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Finestre parlanti

Lo sguardo si ferma su una vecchia finestra con i vetri colorati da una mano incerta. È stato il tempo che gli ha graffiati come certe esistenze segnate da parole, gesti e azioni che hanno scavato dolorose ferite. Se ti soffermi  a pensare e  ti fai guidare dal cuore è facile scorgere vite concrete con storie simili, è facile delineare i contorni di vicende che ti appartengono. Ma è solo un attimo. Il tempo riprende la sua corsa e ti richiama al presente che ora è più ricco e consapevole. Bello sapere che puoi …

Antonio Noce, oblato

E cosi, ieri, festa di San Romualdo, nel monastero di Sant’Antonio Abate in Roma, Antonio Noce, con semplicità e profonda partecipazione emotiva e spirituale ha scelto e promesso di offrirsi come oblato camaldolese. Il breve ma intenso rito si è svolto subito dopo l’omelia affidata a dom Innocenzo Gargano le cui parole sono state tutte dedicate a ripercorrere la vita di San Romualdo e le sue intuizioni rispetto alla vita monastica. A proposito di queste dom Innocenzo non ha perso occasione per rileggere alcuni tratti della storia e della testimonianza camaldolese rispetto alla vita monastica. Una testimonianza che ha ripreso forza e vigore soprattutto dopo il Concilio spingendo i camaldolesi a tentare una sempre maggiore fedeltà alle intuizioni del fondatore. Sempre intense e profonde le parole di dom Innocenzo e comunque capaci di incidere negli spazi della riflessione personale di quanti, con libertà, decidono di farne motivo di approfondimento. Insomma una giornata intensa e di grande gioia per quanti vi hanno potuto e voluto partecipare. Un ulteriore segno di una vita e di una testimonianza cristiana che prosegue nel solco tracciato più di mille anni fa da San Romualdo e che, nel monastero di Sant’Antonio Abate, affidato alla Abbadessa Madre Michela Porcellato ha scritto una nuova bella pagina che resta scolpita nei cuori e nella vita del monastero. Durante la celebrazioni è stata ricordata in vari momenti anche Luisa la giovane monaca che il Signore ha chiamato a se la notte di Pasqua del 2017. La serata si è conclusa con un rinfresco e tanta pace nei cuori. 🌻

Franca e Vincenzo osb-cam

La liberta’ dei testimoni e la verita’ dello Spirito

La libertà ha bisogno di essere difesa e ha bisogno di testimoni. Sono questi che, spinti dal coraggio di essere uomini veri, sanno offrirsi un po’ per non chinare il capo di fronte a niente e a nessuno e un po’ per quell’insopprimibile senso di “essere” segno che da senso all’esistenza.

A nessun uomo vero si può chiedere di annullarsi in un oscuro anfratto e di perdere la propria dignità. Ogni scelta ha bisogno di partecipazione e, quindi, si può decidere qualsiasi cosa a condizione che questa scelta appartenga davvero al proprio sentire. Un sentire che per noi è conformarci ai desideri dello Spirito e al suo volere. Tutto ciò che viene dallo Spirito è la via della vera libertà che per essere dispiegata nella storia quotidiana scansa l’io umano per dare vigore, forza e Potenza all’IO SUPERIORE a quel profondo radicato in noi che ci fa uomini veri in Cristo.

Buona strada a voi e a chi è chiamato ad esercitare la propria responsabilità per offrire libertà e verità attorno a se.

Franca e Vincenzo osb-cam

Il grido della Terra

La Terra sta gridando il suo dolore per le sofferenze che l’uomo ogni giorno le procura. L’uomo che non ascolta il suo disperato lamento si dimostra distratto, insensibile, incapace al bene. Papà Francesco con la “Laudato si” coglie il cuore dei problemi umani e prova a scuoterci dal torpore nel quale siamo precipitati quasi “drogati” da un mondo che continua a correre come impazzito. Alle azioni dell’uomo corrispondono, purtroppo, conseguenze devastanti.

