Non siamo chiamati alla perfezione


Vangelo Mt 25, 14
Dal Vangelo secondo Matteo 25,2:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».
Parola del Signore

La Parabola dei Talenti ci mette di fronte a una scelta fondamentale: vivere guidati dalla fiducia o paralizzati dalla paura. Spesso pensiamo che la cosa più sicura sia proteggere ciò che abbiamo, custodire la nostra vita Senza rischiare mai. Ma la fede ci insegna che tutto ciò che riceviamo – il tempo, gli affetti, la nostra stessa capacità di amare – non è un possesso da difendere, ma un dono da far circolare.

​Il terzo servo non sbaglia per malvagità, ma perché ha un’idea distorta di Dio: lo vede come un padrone severo e pretende di restituirgli la vita “intatta”, senza aver vissuto davvero. Chi ha paura di sbagliare finisce per non scegliere mai, sotterrando il proprio potenziale.

​Gesù ci invita invece a correre il rischio dell’amore generoso. Il Comandamento Nuovo ci ricorda che l’unico modo per conservare ciò che ci è stato dato è donarlo agli altri. L’amore non si consuma quando viene condiviso; al contrario, si moltiplica. Alla fine del nostro percorso, ciò che renderà piena la nostra esistenza non sarà l’assenza di fallimenti, ma il coraggio con cui avremo messo in gioco il nostro cuore. Non siamo chiamati alla perfezione statica, ma a una vita vissuta in pienezza e dono.

Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️

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