Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore

In un giorno di sabato gravato dal silenzio della legge, una donna curva, piegata sotto il peso di diciotto anni di invisibilità e dolore, cammina nell’ombra del tempio. I suoi occhi non vedono il cielo, ma la polvere della terra, finché lo sguardo di Gesù la intercetta, accarezzando la sua dignità dimenticata. Con un tocco di infinita tenerezza, il Maestro spezza le catene invisibili del tempo e del giudizio, permettendo a quella spina dorsale di rialzarsi, finalmente, per tornare a respirare la luce del sole. Quel corpo rattrappito rifiorisce come un germoglio in primavera, ricordando a tutti che la vera lode a Dio non è il giogo immobile delle regole, ma la gioia traboccante di una vita restituita all’amore. In quell’istante sospeso, il sabato si trasforma nel grembo di una creazione nuova, dove ogni creatura ferita ritrova il proprio nome e la propria regale bellezza. Questa figlia di Abramo, tornata a guardare le stelle, ci sussurra che la misericordia divina non conosce attese né confini, ma desidera solo vederci in piedi, danzatori liberi nella danza della grazia.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

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