Poche ossa consumate dal tempo ma in possesso di una forza di attrazione enorme sembra essere quello che resta di Francesco un piccolo uomo morto 800 anni fa. Questo è l’inizio di una storia incredibile, di una chiamata a Servire del tutto imprevedibile. Ebbene, la scrivo nel cuore della notte tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo 2026 quando manca poco più di due ore dalla mia partenza per rientrare a casa dopo sette giorni di Servizio nella Basilica di Assisi in occasione della ostensione delle spoglie di Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia e amico degli uomini, l’alter Christus.

Parto con il groppo in gola, con un’esplosione di emozioni che fanno vibrare il cuore e balbettare le parole dentro il desiderio di restare per continuare un Servizio e quello di tornare per riabbracciare la mia sposa Franca e la mia famiglia.
Ma cosa mi è capitato?
Il racconto inizia qualche settimana fa, quando attratto da un appello interiore mi sono sentito trascinato a scrivere ai frati di Assisi per offrire una settimana del mio tempo a Servizio della Basilica. Con un rapido scambio di mail l'”affare” si concludeva: ero ammesso a servire dal 21 febbraio al 2 marzo proprio in occasione della ostensione delle spoglie di San Francesco..
I giorni sono trascorsi ordinariamente tra qualche impegno di famiglia, il mio servizio di diacono nella Parrocchia di Santa Maria del buon rimedio in Suio di Castelforte e il mio hobby di presepista (costruisco presepi tutto l’anno per poi portarli in mostra in varie città italiane).
Intanto i giorni sono trascorsi ed eccomi qui in Assisi nel pomeriggio del 21 febbraio dopo aver trascorso la mattinata a Massa Martana con Ennio Passera Direttore del piccolo grande Museo italiano del presepe dove porterò una mia creazione per dicembre 2026.
Ad Assisi vengo accolto in semplicità ed essenzialità da frate Rafael, un brasiliano con uno spiccato senso dell’humor ma profondamente rassicurante. Lo trovi ovunque ci sia un volontario. Silenzioso osserva, scruta organizza e riorganizza il Servizio dentro e fuori dalla Basilica. Appare e scompare in un batti baleno e quando ne hai bisogno compare sempre. Incredibile.

Sono ospitato in una casa dei frati che chiamano “casa del contadino”. E qui inizia il tempo dello sconvolgimento interiore. Entro in un vortice di amicizie con i volontari che, come me, svolgono questo servizio e inizio a conoscere Maurizio di Prato, Matteo e Virginia (sposi da due anni in Assisi, lui polacco e lei argentina, entrambi dell’Associazione Laudato sii), Mario di Milano che ha l’hobby del trenino, Nicola sardo, in formazione per il diaconato, Giuseppina calabrese ma trasferita in Toscana per lavoro, Rita casalinga pugliese, Rossella infermiera dell’Ospedale Sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, Gabriele uomo dell’Arma di Taranto, Francesca anche lei pugliese ma insegnante a Bologna e poi il marito Daniele finanziere, bravo e mancato atleta di pallacanestro, Giancarlo l’uomo che mi ha registrato e consegnato le chiavi dell’alloggio e i pass e poi ancora Enzo sport e il suo amico Luigi, Giuseppe preciso e professionale, un gruppetto di volontarie siciliane di Ragusa. Potrei continuare ancora per molto. Da ognuno ho ricevuto molto, … uno sguardo, una parola, un gesto che ha trovato posto nel cuore ma ciò che mi ha letteralmente sconvolto è stato l’incontro con l’Uomo Francesco. Un piccolo, immenso, incredibile Uomo davvero Vivo. Io sono qui per Lui. Sono stato chiamato da Lui, mi ha chiesto di essere qui e nell’ordinario della mia vita di sposo, di nonno di Davide, Maria e Ginevra Lidia, di padre di Domenico e Lucia, di figlio di Lucia (mio padre è in cielo dal 2005), di diacono della diocesi di Gaeta e presepista mi ha voluto qui. È stata una chiamata fatta con la voce di un soffio leggero, una carezza appena sussurrata … Raccolta dal mio cuore e fatta mia ho pensato di venire e con tranquillità ho cercato di essere utile curando i dettagli del mio servizio e cercando di assolvere al mio compito come meglio mi è stato possibile. Domenica 22 febbraio, il mio primo giorno di servizio, Assisi è stata invasa dal popolo di Francesco. Forse 20000 persone sono state qui … Tutto è andato bene. Un gran numero di volontari (non solo noi ma tanti altri gruppi) hanno collaborato, garantito il controllo, la sicurezza, l’assistenza medica ecc. Poi la folla immensa, un fiume ordinato, rispettoso e commosso è sfilato nella basilica per pregare, piangere, consegnare una richiesta, il nome di una persona cara, … qualcuno ha scritto l’essenziale in un foglietto che ha lasciato accanto a Francesco. Non c’era solo commozione ma un groviglio di sentimenti, un concerto di battiti cardiaci, gemiti, singhiozzi, lacrime, volti modellati dalla dolcezza di Francesco e molto altro ancora che le parole non sanno raccontare. Il cielo che illumina le spoglie di Francesco è stato dipinto da Giotto e Cimabue e la sua vita ha affrescato le pareti della Basilica. Percorrendo la navata della Basilica inferiore gli occhi delle persone si sono riempiti di bellezza e hanno vissuto una reale immersione nella viva storia del piccolo, grande Francesco.
Si, lo so, ora la notte sta per lasciare spazio ad una nuova alba e come vorrei che da qui (Assisi) possa germogliare il seme di una nuova umanità solida e solidale, tenera e forte, pacifica e pacificante, laboriosa e mite, umile e coraggiosa. L’Umanità che il nostro creatore ci ha donato e che ogni giorno è attaccata dalle forze del male che però non riusciranno mai a vincerla perchè il bene avrà inevitabilmente la parola finale su ogni cosa.
Qualche raggio di luce, riflesso di questa nuova alba già filtra dal vetro della mia stanzetta, la borsa è già quasi pronta. Prometto di tornare. Tornerò a Servire Francesco e lo farò presto con la mia sposa Franca che oggi mi aspetta con il resto della famiglia per l’ora di pranzo.

Desidero anche ringraziare per due incontri speciali. Il primo con la carissima amica eremita Cristina e il secondo con l’amico Stefano che con la sua sposa vivono in un eremo di famiglia a Rimini.
Grazie Francesco per questa chiamata sorprendente, per tutte le persone che ho incontrato e con le quali ci siamo scambiati non solo il telefono ma con le quali ho avuto una relazione viva e vera, un segno di grande Umanità che dobbiamo sempre avere nel cuore affinché le nostre parole e i nostri gesti siano sempre pieni di bellezza e di gioia.
Pace e bene, fratelli amati, che Dio vi benedica tutti e che per intercessione di Francesco regni ovunque la Pace.
Vincenzo, diacono e giornalista
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