Ma proviamo a leggere con attenzione l’inizio della “Laudato si” che con parole profondamente umane ci racconta il dolore del creato di fronte alla violenza dell’uomo.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

LAUDATO si

1. «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]

2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

Niente di questo mondo ci risulta indifferente

Beato chi si rifugia in Dio

Vorremmo partire dall’ultimo versetto che ci sembra dare il senso a tutto il salmo: “Beato chi in lui si rifugia”. In ogni istante della vita (di gioia, di dolore, di passione, di tristezza, di attesa, …) siamo invitati a rifugiarsi in lui come bimbi in braccio ad una mamma. Questo stile ci preserva dalla prepotenza del potere dei potenti. Potenti che spesso si presentano come “scatole vuote” belle all’esterno ma prive di ogni cosa dentro. Uomini senza Dio e/o addirittura contro Dio. Questi re del mondo finiranno frantumati come vasi di argilla ritornando polvere. L’unica beatitudine sarà restare in Dio, rifugiarsi in Lui e vivere nella sua casa sotto la sua protezione. 🌻💫

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Salmo 2

Perché le genti sono in tumulto
e i popoli cospirano invano?

Insorgono i re della terra
e i prìncipi congiurano insieme
contro il Signore e il suo consacrato:

“Spezziamo le loro catene,
gettiamo via da noi il loro giogo!”.

Ride colui che sta nei cieli,
il Signore si fa beffe di loro.

Egli parla nella sua ira,
li spaventa con la sua collera:

“Io stesso ho stabilito il mio sovrano
sul Sion, mia santa montagna”.

Voglio annunciare il decreto del Signore.
Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio,
io oggi ti ho generato.

Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane.

Le spezzerai con scettro di ferro,
come vaso di argilla le frantumerai”.

E ora siate saggi, o sovrani;
lasciatevi correggere, o giudici della terra;

servite il Signore con timore
e rallegratevi con tremore.

Imparate la disciplina,
perché non si adiri e voi perdiate la via:
in un attimo divampa la sua ira.
Beato chi in lui si rifugia.

Come un fiore di campo

“Come fiori di campo” …

Ti proponiamo di partecipare a quattro incontri dedicati al rispetto della nostra casa comune: la terra.

Gli incontri si terranno nella Casina dell’eremo nei quattro venerdì del mese di maggio con inizio alle ore 21.00 (il 4, l’11, il 18 e il 25 maggio).

A guidare il nostro stare insieme sarà l’amore per la terra e il rispetto della natura. Cercheremo di riflettere insieme facendoci guidare da alcuni valori:  essenzialità, sobrietà, semplicità e amore per creato.

Ti aspettiamo

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[

Orto e Parola

Se accanto alla biblioteca avrai l’orto, non ti mancherà nulla.
(Marco Tullio Cicerone)

L’orto è una grande metafora della vita spirituale: anche la nostra vita interiore abbisogna di essere coltivata e lavorata, richiede semine, irrigazioni, cure continue e necessita di essere protetta, difesa da intromissioni indebite. L’orto, come lo spazio interiore della nostra vita, è luogo di lavoro e di delizia, luogo di semina e di raccolto, luogo di attesa e di soddisfazione. Solo così, nell’attesa paziente e operosa, nella custodia attenta, potrà dare frutti a suo tempo.
(Enzo Bianchi)

Come potevi cadere in disperazione se possedevi l’essenziale, ciò che ai savi, ai santi basta e n’avanza: pane, vino ed un orto?
(Domenico Giuliotti e Giovanni Papini)

Massimo: La mia casa è sulle colline di Trujillo. Un posto molto semplice, pietre rosa che si scaldano al sole e un orto che profuma di erbe di giorno e di gelsomino la notte. Oltre il cancello c’è un gigantesco pioppo, fichi, meli, peri. . Il terreno è nero, nero come i capelli di mia moglie.
(Dal film Il gladiatore)

