La gioia del ritrovamento

https://drive.google.com/file/d/1xJUYob-v_7GiQ1GGKANTu8NMwN5A1fFt/view?usp=drive_link

Commento di Padre Gargano sul Vangelo

Lc 15, 1 – 10

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”.
Ed egli disse loro questa parabola: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte “.

LA GIOIA DEL RITROVAMENTO

Questo capitolo del vangelo di Luca
e’ tra i testi più conosciuti
del Nuovo Testamento.
Luca ha posto in questo capitolo
tre parabole per rispondere
alle critiche che i ben pensanti dei tempi di Gesù rivolgevano al Maestro di Nazareth
per l’eccessiva familiarità
che concedeva alla gente
più malfamata della società.
Il Vangelo di oggi
ne riporta soltanto due perché la terza,
quella del figlio
che ritorna a casa,
ha l’onore di essere proposta
in occasioni più solenni dell’anno
liturgico.
Il tema di fondo per tutte e tre sta
tutto comunque nella libertà che si prende Dio stesso di
far piovere sui buoni e sui cattivi e di far
splendere il suo sole
sui giusti e sui peccatori.
Essendo il Padre comune di tutti
Egli tratta tutti indistintamente
come figli non badando
no all’età né al sesso
né al comportamento
di ciascuno.
E questo lo fa fino a scandalizzare.
La sua giustizia non è retributiva come
quella che è stata
legge irrinunciabile della società degli uomini sempre e in
ogni angolo della terra.
Gesù, che imita in tutto e per tutto
il Padre, non si limita a osservare i fatti
ma partecipa all’angoscia sia di chi si è smarrito sia di chi
soffre per lo smarrimento
perché ha un cuore
aperto verso chiunque appartenga
alla categoria dei miseri e sofferenti
e parla dal cuore al cuore nella gratuita generosità
dell’amore.
Così di fronte a un pastore
che ha smarrito la sua pecora
o a una donna responsabile
di fronte al marito e ai suoi figli del tesoro di casa, Gesù non può fare a meno
di condividere l’angoscia
dell’uno e dell’altra
e non perde tempo a chiedersi se è giusto
o non è giusto intervenire, ma
semplicemente si alza in fretta come
se si tratti di qualcosa
che appartiene anche a lui.
Non ha forse insegnato
ad amare gli altri
come fossero parte di se stesso?
E dunque si ritrova pienamente
nel pastore degno di questo nome
e nella mamma o padrona di casa
responsabile di tutta la famiglia.
In certe situazioni
non si può perdere tempo.
Ci si alza e si agisce
per piangere con chi piange.
Poi arriverà anche la gioia del ritrovamento.
E anche allora si gioirà con chi gioisce
senza farsi domande fuori posto per chissà quali scrupoli
moralistici di decoro
o di galateo.
La pecora smarrita è ritornata all’ovile!
La dracma perduta
è stata ritrovata!
La gioia è così esaltante
che nessuno può tenerla per sé.
Si deve festeggiare
con parenti, amici e conoscenti
e fare festa insieme
con scoppio di fuochi di artificio, con canti,
danze e musica
e nessuno si dovrà sottrarre. Gesù perciò conferma:
“E IO VI DICO: COSI’ SARA’ LA GIOIA
DAVANTI AGLI ANGELI DI DIO
PER UN SOLO PECCATORE
CHE SI SARA’ CONVERTITO”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *