Dal Vangelo secondo Luca 9,7-9
In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.
Parola del Signore
Sussurra il vento tra le sale dorate di Erode, ma la sua anima resta un deserto inquieto. Mormorii di popolo volano come foglie d’autunno: dicono sia Elia, un antico profeta, o il Battista risorto. Il tetrarca ascolta, sbanda nel dubbio, sfiora con terrore il fantasma di quella testa recisa. “Chi è dunque costui?”, si chiede la notte, mentre il mistero muove passi silenziosi sulla terra. Non c’è colpa che possa spegnere del tutto la sete di Luce che abita l’umano, persino nel buio. L’eco di una bellezza sconosciuta attraversa i muri del palazzo, spezzando la solitudine del re. Un desiderio sottile s’accende nel suo petto opaco: la fretta arcana di poterlo, infine, incontrare. Ma Gesù non è un prodigio da spiare dietro un velo, né uno specchio per quietare i morsi del rimorso. Egli è il passo che passa oltre, l’orizzonte vivo che chiede al cuore di svegliarsi e di rischiare. Chi cerca il Signore con la sola curiosità degli occhi resta fermo al margine di un sogno sospeso. Eppure, in quel “cercava di vederlo” palpita già una promessa profonda, un invito ancora aperto. Che la nostra ricerca non s’arresti alla soglia della paura, ma trovi il coraggio di spalancare le braccia. Sia la vita un viaggio verso quel Volto, oltre ogni ombra, per lasciarci guardare prima ancora di vedere. È nell’abbraccio con la Grazia che la mente smette di brancolare e la notte diventa infine aurora. E chi s’affida all’Amore non rincorre un fantasma, ma ritrova la sorgente stessa del proprio respiro.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️