La dignita’ degli scartati

“Nessuno può essere scartato, perché tutti siamo vulnerabili. Ognuno di noi è un tesoro che Dio fa crescere a modo suo”.
Papà Francesco

Eppure tante donne e tanti uomini a tutti i livelli e in tutti gli ambienti sono “scartati”. I potenti di turno animati da preconcetti e, forse proprio per questo, “abusano” della loro posizione per schiacciare e dominare, per escludere e scartare; distribuiscono “patenti di buona condotta” solo ad amici, agli amici degli amici e ai servi sciocchi. Di fronte a questo stile non si può e non si deve chinare il capo. Occorre dignità e continuare ad ESSERE senza preoccuparsi di apparire; occorre ESSERE senza cedere al desiderio di farsi spazio con la forza; occorre ESSERE con semplicità e intelligenza. Il resto, tutto il resto, non interessa. Buona strada a noi e a tutti.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Questione di parole

E assieme allo sguardo anche la parola, non dimenticando che …

“noi non possediamo nulla che abbia, nello stesso tempo, il potere e la levità delle parole, perché nulla possiede, a un tempo, l’imponderabilità e l’immensità dello spirito. Esse possono cambiare la vita in bene o in male. Ad esse dobbiamo, in gran parte, chi siamo. C’è una parola che costruisce e una che distrugge, una parola che diffonde calore e luce, un’altra che semina gelo, una che infonde fiducia e restituisce l’individuo a se stesso e al futuro, un’altra che la spegne”.

Considerazione dell’altro, sguardo che cura, parola che consola, presenza che accompagna: è questa la via perché ogni uomo possa sentire che la sua vita è cosa molto buona e mai un peso o un problema difficile da risolvere e troppo oneroso da sopportare. (tratta da “Nascere, vivere e morire oggi” di Arice, Cantelmi e D’Urbano).

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

 

La nostra “regola” semplice

l giorno 2 gennaio 2014, memoria di San Basilio e San Gregorio di Nazianzeno, ci è stato chiesto di scrivere una regola e fondare un eremo di famiglia1 nel quale sperimentare e vivere l’ideale del monachesimo ed in particolare di quello benedettino – camaldolese, alimentando la cella interiore2 nella quale ogni creatura umana custodisce la scintilla di Dio.

……

La vita nell’eremo sarà caratterizzata dalla semplicità, dalla solitudine3 e dall’austerità.

Noi due non avevamo mai pensato a questa ipotesi e il fatto che ci sia stato richiesto ci ha spinto a percorrere questa strada verso la santificazione.

Vivendo il “mistero della famiglia” nell’eremo si vuole custodire, rivelare e comunicare l’amore di Gesù Cristo nel quotidiano. La grande tradizione del monachesimo cenobitico ed eremitico sono lo sfondo sul quale la vita della famiglia che vive questa “Regola” cerca di operare le scelte ordinarie di ogni giorno. Essa, allora, è una testimonianza creativa dello Spirito che nasce in cuori che aspirano a contribuire alla nuova evangelizzazione in un tempo così complicato e complesso come quello che stiamo vivendo.

Realizzare questa missione è desiderio che può trovarsi non solo in uomini e donne che scelgono la verginità per il Regno dei cieli ma anche in coppie di sposi che vivono pienamente e intensamente il proprio matrimonio in una “intima comunità di vita e d’amore coniugale fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie”, è nata “dall’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono4. Questi sposi che hanno costituito una vera comunità d’amore e la loro unione è segno-sacramento di un “grande mistero” (Ef 5,32), un segno che non soltanto rappresenta il mistero dell’unione del Cristo con la Chiesa, ma in più la contiene e lo irraggia per mezzo della grazia dello Spirito Santo che ne é l’anima vivificante5.

Dal “Prologo” della Regola dell’eremo di famiglia camaldolese Aquila e Priscilla.

NB Il testo completo della Regola è disponibile sul nostro sito.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam