Profumi

Se attraversi un campo di grano maturo puoi sentire il profumo delle spighe che si offrono libere al soffio del vento che le accarezza e le culla dolcemente. Sono le stesse spighe i cui chicchi macinati al mulino daranno la farina per il pane che accompagna le nostre tavole.

Il profumo del pane ha una fragranza che tocca i sensi e si mischia al profumo del fuoco della legna che prepara il forno per accogliere l’impasto che mani esperte hanno lavorato con semplice acqua, sale e lievito. Quell’impasto infornato diventa pane, meraviglioso pane. Sono stati necessari nove lunghi mesi di lavoro del contadino, insieme al sole e alla pioggia perché i chicchi di grano, seminati nei campi arati, potessero diventare spighe. Altro lavoro è stato necessario per mietere il grano. Ma non basta. Le spighe mature, portate nelle aie venivano battute al sole con il viglio affinché i chicchi di grano potessero essere liberati dalla spiga. Poi, messo nei sacchi di iuta il grano veniva portato al mulino e consegnato al mugnaio affinché la macina lo potesse trasformare in farina. Anche la farina ha un suo profumo. Un profumo certamente diverso da quello del grano o da quello del pane.

Il profumo del pane, infatti, è diverso da quello delle bionde spighe che la natura e l’antica sapienza dei contadini hanno coltivato con pazienza e amore.

Tutti questi profumi diversi permettono, ad un osservatore attento, di cogliere il senso e il valore delle piccole cose frutto del lavoro paziente di tante persone ciascuna delle quali, aggiungendo il proprio impegno e la propria arte, ha collaborato per consegnarci, alla fine del cammino, una fragrante pagnotta di buon pane. Cosa ci insegna questa piccola storia dal sapore antico? Quale è il messaggio che si nasconde dentro il silenzioso lavoro del contadino, del mugnaio, della massaia? Quale di questi profumi dei quali abbiamo, forse, perduto la memoria, è quello che ci piace di più e che più degli altri ci fa sentire a casa? Recuperare il senso di questo cammino è come recuperare il senso più profondo della vita, della nostra vita, di questa vita che merita di essere vissuta e liberata da ogni regola mondana, da ogni regola imposta, da ogni ostacolo artificiale, dai desideri indotti da un mondo che ci vuole schiavi, tristi e infelici. I discepoli di Gesù, del vangelo di oggi, hanno fame e raccolgono le spighe di grano nel giorno di sabato e le mangiano: le regole, infatti, non possono essere contro l’uomo e nessuno ha il diritto di giudicare o emarginare o maltrattare l’altro in virtù di regole che possono opprimere. Chi lo fa abusa del suo potere che, evidentemente, utilizza per interpretare male il suo ruolo. Questa persona non merita alcun rispetto e va evitata perché non “serve” il bene ma procura solo male. È un cattivo testimone, un usurpatore che utilizza potere e regole per opprimere la vita dell’altro. Di fronte a questa realtà, conservando un giusto e necessario senso della responsabilità, se abbiamo fame davvero, siamo invitati a raccoglie le spighe del campo e a mangiarle restando fedeli all’unico vero bene dell’uomo che è la fedeltà e la fiducia nel Padre di ogni grazia e di ogni bene. Nessun potere su questa terra e nessun potente di questo mondo potrà decidere di escluderci dal mangiare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita con dignità. Questo ce lo insegnano i discepoli di Gesù che, fedeli al Signore, con responsabilità, hanno saputo ignorare regole davvero prive di senso e utilizzate, dai potenti di turno, solo per esercitare il proprio potere e non certo per servire e amare. Fermiamoci oggi a sentire i profumi della natura e, nel silenzio, riusciremo, speriamo, a recuperare il senso più autentico di quell’antica saggezza umana che abbiamo perduto per rincorrere un mondo che crea falsi bisogni.

Buon cammino.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

   Parola del Signore

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