Ho lasciato passare qualche giorno dal mio ritorno a Castelforte dopo una settimana di Servizio ad Assisi e ho scritto questo breve messaggio
A chiunque senta il peso di questo tempo,

Vi scrivo con il cuore ancora colmo del silenzio e dei volti incontrati ad Assisi. Ho trascorso una settimana come volontario, un piccolo ingranaggio in un meccanismo di accoglienza, e sono tornato con una certezza che vorrei gridare: Servire è l’unico modo autentico di abitare questo mondo.
In un’epoca che ci vuole isolati, pronti a giudicare o chiusi nel recinto delle nostre paure, ho visto l’esatto opposto. Ho visto giovani coppie, uomini, donne e anziani — un mosaico di generazioni diverse — uniti non da un interesse, ma da un gesto: tendere la mano.
La Speranza non è un’illusione
Spesso pensiamo che la Speranza sia un sentimento fragile, un desiderio astratto che tutto vada bene. Ma dopo questa esperienza, posso testimoniare che la Speranza è concreta.
- È negli occhi di chi arriva stanco e trova un sorriso.
- È nella pazienza di chi serve senza chiedere nulla in cambio.
- È nel capire che, nonostante le guerre che feriscono la terra e le gelosie che avvelenano i rapporti, esiste una “corrente di bene” che non fa rumore, ma che è inarrestabile.
Perché servire ci rende liberi?
Servire ci guarisce dall’invidia. Quando ti metti a disposizione dell’altro, il tuo “io” smette di essere un peso e diventa un dono. Le difficoltà della vita non spariscono, ma cambiano di segno: diventano sfide da affrontare insieme, non ostacoli che ci schiacciano.
”Servire è bello.” Non è uno slogan, è una scoperta. È accorgersi che la gioia più grande non deriva da ciò che accumuliamo, ma da ciò che lasciamo circolare.
A chiunque stia vivendo un momento di buio, a chi pensa che non ci sia più nulla di buono in cui credere, vorrei dire: non chiuderti. Esci, offri un’ora del tuo tempo, guarda un estraneo negli occhi. Scoprirai che la Speranza è viva, è presente, ed è nelle tue mani.
Sì, c’è tanta Speranza da vivere. E inizia da un piccolo, semplice “eccomi”.
Vincenzo, diacono