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Come un fiore di campo

“Come fiori di campo” …

Ti proponiamo di partecipare a quattro incontri dedicati al rispetto della nostra casa comune: la terra.

Gli incontri si terranno nella Casina dell’eremo nei quattro venerdì del mese di maggio con inizio alle ore 21.00 (il 4, l’11, il 18 e il 25 maggio).

A guidare il nostro stare insieme sarà l’amore per la terra e il rispetto della natura. Cercheremo di riflettere insieme facendoci guidare da alcuni valori:  essenzialità, sobrietà, semplicità e amore per creato.

Ti aspettiamo

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[

Essere “pace”

Qui si ripropone l’idea che vivere secondo la legge di Dio fa restare sotto la protezione di Dio. Si ribadisce che accettare la sofferenza è una purificazione che fa crescere la fede. Si accredita l’idea che il dolore e la sof­ferenza possono avere una dimensione educativa: Dio purifica la fede dei credenti con il dolore. Ma è anche vero che non tutto il dolore, specialmente il dolore dell’in­nocente, può essere spiegato in questo modo. Il libro di Giobbe è stato scritto anche per rifiutare questa logica stringente. No, il dolore e la sofferenza, nono­stante le motivazioni senz’altro giuste addotte da Raf­faele, non possono essere visti solo come prova man­data da Dio all’uomo per renderlo migliore. Il mistero della croce resta, certamente almeno per i cristiani, l’unica risposta possibile al problema del dolore.

*Ma cosa significa fare il bene”?* Il libro di Tobia propone tre pratiche: *PREGHERA, ELEMOSINA E DIGIUNO.* 🤗💫

Franca e Vincenzo, oblati osb-cam

Tobia – Capitolo 12

[1]Quando furon terminate le feste nuziali, Tobi chiamò il figlio Tobia e gli disse: «Figlio mio, pensa a dare la ricompensa dovuta a colui che ti ha accompagnato e ad aggiungere qualcosa d’altro alla somma pattuita». [2]Gli disse Tobia: «Padre, quanto potrò dargli come salario? Anche se gli lasciassi la metà dei beni che egli ha portati con me, io non ci perderei. [3]Egli mi ha condotto sano e salvo, mi ha guarito la moglie, è andato a prendere per me il denaro e infine ha guarito te! Quanto posso ancora dargli come salario?».[4]Tobi rispose: «E’ giusto ch’egli riceva la metà di tutti i beni che ha riportati».[5]Fece dunque venire l’angelo e gli disse: «Prendi come tuo salario la metà di tutti i beni che tu hai portati e và in pace». [6]Allora Raffaele li chiamò tutti e due in disparte e disse loro: «Benedite Dio e proclamate davanti a tutti i viventi il bene che vi ha fatto, perché sia benedetto e celebrato il suo nome. Fate conoscere a tutti gli uomini le opere di Dio, come è giusto, e non trascurate di ringraziarlo. [7]E’ bene tener nascosto il segreto del re, ma è cosa gloriosa rivelare e manifestare le opere di Dio. Fate ciò che è bene e non vi colpirà alcun male. [8]Buona cosa è la preghiera con il digiuno e l’elemosina con la giustizia. Meglio il poco con giustizia che la ricchezza con ingiustizia. Meglio è praticare l’elemosina che mettere da parte oro. [9]L’elemosina salva dalla morte e purifica da ogni peccato. Coloro che fanno l’elemosina godranno lunga vita. [10]Coloro che commettono il peccato e l’ingiustizia sono nemici della propria vita. [11]Io vi voglio manifestare tutta la verità, senza nulla nascondervi: vi ho già insegnato che è bene nascondere il segreto del re, mentre è cosa gloriosa rivelare le opere di Dio. [12]Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l’attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. [13]Quando poi tu non hai esitato ad alzarti e ad abbandonare il tuo pranzo e sei andato a curare la sepoltura di quel morto, allora io sono stato inviato per provare la tua fede, [14]ma Dio mi ha inviato nel medesimo tempo per guarire te e Sara tua nuora. [15]Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore».[16]Allora furono riempiti di terrore tutti e due; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura. [17]Ma l’angelo disse loro: «Non temete; la pace sia con voi. Benedite Dio per tutti i secoli. [18]Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per la volontà di Dio: lui dovete benedire sempre, a lui cantate inni. [19]A voi sembrava di vedermi mangiare, ma io non mangiavo nulla: ciò che vedevate era solo apparenza. [20]Ora benedite il Signore sulla terra e rendete grazie a Dio. Io ritorno a colui che mi ha mandato. Scrivete tutte queste cose che vi sono accadute». E salì in alto. [21]Essi si rialzarono, ma non poterono più vederlo. [22]Allora andavano benedicendo e celebrando Dio e lo ringraziavano per queste grandi opere, perché era loro apparso l’angelo di Dio.

Nelle parole di Azaria/Raffaele colpisce l’affer­mazione: “

Fate il bene, e il male non vi colpirà”

 

 

Nell’amore degli sposi c’e’ Dio

Tutto inizia con un rito capace di scacciare il male, un rito di rifiuto del male e che allontanerà ogni tentazione di fare del male. Questo rito è seguito dalla preghiera che qui appare come l’incipit della grande liturgia della creazione che la coppia si accinge a celebrare e che si concluderà con l’atto capace di unire corpo ed anima nel vero trionfo dell’amore. Questo episodio del racconto del Libro di Tobia ci consente di leggere la vita di coppia in Cristo come l’apoteosi del progetto di Dio, progetto nel quale il dono del creatore trova la sua sintesi più espressiva. La vita della coppia in Cristo è davvero il massimo che l’uomo e la donna uniti possono rappresentare per mostrare al mondo Dio. La coppia unita, è l’espressione più autentica di Dio nel mondo e il loro amore reciproco la massima possibilità concessa su questa terra per testimoniare la verità di Dio. La loro vita d’amore, fatta di preghiera, accoglienza e Parola è, quindi il massimo che ci è dato da vivere per mostrare la nostra fede. Ogni coppia, perciò, sia consapevole della responsabilità che le è stata affidata; respinga il male e chieda a Dio la Grazia di poter vivere la loro unione da testimoni del Risorto. Quando la coppia è unita, quando tra loro ci si riconosce dono l’uno per l’altro, quando l’amore è espressione visibile del loro camminare insieme allora la santità è, di fatto, realtà visibile, vangelo vissuto, esperienza di comunione che nessun male potrà scalfire, nessuna iniziativa esterna potrà turbare e nessuna esclusione e/o emarginazione potrà trovare spazio per rovinare la santa festa della loro unione … la coppia resterà solida e anzi avrà l’opportunità vera di mostrare la grandezza di Dio e la meschinità e cattiveria degli uomini malvagi che saranno presto incatenati dall’arcangelo Raffaele nel deserto dove per loro ci sarà solo pianto, rimorso e dolore profondo e senza fine. 🌻💫

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Tobia –  Capitolo 8

[1] Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto.

[2] Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso.

[3] L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.

[4] Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza».

[5] Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!

[6] Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui.

[7] Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia».

[8] E dissero insieme: «Amen, amen!».

[9] Poi dormirono per tutta la notte.

Il fuoco che divora e’ dentro il cuore

Mosè è il pastore che guida il gregge, un popolo che non gli appartiene, perché è Dio il vero pastore. Un Pastore che è un fuoco che divora. Mosè vede questo Fuoco ardere in mezzo ad un roveto. È un Fuoco divorante quello che avvolge il roveto offrendo un segno all’irruzione di Dio nella vita di Mosè  e anche nelle nostre vite.

È un roveto di spine, però, che è  il più umile degli alberi e come Israele è il più umile dei popoli. Quel roveto è Dio che soffre per il suo popolo, ed è, ugualmente, Gesù che arde d’amore per il suo popolo.

È un fuoco che divora dentro il cuore di Mosè; un fuoco che brucia e non si può contenere come quello che arde nel cuore di tante donne e di tanti uomini di fede.

E noi, nei nostri cuori, sentiamo ardere lo stesso  fuoco inestinguibile ed inebriante dell’amore?

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Esodo 3, 1-5

1 Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Siamo figli. Figli amati!!!

“Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!”. (Dalla Prima Lettera di San Giovanni Apostolo).

Eccola la nostra realtà;
la nostra verità;
la nostra fede.

In Te, infatti, ci scopriamo figli;
in Te e con Te lo siamo davvero;
siamo figli amati;
figli chiamati ad amare.

Questo è il cristiano …
un Figlio amato da un Padre,
un Figlio che ci chiama fratelli,
una vita, la nostra, in questa Fede.

Tutto il resto,
dottrina,
morale,
teologia,
sono ragionamenti su questa fede:

credere in un uomo-Dio che, da Figlio del Padre, ci chiama fratelli e, da donato al mondo, dona la sua vita per salvare la nostra,
e, salvandoci, ci fa Figli del Padre.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

 

 

Martiri per amore

Senza tempo,
per questo tempo,
per ogni tempo,
per te,
per me.

