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Chiamati a brillare come stelle

Più è notte, più le stelle brillano.
Una leggenda racconta che gli uomini sono fatti di polvere di stelle; dicono che l’uomo è luce e che ogni uomo ha come missione quella di riaccendere la luce di un suo simile. Dicono … questo è il tempo del fare. E allora riaccendi la luce di un tuo simile e questo mondo tornerà a splendere. Fallo presto, fallo oggi … fallo adesso.

Franca e Vincenzo osb-cam

“I saggi risplenderanno come il firmamento; i maestri di sapienza saranno come stelle del cielo” – Ant. Ben.

Nel cuore di Dio

Ogni cosa sulla terra manifesta la potenza e la grandezza di Dio. La sua è una potente che può abbattere i suoi avversari servendosi di cose che agli occhi del mondo sono piccole e insignificanti. Chi prega si sente piccolo ma non per questo non agisce. Di fronte alla grandezza di un cielo stellato ci si sente davvero piccoli e insignificanti ma chi prega sa di essere nel cuore di Dio. 🌻

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Salmo 8

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,

con la bocca di bambini e di lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,

che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:

tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,

gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Liberta’ e salvezza

La sofferenza per il peccato commesso e riconosciuto provoca dolore e pentimento.
Poi, l’uomo di preghiera, è spinto a chiedere perdono e misericordia.

A questo punto è pronto a lodare Dio per il resto della vita e, questa, diventa l’aspirazione della sua vita.

Non è rinuncia alla vita,
non è paura del futuro.

L’uomo di preghiera chiede a chi fa il male di allontanarsi da lui e di vergognarsi e al Signore di ascoltare il suo pianto e liberare la sua anima. 💫

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Salmo 6

Signore, non punirmi nella tua ira,
non castigarmi nel tuo furore.

Pietà di me, Signore, sono sfinito;
guariscimi, Signore: tremano le mie ossa.

Trema tutta l’anima mia.
Ma tu, Signore, fino a quando?

Ritorna, Signore, libera la mia vita,
salvami per la tua misericordia.

Nessuno tra i morti ti ricorda.
Chi negli inferi canta le tue lodi?

Sono stremato dai miei lamenti,
ogni notte inondo di pianto il mio giaciglio,
bagno di lacrime il mio letto.

I miei occhi nel dolore si consumano,
invecchiano fra tante mie afflizioni.

Via da me, voi tutti che fate il male:
il Signore ascolta la voce del mio pianto.

Il Signore ascolta la mia supplica,
il Signore accoglie la mia preghiera.

Si vergognino e tremino molto tutti i miei nemici, tornino indietro e si vergognino all’istante.

La beatitudine del giusto

È nella meditazione quotidiana della Parola che troviamo la via della pace e della giustizia. La Parola, infatti, ci da le risposte che cerchiamo di fronte alle piccole e grandi scelte della vita. Gli empi, che sono coloro che fanno ostacolo con la loro sufficienza alla Parola, non avranno argomenti davanti al giudizio di Dio, e quali colpevoli verranno dispersi finiranno nella tomba della storia. Per quanto vorranno radicarsi all’interno dell’assemblea dei giusti per potere illudere gli inesperti della Parola, andranno ugualmente in rovina davanti al giudizio di Dio, poiché Dio nessuno lo può ingannare.🤗💫

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

La beatitudine del giusto

1 Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,

2 ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.

3 È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.

4 Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;

5 perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
né i peccatori nell’assemblea dei giusti,

6 poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.

