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L’amico Gesù

Quando un amico ci invita ad un matrimonio ci invita a fare festa e, quando si sta alla festa si parla, si ascolta, si mangia e si beve, in allegria. L’amico che ci invita alla festa è Gesù, lo sposo. Lui ci chiede di condividere la gioia dello stare insieme. Non ci vuole tristi alla sua festa. Desidera, invece, che stiamo con Lui perché siamo amici con i quale Gesu vuole fare festa.

Ci sono due momenti nei quali Gesù è con noi: il momento dell’Eucaristia nel quale Gesù fa unità profonda con noi; il momento nel quale ascoltiamo la Parola nel quale Gesù ci parla. In questi due momenti Gesù è presente e fa festa con noi. Poi ci sono tante altre pratiche devozionali ma quelle nelle quali Lui certamente ci sta sono il momento nel quale ascoltiamo la Parola e quello nel quale facciamo Eucarestia, cioè comunione. In questi due momenti nutriamo il nostro spirito e rinnoviamo la nostra amicizia. In questi momenti dobbiamo avere la gioia nel cuore per fare festa con Lui. Ascoltare la Parola di Gesù e fare Eucarestia sono, perciò, due grandi occasioni nelle quali stare con Gesù e fare festa con Lui. Ogni volta che siamo chiamati e invitati a stare con Lui è un invito ad una festa e non è bello rifiutare l’invito. 😉

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

   Parola del Signore

Essere rifiutato

Ci colpisce sempre molto il rifiuto che Gesù subisce da parte degli anziani. L’essere rifiutato è esperienza che provoca sofferenza, che emargina e che isola. Subire il rifiuto lascia all’inizio perplessi e poi produce una sensazione di solitudine e abbandono. Essere rifiutati è un’esperienza molto brutta e davvero difficile da affrontare. Provoca conseguenze psicologiche devastanti. Gesù dopo il rifiuto degli anziani subirà, addirittura, l’arresto, lo scherno, gli oltraggi, la violenza fino al punto da essere messo in croce dove incontrerà la morte. Questa esperienza è terribile. Ciò che è accaduto a Gesù tra l’indifferenza generale e l’impotenza dei pochissimi amici rimasti, tutti impauriti di fare la stessa fine, è, purtroppo, realtà diffusa quanto, volutamente ignorata.

Ci chiediamo:

se anche noi siamo rimasti indifferenti di fronte a persone rifiutate e/o emarginare?

se anche noi abbiamo fatto finta di non vedere, di non capire, di non sapere.

se anche noi siamo rimasti a guardare o peggio ci siamo allontanati dagli amici .

Questo tempo di quaresima, però, può essere importante per capire questo aspetto della nostra vita e chiedere di essere perdonati per la nostra indifferenza. E può essere importante anche per prenderci cura di chi sta vivendo questa esperienza e farci loro compagni di viaggio.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

   Parola del Signore

Segreto

La Quaresima è, a nostro parere, il tempo delle grandi scoperte, il tempo delle meraviglie, il tempo delle grandi verità. Abbiamo quaranta giorni per pregare, meditare, contemplare, … Quaranta giorni per recuperare il meglio, per convertirci, cambiare vita e prepararci alla risurrezione. Davvero un tempo di grazia per vivere un’avventura unica ed indimenticabile.

Gesù questa mattina, infatti, inizia ad indicarci le coordinate di uno stile di vita nuovo nel quale siamo chiamati ad assumere un atteggiamento di operosa discrezione, di azione riservata, di vita sobria ed essenziale. Uno stile di vera semplicità che faccia splendere non le nostre persone ma la buona notizia.

Crediamo, perciò, che nessuno debba farsi sfuggire questa opportunità di tempo per ricostruirsi e per ritrovare la via buona della vera gioia e della autentica felicità.

Diamoci tempo e obiettivi concreti di vita e di preghiera che siano verificabili e che ci aiutino a recuperare il senso della vita. Accanto al passo del Vangelo quotidiano si potrebbe anche affiancare una bella lettura spirituale che ci aiuti a diradare le nebbie che si sono addensate nella nostra vita. Tutto ciò per ritornare al Padre e riaccendere il fuoco della vita cristiana dentro il nostro cuore.

Buon cammino di quaresima.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

   Parola del Signore

Servitore di tutti

Servire gli altri, sostenere chi è in difficoltà, stare accanto a chi soffre o a chi vive situazioni o momenti difficili. Gesù ci ha dato l’esempio e ci chiama a fare come Lui ci ha mostrato.

