Dal Vangelo secondo Giovanni 11,47-54
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore
C’è un eco antico e tagliente che attraversa i secoli, quello dei profeti dimenticati, le cui voci, un tempo pietrose e scomode, oggi sembrano svanire come nebbia leggera al primo sole. Gesù, in quel passo severo, ci scuote dal torpore ricordandoci che il conto del sangue versato non si chiude mai nel passato, ma bussa continuamente alla porta della nostra coscienza. Costruiamo monumenti di pietra e di memoria a chi ha lottato per la giustizia, mentre nel nostro presente continuiamo a imbavagliare i testimoni scomodi, i costruttori di pace e i difensori della terra che denunciano le ingiustizie globali. Chi sono i profeti odierni? Forse i giornalisti che rischiano la vita nei conflitti dimenticati, i migranti che interpellano le nostre coscienze di fronte al mare indifferente, o i giovani che gridano per un pianeta che brucia. La nostra epoca, così iperconnessa eppure così sorda, eccelle nell’arte di lapidare con le parole taglienti dei social media chiunque osi spezzare le narrazioni rassicuranti del potere. Eppure, in questo crepuscolo di umanità, rimane intatta la possibilità di un risveglio: ascoltare finalmente quella voce che non chiede tombe sontuose, ma cuori disposti ad accogliere la verità, prima che il silenzio diventi l’unica eco rimasta.
Franca e Vincenzo, oblati camaldolesi ❤️