 

Una presenza reale ma invisibile

Il tema di fondo è il desiderio del ritorno, il tema mette in primo piano la famiglia che attende e quella che desidera tornare. Adesso, quindi, esplodono due desideri tra loro complementari. Toni e Anna che sperano nel ritorno di Tobia e Tobia che vuole riabbracciare la famiglia d’origine. Certo le cose non stanno più come prima. Adesso Tobia è un adulto responsabile, un adulto che prende decisioni autonome e libere. In ogni caso in tutto il Libro di Tobia ci accorgiamo della presenza di Dio in ogni situazione. Una presenza che non si coglie nella fisicità ma che troviamo nella Parola che guida ed indirizza. Dio c’è e interviene secondo pensieri e logiche diverse dalle nostre. A svelarci questa presenza invisibile agli occhi è il narratore e i fatti raccontati, con il loro andamento caratterizzato da dolcezza e fermezza, sofferenza e speranza, lotta e impegno concreto ne sono la prova più bella ed evidente. Possiamo fare un esercizio per scoprire Dio nella nostra vita rileggendo fatti e avvenimenti nei quali abbiamo incontrato Dio nella vita quotidiana. È un bell’esercizio che ci umanizza e ci aiuta ad avere il coraggio di spingere ancora in avanti i nostri passi. Dio c’è e non ci lascia mai soli. 💫

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Tobia – Capitolo 10

[1]Ogni giorno intanto Tobi contava le giornate, quante erano necessarie all’andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine e il figlio non era ancora tornato, [2]pensò: «Forse sarà stato trattenuto là? O sarà morto Gabael e nessuno gli darà il denaro?». [3]Cominciò così a rattristarsi. [4]La moglie Anna diceva: «Mio figlio è perito e non è più tra i vivi, perché troppo è il ritardo». [5]E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio dicendo: «Ahimè, figlio, perché ho lasciato partire te che eri la luce dei miei occhi!». [6]Le rispondeva Tobi: «Taci, non stare in pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto l’uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui». [7]Ma essa replicava: «Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è perito». E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito il figlio; così faceva ogni giorno senza lasciarsi persuadere da nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno. [8]Compiutisi i quattordici giorni delle feste nuziali, che Raguele con giuramento aveva stabilito di fare per la propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: «Lasciami partire. Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare: possa così tornare da mio padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l’ho lasciato». [9]Rispose Raguele a Tobia: «Resta figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi, perché lo informino sul tuo conto». Ma quegli disse: «No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre». [10]Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e masserizie. [11]Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: «Sta sano, o figlio, e fa buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli prima di morire». [12]Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: «Onora tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Và in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita». Dopo averli salutati, li congedò.[13]Da parte sua Edna disse a Tobia: «Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, và in pace. D’ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita». Li baciò tutti e due e li congedò in buona salute. [14]Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell’universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest’augurio: «Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della vostra vita».

Nell’amore degli sposi c’e’ Dio

Tutto inizia con un rito capace di scacciare il male, un rito di rifiuto del male e che allontanerà ogni tentazione di fare del male. Questo rito è seguito dalla preghiera che qui appare come l’incipit della grande liturgia della creazione che la coppia si accinge a celebrare e che si concluderà con l’atto capace di unire corpo ed anima nel vero trionfo dell’amore. Questo episodio del racconto del Libro di Tobia ci consente di leggere la vita di coppia in Cristo come l’apoteosi del progetto di Dio, progetto nel quale il dono del creatore trova la sua sintesi più espressiva. La vita della coppia in Cristo è davvero il massimo che l’uomo e la donna uniti possono rappresentare per mostrare al mondo Dio. La coppia unita, è l’espressione più autentica di Dio nel mondo e il loro amore reciproco la massima possibilità concessa su questa terra per testimoniare la verità di Dio. La loro vita d’amore, fatta di preghiera, accoglienza e Parola è, quindi il massimo che ci è dato da vivere per mostrare la nostra fede. Ogni coppia, perciò, sia consapevole della responsabilità che le è stata affidata; respinga il male e chieda a Dio la Grazia di poter vivere la loro unione da testimoni del Risorto. Quando la coppia è unita, quando tra loro ci si riconosce dono l’uno per l’altro, quando l’amore è espressione visibile del loro camminare insieme allora la santità è, di fatto, realtà visibile, vangelo vissuto, esperienza di comunione che nessun male potrà scalfire, nessuna iniziativa esterna potrà turbare e nessuna esclusione e/o emarginazione potrà trovare spazio per rovinare la santa festa della loro unione … la coppia resterà solida e anzi avrà l’opportunità vera di mostrare la grandezza di Dio e la meschinità e cattiveria degli uomini malvagi che saranno presto incatenati dall’arcangelo Raffaele nel deserto dove per loro ci sarà solo pianto, rimorso e dolore profondo e senza fine. 🌻💫

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Tobia –  Capitolo 8

[1] Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto.

