Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore

C’è un’atmosfera quasi sospesa nel Vangelo di oggi, come se Gesù ci prendesse per mano e ci portasse a guardare la nebbia che spesso ci portiamo dentro. Le sue parole sui ciechi e sulla trave nell’occhio non nascono come un giudizio severo, ma come una carezza che vuole svegliarci da un sonno profondo. Quante volte camminiamo al buio, convinti di vedere tutto con estrema chiarezza, mentre invece brancoliamo nel buio dei nostri pregiudizi? È così facile, e persino rassicurante, scorgere la minima pagliuzza nell’occhio di chi ci cammina accanto: quella piccola imperfezione altrui diventa lo specchio in cui riflettere le nostre insicurezze per non dover guardare oltre. Ma Gesù ci invita a fare un respiro profondo e a compiere un viaggio ancora più coraggioso e affascinante: un viaggio all’indietro, verso l’interno della nostra anima. Ci chiede di ritrovare prima la luce nei nostri occhi, di curare il nostro sguardo ferito e di lasciar cadere quei macigni che ci impediscono di vedere la bellezza autentica del mondo. Soltanto quando ci lasciamo illuminare fin nel profondo, scopriamo che la vista non serve a giudicare gli altri, ma a riconoscerli. Diventare maestri non significa salire su un cattedra per insegnare agli altri come vivere, ma imparare a camminare insieme, trasfigurando il nostro modo di guardare la realtà. Quando la trave cade, l’occhio si purifica e finalmente il mondo si svela per quello che è: non un tribunale dove accusare, ma un immenso giardino di meraviglia da contemplare e custodire con immensa tenerezza.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *