L’abate, che deve dare ai monaci il necessario, deve considerare le varie personalita`; non che deve fare preferenze (v.2), ma tener conto delle debolezze (v.3). Ancora una volta San Benedetto e` dalla parte dei piu` deboli: piu` che esigere molto o il massimo da tutta la comunita`, nella legislazione si parte dalla necessita` dei meno dotati. …
Nonostante le cosi` nobili e ragionevoli osservazioni, San Benedetto sa che i monaci rimangono uomini e, come tali, sono portati ad essere invidiosi. Per questo, a proposito della disuguale – pero` giusta! – distribuzione del necessario, cioe` delle cose in dotazione al singolo monaco, – cose quindi diverse e in misura diversa -, introduce una severa condanna del vizio della mormorazione. San Benedetto insistera` altrove contro la mormorazione, “cancro delle comunita`”. Si notino le forti espressioni con l’accumulo di termini: “ante omnia” <soprattutto>; “pro qualiscumque causa” <per qualsiasi ragione>; “in aliquo qualicumque verbo vel significatione” <in qualsiasi parola o altro gesto>. Le rivendicazioni, il malcontento, l’acidita` nel monastero sono veramente l’antitesi della PAX che invece deve regnare. La carita` insomma, e solo la carita`, rende possibile “l’utopia” di avere tutto in comune, secondo il meraviglioso – e purtroppo di breve durata – esempio della prima Chiesa di Gerusalemme.

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