[2] Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso.

[3] L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.

[4] Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza».

[5] Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!

[6] Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui.

[7] Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia».

[8] E dissero insieme: «Amen, amen!».

[9] Poi dormirono per tutta la notte.

Visionari e “acchiappasogni”

Viviamo il rischio di vite
anonime, grigie,
addirittura incolori.

Attraversiamo il tempo,
da invisibili comparse,
a volte perfino inutili.

Non vediamo l’orizzonte
e non vogliamo vederlo.

Chiusi nei nostri gusci,
protetti da corazze di paure,
costruiamo muri,
alziamo barriere e frontiere,
inventiamo regole
per proteggere gli egoismi.

Fragili creature,
ipocriti perbenisti,
protettori di fatui allori
e gelosi egoisti,
escludiamo l’Altro e gli altri,
credendo di essere gli unici.

Illusi in un mondo di illusi,
incapaci di vedere,
aspiriamo a cose grandi,
ed escludiamo gli altri
abbandonandoli lungo la via.

Ma nessuno è solo, … mai.
Tutti abbiamo un Padre.
Tutti morendo a noi stessi
siamo grandi in Lui.

Perciò diciamo Grazie a chi …
con superbia ci ignora,
con inganno ci calunnia,
con il potere ci opprime…

A questi grigi figuri
va il nostro grazie sincero,
perché …
ci aiutano a riflettere,
ci permettono di comprendere,
ci fanno chicco di grano,
ci fanno semplici visionari
e sognatori di futuro.

Ma voi,
maestri della Legge,
detentori del potere,
ricchi mascherati
cosa pensate davvero?
cosa credete di essere?
cosa volete realizzare?

“Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”.

Franca e Vincenzo, oblati osb-cam

V Domenica di Quaresima
Anno B

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna». 

Cambiare vita e’ possibile

Persecutore,
incontra la luce,
cade da cavallo
poi una voce …Si rialza,
attorno il buio,
ed è da qui che San Paolo  cambia vita.

“Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto”. (Atti 12, 2)

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

 

« Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda. »   (Atti 9,1-9)

Guidati dalla Stella

Gli occhi al cielo,
il cuore pronto ad accogliere,
ed eccola la stella che guida.

Alziamoci dal nostro Oriente,
spingiamo i nostri passi verso la Stella
e scopriremo il Mistero.

Adoriamo il Dio
che i potenti non vedono,
che i pieni se non considerano,
che i funzionari del sacro ignorano.

Egli nasce tra i semplici,
è un Re senza corona,
un Dio che abita questo mondo,
una Stella che illumina cuore e ragione,
una presenza discreta che ci attende.

È l’ora di andare da Lui, portando ciò che siamo (oro), come persone (incenso) e senza paura di vivere il nostro presente (mirra).

Dopo averlo adorato torneremo per un’altra strada e il mondo, questo intricato mondo, sarà davvero nuovo.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

_*Vangelo di san Matteo*_
_II,1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme 2 e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». 3 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:_
_6 E tu, Betlemme, terra di Giuda,_
_non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda:_
_da te infatti uscirà un capo_
_che sarà il pastore del mio popolo, Israele»._
_7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo»._
_9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese._

Seguire il “mistero”

Partire,
è lasciare la tua terra,
è andare per una strada nuova,
è camminare oltre il già noto,
è esplorare nuovi mondi.

Seguire,
è accarezzare sogni,
è fidarsi di Lui,
è vedere oltre l’apparenza,
è sentire in profondità.

Ora come allora,
tu come loro,
noi come voi,
possiamo,
leggendo i segni dei tempi,
vedere il mistero,
scrutare il futuro e
vivere la profezia.

In questo mistero … la pace nel cuore.

Franca e Vincenzo osb-cam

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore