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Il coraggio di Giovanni

Signore donami il coraggio di Giovanni, la forza della sua parola, la passione del suo cuore. Donami di capire quali sono le cose vere, quelle che restano per sempre, quelle che ci danno la gioia vera, quelle che mi fanno Uomo come tu vuoi. Donami la “grandezza” di Giovanni, la capacità di resistere al male, la volontà di non accettare lusinghe, di godere dei tanti niente che riempiono il mio tempo e la gioia di scomparire in questo deserto dei sentimenti. Donami la serenità di chi sa rischiare la vita per te, di chi mangia con il proprio lavoro e non dipende dagli altri, di chi sa vivere donando gratuitamente, di chi guardando il cielo sa vedere il Tuo volto, di chi in una brezza leggera sa ascoltare la Tua Parola.

Signore donami la possibilità di capire le cose essenziali abbandonando per sempre i miti di questo mondo (denaro, successo e potere); donami la forza di vivere la pace nel cuore abbandonando ogni desiderio di grandezza, ogni aspirazione ad essere il primo. Donami la semplicità degli umili, la sobrietà dei piccoli, la gioia di saper donare una parola buona e di saper abbracciare chi viene emarginato, chi è escluso, rifiutato e abbandonato al suo destino. Fammi ultimo degli ultimi e permettimi di scomparire agli occhi di questo mondo sempre più falso, vuoto e sempre più agitato.

“CHI HA ORECCHI ASCOLTI”.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

   Parola del Signore

Mitezza e umiltà

Sogniamo, … si, sogniamo la felicità. Desideriamo essere felici e desideriamo esserlo intensamente. Lui ce l’ha promessa, e Lui realizza sempre ciò che promette.

Lo fa asciugando le lacrime, accarezzando le mani, abbracciando forte. Lo fa accompagnando, incoraggiando, sostenendo. Lo fa con tenerezza, con delicatezza, con la cura e l’amore di un Padre. Lo fa con umiltà, con semplicità, con sobrietà, con la cura di chi ha cura. Lo fa con mitezza, con docilità, con parole appena appena sussurrate.

Lui ci rispetta profondamente, ci dona la dignità e lo fa con costanza, con attenzione, con gioia. Ci dona la libertà e con Lui siamo leggeri, capaci di camminare a lungo, forti, coraggiosi e intraprendenti. Con Lui possiamo, perciò, vincere ogni male, ogni dolore e superare ogni ostacolo.

Coraggio allora, impariamo da Lui e camminiamo con Lui. Questa è la decisione dei forti che fanno della vita un capolavoro.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

   Parola del Signore

Alzati e cammina

Se riesci a sentire il profumo del bosco,

Se riesci a vedere i colori dell’anima,

Se riesci a toccare il cielo

Se riesci ad ascoltare il canto di un Aquila

Se riesci a percepire il profumo dei fiori

Tu ti sei già rialzato e cammini e spingi la tua vita oltre ogni ostacolo, oltre ogni timore, oltre ogni difficoltà.

C’è una forza che ti da energia, coraggio, determinazione e spirito per attraversare il tempo e lo spazio, per scoprire il progetto nascosto nel tuo cuore, per realizzare la tua vita.

Non è mai tardi per capire che il vento dello Spirito ha una Potenza inaudita, che ogni sostanza prende vita quando si lascia attraversare dallo Spirito di Dio, quando l’invisibile si fa presenza determinante e grande consigliere.

Siamo sempre in tempo a lasciare il lettuccio dove abbiamo adagiato il nostro corpo; siamo invitati ogni giorno, in modo opportuno o non opportuno, ad ascoltare l’invito ad alzarci e a camminare perché paralitici non lo siamo mai stati e perché in verità siamo stati creati atleti capaci di scalare ogni vetta e guardare oltre i grandi orizzonti della vita quotidiana vivendo bene il nostro presente.