La Parola
evoca, annuncia e segna.

Il suo unico padrone è il vero,
taglia l’aria, divide, separa,
provoca e inquieta.

Se, davvero, la segui
non temere …
lo Spirito ti guiderà,
non sarai mai solo,
i potenti non prevarranno.

La forza dell’amore vincerà
ogni meschinità,
ogni inganno,
ogni invidia,
ogni falsa accusa.

Nessun odio ti potrà colpire,
nessuna pena potrà abbatterti ,
lo Spirito ti suggerirà pensieri,
parole e gesti.

Nessun martirio ti piegherà,
nessuna pena potrà abbatterti,
il Vento ti sospingera’ oltre,
ti solleverà alto nel cielo.

La salvezza sarà la tua ricompensa,
ogni falsità scoperta,
ogni odio vinto,
ogni rancore represso,
ogni viltà denudata.

Non aver paura, il bene vincerà,
ogni male sarà sconfitto.
Credi all’amore e ama,
ama e fa ciò che vuoi.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Mt 10,17-22

Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro.

Dal Vangelo secondo Matteo.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Parola del Signore

Saremo giudicati sull’amore

Cari amici, oggi termina l’anno liturgico e Matteo, con questa scena del giudizio universale ci ricorda che non saremo giudicati sul male che facciamo ma sull’omissione del bene, sul nostro “passare oltre”, sulla nostra indifferenza, sul nostro far finta di non vedere, non sentire, non parlare e non condividere ciò che abbiamo con chi è nel bisogno.

Gesù dal suo trono di gloria separerà i buoni dai cattivi, cosi come l’agricoltore separa il grano dalla pula, o il pescatore i pesci grandi da quelli piccoli…

Questo “atto” di separazione è un mettere ordine definitivo, ultimo … un fare chiarezza … inutile rispondere “quando mai ti ho visto e non ho fatto…”. L’altro, ogni altro uomo è immagine e somiglianza di Dio…, in ogni altro c’è il Dio da accogliere con amore.

Saremo giudicati sull’amore e non sulle chiacchiere o sui riti ai quali abbiamo presenziato. Saremo giudicati sulle opere che danno senso e qualità alla fede che diciamo di professare.

Non siamo noi i giudici dell’altro. Siamo solo piccoli Gesù che camminando sulle strade del mondo sono chiamati a specchiarsi nell’altro riconoscendoci fratelli con i quali condividere. Il resto, tutto il resto,  sono solo chiacchiere inutili.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

Fino a quando amerete la menzogna?

Di fronte
a cuori induriti,
attori di periferia,
controfigure del bene,
invoca il Signore.

Solo il Signore protegge,
Lui che conosce ogni cosa
guarda, ascolta ed esaudisce.

Il male non ha futuro.
Non aver paura,
cerca e incrocia il loro sguardo,
non temere, non hai nulla da temere,
Il Signore ti difenderà.

Ringrazia Dio con gratitudine,
avrai, gioia, pace e protezione.

Sfida gli empi con la preghiera,
esortarli con l’esempio e
non essere scettico
ma conferma la tua fiducia.

Resta fedele al bene.

Vivi la gioia dell’amore.

Franca e Vincenzo oblati osb-cam

 

Salmo 4

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Fino a quando, voi uomini, calpesterete il mio onore,
amerete cose vane e cercherete la menzogna?

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.

Tremate e più non peccate,
nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore.

Offrite sacrifici legittimi
e confidate nel Signore.

Molti dicono: “Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?>.”

Hai messo più gioia nel mio cuore
di quanta ne diano a loro grano e vino in abbondanza.
In pace mi corico e subito mi addormento,
perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.

Amate i vostri nemici

Vangelo di Matteo 5, 43-48

“Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere
sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne
avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che
cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti
come è perfetto il Padre vostro celeste».

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È bello questo vangelo … È consolante … È  liberamente … È pacificamente … Le parole di Gesù donano serenità ad ogni cuore che crede di avere nemici e a quelli che nemici li hanno per davvero.

È un vangelo per tutti (per me, per te, per quanti sentono di essere odiati e non lo sono e per quelli che lo sono davvero). Resta il mistero di un Dio che ama e che permette all’uomo, a qualsiasi uomo, di farlo ma che gli consente anche di fare del male.