Gesù si è fatto compagno di viaggio dell’uomo e, in particolare, dei poveri, degli ultimi e di chiunque ha bisogno di aiuto. Gesù sceglie di stare dalla parte di chi è indifeso, dei bambini, degli anziani, dei malati.

E noi da che parte decidiamo di stare? Cosa siamo davvero disposti a condividere? O a donare? Queste sono domande importanti e le risposte concrete che diamo ci fanno comprendere molto della nostra vita cristiana.

Il servizio è il potere del cristiano. Amare, avere cura, accompagnare gli altri sono le misure concrete che siamo chiamati a mettere in campo per dare concretezza al Regno di Dio che è “pace” e “amore”.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

   Parola del Signore

Dio solo può

Solo Dio può sconfiggere il male. Fino a quando non riconosciamo che Dio solo può vincere il maligno continueremo a soffrire per il male che ci abita.

Per scacciare il male occorre affidarsi alla forza della preghiera. È la preghiera che può aprire un varco al bene e mandare via il male che rende le nostre vite un inferno. Abbiamo bisogno di fidarci del Signore e di affidare a Lui il compito di liberarci da ogni male che ci abita. Il male che abita dentro di noi, infatti, per essere scacciato via deve essere estirpato dalla forza della preghiera umile che sa riconoscere l’insufficienza e l’impotenza di questo mondo. Solo la potenza del Creatore riuscirà, quindi, a sconfiggere il male e a darci un cuore nuovo.

Solo Dio, perciò, libera il cuore dal male e dona il “potere” di “essere bene” che contagia e diffonde pace, gioia e luce.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

   Parola del Signore

Amare e pregare

Gesù ci chiede di amare i nemici e pregare per chi ci perseguita. È l’esatto contrario di quello che ci consiglia il mondo. Queste due, però, sono le coordinate del cristiano. E per vivere secondo questo stile abbiamo una risorsa di cui dobbiamo imparare a servirci. Si tratta dello stesso Spirito di Dio che il mondo rifiuta e che, invece, il cristiano è chiamato ad ascoltare.

Per ascoltare bene occorre fare silenzio e lasciare i pensieri per entrare nel cuore dove lo Spirito di Dio si è rifugiato e dove ci attende per suggerirci le parole e i gesti della rivoluzione cristiana.

È nel cuore che troviamo la forza di porgere l’altra guancia; di non opporci a chi pretende anche ingiustamente il nostro mantello; di accompagnare anche chi ci costringe a farlo; di dare a chiunque ci chiede cose o un prestito. Questo fanno i veri figli di Dio e questo li distingue dai figli di questo mondo. Questo è lo stile che distingue il cristiano dai pagani.

Nella preghiera di oggi chiediamo proprio questa Grazia. Possiamo vincere le nostre fragilità e superare gli ostacoli che ci impediscono di essere e vivere come il Padre ci vuole.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

   Parola del Signore

Beato sei tu

Vedere con gli occhi del cuore ci permette di scoprire le verità profonde. È come avere la possibilità di vedere oltre le fredde e troppo razionali cose che guardiamo con gli occhi della mente. Vedere con il cuore ci mette in contatto con una verità che supera i sensi e ci fa entrare in una dimensione di realtà più vera e più autentica. È proprio questa dimensione profonda e che appartiene ad una conoscenza che supera quella scientifica che ci mette in contatto con l’Infinito mondo del creatore del cielo e della terra.

In questa realtà profonda inscritta nel cuore dell’uomo vive lo Spirito di Dio ed è Lui che ci fa vedere l’autentica realtà che ha una spiegazione che supera di gran lunga ogni esperienza scientifica. È cosi che Pietro riconoscerà in Gesù il Cristo, il Figlio di Dio vivente.

Il cristiano è chi, come Pietro, ascoltando la voce profonda che abita il suo cuore è capace di leggere la realtà attraverso questa “lente” che ne scruta la verità. Chi riesce a compiere questa rivoluzione non morirà perché vive già il Regno di Dio, vive già da beato, vive già avendo nel cuore e nella mente la visione del creatore che scopre in ogni cosa: un fiore, un bimbo, una famiglia, … qualsiasi persona che incontra.

Ascoltiamo la voce dello Spirito e vivremo da beati (visionari della vera realtà) capaci di “toccare” Dio e di chiamarlo Padre.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16,13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore

Portare la croce

Ognuno di noi ha sogni, desideri e progetti di futuro tutti belli e importanti. Difficile credere che ci possa essere qualcuno che volontariamente scelga di portare la croce. Eppure Gesù invita la folla e i discepoli a prendere la propria croce e a seguirlo. È una richiesta impegnativa che, diciamoci la verità, sconvolge i nostri sogni, i nostri desideri e i nostri progetti. È una richiesta che, però, ci mette nel cuore un sogno speciale, grande, immenso: il sogno di Dio per noi. È un sogno che va oltre questa vita e ci permette di entrare nel progetto di Dio che dura per sempre. Purtroppo il mistero del male ci assale, mostrandoci altre vie, indicandoci sentieri mondani ed effimeri. Gesù, comunque, non ci abbandona, ci difende e, per farlo, ci invita ad abbracciare croce. Ci invita a percorrere le vie del mondo seguendo il suo esempio.

Le cose di questo mondo, infatti, sono effimere, durano poco e si scolorano in fretta. Ciò che resta per sempre, invece, è qualcosa che vive nel cuore e che da “senso” alla nostra vita.

Per sempre sono le azioni di bene che ogni giorno mettiamo in campo guidati dall’amore. Sono quelle piccole attenzioni verso gli altri con le quali dimostriamo affetto e vicinanza; sono i gesti semplici di umanità che ci fanno gioire, soffrire e/o stare accanto al nostro prossimo.

Portare la Croce al seguito di Gesù è, insomma, accettare la vita, questa meravigliosa vita con la gioia nel cuore di saperlo sempre con noi e di sentirlo presente in ogni momento di questo straordinario viaggio che non ha bisogno di effetti speciali ma di una vita piena di gesti d’amore.

Se riusciremo a cogliere il senso delle indicazioni di Gesù non moriremo senza aver visto giungere il regno di Dio e la sua Potenza 😉.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

   Parola del Signore

Paure

La sofferenza ci fa paura e la paura ci rende fragili. Cerchiamo certezze, desideriamo sicurezza, forza e tanta pace. Quando qualcuno o qualche cosa mette a rischio le nostre cose più personali si scatenano i nostri istinti di conservazione. Ma per quanti sforzi facciamo a volte non abbiamo possibilità di incidere molto in certe situazioni. Facciamo di tutto per evitare di attraversare alcuni “deserti” ma in certe occasioni ciò non è possibile perché non tutto dipende da noi. Ci manca la pazienza e la forza della sopportazione. Soprattutto ci manca il coraggio di testimoniare il vangelo la cui logica interiore segue percorsi distinti e distanti da quelli di questo mondo. Quella del vangelo, infatti, è una logica che il mondo rifiuta. Al mondo piace il potere, il successo e il denaro. Sono tre tentazioni che ci allontanano dalla vita evangelica.

Gesu, infatti, venuto ad annunciare la buona notizia si scontra con il potere religioso del suo tempo e ha ben intuito quale sarà il percorso della sua vita. Più volte lo annuncia ai suoi discepoli. Pietro reagisce e in disparte rimprovera Gesù che con questo suo modo di fare scoraggia i seguaci che lo vedono come un leader perdente. Pietro non ha ancora capito. Gesù lo allontana e lo apostrofa chiamandolo “Satana”. Quella di Gesù è una reazione forte con la quale cerca di scuotere Pietro.

E noi cosa pensiamo? Siamo anche noi come Pietro? Accettare la nostra croce, invece, appare via di salvezza, strada capace di offrirci la felicità fin da subito. Rifiutare la nostra croce, ora lo sappiamo, ci getta in una sofferenza maggiore e distrugge il dialogo con Gesù e la vita fatta di speranza e di relazione autentica con il mistero.

Coltivare la speranza, invece, è come camminare nella vita portando con sé la valigia delle cose semplici ed essenziali e un grappolo di palloni colorati che danno gioia al cuore e forza per spingere i nostri passi anche nel grigiore di certi tempi. Il sole è dietro l’angolo!!!

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

   Parola del Signore

Occhi che vedono

Ci sono ciechi capaci di vedere cose che anche chi ha una buona vista non vede. Ciechi capaci di ascoltare le profondità nascoste nell’esistenza di chi ha la “fortuna” di incontrarli. Ciechi capaci di indicare percorsi di senso in grado di far “gustare” la vita. Ciechi capaci di guardare oltre la propria vita perché hanno incontrato Cristo che da la possibilità di leggere l’esistenza in maniera chiara e distinta.

La forza dell’uomo è tutta racchiusa nel dono che Cristo fa a chi lo accoglie come l’unico Re, l’unico Signore, l’unico Dio.

Gesù dona la possibilità di vedere con gli occhi del cuore, purifica ed elimina tutte le nostre sporcizie dando trasparenza ai nostri pensieri.

Facciamo toccare dalla sua Parola e saremo davvero capaci di guardare con occhi purificati questo mondo e i nostri fratelli.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

   Parola del Signore