Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli

Dal Vangelo secondo Luca 12,35-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Parola del Signore

Ci sono notti in cui il mondo tace e il cielo si fa custode di attese profonde. In questo silenzio fragile risuona la promessa del Vangelo: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli».

​Non immaginarli affaticati nella penombra, ma mossi da una luce interiore, con le lampade accese e la veste ai fianchi. Questa veglia non è un dovere pesante, ma la forma più pura del sognare: è la capacità di custodire lo stupore quando la notte si fa più profonda, rifiutandosi di credere che il buio abbia l’ultima parola.

​Poi avviene l’incanto, l’inatteso ribaltamento divino.

​Il Padrone torna, bussando piano alla porta. Ma nell’istante in cui i servi gli aprono, accade la meraviglia: non è Lui a farsi servire, ma si stringe le vesti ai fianchi, li fa accomodare a tavola e passa a servirli, uno per uno.

​È il mistero di un Dio che si fa servo di chi lo ha atteso con amore. L’attesa non viene solo premiata, ma trasformata in un banchetto di grazia, dove la fatica della notte sfuma nel calore di un abbraccio eterno e la veglia si svela per ciò che è sempre stata: la prima luce dell’alba.

Franca e Vincenzo oblati camaldolesi ❤️

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