Tutti facciamo esperienza del mistero del male che si insinua in maniera subdola ovunque e certe volte è capace di produrre azioni che superano l’immaginazione. Certo, quando il reale supera l’immaginazione, anche i sogni potrebbero  perdere la loro consistenza. Ma se Dio lo permette è segno che ciò è necessario e, quindi, i chiamati vivano la realtà sorridendo … Crediamo, infatti, che è proprio nell’incomprensione e nelle difficoltà che Gesù ha vissuto la sua missione e l’uomo chiamato a vivere da cristiano non è solo un privilegiato bensì un prescelto a vivere un pizzico dell’esperienza inarrivabile di Gesù.  Perciò godiamoci il momento con la consapevolezza di essere amati profondamente dal Padre che ci mette ogni giorno alla prova e ci da forza, coraggio e, forse, qualche amico per attraversare la notte. Una notte che pur se fosse lunga tutta una vita sarebbe comunque da vivere e amare con la gioia nel cuore. Nessuno potrà mai scalfire la fiducia nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Ci sarà sempre la risurrezione e nell’attesa viviamo da cristiani autentici amando e amando con tutte le nostre forze i nostri nemici cercando di sperare nella conversione di cui tutti abbiamo bisogno. AMEN.

Franca e Vincenzo osb-cam

Ogni pecora è insostituibile

 

Questo doveva apparire Gesù a chi si avvicinava a lui per ascoltarlo.

Nessuno escluso, tutti i pubblicani e i peccatori, coloro che sono ritenuti lontani da Dio dalle autorità religiose del tempo, fanno un movimento verso Gesù, che per primo sa fare spazio all’incontro.

Diverso è l’atteggiamento di scribi e farisei.

Osservano senza veramente interagire, si scandalizzano della libertà di Gesù e mormorano. Dicono tra i denti il loro disappunto.

Mormorare è quel brusio di fondo che inquina le nostre relazioni, è dire sibilando quello che non si osa dire apertamente.

È il linguaggio dell’invidioso e del pauroso.

È il nostro linguaggio di quando, presi dalla logica del confronto, non sopportiamo che qualcuno abbia quello che crediamo spetti a noi di diritto.

È il nostro linguaggio di quando temiamo il confronto aperto e cerchiamo alleati, almeno all’apparenza, che confermino la solidità delle nostre posizioni.

È il linguaggio di chi non ha saldezza in sé e per affermarsi deve distruggere tutti quelli che sente come potenziali nemici e allora insinua, divide e in fondo spera che le pecore diverse, che si distinguono dal gregge, si perdano.

Ma diverso è Gesù che abbraccia con coraggio tutta l’umanità nella sua complessità e nella sua miseria.

Sa che ogni pecora è insostituibile, ogni moneta unica.

Gesù sa rischiare la parola scomoda ed eloquente e sa tacere, ultima risorsa a cui attingere quando una parola sensata non è possibile perché non ascoltabile.

Sa che il contrario di mormorare non è parlare, ma accogliere.

Non conosciamo perché la pecora si è persa, qui non viene fatto nessun commento morale, non ci sono attribuzioni di colpe, ma una sola cosa necessaria : la pecora è persa bisogna andare a cercarla.

Lasciare le novantanove nel deserto le espone a pericoli, ma quella persa non può essere abbandonata. Così vale per ciascuno di noi, nessuno è trascurato, abbandonato da Dio, che continua a cercarci pronto a fare festa quando ci trova, non importa quanto lontano e quanto faticoso sia stato raggiungerci.

La donna spazza la casa, compie tutta una serie di azioni volte ad indicare che proprio quella moneta che si è persa, per il fatto stesso di essersi persa è più importante di tutte le altre.

Non c’è in queste due parabole un calcolo di convenienza, ci viene da chiederci: vale la pena fare tanta fatica per così poco? Che cos’è una pecora di fronte a novantanove, una moneta di fronte a nove?

Qui c’è un problema di qualità, non di numero. La logica del numero è la logica dell’identico, dell’indifferenziato, la logica della qualità vede invece l’irripetibile unicità di ciascuno.

Vale la pena esporsi alla derisione e al disprezzo di coloro che sono ritenuti giusti per sedere a tavola di chi attende con gratitudine uno spazio in cui sentirsi accolto per come è e trovare così il coraggio di percorrere una via di amore e di vita.

Per una persona sola vale la pena, Gesù l’ha fatto per tutti noi e questa è la logica della croce di cui ogni tanto intravediamo l’ombra nelle nostre scelte più coraggiose.

sorella Elisabetta del Monastero di Bose

Lc  15,1-10

In quel tempo, 1 Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:
4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. 8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».