Se uno mi vuole servire

Servire il Signore implica la disponibilità ad accogliere anche la sofferenza o addirittura la consapevolezza che si può morire fisicamente (nei luoghi nei quali il cristianesimo è perseguito) oppure anche alle proprie ragioni o aspirazioni personali (rinunciando a replicare e/o sopportando invettive o accuse gratuite). Servire è mettere al primo posto l’altro anche se questo non è per niente facile e a volte non è compreso dalla persona o dalle persona che stiamo aiutando. Servire è seguire Gesù sulla via dolorosa con pazienza, con coraggio, amando il silenzio ed evitando di reagire al male che ci viene fatto. Fidiamoci e affidiamoci e restiamo fedeli al Signore qualsiasi cosa ci verrà fatta. Dobbiamo essere sicuri che, se faremo tutto questo il Signore ci solleverà su ali d’aquila e ci alzerà oltre il male e la cattiveria. Al male rispondiamo facendo del bene. Restiamo saldi nell’Amore e l’Amore non ci lascerà.

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 12,24-26
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Parola del Signore.

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