Il Figlio dell’uomo è signore del sabato

Dal Vangelo secondo Matteo 12, 1-8

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore

Sotto un cielo di spighe dorate, i discepoli accarezzano il grano con dita affamate, mentre il tempo sacro si fa carezza, spazio sospeso che nutre la vita e non la legge.

Gesù cammina tra i solchi e ci sussurra che il riposo non è un vuoto da temere, ma un grembo di misericordia dove deporre gli affanni e ritrovare il battito dell’anima.

Eppure, oggi come allora, la rigidità dei codici prova a imprigionare la nostra fame: in un presente dominato da algoritmi spietati, notifiche perenni e scadenze incessanti, dove la produttività si fa dogma e la stanchezza una colpa da espiare nel silenzio, l’eco di quel sabato antico suona come una dolcissima rivoluzione per il nostro spirito.

Il “diritto alla disconnessione”, di cui tanto discutiamo oggi per arginare il burnout, non è forse il riflesso moderno di quel bisogno ancestrale di un limite che protegga l’uomo?

Non siamo macchine da tempio, ma creature nate per contemplare la bellezza dei campi.

Il Figlio dell’uomo, Signore del sabato, cammina ancora al nostro fianco in questo tempo veloce, spezza i lacci delle nostre invisibili catene digitali e ci riconsegna alla terra, al respiro, ricordandoci che l’amore viene sempre prima del dovere, la cura prima del sacrificio.

Così, sogniamo un sabato che sia davvero festa: un raccolto di baci, di sguardi liberi e di pace.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

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