Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

Dal Vangelo secondo Luca 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».
Parola del Signore

C’è un profumo di pane nuovo e vino fermentato che attraversa le pieghe di questo passo, una brezza calda che scuote la polvere delle vecchie abitudini. Luca ci porta dentro una sala da ballo improvvisata al centro della storia, dove il tempo normale si arresta e la legge della gravità spirituale lascia il posto all’incanto. Gesù non parla come uno scriba tra le pergole impolverate, ma come l’Amato che svela il segreto del banchetto: finché c’è lo Sposo, ogni lacrima è sospesa e la terra stessa dimentica la fame per nutrirsi solo di una Presenza. È la stagione dell’abbondanza inattesa, un presente eterno in cui la festa travolge i canoni stanchi di chi misura la fede con il bilancino dei sacrifici. Ma persino nell’estasi del banchetto si insinua l’ombra dolce di una nostalgia futura, quel giorno in cui lo Sposo verrà tolto e la distanza si farà preghiera, attesa, digiuno che non è privazione ma desiderio puro e bruciante di un ritornare. Per contenere un mistero così vivo non bastano le forme consunte del passato: l’abito vecchio si squarcerebbe sotto la spinta di un amore senza misura, e le vecchie otri di cuoio secco si spezzerebbero al primo fermentare del vino nuovo. Questo Vangelo è un invito a farsi calice vuoto, pelle morbida e rinata, capaci di accogliere la gioia imprevedibile di un Dio che non rattoppa le nostre vecchie certezze, ma ridipinge il cielo, offrendoci un sapore d’infinito che rende ogni altro vino soltanto un sbiadito ricordo.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesin❤️

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