Scribi e farisei di questo tempo non potranno vincere la perfezione della natura unitaria che fa di noi un corpo e un’anima abitata dall’infinito di Dio.

Ora che sappiamo la verità dobbiamo solo obbedire a Cristo che non ci vuole paralizzati su noi stessi ma che ci rida dignità, purificandoci dal passato e ci chiede di alzarci e spingere i nostri passi indossando gli scarponi profumati dalle sue Parole per risalire la china mentre egli ci accompagna con discrezione e tanta, tanta voglia di sostenerci. A noi chiede una sola cosa: aprire il cuore all’Ascolto della Parola.

😘 Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

   Parola del Signore

Piccole cose

Le “piccole cose”, quelle semplici, di poca importanza, quelle spesso poste ai margini, nelle periferie, sono la migliore immagine per tentare di parlare di Maria, la Madre di Gesù e nostra mamma celeste. Questa piccola grande donna che viene prescelta per essere la Madre Dio vive davvero ai margini, in una vera periferia, in un umile villaggio della Galilea: Nazareth. Proprio quest’anno abbiamo fatto un viaggio in Terrasanta e visitato questo piccolissimo villaggio, un agglomerato di piccole case, in parte scavate nella roccia, offre una immagine realistica di quella essenzialità che l’evangelista Matteo cerca di trasmettere al suo lettore nonostante tenti di salvare quello che noi potremmo chiamare decoro avvalendosi di parole che sorvolano sulla realtà. In ogni caso Maria è in questo borgo, vive in una casa semplice, parte scavata nella roccia ma decorosa. È qui che trascorre una gioventù operosa e ordinata dall’obbedienza ai genitori. Il suo è un percorso di vita segnato dall’essere stata prescelta da Dio per un compito indicibile: portare il Figlio di Dio nel mondo. Dio, la sceglie, sceglie Lei Maria. La sceglie tra i semplici e non tra i potenti perché Dio privilegia gli umili e non i superbi e guarda con favore i poveri e non i ricchi e i potenti.

Quella di Dio è una scelta di campo. Nulla di personale, nulla contro i ricchi, ma la scelta di Dio è una scelta che è anche un indirizzo che ci aiuta a leggere le coordinate dell’agire di Dio e che trova riscontro in tanti passi delle Sante Scritture. Questo passo dell’Annunciazione di Matteo ce lo attesta.

Ed è cosi che nella casa di Maria irrompe l’angelo Gabriele, il messaggero di Dio, e la saluta invitandola a gioire perché, le dice, ha trovata Grazia presso Dio. È una notizia che sconvolge la tranquilla vita di Maria e la invita a fare una scelta di accoglienza più che un atto di egoismo. Maria dopo la richiesta di voler ricevere maggiori dettagli su questo annuncio così sconvolgente per la sua vita, pronuncia il suo “SI”. È una disponibilità molto “pesante”, un “si” che cambierà la storia dell’umanità. Tutto avviene in circostanze misteriose in un ambiente che appare la negazione delle potenze che abitano il mondo, cioè denaro, successo e potere.

Dio ama spiazzarci e questa volta lo fa davvero alla grande. Maria un piccolo, umile, semplice “fiore” della Galilea viene scelta per portare in grembo il Dio bambino che in tre anni di vita pubblica cambierà il destino dell’umanità indicando non cosa occorre fare ma come capire cosa fare.

Il mistero di grandezza che si racchiude nell’episodio raccontato da Matteo a noi oggi, non ha paragoni nella storia dell’umanità. Poi l’angelo Gabriele continua a dare a Maria qualche altra informazione e raccoglie dalle poche e semplici parole la disponibilità di Maria al progetto di Dio”.

