Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
Parola del Signore
C’è un’atmosfera sospesa, quasi d’alba perenne, in queste parole di Giovanni. Gesù parla di un dolore che si fa soglia, non vicolo cieco: un travaglio necessario affinché la luce possa finalmente spalancarsi sul mondo. È l’immagine di un qualcosa che cambia e si trasforma, dove la tristezza non viene semplicemente cancellata, ma si trasfigura, diventando la sostanza stessa di una gioia nuova, vibrante e indistruttibile.
Immagino quel momento come un respiro profondo dopo una lunga apnea; il battito del cuore che rallenta mentre gli occhi si abituano allo splendore di un volto ritrovato. Quella promessa — “Nessuno potrà togliervi la vostra gioia” — suona come un sigillo d’eternità posto sull’anima. È una gioia che non abita in superficie, ma scorre in una profondità dove le tempeste del mondo non possono arrivare. È il canto del mattino che vince il silenzio della notte, una certezza che brilla come una stella fissa nel firmamento interiore.
In quel giorno, dice il Maestro, non ci saranno più domande, perché la pienezza dell’incontro avrà colmato ogni crepa del dubbio. È il sogno di un amore che si fa presenza costante, un abbraccio che non si scioglie e che trasforma ogni lacrima passata in una perla di gratitudine. Resta solo lo stupore di sapersi amati di un amore che ha sconfitto il tempo, una danza infinita nel cuore di Dio.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️