuori. Certi racconti, è inutile negarlo, scaldano il cuore e offrono opportunità a chi sa accogliere i disegni del Padre.

Ascoltare certe storie di dolore, malattia e sofferenza fa venire i brividi ma dona anche coraggio, forza e speranza. Si, speranza, tanta speranza. E Dio solo sa di quanta speranza le donna e gli uomini di questo tempo hanno bisogno.

A volte, infatti, la malattia è crudele. Ti avvolge nel suo vortice e ti trascina negli abbissi più profondi fino a quando non sei stremato nel corpo e nell’animo. È questa la terribile esperienza del tempo che viviamo e che i nostri amici stanno provando sulla loro pelle da quattro anni. Raccontano tutto con il sorriso sulle labbra e cercano di godere della vita. Ripetono a più riprese che a guidare ogni loro passo c’è una presenza buona, che indica la via e suggerisce le scelte quotidiane. Parlano di visioni notturne e diurne di una suora anziana che appare nelle notti più buie e tempestose mentre le medicine scuotono il corpo di Marta e le offrono consolazione e sopratutto speranza, tanta speranza.

Ad ascoltare il racconto, a volte durissimo, della loro vita, insieme a noi,  ci sono anche due giovani coppie di fidanzati che si affacciano sulla ribalta della vita e che non perdono nemmeno una parola della storia che evoca la morte, evento che a Marta e Matteo non fa più paura. Nelle parole di Marta e Matteo c’è davvero la vita, la gioia e ogni recrudescenza della malattia di Marta è solo una parentesi da superare. La speranza, insomma, è legge. Legge per una vita senza se e senza ma.

Franca e Vincenzo osb-cam

 

Scopri il nuovo anno all’eremo

Cari amici, l’oblatura camaldolese ha segnato il confine tra un prima e un dopo, tra gli anni della preparazione partecipata e quella dell’impegno più specifico che mette al centro la Parola pregata e contemplata e le attività caritative (piccole opere quotidiane).

Ebbene siamo pronti a comunicare il programma di attività che inizieremo ufficialmente dal 15 settembre 2017 e termineranno il 31 maggio 2018

Ogni settimana gli amici dell’eremo riceveranno una meditazione sul vangelo della domenica disponibile anche su cartaceo (è in preparazione il commento ai Vangeli festivi dell’anno B che segue il commento pubblicato lo scorso anno sui vangeli dell’anno A).

Abbiamo riscontro che molti seguono le proposte dell’eremo in varie parti d’Italia. Ed è cosi che suggeriamo di costituire nei luoghi dove abitate piccoli gruppi dai 3 ai 10 componenti che si riuniscono nelle case o nelle vostre parrocchie e di incontrarvi per condividere pensieri e parole attorno al Vangelo con un metodo semplice:

1) invocazione dello Spirito

2) ascolto del Vangelo

3) lettura della breve meditazione proposta

4) silenzio

5) condivisione

6) preghiera del Padre Nostro

Per gli amici dell’eremo che possono e che lo desiderano ci incontriamo all’eremo una volta al mese per un cammino di approfondimento della Bibbia. Quest’anno al centro del cammino avremo la Genesi con le sue storie  e i  suoi personaggi (vi invitiamo fin da subito a prendere tra le mani il testo e a leggerlo).

Attività caritativa

Per quanto possibile cercheremo di sostenere iniziative e/o famiglie in difficoltà. Lo faremo cercando di rispondere a bisogni concreti e reali man mano che si presenteranno. Queste opere di carità serviranno a dare concretezza e vita alla Parola.

Accoglienza

L’Eremo, come sempre, è aperto ad accogliere persone e o famiglie che desiderano vivere un tempo di silenzio e di preghiera. Naturalmente sarà bene contattarci prima in modo da permetterci di accogliere nel miglior modo possibile.

 

Comunicazione

Le meditazioni e le attività dell’eremo saranno diffuse non solo tramite questo sito ma anche sulla pagina Facebook e su Google+, su Twitter e tramite gruppi whatzapp…

 

Oblati camaldolesi

Il senso di un’oblatura

Il rischio dell’insignificanza e dell’incomprensione di questa scelta per il mondo di questo tempo è davvero reale ma non ne abbiamo paura. In realtà l’essenza di questa scelta “controvento” si ispira all’esigenza di avanzare una proposta di vita che vuole indicare, nella semplicità e nell’ordinario, una possibilità di umanizzazione dell’esistenza. Se dovessimo riuscire a far percepire anche ad uno soltanto la vita buona che Gesù ci propone ne sarà valsa la pena.

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