Ora sarà il tempo a fare il suo corso fino al giorno di Natale momento nel quale l’incredibile prende forma e il Dio bambino entra nella storia del mondo ed anche nella nostra storia. Se noi lo accoglieremo avremo nel cuore in dono la pace, il desiderio dell’infinito e le brutte cose di questo mondo non potranno scalfire la gioia di cui potremo godere. È in questa piccolezza capace di vincere le potenze di questo mondo che è racchiuso il Regno di Dio. Il Dio bambino ci accompagnerà nel grande viaggio della vita asciugando ogni lacrima e ci donerà, con i suoi occhi pieni di curiosità, quella serenità e pace che nessun idolo di questo mondo potrà mai e, diciamo, mai assicurare alle nostre paure, alle nostre ansie e ai nostri malati desideri di potere, ricchezza e successo.

Abbracciando nella verità il Dio bambino che sta per venire noi faremo una scelta di campo davvero importante per noi e per quanti incontriamo nel nostro presente.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Stanchi e sfiniti

 Gesù guarda il popolo e ne ha compassione. Perché? Gli vede stanchi e sfiniti “come pecore che non hanno pastore”. Sacerdoti e scribi del tempo di Gesù avevano smarrito la retta via e contribuivano all’oppressione del popolo. Non erano più guide spirituali credibili. La loro vita non era una buona testimonianza. Gesù ha compassione del popolo lasciato a se stesso. La sua prima reazione di fronte a questa realtà è quella di chiedere ai suoi amici discepoli di pregare affinché il Padre apra il cuore ad altre persone che sentendo la chiamata al servizio decidano di dedicare la vita al bene del popolo e si facciano testimoni credibili della buona notizia del vangelo. Nel frattempo diede ai suoi discepoli il “potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità“. Ed è così che li invio in mezzo al popolo per annunciare che il “regno è vicino”.

È di grande consolazione ascoltare che i discepoli sono inviati in mezzo al popolo per guarire gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gesù pensa al bene del popolo, interviene per scacciare il male che abita l’uomo nel corpo e nello spirito. Tutto questo è molto consolante e ci invita a domandarci: da quale malattia devo essere guarito? Quale è il male che mi avvolge? Da quale sozzura devo essere purificato?

Ecco, Gesù, ci invia i suoi discepoli che guariscono, fanno rinascere a vita nuova, purificano e scacciano via il male che ci opprime. Chiediamo al Signore di essere guariti, chiediamolo nella preghiera, domandiamo con sincerità e semplicità e Lui che vede nel segreto farà ogni cosa con grande misericordia. Signore aiutaci ad avere l’umiltà di chiedere, il dono di farlo con semplicità e il desiderio di essere veri credendo nel dono della gratuità che tocca il cuore e la mente per trasformare le nostre povere esistenze in qualcosa di gradito al Signore. Signore, infine, porta via da noi ogni stanchezza e facci incontrare pastori santi e testimoni credibili che possano guarire le nostre malattie del corpo e dello spirito.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

   Parola del Signore

La casa forte

Alziamo lo sguardo per contemplare il cielo e ascoltiamo la Parola per scoprire la volontà di Dio. È cosi che, il cristiano, prepara il cuore e la mente a decidere cosa, come e quando fare qualcosa. Ed è cosi che i buoni progetti di vita prendono corpo e offrono i segni della solidità e della stabilità. Restano fuori gioco le azioni frettolose, quelle senza un fondamento … le azioni destinate a produrre solo insicurezza e fallimenti. Non possiamo, per esempio, costruire una casa con materiali scadenti oppure se non si possiedono le risorse necessarie. Comportarsi così è, per davvero, mettere a rischio il nostro futuro.

La casa costruita sulla roccia è, lo sappiamo, il simbolo della solidità e stabilità, il segno della vita e della fortezza, l’immagine della costruzione dell’uomo saggio. L’uomo saggio, infatti, vive la vita nella parsimonia, utilizzando le disponibilità che ha e spendendo ciò che realmente è in suo possesso. Non fa investimenti oltre le sue possibilità ed è felice di ciò che ha cercando di conservarlo al meglio.

La casa costruita sulla sabbia, invece, è il simbolo della insicurezza e del fallimento, della precarietà e della fragilità, l’immagine della costruzione dell’uomo stolto. L’uomo stolto, infatti, fa cose che non dovrebbe e persegue sogni impossibili. Ha un falso concetto di felicità e compie errori dopo errori. La sua vita resterà sempre una vita infelice perché di fatto rinuncia a vivere il bello e il buono che possiede. È ricco e non lo sa o, meglio, lo sa ma con le sue scelte o non scelte finisce nella povertà.

A misurare la bontà e bellezza della costruzione ci penseranno le difficoltà della vita, i disagi, gli ostacoli e ogni evento che richiede la capacità della resistenza e la spinta a fare scelte responsabili.

A permetterci la possibilità di un giudizio sarà, come sempre, la vita buona che l’uomo realizzerà ascoltando e mettendo in pratica la volontà del Padre. Una volontà che è sempre per il nostro bene e per donarci quella felicità che diciamo di volere mentre in realtà inseguiamo sogni impossibili che il male ci mette nel cuore proprio per farci star peggio. È così che sprechiamo la vita e siamo sempre di corsa e, purtroppo, infelici.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

   Parola del Signore

Ci attende in montagna

Sul monte con Gesù c’è una grande folla di persone e queste gli portano “zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati”. Gesù li guarisce tutti. Allo stesso modo è pronto a guarirci dai mali che ci affliggono siano essi fisici o di altra natura. Gesù si prende cura dei nostri bisogni e ci aiuta a ritrovare la via che abbiamo smarrito ma noi dobbiamo esser pronti a salire con Lui sulla montagna e a chiedere la guarigione. Gesù, infatti, si appassiona all’uomo, da la sua vita per noi e con pazienza sa attendere fino a quando non decidiamo di cambiare vita. Gesù ci attende e non spera altro che noi decidiamo di cambiare vita, ci attende fino all’ultimo, fino al giorno finale nel quale lo incontreremo faccia a faccia. La nostra guarigione dipende, infatti dalla disponibilità con la quale siamo disposti a riconoscere le nostre malattie. Egli ci attende sempre ma senza la nostra disponibilità personale a cambiare la nostra vita nemmeno Lui può fare niente.

Se, però, riusciamo a compiere l’atto di riconoscerci malati e bisognevole di aiuto Egli saprà come donarci la guarigione e una gioia senza fine. Ma siamo consapevoli dei nostri sbagli? Quali sono le nostre priorità? La famiglia, i figli, la loro sicurezza? Di fronte ad una situazione di pericolo come mi comporto? Cosa mi impegno a salvare? Da cosa devo guarire?

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

   Parola del Signore

I piccoli

I “piccoli” sono le persone che ricevono la rivelazione, sono le persone capaci di vedere il buono e il bello che Dio ha deciso di far conoscere in Gesù.

Noi vogliamo essere grandi, ricchi, potenti … colti, sapienti e, se possibile, importanti e degni di essere riveriti. Gesù, invece, sceglie i piccoli, le persone semplici, quelle che, con innocenza, si affidano mettendosi nelle mani e nella volontà di Dio.

Gesù, con meraviglia generale sceglie i piccoli ai quali svela i segreti del Regno e dei quali si fa compagno di viaggio.

Essere piccoli, perciò, significa godere della bellezza di Dio, essere persone capaci di essere gioiose e felici di ciò che si è e di ciò che si ha.

Essere piccoli è lo speciale che Dio-Padre esalta, è la porta per entrare nella piena conoscenza del mistero ed essere davvero profondamente e veramente felici.

Piccoli, felici, semplici, sobri e pieni di gioia è lo straordinario di Dio che ci permette di essere scelti per accogliere la bellezza del Regno di Dio.

