Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
Parola del Signore
Immagina un raggio di luce che attraversa il vetro di una finestra antica, posandosi silenzioso su un cuore stanco: è questo l’invito sussurrato di Gesù nel Vangelo di Giovanni. “Rimanete nel mio amore” non è un imperativo freddo, ma l’invito a tornare a casa, a smettere di vagare nel deserto dell’effimero per ritrovare l’abbraccio che ci ha dato origine. In un’epoca come la nostra, fatta di connessioni veloci ma fragili, di schermi che illuminano i volti ma lasciano buie le anime, questa parola suona come una rivoluzione dolce. Rimanere significa resistere alla tentazione di scappare davanti alle difficoltà, significa scegliere la stabilità dell’anima in un mondo che ci vuole sempre altrove, rincorsi da notifiche e ansie da prestazione. È il sogno di un’appartenenza che non soffoca, ma libera, dove la misura dell’amore è l’infinito stesso del Padre. In mezzo ai conflitti che lacerano la terra e all’individualismo che ci rende isole, il Vangelo ci propone di essere tralci che bevono linfa dalla stessa sorgente, rendendo la gioia non un’emozione passeggera, ma un’eredità piena. Restare in Lui è come guardare il mare all’alba: un orizzonte vastissimo che ci promette che non saremo mai soli, e che la nostra felicità, finalmente, può splendere di una luce che non conosce tramonto.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️