I piccoli non sono gelosi, non sono invidiosi e sono capaci di gesti generosi, di donare tutto ciò che hanno e di accogliere e riconosce la bellezza pacificamente del Regno di Dio, già pienamente presente nel quotidiano.

I piccoli sono generosi, teneri e pieni di parole buone che donano con generosità.

Dio-Padre aiutaci ad essere piccoli, semplici e ad accontentarci delle tante cose che abbiamo e delle quali non ci accorgiamo.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

   Parola del Signore

Gesù guarisce

“Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto”. Riconoscersi “non degno” di ricevere Gesù è il primo segnale della nostra fede. Questo riconoscimento della propria condizione è la dimostrazione che ci siamo avviati sulla strada della salvezza. A questa condizione di base si aggiunge la forza di chiedere una Grazia. Il centurione del Vangelo chiede, infatti, un intervento di Gesù ma, attenzione, non chiede per se stesso, chiede a Gesù di guarire il suo servo che è a letto, paralizzato e che soffre terribilmente. Questa richiesta del centurione che non chiede per se stesso ma per un suo “servo” richiama l’attenzione di Gesù che si meraviglia sia per l’umiltà dimostrata da quel pagano sia per la fede che quest’uomo dimostra e commenta: “non ho trovato nessuno con una fede così grande!”.

Quante volte noi in maniera spontanea di fronte alle difficoltà della vita ci rivolgiamo a Gesù chiedendo il suo intervento per sollevarci dalla nostra croce e, magari, se nulla accade ci arrabbiano e aggiungiamo : “che male ho fatto per meritarmi tutto questo?”. Chi di noi, invece, con umiltà, sa riconoscersi non meritevole di ricevere attenzione? Chi di noi è capace di chiedere a Gesù il dono di una Grazia non per se stesso ma per gli altri?

Oggi, facciamoci queste due semplici domande e, se poi vogliamo, preghiamo il Signore perché intervenga nelle situazioni di bisogno fisico e di vita di qualche persona della quale conosciamo la condizione. È un bell’esercizio che ci aiuta a riflettere sulla nostra vita e a vivere la necessità della continua conversione.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

   Parola del Signore

Dio viene

Siamo in attesa, meravigliosa attesa del Dio bambino, del Dio che dona consolazione e vita. Ma dove “viene Dio”. Dio viene nel quotidiano, viene nell’ordinario dei nostri giorni. Egli chiede di essere riconosciuto e di essere accolto. Viene nelle piccole cose e in questa realtà semplice egli dona la sua misericordia. La vita di tutti i giorni, vissuta con attenzione ai fatti, con disponibilità all’ascolto è capace di mostrare il volto del Signore. In questo quotidiano desideriamo pregare con te affinché il Signore ci permetterà di accogliere il mistero di Dio nelle cose semplici, piccole, … nella nostra storia di famiglia, nell’incontro con le persone che Gesù ci mette davanti … Grazie a te che leggi queste povere riflessioni e che condividi con noi la passione per la Parola.

Noi siamo chiamati a vegliare, a non farci prendere dal sonno, a vivere la scoperta del mistero nelle pieghe dei fatti che il provvidenziale disegno di Dio ci consegna e ad accogliere ogni cosa come una sua visita con la quale vuole far sentire la sua grande presenza pacificamente. Disponiamoci all’incontro, togliamo ogni barriera e pensiero che ostacola la sua presenza e vedremo cambiare la nostra vita. Siamo chiamati a vegliare e a capire che noi da soli non possiamo fare nulla e che senza la sua Grazia e senza il suo favore siamo candidati al fallimento.

Gesù ci chiama a vigilare sul nostro cuore, ci chiama ad agire con gli altri riconoscendoci bisognosi di aiuto e di sostegno, ci chiama a cercarlo nelle pieghe del nostro quotidiano e a scoprirlo accanto a noi sempre, in ogni istante della nostra vita.

… Franca e Vincenzo, osb-cam🙏

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

   Parola del Signore